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Giacomo e Ryan
Capitolo 2 – Esperimenti

by Sherwin Miller

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Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 02 Oct 2010


Esperimenti

 

Mi alzo, un po' imbarazzato ma mi basta uno sguardo verso Ryan per capire che non c'è niente di cui essere imbarazzati. Guardo in basso e Ryan è eccitato quanto me, il gesto più naturale sarebbe togliersi anche le magliette e guardarci completamente nudi, ma non c'è nessuna fretta. Ryan si alza, mi cede il posto e si sistema subito otk, gli dico “si vede che sei esperto, sai perfettamente come sistemarti”, e per fargli capire che qualcosa ho imparato non gli do nemmeno il tempo di rispondere perché inizio subito a sculacciarlo, un po' come ha fatto Miles con me l'altra sera, pochi preliminari e subito in azione.

Gli sfugge un gemito di sorpresa, ma si riprende immediatamente; anzi, muove il culetto come a provocarmi, e non mi faccio pregare. Mi sorprendo a pensare che mi sto divertendo da matti a sculacciarlo, e adoro l'immagine che è sotto i miei occhi: il culo di Ryan è davvero carino, vederlo che via via cambia colore e diventa rosa, che si contrae e si rilassa –è un gioco nel gioco aspettare che le due morbide natiche si rilascino e vedere come si contraggono appena le colpisco– è assolutamente fantastico.

Penso che gliene sto dando di più di quelle che ho preso io, nessuno di noi due sta tenendo il conto perché si vede che ce ne frega il giusto; tanto più che non avrò problemi a rimettermi io sulle sue ginocchia per prendere una seconda razione; piuttosto, sento di avere il pisello duro come non è mai stato in vita mia e da quello che capisco dal contatto fisico con Ryan anche lui è parecchio in là...

Quando mi interrompo mi viene naturale lasciare la mia mano sul culetto di Ryan e sentire il calore che emana; lui emette il secondo suono da quando è otk, ed è un altro gemito di piacere. Alterno carezze a sculacciate molto meno forti e non mi stanco mai di ammirare lo spettacolo.

“Cazzo....” dice Ryan voltando la testa, vedo che è rosso in faccia quanto sul culo.

“Sei sicuro che è la prima volta che sculacciavi qualcuno? E' stata davvero tosta!”, mi dice poi sorridendo.

“Si vede che ho un dono naturale... e scusa se te ne ho date di più, ora me le puoi rendere”, gli rispondo sempre tenendo la mano sul suo fondoschiena.

“Nessun problema. Son troppo contento di aver trovato un compagno di giochi”.

“A chi lo dici...”

Faccio alzare Ryan, che tenta di guardarsi il culetto, andiamo davanti allo specchio e restiamo trasfigurati a guardarci i nostri –veramente carini– red bottoms. Guardando l'immagine riflessa appaiono anche molto evidenti le due 'tende' davanti, e ci scappa una risatina quando entrambi ci rendiamo conto che le stiamo osservando: a quel punto togliersi anche la maglietta è un gesto spontaneo.

Siamo uguali anche davanti, stessa quantità di peli alla base del pube, a occhio e croce anche le stesse dimensioni e soprattutto lo stesso grado di eccitazione.

Non perdiamo molto tempo, Ryan mi prende per un braccio –ma con dolcezza– e mi ritrovo di nuovo lungo disteso sulle sue ginocchia, e la mia seconda razione pareggia ampiamente quella che ho dato io.

◊◊◊

Ci fermiamo quando proprio non ne possiamo più, abbiamo i rispettivi culetti rossi e ormai doloranti, ma siamo appagati e divertiti.

Faccio una corsa in cucina a prendere due lattine di coca dal frigo, e questa corsa nudo in casa mi eccita ancora di più.

Ci mettiamo seduti in terra con le spalle appoggiate al letto, ognuno di noi gioca con il proprio pisello, penso che basterebbe un piccolo gesto per scambiarci le mani ma esito, c'è un po' la paura di rovinare l'atmosfera.

