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Giacomo e Ryan
Capitolo 1 – Un'altra vita

by Sherwin Miller

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Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 09 Jun 2010


Un'altra vita

Non ho voglia di spiegare il perché e il percome, né di ricordare troppo il passato, né tantomeno di condividere con il resto del mondo la mia vita fino a pochi giorni fa; per quanto vi riguarda, o ci riguarda, la mia vita inizia oggi con il mio arrivo a casa di Miles, sobborghi (ricchi) di Londra. So a stento chi è, però so che almeno per i prossimi 4 anni e mezzo sarà il mio tutore legale, il mio guardian e agirà in loco parentis.

Ah, si, presentiamoci. Mi chiamo Giacomo, ho 13 anni e mezzo, e diciamo che sono appena sceso dalla macchina di Miles: è venuto a prendermi all'aeroporto, ha firmato quel che doveva firmare, ha esibito i documenti richiesti, ha recuperato i miei bagagli (altra roba arriverà via corriere nei prossimi giorni) e dopo tutto ciò (è durato un eternità) siamo finalmente partiti.

Miles mi sembra abbastanza simpatico, preoccupato della tegola (che sarei io) che gli è piovuta tra capo e collo ma anche assolutamente e sinceramente preoccupato per me e chiaramente desideroso di farmi sentire subito a mio agio, per quanto difficile sia. Io non sono molto timido ma tra la stanchezza del viaggio, tra il vortice di novità che mi sta colpendo senza sosta, sono abbastanza silenzioso e freddino.

Però, in macchina, non riesco a tacere per molto. Per fortuna il mio inglese è più che buono, si potrebbe quasi dire che sono bilingue. Almeno da questo punto di vista non avrò difficoltà.

“Certo che in questo paese siete strani”

“Perché?”

“Guidate dalla parte sbagliata. Ho sempre l'impressione che stiamo per schiantarci contro qualcosa o qualcuno”

“Siete voi continentali che guidate dalla parte sbagliata”

“Come no. 350 milioni di europei guidano a destra e voi dovete distinguervi”

Miles ride, e la sua risata è contagiosa e spontanea. Ridacchio anch'io.

Dopo qualche attimo di silenzio, butto lì una cosa seria.

“Senti, se ancora non l'ho fatto ti ringrazio per aver accettato di prendermi con te”

“Figurati. Spero che starai, anzi che staremo bene. Non ti nascondo che sono preoccupato, ma anche intenzionato a fare le cose nel modo migliore”

“Anch'io. La scuola fra quanto inizia?”

“Tre settimane. Tutto il tempo per ambientarti, faremo anche qualche giretto se hai voglia. Naturalmente andremo a Londra quando vuoi, ci sono solo 40 minuti di treno.”

“Victoria?”

“No, Liverpool Street. Ci sei già stato vero a Londra?”

“Si, diverse volte. Un po' posso dire di conoscerla”

“Poi, sempre se ti va, in queste tre settimane potrai conoscere un tuo futuro compagno di classe”

“Certo che mi va. Chi è?”

“E' il figlio di una coppia di miei amici, Gilbert e Kate. Lui si chiama Ryan, ha la tua età, è –almeno ai miei occhi– estremamente simpatico”

“Bene. Non sopporterei l'idea di avere un bully come primo amico inglese”

“Non lo avrei mai fatto. E comunque nella scuola dove andrai i bullies non esistono più da una vita”

“E nemmeno i prefects?”

“No, naturalmente. Siamo nel 2009, non nel XIX secolo. E poi come fai a conoscere tutti questi aspetti della nostra gloriosa scuola?”

“Libri, film. Sono un lettore vorace”

“Lo so. Infatti in camera tua ho già piazzato una libreria in attesa che arrivino le tue casse”

“Grazie. Senza la mia biblioteca sarei perso”

“Discorso strano da parte di un 13enne ma apprezzabilissimo”

“Si, sono un 13enne anomalo...”

Il resto del viaggio mi godetti il panorama. Miles mi indicava via via qualche posto interessante. Era tutto verde, a perdita d'occhio, e i paesi tutti puliti e carini.

◊◊◊

Miles abita –anzi, io e Miles abitiamo– in un piccolo villaggio a nord est di Londra, in una casa che credo si chiami cottage: un solo piano, ma molto grande, di mattoni scuri con il tetto di paglia (in realtà il tetto è di normali tegole ma coperto di paglia), un camino bianco, un grande giardino e fiori ovunque. Le case vicine sono almeno a 500 metri di distanza, il centro del villaggio a un paio di chilometri scarsi, la scuola a poco meno di tre: tutte cose che appuro nel breve giro turistico prima di mollare la macchina e iniziare a trasbordare le valigie in casa.

Beh, facciamola corta. Camera mia è bella grande, uno dei due bagni di casa è apposta per me; c'è una cucina, una sala con divani e un grande tv al plasma, lo studio di Miles, un altro bagno, un'altra camera più piccola e la camera da letto di Miles.

