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Hotelspank
Capitolo 1

by Sherwin Miller

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Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 20 Jun 2010


Fu una chat decisamente interessante quella con Roberto, un 32enne proprietario e gestore di un albergo al mare vicino a dove abitavo.

Intanto perché sembrava lo spanker più affidabile e plausibile che avessi trovato negli ultimi mesi, e poi perché cercava abbastanza disperatamente un aiuto per i mesi estivi e io cercavo sicuramente un lavoretto che mi mettesse in tasca un po' di soldi da usare per una vacanza prima che ricominciassero le lezioni all'università.

Beh, presentiamoci. Mi chiamo Lorenzo, ho 20 anni, diplomato allo scientifico giusto un annetto fa e reduce dal primo anno di università (legge) con risultati abbastanza brillanti; abbastanza timido ma anche sicuro, un po' introverso, con una sanissima e smisurata passione per il mio stesso sesso e con una strana ma forte passione per lo spanking, o per le sculacciate se preferite. Ma spanking fa più fico.

Il problema (immagino che sia lo stesso, o lo sia stato, per tutti quelli che si affacciano sulla scena) era a) decidersi a passare dalla contemplazione all'attività e, b) trovare una persona affidabile e sicura con cui “buttarsi” e provare.

Certo, fossi stato inglese o americano, o probabilmente anche tedesco o francese, se vivessi in una grande città invece che in un piccolo paese dell'entroterra sarebbe stato più facile; ma per fortuna vivo nel XXI secolo e sono assolutamente devoto alle tecnologie, quindi internet è il mio mondo e navigo nella rete con le vele al vento.

Quindi, ero abbastanza deciso a “buttarmi” e provare se quella curiosità, quelle sensazioni legate al ritrovarmi (dopo vari scenari tutti costruiti nella mia fantasia) con i pantaloni e i boxer abbassati steso sulle ginocchia di un mister x, fossero una anomalia da fugare rapidamente o qualcosa di interessante da coltivare e perseguire.

Dopo vari mesi, e varie chat ed email inconcludenti con personaggi di varia umanità, Roberto sembrava rispondere bene a quelli che consideravo requisiti fondamentali: serietà, affidabilità, onestà ma anche un certo spirito, una certa capacità di scherzarci su e di farmi sentire a mio agio.

Chattavamo regolarmente ogni 2-3 giorni, e quella sera parlavamo del più e del meno quando lui, spontaneamente, mi parlò della sua attività e della sua ricerca di un aiuto per l'estate; l'albergo era mandato avanti durante il giorno da lui e da un portiere, più un altro che faceva le notti; cercava un ragazzo (ovviamente giovane perché costava meno) a cui affidare la portineria ogni tanto, portare su le valigie dei clienti, servire la colazione e cose del genere, niente di particolarmente pesante.

A me venne spontaneo rispondere “Beh, io cerco un lavoretto x l'estate”. Lui rimase in silenzio per un paio di minuti, poi rispose.

“Ascolta, se vuoi venire giù domani, ci conosciamo e parliamo. Magari non ne facciamo di niente, però penso valga la pena provare”

“Ma sei sicuro che non cerchi qualcuno più esperto?”

“No, non c'è bisogno di grande esp per quello che cerco. E poi costano meno gli inesperti :D”

“Ancora non sai le mie condizioni :D”, risposi io

“Mica ti presenterai con l'agente come i calciatori? :)”

“Due agenti! :P”

Parlammo ancora del più e del meno, mi spiegò come funzionavano le cose e, per quanto mi riguarda, ero già abbastanza deciso che mi andava più che bene. Inoltre sarei stato via da casa per 3 mesi, al mare, e figuriamoci se la cosa mi dava fastidio. Non che stessi male in casa, ero figlio unico e re incontrastato, ma provavo una discreta voglia di evadere un po'.

Fu Roberto a chiarire una cosa che in qualche modo “pendeva” nella nostra chiacchierata, e fu un altro segno della sua affidabilità.

“Cmq il fatto del lavoro e dello spanking sono piani separati. Non credo tu cerchi un lavoro dove le prendi se sbagli o se arrivi in ritardo”

“Sono d'accordo. Preferisco lavorare bene e guadagnarmi mance e premi :D”, risposi io

“Se poi avrai voglia di una sculacciata, sai bene che sono disponibile in ogni momento :D, ma sarà perché ti va e non perché devi :)”

Eh si, pensai tra me e me, forse ho trovato la persona giusta.