“Dovremo provare anche belt e cane, prima o poi. Tanto se aspettiamo di prenderle dai matusa con quelli diventiamo vecchi”

“Ah, si garantito. Comunque stare otk da un qualcosa in più. E poi tutto sommato apprezzo che non ce le suonino in quel modo. Preferisco giocare con te e prendermi semplici sculacciate da Miles”

“Parole d'oro. Bisognerà solo stare attenti a non metterli in condizione di vederci i segni, ci sarebbero troppe domande imbarazzanti”

“Hai ragione”, gli dico, e gli racconto di quando mi sono messo otk guardando la Tv con Miles.

“Davvero hai fatto una cosa del genere? Bravo, io non ho mai il coraggio. Forse lo farei con Miles, ma con i miei mi rompe troppo”

“Una sera che resti qua ci mettiamo tutti e due otk e lo costringiamo a vedersi un film horror”

“Si, ma non stasera. Troppo rossi!”

“Ma dove lo troviamo un cane?”, gli chiedo

“Non lo so, o meglio, ci sono dei negozi che li vendono ancora ma non ce la farei mai a comprarlo lì”

“Io nemmeno. Per la belt invece non ci sono problemi”

“No, le provemo tutte”, risponde Ryan ridacchiando.

Sto per dirgli 'proviamone una ora', quando il rumore della macchina di Miles che arriva ci fa scattare in piedi, ci rivestiamo in 10 secondi netti e ci diamo un tono, poi andiamo incontro a Miles.

◊◊◊

“Ciao teppistelli, che avete fatto oggi?” ci accoglie Miles con le braccia cariche di borse della spesa.

Corriamo ad aiutarlo, Ryan è più veloce di me nel rispondere.

“Niente che ti dia l'occasione di suonarcele, per tua sfortuna!”

“Esatto –aggiungo io– abbiamo sistemato tutti i libri e fatta la lista per l'Horror film festival night alla quale sei invitato”

“Dio me ne scampi!”, risponde Miles, poi finge di rincorrerci e finiamo tutti in cucina ridendo.

“Ryan, resti a cena qua?”

“Nah. Sono fuori con i miei vecchi. Magari domani sera?”

“Affare fatto. Ma scordatevi che poi mi guardo un film horror con voi due”

“Beh, c'è sempre la lavatrice. Ti puoi sedere davanti e immaginare che l'oblò sia lo schermo. Ci si potrà collegare la parabola?”, dico io con aria innocente, e Ryan riscoppia a ridere.

Bratty boy, ci infilo te nella lavatrice!”, ma quello che mi arriva è più un abbraccio che un tentativo di afferrarmi.

◊◊◊

La serata casalinga scorre via veloce. Sono stanco, e mi addormento quasi subito sul divano per risvegliarmi poi quando Miles spenge il televisore; sono in versione docile e dolce, e non rifuggo da un bacio della buonanotte e una leggerissima pacca sul didietro.

Poi, a letto, ripenso al pomeriggio e mi carezzo a lungo, ricostruisco nella mia mente gli attimi più intensi e mi addormento di nuovo nonostante l'eccitazione intensa che provo nel rivivere le sculacciate del pomeriggio e nel pensare ai giochi che ci aspettano nei prossimi giorni.

◊◊◊

In realtà nei due giorni successivi non abbiamo l'occasione, ma non ne facciamo un problema. Usciamo per due pomeriggi consecutivi con gli amici di Miles, che mi accolgono tutto sommato bene. Ci sono anche due ragazze nel gruppo e una di loro mi colpisce per la simpatia che emana e per il sorriso dolcissimo che le rischiara il volto. Si chiama Helen, ha 13 anni, lentiggini e occhi verdi e mi scombussola esattamente come vedere Ryan nudo. Non riesco a comprendere come possono due cose così diverse produrmi gli stessi effetti e sono un po' sbalestrato.

E' una spece di banda, questo gruppo di ragazzi, e Ryan non si può definire un gregario. E' sempre quello che propone qualcosa, che ha le idee, che risolve i problemi, che ascolta tutti. In quei due pomeriggi lo osservo a lungo, lo ascolto, e non posso fare a meno di pensare che loro lo conoscono sì da anni e anni, ma nessuno di loro lo conosce come lo conosco io e godo di questa intimità.