Vive solo, non è sposato e non ha figli; ora ha me tra i piedi e non riesco a non sentirmi un po' in colpa.

Ci sistemiamo a sedere sul divano con qualcosa da bere; non ho fame e ho abbastanza voglia di chiacchierare.

“Senti, nelle mie anomalie di tredicenne anomalo c'è anche il fatto che non sono refrattario ai lavori di casa quindi non aver timore a chiedermi di fare qualcosa. Mi farà sentire di più a casa ed è anche un modo per aiutarti”

“Ah, perfetto. E' tanto che sogno un house boy da comandare a bacchetta!”, risponde Miles ridendo.

“Io pensavo a cose come tagliare l'erba, stendere i panni, fare la spesa... niente lavori pesanti.”

“L'offerta è accettata e graditissima, ma quando inizia la scuola tutto passa in secondo piano rispetto a studiare”

“Sono un secchione”

“Lo sapevo. Altri vizi?”

“Non rispondo male, non arrivo in ritardo, sono molto pulito, ordinatissimo. Una palla, insomma”

“No, altro che palla. Uno splendore. Ryan è un po' come te, ma sul rispondere male è un asso”

“E i suoi?”

“Sembra che le punizioni non lo sfiorino nemmeno. Però in complesso è un ragazzo adorabile, solo la lingua lunga”

“Nell'improbabile caso che faccia qualche cosa di male, come mi punirai?”

“Vuoi una risposta sincera?”

“Si, certo”

“Per come la vedo io, non funziona né il segregare in casa, né togliere privilegi, né urlare: una buona sculacciata e stop”

“Ah, certo. Un Hard long bare bottom spanking?”, rispondo io sorridendo

“Questa poi... si, comunque proprio quello. Sconvolto?”

“Figurati. Conosco tutto sulla teoria. Il problema sarà metterlo in pratica perché è proprio fuori dalla mia natura fare le cose che in genere conducono i ragazzi over the knee

“Meglio così.”

“Si, però ogni tanto vorrei essere il tipo di ragazzo che, per esempio, torna a casa tardissimo, coperto di fango per aver giocato a pallone fino a pochi minuti prima, semina terriccio ed erba per ogni dove e dopo aver ripulito tutto si prende una bella sculacciata”

“Tu torna a casa tardi, lascia perdere il fango che è noioso da pulire e ti prometto una bella sculacciata”, dice Miles.

“D'altronde –aggiungo io– se a scuola non ci sono più i prefetti non ci sono nemmeno più i jolly good caning di una volta, vero?”

“Esatto. Banditi ormai da vent'anni. E, visto che siamo in tema, anche proper belting e severe hiding non van più di moda”

“Anche se ci fossero ancora non vedo come potrei fare qualcosa che mi porti nello studio del preside per prendere un six of the best”

“Se non altro sei molto preparato sull'argomento”, fa Miles dandomi un pat-pat amichevole sulla gamba.

“Si. Ma il luogo delle eventuali esecuzioni casalinghe sarebbe qua in salotto?”

“Che strana chiacchierata, come primo giorno insieme. In ogni caso, per rispondere alla tua domanda, sarebbe più probabilmente camera tua. Il mio studio sarebbe riservato per le punizioni più severe e memorabili, cioè quelle che non ti guadagnerai”

“Ah, quindi c'è possibilità di un good caning qui a casa?”

“Come no. Basta che inizi a fumare, a rubare soldi dal mio portafogli, a fare il ladruncolo nei negozi, o a fare il bullo a scuola. Tutte attività che mi paiono davvero in sintonia con te”

Ora sta a me ridacchiare, il dialogo è davvero surreale ma mi sto divertendo.

Never say never, Miles. A proposito, non credo che ti chiamerò zio. Ti dispiace?”

“Assolutamente no. Miles va benissimo, e Sir quando sarai bare bottom over the knee for a hard spanking”.

“Questo è interessante. Sir, please, may I have my spanking now?” rispondo io cercando di fare una voce in falsetto e accentuando il mio già discreto accento inglese.

Miles ride ancora, poi mi scompiglia i capelli.

“Ora che abbiamo stabilito i confini, possiamo pensare alla cena?”

“Ok. Sono affamato, in effetti.” Rispondo sorridendo. Mi piace questo inizio di nuova vita.

◊◊◊

Passano quattro giorni senza grandi novità. Scopro un po' meglio il mio nuovo mondo, facciamo un paio di scappate a Londra per un cinema, una cena, un po' di shopping; parliamo, ci conosciamo, iniziamo a stabilire una convivenza; impariamo anche, forse senza rendercene conto, a volerci bene o comunque ad apprezzare la compagnia reciproca, a dividere gli spazi.