“Quindi se faccio qualche cazzata non mi sculaccerai, e questa si che è una punizione :D”, dissi io scherzando

“Esatto!” rispose, e poi scambiammo ancora qualche parola per metterci d'accordo sul giorno dopo.

Lo salutai, andai dai miei a dire loro che il giorno dopo sarei andato a fare un colloquio per un lavoro in un albergo al mare, che se andava bene sarei stato via per l'estate; furono sorpresi ma contenti, chiaramente vollero sapere il dove e il come ma non posero ostacoli.

***

Così, la mattina dopo verso le nove presi un pullman per la costa, e verso le dieci ero davanti all'albergo. Ero un po' teso, non era un normale incontro per un lavoro; stavo per conoscere una persona che sapeva tutto di me (beh, io sapevo tutto di lui) e avvertivo un misto di curiosità e paura.

Entrai, c'erano due uomini alla reception; uno sulla quarantina abbondante, uno abbastanza più giovane e doveva essere per forza Roberto. Mi sorrise appena mi vide, e la sua faccia mi piacque abbastanza. Aveva un volto sereno, aperto, abbastanza bello; capelli castani corti, fisico asciutto e ben costruito senza essere imponente, vestito di tutto punto da direttore d'albergo: giacca e cravatta, camicia bianca e una spillina sul bavero.

“Tu devi essere Lorenzo”, disse venendomi incontro e porgendomi la mano, che strinsi senza esitazione.

“Si, sono Lorenzo. Piacere”

“Vieni che ti presento al resto della banda”

L'altro uomo era il portiere di giorno, quello che avrebbe diviso con me i turni in portineria; si chiamava Adolfo, sembrava abbastanza simpatico e cordiale. Io –mi ricordo– ero comunque ancora molto teso, e probabilmente apparivo un po' chiuso e timido. Scambiai una stretta di mano anche con lui, poi Roberto mi condusse in cucina, che era molto piccola; serviva solo per la colazione, e veniva un tipo tutte le mattine verso le sei e mezzo per andarsene poi alle dieci, quindi era praticamente sulla porta; si chiamava Guglielmo e non avrà molto spazio nella nostra –anzi la mia– storia.

Poi Roberto mi condusse nel suo ufficio e iniziammo a parlare; mi spiegò nel dettaglio cosa avrei dovuto fare, parlò della paga (circa 1200 euro al mese, che mi sembravano una fortuna) e dell'alloggio che avrei avuto all'ultimo piano dell'albergo, dove aveva anche lui una stanza; avrei avuto un giorno libero alla settimana e i turni sarebbero stati alternati con Adolfo. I pasti erano compresi, c'era una convenzione con un ristorante vicino e spesso avremmo cenato –se mi andava bene– in albergo, Roberto amava cucinare.

Poi mi portò a vedere la stanza, era piccola ma abbastanza carina, con bagno privato. Chiesi a Roberto di internet, e mi disse che la wireless era a mia disposizione, mi avrebbe dato la password; e, aggiunse, anche la tv satellitare.

Io ero d'accordo su tutto –soprattutto sulla paga e sull'alloggio– quindi non avevo obiezioni.

“Per me va bene, quando dovrei cominciare?”

“Oggi?” rispose Roberto, aggiungendo poi “c'è veramente tanto da fare. Ma se preferisci tornare a casa e ritornare giù domani ti capisco.”

“No, nessun problema. Però stasera devo comunque tornare a casa a dirlo ai miei e prendere un po' di roba”, gli risposi.

“Allora, se ti va bene, verso le cinque ti porto io a casa con la macchina, carichiamo tutto e ti riporto giù.”

“Sarebbe perfetto. Se non ti rompe ti presento i miei, così sanno dove sono per i prossimi mesi”

“Nessun problema”, rispose.

Tornammo giù e mi affidò ad Adolfo, che fu palesemente felice di avere un aiuto. Iniziò a spiegarmi tutte le procedure della reception, non era niente di complicato; anche lui era vestito abbastanza bene, e presi nota di chiedere a Roberto se dovevo portarmi giù dei vestiti da “grande”.

***

Le ore passarono in un baleno; già dal primo giorno però mi ambientai bene, arrivarono un po' di clienti e portai su le valigie; raccattai qualche euro di mancia e proposi ad Adolfo di dividerli ma non ne volle sapere anche se apprezzò molto il gesto. Roberto andava e veniva, ogni volta che mi vedeva mi sorrideva per incoraggiarmi; io, invece, pensavo che ero stato fortunato e che dovevo “buttarmi”, sembrava proprio la persona giusta.