Ryan mi racconta pregi e difetti di ciascuno di loro, mi dice chi gli sta simpatico e chi meno, mi parla di Helen come di una ragazza fantastica ma non la cita mai come un oggetto dei suoi desideri; quando gli chiedo se gli piace l'altra, Diana, risponde con un 'no' convinto.

Il secondo pomeriggio che passiamo insieme produce anche l'effetto, gradito e sgradito al tempo stesso, di metterci nei guai con Miles.

Ryan passerà la serata e la notte con noi, i suoi sono a Londra e approfittano per restare anche a dormire in città, sia io che Ryan siamo felicissimi di questo primo sleep over in camera mia e non vediamo l'ora; vorrei solo essere più sicuro di quello che mi passa per la testa: voglio sia i giochi con Ryan sia pensare ad Helen come una ragazza con cui fare qualcosa ed è tutto molto confuso.

Il guaio nel quale ci ficchiamo è un classico nella categoria 'cazzate che fanno sclerare gli adulti', ma abbiamo anche parecchia sfortuna.

Per tornare verso il nostro villaggio dovevamo attraversare per forza un passaggio a livello, l'alternativa era un giro molto più lungo. Il problema è che troviamo il passaggio a livello chiuso, è tardi e fatalmente uno dei ragazzi propone di passare sotto le sbarre, e non ci mettiamo molto a optare per questa soluzione. Passano tutti, gli ultimi siamo io e Ryan proprio mentre il treno si avvicina sempre più, il macchinista inizia a suonare furiosamente il clacson o come accidenti si chiama, io e Ryan acceleriamo il passo e ci mettiamo in salvo, o almeno così pensiamo: non abbiamo visto che dall'altro lato, in coda insieme alle altre macchine, c'è una vettura della polizia e indovinate chi becca? Proprio noi due, gli altri in qualche modo si erano dileguati.

“Cazzo”, dico io, “non ci voleva”

“Non ci voleva no”, fa eco Ryan. “Ora questi ci portano a casa e Miles sbrocca”

“Mi sa proprio di si”

Infatti va proprio così: i due bobbies ci chiedono chi siamo, ci fanno un discreto cazziatone, ci fanno caricare le bici nel loro cazzo di macchina e ci riaccompagnano a casa, per fortuna senza sirena.

Ryan mi guarda, mentre siamo in macchina, e abbozza un sorriso; io glielo restituisco nonostante il disagio che avverto, ho lo stomaco chiuso e penso prima a quanto sarà arrabbiato Miles, e poi a quante sculacciate ci toccheranno. Sinceramente, il pensiero che stavolta le prenderemo insieme si mescola con lo stomaco chiuso e mi procura sensazioni alternate tra il piacevole e il disperato.

◊◊◊

Beh, in pochi minuti arriviamo a casa e i due poliziotti (molto gentili, devo dire, una volta esaurito il compito di farci il cazziatone) suonano il campanello, Miles apre e la sua faccia non la scorderò mai: prima assoluto stupore, poi un istante di preoccupazione, poi vede che siamo integri e la faccia preoccupata lascia il posto ad uno sguardo corrucciato e arrabbiato, parecchio arrabbiato.

La situazione è presto spiegata, noi stiamo buoni buoni a capo chino e giochiamo la parte degli angioletti, tanto discutere o protestare servirebbe a ben poco. I due agenti vengono salutati e ringraziati, le bici tolte dalla macchina.

Sistemiamo le biciclette ed entriamo in casa, sento la stessa sensazione dell'altra sera quando in camera aspettavo Miles per la prima sculacciata: mal di stomaco, thrilling, un po' di vergogna e un po' di eccitazione, un po' di dispiacere e un po' di curiosità perché stavolta vedrò anche Ryan che le prende insieme a me, e lui vedrà me, e tutto questo mi elettrizza, non posso fare a meno di pensarci. E sono anche ragionevolmente sicuro che Ryan sta pensando esattamente la stessa cosa.