Inizio anche a conoscere il piccolo sobborgo, o villaggio se preferite: i negozietti, il pub locale –solo da fuori: i minorenni sono tassativamente esclusi-, il centro commerciale, la minuscola chiesetta con il cimitero, il monumento ai caduti della Grande Guerra (Miles mi spiegherà che ce n'è uno in praticamente tutti i villaggi inglesi), la biblioteca alla quale mi iscrivo immediatamente; ma anche il giardino di casa, la mia stanza, l'angolo più comodo del divano per guardare la tv; scopriamo che dovremo comprare un altro televisore, perché Miles è un fanatico del calcio e io non posso nemmeno vederlo, lui ama i film classici e io adoro gli horror, lui guarda i telegiornali e io il David Letterman Show.

Ecco, è arrivato il pomeriggio del quinto giorno e per la prima volta sono solo: Miles è andato ad una riunione di lavoro, abbiamo appuntamento per cena e io sono per così dire libero.

Sono sempre stato molto indipendente e quindi non vedo niente di male nell'uscire di casa verso le quattro e fare una lunga girata in bici, un po' mi perdo per le stradine di campagna e un po' mi fermo ad ammirare i prati, le case; mi rifocillo ad un forno dove fanno dei dolci deliziosi, perdo la cognizione del tempo e quando sono le nove –c'è ancora così tanta luce– mi decido a tornare a casa.

L'accoglienza non è proprio quella che mi aspettavo, o forse si: Miles è incazzato nero.

“Dove diavolo sei stato fino ad'ora? Hai idea di che ore sono?”

Io balbetto per la sorpresa. Non mi aspettavo che si arrabbiasse così.

“S..sono stato f..fuori in bici...”

“E telefonare, lasciare un biglietto, tornare prima, tutte cose che ritenevi superflue? Non immaginavi quanto potessi essere preoccupato?”

“S..scusami”

Ora è leggermente più calmo. Io lo capisco, in gran parte.

“Guarda, se c'è una cosa che non devi mai, mai, mai fare e non farmi sapere dove sei. Non ho nessuna intenzione di chiuderti in casa, non voglio toglierti la libertà ma scordati che te ne vai così senza dire niente, chiaro?”

Era tanto che non prendevo un cazziatone così, e per di più meritato.

“Forza, andiamo a cena”, dice Miles, e poi mi escono dalla bocca parole che mi sorprendono. Forse era quello che cercavo.

“Senti...”

“Dimmi”

“Se devo essere sculacciato, preferisco togliermi il pensiero subito”

“Non sono convinto di volerti sculacciare dopo così pochi giorni che sei qua”

“Se me le merito, me le merito anche se fossero passate due ore”

“E pensi di meritarle?”

Attimo di silenzio. Mi guardo un po' i piedi, poi guardo ancora lui.

“Si”

“E perché?”

“Perché non ho pensato che tu potessi stare in pensiero, perché non ho perso un minuto per scriverti due righe, perché non ho guardato l'ora, perché non è giusto quello che ho fatto”

E (ma non posso aggiungerlo) mi rendo conto che volevo essere sculacciato.

Miles si passa più volte le mani tra i capelli, guardandomi con aria un po' perplessa.

“E va bene. Lo sai che non è un gioco, vero?”

“Si”, rispondo con decisione.

“Allora vai in camera tua e preparati. Io arrivo tra pochissimo”

◊◊◊

Vado in camera, chiudo la porta. Non so cosa voglia dire 'preparati', ma non è difficile capirlo. Mi tolgo le scarpe, i pantaloni e mi siedo sul letto. Mi sento strano: curioso, teso, preoccupato, ansioso, imbarazzato, eccitato, con lo stomaco chiuso e con una impressione stranissima sulla pelle, un po' come quando hai i brividi e un po' come quando stai per fare qualcosa di rischioso, che sai che forse non dovresti fare ma che vuoi fare a tutti i costi.

Sto per essere sculacciato da una persona che appena conosco; questo è mitigato –un po'– dal fatto che questa persona è comunque vada colui che dovrà avere cura di me per i prossimi anni, che mi ospiterà, nutrirà, pagherà conti e regali, si preoccuperà per me per qualsiasi cosa; e mitigato anche dal fatto che se cinque giorni son bastati per mettermi in condizione di essere punito, è anche vero che cinque giorni son bastati per affezionarci abbastanza a vicenda.

Ma non ho più tempo di riflettere.

Un leggero colpo alla porta, come per bussare; poi si apre, e Miles entra.

Non ha la faccia arcigna che mi aspettavo. Sembra più preoccupato, poi accenna ad un sorriso.

Ora mi immagino che mi chieda ancora se sono sicuro, se voglio andare avanti, e io sono pronto a dire di si.

Ma non avviene niente di tutto ciò: Miles si siede sul letto alla mia sinistra, mi scompiglia i capelli ancora una volta e poi, con delicatezza, mi guida a stendermi sulle sue ginocchia: over the knee, senza ombra di dubbio.