***

Verso le cinque Roberto venne a chiamarmi, non mi ero davvero accorto che il tempo era volato così velocemente; aveva con se due borse, mi disse di seguirlo e salimmo su in camera mia, e qui mi sorprese davvero perché era andato a comprare due vestiti, quattro camice e tre cravatte.

“Ah, non te l'avevo detto? Il vestiario è compreso”, disse sorridendo.

Io ero senza parole, stupito e tutto sommato felice di quelle attenzioni. Mi provai le giacche, erano perfette, e anche le camicie mi sembravano della taglia giusta; con qualche esitazione –ma anche con una certa sensazione di eccitazione– iniziai a sganciare i pantaloni per provarli, e lui fu così educato da chiedere se doveva uscire.

“No, no assolutamente”, gli risposi, e in un baleno ero con i soli boxer addosso. In quel momento capì che molto presto avrei preso la prima sculacciata della mia vita, conobbi in quell'istante il thrilling che avrei poi sempre provato prima di trovarmi otk o bend over, e ricordo ancora a distanza di anni che il mix di eccitazione e paura era tutt'altro che spiacevole.

Mi provai i pantaloni, erano perfetti e della lunghezza giusta; gli chiesi come aveva fatto ad azzeccare le misure e mi rispose che aveva lavorato anche in un negozio di abbigliamento e certe cose non si dimenticano, come indovinare al volo le misure dei clienti.

Ripiegai tutto e sistemai i vestiti nell'armadio in bell'ordine, le camice nel cassetto; scelsi insieme a lui la cravatta per il giorno dopo e a quel punto eravamo pronti per andare a casa mia a prendere un po' delle mie cose, ma non mi riuscivo a muovere. Non mi ero ancora rimesso i miei jeans, addosso avevo solo i boxer e mi resi conto che ero anche un po' eccitato, arrossì pensando che fosse chiaramente visibile.

“Beh, se ti rivesti andiamo a casa tua a prendere la roba”, disse Roberto.

Io presi un bel respiro, lo guardai timidamente e risposi “Abbiamo ancora un po' di tempo...”, e abbozzai un timido sorriso.

Roberto fu dolcissimo e bravissimo. Non disse niente, non ce n'era bisogno; si sedette sul letto, mi prese per una mano e mi fece sdraiare a pancia sotto sulle sue ginocchia. Io ero un po' in trance, ma volevo farlo e pregai che andasse tutto bene.

Mi carezzò per un po' la testa, la schiena e anche il culetto, coperto dai boxer, e io cercavo di godermi appieno il momento della mia prima sculacciata, che avevo tanto immaginato e sognato; l'attesa era insieme spasmodica e dolce, non vedevo l'ora e avevo paura insieme; magari non lo capii sul momento, ma quel prolungamento dell'attesa fu veramente magico e fu una fantastica introduzione ai tanti giochi che feci, e facemmo, quell'estate.

Poi arrivò. Esattamente al centro dei due glutei, e fu seguita subito da un'altra nello stesso punto; abbastanza dolorose da sentirle, abbastanza soft da farle apprezzare e durare un eternità, come già immaginavo e speravo.

Lentamente Roberto aumentò l'intensità e il ritmo, ora sentivo calore e bruciore insieme, ma ero tranquillo e rilassato; non feci alcun movimento, non emettevo un suono, sorridevo e tenevo la testa un po' voltata in modo che lui potesse vedere la mia faccia tranquilla e la mia espressione sorridente; quando arrivava la sculacciata magari facevo una piccola smorfia, ma nell'insieme mi stavo proprio godendo tutta la scena.

Ora le sculacciate erano più forti, e avvertivo distintamente le diverse zone dove colpiva: la parte più alta, il centro, la parte bassa vicino all'attaccatura delle coscie, e lì facevano più male; non vedevo l'ora che mi abbassasse i boxer, non lo avevamo stabilito ma ero sicuro che lo avrebbe fatto, e così fu.

Con delicatezza, senza alcuna fretta e senza alcun gesto minimamente violento o brutale, Roberto mi abbassò i boxer con due dita di entrambe le mani e anche quel momento fu catartico; era la prima volta che un estraneo mi vedeva nudo, ma riuscii a non sentirmi minimamente a disagio.