Mi aspettavo un cazziatone in prima regola, un urlata, richieste di spiegazioni ma non c'è niente di tutto questo: appena mettiamo il piede dentro casa sento la mano di Miles che mi agguanta l'orecchio e l'altra mano agguanta l'orecchio di Ryan. Ovviamente gridiamo, anche per la sorpresa, ma riconosco che la presa di Miles non è brutale. Imbarazzante, ma non brutale; e in ogni caso il tragitto è brevissimo, perché nel giro di pochi passi siamo in camera mia, qui Miles ci molla e subito ci portiamo la mano all'orecchio offeso.

“Vi siete divertiti a fare gli idioti, vero? Ora mi diverto io! Sganciatevi i pantaloni, forza.”

Non c'è molto da discutere, rapidamente ci sganciamo i pantaloni e appena scendono fino alle caviglie mi trovo ad essere preso per un braccio e sistemato otk, e la mossa successiva sono i boxer che vanno giù a raggiungere i pantaloni, dopodiché sento il culo esplodermi. Niente da dire, mi arrivano sculacciate fortissime e senza interruzioni, dopo pochi secondi vorrei già urlare come un aquila ma mi trattiene un atteggiamento un po' stupido e machista di voler sfidare Ryan a chi urla per primo e, forse, la consapevolezza che ce le siamo cercate fino all'ultima.

Anche se avessi voluto contarle, non ce l'avrei fatta. Questa è una punizione seria, niente a che vedere con le sculacciate dell'altra volta, ora Miles è più arrabbiato per il rischio idiota che abbiamo corso, e non riesco a dargli torto.

Quando si interrompe e mi fa alzare ho la faccia rossa, e mi massaggio immediatamente il culo. Non ho avuto modo di osservare Ryan mentre le prendevo, ora però posso osservare lui che, ovviamente con il culetto ben esposto, sta già prendendo le prime sculacciate di una lunga serie.

Riconosco che vedere Ryan otk in questa situazione produce sia dispiacere sia curiosità/eccitazione, probabilmente starei ancora peggio se non lo conoscessi e se non avessimo parlato e “giocato” tra noi come abbiamo fatto; e anche vedere un altro sculacciato, in questa situazione, mi fa desiderare di farli smettere e di abbracciarlo, di consolarlo.

Ma Ryan mi sorprende, perché volta la testa verso di me e strizza l'occhio, questo sdrammatizza un po' la situazione anche se il gesto si trasforma in una smorfia quando le sculacciate si intensificano e raggiungono il punto più sensibile, vicino alle cosce.

Comunque sia, la nostra piccola competizione su chi avrebbe implorato per primo di fermarsi non ha avuto vincitori. Anche Ryan si è preso la sua ripassata senza dire una sillaba, solo qualche gemito esattamente come me.

Quando Miles lo fa alzare vedo la sua faccia congestionata, e le mani che immediatamente iniziano a massaggiarsi il culetto.

E ora ci tocca pure il cazziatone...

“Ma cosa vi è saltato in mente di fare questa solenne cazzata? E se inciampavate? Avete idea del rischio che avete corso, coppia di stupidi? E sapete benissimo entrambi che se c'è una cosa che non dovete fare è farmi prendere questi spaventi!”

“Ci dispiace, Miles, davvero”, rispondo io

“Vi dispiace essere stati beccati! Dovrei darvele ancora, fino a domattina! E a proposito di domani, siete confinati in casa.

Ryan mormora qualcosa, non capisco completamente ma il senso è che avrebbe preferito altre sculacciate.

“Hai detto qualcosa, Ryan?” gli dice Miles con tono minaccioso

“No, no. Niente. Ci dispiace, ok? Pensavamo che se arrivavamo in ritardo ti arrabbiavi”

Ora si che urla. “E voi per non arrivare in ritardo 10 minuti rischiate di farvi investire da un TRENO!!!”, e appena finito di dire 'treno' Ryan è di nuovo otk e si prende la seconda razione, anche questa cercata. Non poteva dire niente di più stupido, penso mentre lo vedo contorcersi sotto le sculacciate di Miles e penso che poi ritoccano anche a me.