Chissà se c'è qualcosa di atavico, di ancestrale, in questa posizione per un ragazzo: certo, per un attimo, avverto questa ulteriore strana sensazione di deja vu, come se in quel momento fossero con me generazioni intere di ragazzi stesi sulle ginocchia di padri, zii, tutori, o chissà chi, pronti ad essere denudati e sculacciati.

La differenza, mi rendo conto, è che io ho voluto questa situazione.

I pensieri volano velocissimi, durano qualche istante; non ho tempo di approfondire, perché sento i boxer che vanno giù, semplicemente, senza annunci e senza esitazione; solo per un attimo avverto imbarazzo, sento l'aria fresca sulla pelle nuda del sedere, poi le sculacciate iniziano, metodiche e lente, rumorose, schioccanti. Dovrei dire dolorose ma mi immaginavo peggio, quindi non reagisco e non mi muovo, non dico niente, solo stringo con le mani la coperta del letto.

Non aspettatevi la cronaca colpo per colpo, non mi piace; non aspettatevi che conti i colpi, perché non ho voglia e mi pare abbastanza stupido; voglio solo godermi, passatemi il termine, il mix di sensazioni nuove, strane, piacevoli e meno piacevoli; non so quanto dura, so che quando Miles smette non mi sento completamente a posto, come se mancasse qualcosa; e così, quando –dopo un silenzio che a me è parso infinito ma in realtà sarà durato si e no due minuti– mi chiede “Allora, cosa dici della tua prima sculacciata?”

E, altra sensazione tutt'altro che spiacevole, lo dice tenendo posata la mano destra, quella che ha usato per darmele, sul mio culetto nudo e la sento calda. Lo trovo un gesto molto intimo e confortante, mi viene spontaneo di alzare leggermente il bacino per accentuare il contatto; anche se Miles se ne accorge, non lo dimostra.

Invece io mi dimostro abbastanza stupido, o stoico, o strano, fate voi: gli rispondo “pensavo peggio, non so se sono state sufficienti”

E, giustamente, quello che ottengo come risposta è una seconda, lunga dose, molto più forte della precedente, e queste le sento, eccome. Tant'è che provo a mettere la mano dietro, inutilmente perché Miles la toglie immediatamente, agito le gambe, mugugno un po' ma nel complesso me le prendo senza fare troppe scene; e quando è finita anche questa puntata mi rendo conto di avere il respiro affannato, sento il culo davvero dolorante e –immagino– rosso come la maglietta dell'Arsenal che ho ancora addosso (il primo regalo di Miles nei giorni scorsi. Il calcio può anche farmi schifo, ma la maglietta dell'Arsenal è proprio bella).

Avverto anche calore, e ancora la mano di Miles poggiata sul culo, e non mi sbaglio: ora lo sta carezzando, e mi carezza anche la schiena.

“E ora?” mi chiede

“Queste le ho sentite...”

“Allora sai che non sono uno scherzo e che non ti darò delle finte sculacciate ogni volta che lo meriterai, vero?”

“No, Miles. Lo so. Scusami ancora”

Mi aiuta ad alzarmi, per fortuna la maglietta scende a coprirmi davanti perché non sono ancora pronto a mostrarmi così completamente, e poi –nonostante tutto– sento anche una certa eccitazione.

Penso che sia finita, ma mi sbaglio: nel senso che Miles apre le braccia, e istintivamente lo abbraccio.

◊◊◊

Miles mi lascia qualche minuto da solo, mi rimetto i boxer e mi ricompongo: non è che sia scosso, men che mai sconvolto: oso dire che sono quasi soddisfatto, oso dire che forse ne avrei anche prese di più.

Vado di là e ceniamo, mi piace questa atmosfera di stare praticamente mezzo nudo, solo maglietta e boxer. L'atmosfera è distesa, sembra non sia successo niente; ridacchiamo, ci scambiamo programmi per i giorni successivi: l'indomani siamo a pranzo da Ryan, sono curioso di conoscerlo. Chiedo a Miles di parlarmi di lui.

“Lo conosco da quando è nato, i suoi genitori sono i miei più vecchi e cari amici, con suo padre siamo praticamente cresciuti insieme; Ryan è molto più di un figlio di amici, siamo molto legati. Ogni tanto è stato anche qua con me mentre i suoi erano via. E' un tipo un po' come te, molto secchione a scuola, però gli piace il calcio; legge quanto te, molto intelligente, spiritoso ai limiti dello sfacciato. In effetti gli unici guai in cui si mette derivano dalla sua lingua... anche se , una volta che era con me è andato vicinissimo a prenderle”

“Cosa aveva fatto?”, chiedo io curioso

“Fattelo raccontare da lui”, risponde Miles sorridendo, e io sono ancora più curioso.

“Spero che diventiate amici perché potrà succedere ancora che i suoi vanno via e lui resta qui con noi. Ti dispiace?”