Merito, pensai, delle lunghe chiacchierate in chat e della fortuna che avevo avuto a trovare una persona in gamba; poi, quasi sogghignando, pensai che anche lui aveva avuto fortuna a trovare uno spank-me del mio calibro...

Queste riflessioni furono interrotte dalla prima sculacciata sulla pelle nuda, e mi sorprese un po' il rumore e la differenza di sensazione: più dolorosa, ma infinitamente più intima e completa; i boxer erano abbastanza abbassati da permettermi, con pochi movimenti del bacino, di liberarmi anche davanti: ero indiscutibilmente eccitato, sapevo che Roberto se ne era accorto e ne fui leggermente imbarazzato, questo si, ma nuovamente fui aiutato dal ricordo di cosa ci eravamo detti, di come fosse da considerare naturale e spontaneo lo stato di ebrezza nel quale mi trovavo.

Fu una sculacciata abbastanza lunga, per essere la prima. Roberto ogni tanto si fermava, mi carezzava con dolcezza dall'alto delle gambe fino al collo, mi scompigliava i capelli; poi riprendeva a colpirmi, curando di coprire tutto il culetto. Sentivo la mano calda ed era un'altra sensazione piacevole, parecchio piacevole.

Non volevo interromperlo perché non volevo che pensasse che non mi era piaciuto, quindi aspettai pazientemente che fosse lui a porre fine al gioco; io sarei stato ancora parecchio anche semplicemente così, steso sulle sue ginocchia, anche senza essere sculacciato; ma in fondo era solo una prima volta e certo altre ne sarebbero seguite, quindi dopo una pausa particolarmente lunga feci un cenno per alzarmi e lui immediatamente mi aiutò a rimettermi in piedi. Di nuovo provai un leggero imbarazzo perché ora mi stava vedendo completamente nudo, ed ero davvero iper eccitato; avrei voluto andare in bagno per masturbarmi, ma a parte che non c'era tempo, non mi sentivo ancora così pronto a farlo praticamente davanti a lui.

Mi sorrise, e io sorrisi a lui.

“Allora, che ne dici della tua prima sculacciata?”

“Sono stato bene e mi è piaciuta... grazie”

“No, grazie a te. Sei stato bravissimo”

“Anche tu”, risposi, e iniziai lentamente a rivestirmi pensando già che la prossima sarebbe stata più lunga, non avremmo avuto da andare da nessuna parte dopo e sarei stato lì a farmi coccolare da lui per un bel po'.

Poi, istintivamente, quando fui rivestito con jeans e maglietta, lo colsi di sorpresa abbracciandolo brevemente.

Lui non disse niente, mi accolse nell'abbraccio e mi scosse leggermente le spalle, dandomi qualche pacca sulle spalle.

“Andiamo?”

“Si”

***

Il viaggio fu silenzioso, almeno all'andata; poi arrivammo a casa mia, Roberto fu presentato ai miei e li lasciai a far conversazione intanto che preparavo la valigia; riusciì ad infilarmi un attimo in bagno e con l'aiuto dello specchio mi osservai il fondoschiena, pensando di trovarlo rossissimo; invece era solo leggermente rosa, e rimasi un po' deluso. Era ancora tiepido, non più caldo, e per un attimo pensai alla pazzia di fare un secondo round appena tornati in albergo ma avevo paura che Roberto mi considerasse davvero squilibrato.

'Ho tutto il tempo che voglio', dissi a me stesso, e trascinando un borsone pieno di vestiti e un altro con pc, dvd e libri tornai di là.

Mi accorsi che Roberto era piaciuto ai miei e ne fui contento. Lui fu così gentile da invitarli a cena la prossima volta che sarebbero scesi giù al mare; io li salutai con molto affetto, era la prima volta che sarei mancato da casa per tutta una lunga estate, la prima volta che lavoravo così a lungo e mi sarebbero mancati. Mio padre mi regalò un paio di centinaia di Euro, mi disse di chiamarli per ogni evenienza e alla fine ripartimmo per l'albergo.

***

Nel viaggio di ritorno fummo più loquaci. Io gli raccontai un po' di cose della mia famiglia, lui di sé; poi dopo qualche esitazione lui mi chiese se mi faceva ancora male, e io gli dissi che non solo non mi faceva male ma che non era nemmeno rosso come mi aspettavo, e probabilmente detti un tono di delusione alla mia risposta. Lui si mise a ridere, mi dette una piccola botta sulla gamba e disse che la prossima volta sarebbe stato più attento, al che