Se non altro la seconda dose è parecchio più breve, non aspetto nemmeno che Miles mi dica qualcosa: mi metto da solo steso sulle sue ginocchia, stringo i denti e mi prendo un'altra dozzina almeno di sculacciate fortissime, poi tutto finisce.

Miles si è un po' calmato ora, l'arrabbiatura è passata; e vederci lì, facce rosse e mani sul didietro per massaggiarcelo, mezzi nudi e indifesi lo fa sciogliere un po'.

“Ok, chiudiamola qui. La cena è pronta, vi aspetto di là.”, e va verso la porta.

“Miles, aspetta!” gli dico, e gli vado incontro.

“Che c'è?”

Apro le braccia, un po' esitante, lui capisce, sorride e mi abbraccia carezzandomi la testa. Ryan si unisce immediatamente e passiamo un minuto buono in silenzio godendoci la sensazione bella e positiva dell'affetto che emana un abbraccio del genere. E riconosco che è molto più intenso l'affetto dell'abbraccio rispetto al dolore e alla rabbia delle sculacciate.

“Lo so, l'ho già detto. Mi farete venire i capelli bianchi prima del tempo, teppistelli”

“Li hai già i capelli bianchi”, dice Ryan guardando Miles.

“Uno è proprio qui”, aggiungo io puntando il dito sulla fronte di Miles.

“Stamattina non c'era, quindi è la conferma che è colpa vostra. Forse dovrei sculacciarvi ancora”, ci risponde mentre ancora ci carezza la testa.

“Troppo tardi. L'abbraccio post-sculacciate è la fine del match. Ora non puoi più darcele fino a... fino a...”

Ryan non fa in tempo a finire, perché Miles completa la frase.

“Fino a dopocena se non rigate dritto!”

◊◊◊

Miles va a finire di preparare la cena, io e Ryan restiamo soli e ci guardiamo: non possiamo fare a meno di sorridere, ci scambiamo pacche sulle spalle e ci complimentiamo a vicenda per come siamo stati tosti nel prenderci le sculacciate.

“Prossima volta dobbiamo farcene dare di più”

“Tu sei matto, ma sono d'accordo. Ce le ha suonate forte, ma potevano essere di più”

“E' una palla domani stare in casa. Gli altri vanno in piscina e senza di noi si annoieranno, non sapranno che fare.”

“Dopocena ci lavoriamo Miles. Magari ci concede qualche ora di libertà. I tuoi quando tornano?”

“Domani sera.”

“Ti fa male il culo?”

“Si, un po'. A te?”

“Un po'. Fammi vedere”

Ryan si volta, gli alzo la maglietta e ammiro il rossore diffuso. E' più rosso dell'altro pomeriggio quando ci siamo sculacciati noi. Esitando, lo sfioro con un dito poi vinco gli indugi e lo carezzo. Lui si volta per poter fare la stessa cosa, e sentiamo la reciproca eccitazione.

“Ho voglia di farmi una sega”, dice Ryan mentre continua a carezzarmi.

“Anch'io ma dovremo aspettare quando andiamo a letto”

“Si. Fammi vedere il tuo”, e mi giro. Mi piace tantissimo esibire a Ryan il mio fondoschiena, e sento le sue mani su entrambe le natiche. Ho un po' di paura riguardo alla masturbazione, perché uno dei miei segreti è che ancora non riesco a raggiungere l'orgasmo e ho il naturale timore che una cosa del genere sia fonte di prese in giro da parte di un coetaneo, che, evidentemente, non ha lo stesso problema.

“Dai, andiamo a nutrirci”, e mi rimetto i boxer. Quando Ryan vede che non mi metto i pantaloni mi imita e raggiungiamo Miles in cucina.