“Assolutamente no. Divideremo camera mia, ci metteremo nei guai insieme e per te sarà dura starci dietro”, gli rispondo con aria divertita.

“Vedremo per chi sarà dura, bratty boy

“Mi piace Bratty boy

“Ne ero sicuro. Invecchierò precocemente con te in casa”

“Sono la tua salvezza. Senza di me ti saresti annoiato terribilmente”

Ottengo in risposta un'alzata di sopracciglia molto british.

◊◊◊

Poi andiamo a vedere la tv, e qui c'è l'ultima cosa rimarchevole della giornata. Siamo seduti sul divano, io più stravaccato che seduto e guardiamo un film che piace ad entrambi; ad un certo punto, istintivamente, mi rimetto steso sulle sue ginocchia con il fondoschiena perfettamente al centro, insomma in posizione da sculacciate.

Miles è sorpreso, e gli scappa un “Embè? Non dirmi che vuoi altre sculacciate!”, ma lo dice carezzandomi la testa.

“No... però otk si sta comodi e vedo benissimo la tv. Ti dispiace?”

“Assolutamente no. Posso mettere un po' di esibizionismo tra le tue peculiarità di tredicenne anomalo?”

“Concesso.”

Così sistemato, lungo disteso sul divano sulle ginocchia di Miles mi sento in effetti strano, ma per niente fuori posto e per niente ridicolo. Non riesco però a decidere se voglio ancora prenderle o meno, sono combattuto tra il desiderio e la consapevolezza che sarebbe davvero strano.

Poi, durante uno spot, Miles sorprende me.

“In ogni caso stai violando il Correct Over the Knee Act del 1818”

“E che roba è?”

“E' una vecchia norma del nostro ordinamento. Non si può stare otk senza avere i boxer abbassati”, e dicendolo mi tira giù delicatamente i boxer. “Così controllo anche se sono stato troppo strict, oppure, se preferisci, controllo se sono stato troppo lenient”

Rido, e muovo un po' in alto il culo come ad offrire il bersaglio; mi arriva una sculacciata, una sola, e poi ricominciamo a vedere il film. “Non è troppo rosso”, dice Miles, e non si sa se è deluso o meno. Nemmeno io so se sono deluso o meno, e questo è ancora più strano.

“Beh –dico io dopo qualche istante– diciamo che dovresti essere lenient nelle motivazioni e strict nelle somministrazioni”

“Parli come un libro stampato, niente da dire. Vediamo se ho indovinato: ti dovrei sculacciare solo per gravi e fondati motivi ma una volta stabilito che devi prenderle, ti devo sculacciare seriamente”

“Esatto!”, rispondo voltandomi e sorridendo ancora. E' proprio quello che penso. La risposta di Miles è una risata divertita e una sculacciata abbastanza forte da farmi sobbalzare.

◊◊◊

Mi addormento così, culetto nudo e boxer alle ginocchia, la maglietta dell'Arsenal alzata fino a mezza schiena. Quando mi risveglio sono però nel mio letto e ho addosso il pigiama, e capisco che sono stato portato a letto in braccio e sistemato per la notte da Miles, e mi scappa un sorriso. Mi sento felice per questa piccolo, grande, gesto di dolcezza.

Vado in cucina, MIles dorme ancora. Preparo la colazione per entrambi e apparecchio la tavola, finisco proprio mentre sta arrivando.

“Buongiorno... che bello svegliarsi e trovare tutto pronto!”, dice entrando e notando la tavola già sistemata.

“Ciao! E' che mi piace alzarmi presto, quindi ho pensato di fare qualcosa di utile”

“Altri punti guadagnati...”

Durante la colazione ci scambiamo qualche battuta sulla giornata, a mezzogiorno andremo a casa di Ryan: sono molto curioso e per niente teso, sono già abbastanza convinto che andremo d'accordo e che mi piacerà; spero di acquisire subito abbastanza confidenza per potergli chiedere cosa aveva mai combinato quando era con Miles...

“Senti una cosa”, dice Miles ad un certo punto

“Dimmi”

“Ti è scocciato che ti abbia messo il pigiama stanotte?”

“Ma va, figurati. Anzi, grazie per avermi portato a letto in braccio. So che è una cosa da bambini piccoli, però è stato piacevole lo stesso. Cioè, voglio dire, è stato un gesto molto familiare. Mi è piaciuto. E molto meglio che essere svegliati e doverci andare sulle proprie gambe...”

Miles sorride, scuote la testa. “Non ti avrei mai svegliato. Ero indeciso se lasciarti sul divano, poi ho seguito l'istinto. Il fondoschiena fa male?”

“Nah.”

“Meglio così”

◊◊◊

La mattinata scorre veloce, a mezzogiorno in punto siamo a casa di Ryan e dei suoi genitori. Ci andiamo a piedi, sono vicinissime; mi verrebbe da chiedere perché non ci siamo andati prima ma capisco il motivo: Miles ha voluto prima darmi il tempo di ambientarmi con lui, e direi che non solo ha fatto bene ma che ci siamo anche ambientati bene a vicenda.

Veniamo accolti dalla mamma di Ryan, che si chiama Kate: una bella donna, faccia simpatica, mi dà il benvenuto e mi dice che casa loro per me è sempre aperta; poi arriva il padre di Ryan, Gilbert, che dimostra la stessa età di Miles e anche lui mi accoglie con un benvenuto e con frasi non formali su quanto siano contenti che io sia lì.

Poi arriva Ryan, e già sorride guardandomi prima ancora di presentarsi.

“Ciao, io sono Ryan e tu devi essere per forza Giacomo. Benvenuto in questo buco di villaggio e tra questi adulti noiosi, scriteriati e tirchi”

“Ciao, piacere”, rispondo stringendogli la mano e osservandolo: è esattamente alto quanto me, stessa corporatura, due occhi mai fermi, lentiggini sulle guance e un sorriso veramente accattivante.

“Ecco che comincia...” dice Miles, poi Ryan lo saluta con un abbraccio da orso. Si vede che sono molto legati.

“Ciao Miles, finalmente ti sei deciso a presentarci Giacomo. Era ora”

“Ciao ragazzaccio. Ora sarete in due a farci ammattire, sei contento?”

“Altrochè. Ora che ho un alleato sono cazzi vostri”, risponde Ryan e si becca subito un rimbrotto dal padre molto (per me) illuminante.

“Ryan! La smetti di parlare come una bestia? TI sei già scordato il discorsetto di ieri?”

“Uff... no, no che non l'ho scordato, come potrei?” risponde lui ghignando e portandosi la mano dietro, in direzione del culo: ecco che in poche battute ho già scoperto che non solo viene sculacciato, ma che anche lui le ha prese ieri! Spero che quando saremo soli entreremo nei dettagli!

“Davvero, Ryan, sei terribile” fa eco sua madre.

“Senza di me vi annoiereste a morte”, e ascoltandolo rido perché è la stessa cosa che ho detto a Miles ieri sera.

“Siamo a posto”, dice Miles, poi spiega: “Giacomo ha detto la stessa cosa a me giusto poche ore fa. Non so se è una buona idea farli conoscere...”

“Troppo tardi”, dico io, e vedo Ryan che annuisce ridendo.

◊◊◊

Il pranzo scorre lento, e quando arriviamo al dolce Ryan sembra sulle spine, non ne può più di stare seduto e io nemmeno; così otteniamo rapidamente il permesso di alzarci e Ryan mi fa strada fino a camera sua.

Mi piace camera di Ryan.

E' luminosissima, una grande finestra che da sul giardino, sul retro della casa; anche lui una quantità di libri nettamente superiore alla media, un pc con schermo enorme (ecco una cosa che mi manca, devo parlarne con Miles), poster di stupidi calciatori alle pareti ma tutto sommato è perdonabile; guardo con curiosità i DVD, ne ha davvero tanti e parecchi di horror, mi fa piacere che abbiamo gli stessi gusti.

E' un chiacchierone, Ryan, e anche questo mi piace.

Ci stravacchiamo sul letto e iniziamo a parlare; mi racconta un po' della scuola, un po' dei suoi amici che mi presenterà nei prossimi giorni. MI faccio l'idea di un gruppo di ragazzi simpatici, ci sono anche due ragazze e intuisco che una di loro gli piace abbastanza. Poi dimostra curiosità nei miei confronti e non ho problemi a soddisfarla.

“Allora, come è la vita con Miles?”

“Mi trovo bene, meglio di come pensavo. Avevo un po' di strizza all'inizio ma è stato molto bravo”

“E' una persona stupenda, io gli voglio davvero bene. E' un amico, un fratello maggiore, uno zio, un vicepadre, tutto quello che voglio nel momento che voglio.”

“Non sei un po' geloso che sono arrivato io?”

“Assolutamente no. Sono contento per lui, e poi insieme ci divertiremo. Lui è anche meno rompipalle dei miei, è solo fissato con la sicurezza, a quello dovrai stare attento. Vorrà sempre sapere dove sei e quando torni”

“Si, me ne sono accorto ieri”

“Ti sei già cacciato nei guai? Grande! Che hai combinato?”

“Ma niente, sono uscito nel pome e son tornato alle nove, senza avvisare”

“Bravo! E lui?”

“Era incazzato, non aveva tutti i torti”

“E che ha fatto? Non mi dire che le hai già prese!”

Divento rosso, poi vedo che lui sorride e rispondo istintivamente.

“Si. Del resto mi pare di non essere stato l'unico ad averle prese ieri”

Ryan ride di gusto, per niente offeso o imbarazzato, anzi sembra quasi contento di essere stato “scoperto”.