◊◊◊

Beh, il lato buono di aver preso una bella ripassata come quella è che sembrava non fosse successo nulla. Ridiamo e scherziamo per tutta la cena, sparecchiamo e sistemiamo la cucina tutti insieme; Miles scherza sul fatto che abbiamo addosso solo i boxer e dice che abbiamo i culi così rossi che fanno luce, Ryan a sua volta lo prende in giro dicendo che il suo amico, cioè suo padre, picchia molto più forte e che Miles in fin dei conti è un softie, un tenerone. “Tu dammi un'altra occasione, e poi vediamo se dici ancora che sono un softie”, gli risponde Miles; devo ricordare a me stesso che alla fine della fiera questa è stata la prima sculacciata che Miles ha dato a Ryan e probabilmente la cosa li ha coinvolti più di quanto appaia evidente.

“Sono stato softie, Giacomo?” mi chiede poi Miles.

“Nah. Le ho sentite molto di più dell'altra volta”

“Vedi? La voce della verità!”

“Senti, Miles...” inizio così la mia strategia per il giorno dopo

“Dimmi... anche se immagino di già cosa vuoi dirmi”

“Non è che domani possiamo chiedere qualche ora di libertà?”

“Pensate di meritarla?”

“Si e no”, rispondo.

“Si perché siamo stati sculacciati, no perché la stronzata l'abbiamo fatta”, aggiunge Ryan

“Dove vorreste andare?”

“In piscina con gli altri ragazzi del giro”

“Alle tre a casa?”

“Grazie Miles, grazie davvero” gli dico sorridendo, e ci dirigiamo verso il salotto per un po' di televisione; in corridoio camminiamo affiancati, Miles nel mezzo e noi due ai lati, le braccia del nostro adulto preferito attorno alle nostre spalle; improvvisamente, all'unisono, le braccia di Miles si staccano e subito dopo due schioccanti sculacciate, una per uno, ci arrivano mentre camminiamo.

“Giusto per ricordarvi cosa succede se tornate a casa anche con un solo minuto di ritardo”, dice ghignando e noi facciamo un po' di scena come se ci avesse colpito con una mazza da baseball.

Però, in effetti, quella singola sculacciata ha risvegliato un po' di bruciore nelle parti morbide.

◊◊◊

Non proviamo nemmeno a convincere Miles a guardare un film horror con noi, ci arrendiamo subito quando si rifiuta e ci rassegnamo a vedere quello che preferisce lui, che non è poi così male, un thriller con John Travolta ambientato nella metro di New York.

Dopo una ventina di minuti di film decido di far vedere a Ryan la mia posizione preferita per vedere la tv, e mi sdraio otk su Miles. Il solo commento di Ryan è “Anch'io! Anch'io!”, e per qualche minuto ci combattiamo il posto, finchè non riusciamo in qualche modo a stare entrambi otk. Miles scuote la testa, ci fa qualche grattino alla schiena e continua a vedere il film; ma mi rendo conto che non stiamo comodissimi, così faccio il gesto generoso di lasciare il posto d'onore a Ryan. In fin dei conti io posso mettermi otk davanti alla tv tutte le sere, lui ha molte meno occasioni.

Mi siedo accanto a Miles, così Ryan poggia praticamente il busto e la testa sul mio grembo e mi sento strano. Nonostante la presenza di Miles vorrei tirare giù i boxer a Ryan e carezzarlo, e dargli anche qualche sculacciata.

Dopo un po' mi ricordo quello che mi disse Miles giorni fa.

“Ehi Miles, Ryan però così sta violando il Correct Over The Knee Act, non ti pare?”

Miles mi guarda sorridendo, mi dice che ho ragione e provvede ad abbassare un po' i boxer di Ryan, che sta al gioco e non si lamenta. Però non riceve nemmeno una sculacciata per gioco, e forse è meglio così.

◊◊◊

Il film finisce, io sbadiglio e annuncio che vado a letto. Ryan immediatamente si alza, si riveste e dichiara che viene anche lui. Diamo a Miles un bacio di buonanotte, gli promettiamo che facciamo noi la colazione la mattina dopo e andiamo prima in bagno a lavarci i denti e poi in camera. Ryan ha preso un asciugamano dal bagno ma non capisco perché.

Ryan sogghigna, capisce la mia perplessità e mi spiega.

“Serve a non fare troppi danni”

“Cioè?”

“E' da oggi che ho voglia di.... Insomma, hai capito”

Divento rosso, ho capito e capisco anche che non sarà facile per me la scelta tra estraniarmi o partecipare e dover spiegare i miei limiti.