“E' vero, cazzo, è vero. Ieri ne ho prese un po' abbastanza toste. Se ti va raccontami come è andata a te, poi io ti racconto le mie”

Esito solo una frazione di secondo, poi mi butto.

“Beh, poco da dire. Se non mi giudichi troppo pazzo ti dico anche almeno un po' mi sono offerto io, nel senso che lo vedevo incazzato, sentivo aria di baruffa e gli ho detto 'se devo prenderle meglio subito', o qualcosa del genere”

“Figurati, anch'io faccio così, se sento aria di sculacciate è inutile procrastinare”

“Miles mi ha spedito in camera, dicendomi 'preparati', non sapevo cosa intendesse ma l'ho intuito”

“Ti sei spogliato?”

“Si. Mi sono tolto pantaloni e scarpe, mi sono seduto sul letto e poi è arrivato Miles”

“Dai, racconta!”

“Pensavo che prima mi dicesse qualcosa, invece mi ha subito messo otk, mi ha abbassato i boxer e ha iniziato a sculacciarmi”

Mentre parlo con Ryan non posso fare a meno di dirmi che questa chiacchierata è assolutamente naturale e spontanea, anche se chi la legge può pensare che siamo pazzi.

“Merda, pensavo di essere l'unico tredicenne a conoscere il termine otk! Mi hai tolto l'esclusiva!”, e ride ancora.

“Uno pari. Io ero altrettanto convinto”

“Non ti distrarre, vai avanti.”

“Me ne ha date un bel po', ma non erano poi molto forti. Pensavo molto peggio. Così quando ha chiesto come mi era sembrata la mia prima sculacciata gli ho risposto che pensavo sarebbero state più forti e che forse non erano state abbastanza”

“Grande! Te ne ha date altre?”

“Certo, e il secondo round è stato molto più forte”

“Niente male come prima volta”

“Ora sta a te”, dico sogghignando.

“Ah, io non ero certo alla prima volta!”

“Le prendi spesso?”

“No, beh, dipende cosa intendi per spesso: le prendo sempre per le stesse cose, questo si: alzo la voce, dico parolacce, rispondo male, discuto fino allo sfinimento; oppure perché torno tardi o faccio cazzate tipo andare in bici lungo i binari della ferrovia. Altrimenti sono un ragazzo modello, secchione, ubbidiente, ordinato, pulito”

“Ah, che meraviglia trovare un sosia.”

“Sarà ancora più divertente fare qualche cazzata insieme”

“Si, penso anch'io. Ma ora non distrarti tu, voglio sapere i particolari”

“Giusto. Stavo discutendo con i miei a proposito di un uscita con i miei amici, non sono potuto andare perché dovevamo andare a Londra e mi sono incazzato, mio padre mi ha avvisato tre o quattro volte e quando ho risposto male per l'ennesima volta mi sono ritrovato otk e bare bottom nel giro di un nanosecondo, e poi sculacciate a più non posso”

“Qui in camera tua?”

“No, in soggiorno, sul divano.”

“Ti agitavi? Io sono stato praticamente immobile, solo verso la fine ho avuto qualche reazione”

“Io muovo solo un po' le gambe, altrimenti sono un pezzo di legno. Non gli voglio dare la soddisfazione di dovermi tenere fermo!”

“Senti, Miles mi ha detto che una volta sei andato vicino a prenderle da lui. Mi racconti perché? Lui non ha voluto dirmelo!”

“Certo, assolutamente! Ero con lui per un weekend, i miei erano via; devi sapere che vicino al villaggio c'è un torrente con una cascata, una pozza che sarebbe perfetta per fare il bagno d'estate, se non fosse che è pericolosa perché è fredda e ci sono buche e gorghi, insomma si rischia di fare la fine del topo. E' proibitissimo fare il bagno là, e ovviamente qualcuno lo fa lo stesso e se viene beccato sono botte da orbi. Insomma, per fartela breve, sono stato beccato a fare il bagno proprio quel fine settimana che ero con Miles. Minchia quanto era incazzato! Ero convinto che mi avrebbe sculacciato alla grande, invece niente! Però quante ne ho prese quando sono tornati i miei!”

“Con la cinghia? O con il cane?”

“Ah, conosci pure il cane? No, zero. Solo sculacciate. Mio padre non ne vuole sapere, dice che non ce la farebbe mai a colpirmi con qualcosa, quindi solo sculacciate.”

“Mi sa che anche Miles è contrario a canings e beltings

“Esatto. Anche a te toccheranno solo sculacciate”, dice Ryan battendomi con il pugno sulla spalla.

Vorrei raccontargli anche della strana cosa della sera prima, dell'essermi ritrovato ancora otk davanti alla tv ma un po' esito.

“Certo che è un peccato che non siamo soli in casa”, aggiunge poi Ryan

“Perché?”

“Potevamo confrontarci i red bottoms”, e un po' le guance gli diventano rosse.

Si, mi sarebbe piaciuto, decido immediatamente, e per fargli capire che sarei stato assolutamente d'accordo gli sorrido e gli rispondo con molta naturalezza.

“Domani Miles va a lavorare nel pomeriggio, vieni da noi e nessuno ci disturberà”

Il volto di Ryan si illumina.

“Affare fatto! E magari una volta che i miei vanno via andiamo a fare il bagno alla pozza, ci beccano e Miles ce le suona insieme!”

“No, se è pericoloso come dici no. Facciamo così: torniamo a casa con i vestiti bagnati, gli facciamo credere che l'abbiamo fatto e le prendiamo lo stesso!”

Ryan sorride, gli occhi gli scintillano. “Questa si che è un idea...”

Stiamo ancora a chiacchierare un bel po', mi mostra i suoi dvd e –altra scoperta– anche lui è un fanatico dei film horror, passiamo quasi un ora a raccontarceli a vicenda, anche se sono gli stessi; programmiamo anche una Horror film night festival. Ci divide solo il calcio, io vorrei abolirlo e lui adora i Gunners; si esalta quando gli racconto della maglietta, mi costringe ad ammettere che mi piace ma resisto strenuamente quando vorrebbe farmi vedere tutti i gol dell'ultima stagione...

◊◊◊

Il giorno dopo Ryan arriva subito dopo pranzo, gli scatoloni sono già stati mollati dal corriere e sono sparsi tra giardino e casa: sono 13 in tutto, controllo l'elenco che avevo fatto al momento della partenza e ci sono tutti.

Miles fugge appena arriva Ryan e noi due ci diamo da fare; il problema è che ogni volta che ne apriamo uno ci sono mille domande da parte sua, mille ricordi da parte mia e non è facile andare spediti.

Comunque sia, verso le quattro ci restano solo gli ultimi due e considerando che siamo due pignoli precisini, abbiamo anche già piegato i cartoni e sono pronti per essere messi in cantina.

L'ultimo scatolone è quello dei DVD e ne approfittiamo per buttare giù l'elenco dei film per la nostra notte horror, ne scegliamo uno per uno e ci fermiamo quando arriviamo a otto: teoricamente sono più di 11 ore di film.

Stanchi ma soddisfatti ci buttiamo sul letto e osserviamo la libreria, perfettamente ordinata; Ryan osserva le foto che ho messo su vari ripiani, chiede via via quanti anni avevo in ciascuna.

Poi si fa silenzio, improvvisamente.

E' lui che lo rompe con la domanda che aspettavo e che stavo per fare io.

“E' ancora rosso il culo?”

“No. Controllato stamani.”

“Nemmeno il mio”, risponde Ryan quasi dispiaciuto.

“Possiamo controllare lo stesso”, faccio io.

“Certo!”, risponde lui immediatamente alzandosi in piedi e sbottonandosi i pantaloni corti ricavati da un vecchio paio di jeans; li abbassa, si volta e si tira completamente giù anche i boxer.

E' inutile che faccia finta, sono affascinato e incuriosito. E' la prima volta che osservo così da vicino il fondoschiena di un altro ragazzo e non posso negare che sono elettrizzato.

Alzo la maglietta, studio la forma –sembra molto simile al mio, forse leggermente più tondo-, mi immagino la scena di Ryan steso sulle ginocchia di suo padre e le sculacciate che scendono giù forti e rumorose, la pelle bianca che prende via via colore; poi l'immagine cambia, ora sono io otk e bare bottom e Miles che le suona a me.

Mi sorprendo ad inghiottire saliva.

“Nessuna traccia”, gli dico, e mi alzo perché a questo punto sono ansioso di fare il mio piccolo show, forse ha ragione Miles e sono davvero un po' esibizionista; mettendomi in piedi do uno sguardo in tralice a Ryan sul davanti, la maglietta copre tutto ma secondo me è un po' eccitato anche lui; io lo sono senza dubbio, e molto più di un po'.

Mi sgancio i pantaloncini, che cascano immediatamente essendo abbastanza larghi come piacciono a me; butto i boxer giù fino alle ginocchia e offro la visione del mio culetto a Ryan e non so dire se mi è piaciuto di più vedere il suo o mostrare il mio.

Sento la sua mano che alza la maglietta, e –immagino– anche lui sta ammirando la vista del mio posteriore.

“Eh no, niente nemmeno tu. Miles è un softie, doveva dartele più forti”, dice ridendo

“Anche tuo padre è un softie. E comunque se proprio vuoi saperlo gli ho detto che lo vorrei lenient nelle motivazioni e strict nelle somministrazioni”

“Questa me la devo segnare. L'ho sempre pensato ma non avrei mai saputo come dirlo, hai guadagnato diversi punti.”

Mi volto, sorrido e ci scambiamo un high fiv