Ryan non esita a togliersi i boxer e la maglietta e stendersi sul letto, l'asciugamano sul dorso. E' già eccitato e lo sono anch'io.

“Non mi raggiungi?”, mi chiede poi e nel suo sguardo leggo solo amicizia, affetto.

'al diavolo', mi dico, e mi spoglio anch'io. Mi stendo accanto a lui, dividiamo l'asciugamano e iniziamo a masturbarci l'uno accanto all'altro. La situazione mi piace, non posso negarlo. Il mio lato esibizionista ha facilmente il sopravvento sulla timidezza e sul disagio e ben presto siamo entrambi in piena azione.

La cosa strana è che con lo sguardo cerchiamo entrambi di guardare l'altro che si masturba, piuttosto che noi stessi; dapprima pensavo che fossi solo io, poi mi accorgo che anche Ryan mi osserva; un paio di volte i nostri sguardi si incrociano e arrossiamo tutti e due.

A Ryan sfugge un gemito, e per la prima volta in vita mia assisto ad un orgasmo. Mi stupisce la densità del liquido, meno il colore perché so che è bianco quasi come il latte, però più opaco; e, rispetto alle mie ampie conoscenze teoriche, mi stupisce anche che Ryan sia ancora eccitato.

Ora il disagio cresce, perché per quanto mi agiti e muova la mano con crescente velocità, so che non riuscirò a fare come lui e mi sento in qualche modo menomato, impacciato.

Ryan mi guarda e sorride, come se avesse capito e nemmeno per un attimo si mostra superiore, o migliore; mi posa una mano sulla gamba, mi mormora 'stai tranquillo', poi con molta dolcezza, cogliendomi completamente alla sprovvista toglie la mia mano dal mio eccitatissimo pisello e la sostituisce con la sua.

Io sono pietrificato, sorpreso, ma subito anche piacevolmente colpito dal suo gesto: chiudo gli occhi, emetto un gemito, lo lascio fare; vorrei ricambiare ma non oso muovermi, mi concentro su mille visioni, una su tutte i nostri culetti rossi, Miles che ci prende a sculacciate, Ryan che le da a me, io che le do a Ryan e finalmente, soffocando un grido, erutto tremando come una foglia.

◊◊◊

C'è silenzio per diversi minuti.

Entrambi vogliamo, penso, sia goderci quegli istanti sia provare a capire cosa è successo: certo io mi sento confuso, ma anche in qualche modo appagato, incuriosito, riconoscente.

E' Ryan che spezza il silenzio, guardandomi e dicendo semplicemente “Wow... sei stato bravo!”

Io lo guardo stupito.

“Bravo? E' la prima volta che... che... insomma, hai capito”

“La prima volta che vieni? Davvero? Allora sei stato ancora più bravo!”

“Ma come”, dico io, “se ero bravo c'ero riuscito da solo”

“Da soli son bravi tutti. E poi non è mica un delitto durare più a lungo, non so se mi spiego”

Io divento rosso, nonostante l'intimità assoluta che si è creata tra noi.

“Io pensavo di avere un problema”

“Io vorrei resistere a lungo come te!”

Sorrido, ci scambiamo un cinque con le mani e ci liberiamo dell'asciugamano umido e prendo mentalmente nota di scaraventarlo sotto la doccia domattina.

“Ti devo un favore grosso”, gli dico quando ci rimettiamo distesi sul letto, stavolta sul fianco per chiacchierare meglio.

“Nessun problema, quando vuoi lui è a tua disposizione”

“Posso chiederti una cosa?”

“Certo”

“Ma è la prima volta che... che... cioè, che tocchi il cazzo di qualcun altro?”

“Si, ma se devo essere sincero ci pensavo da un po'. Ti ha sconvolto o ti ha dato noia?”

“Zero. Sorpreso, quello si, ma mi è piaciuto. Domattina voglio farlo io”, gli dico con molta meno esitazione di quello che avrei pensato solo poche ore prima.

“Guarda che non dovremo aspettare domattina... tempo mezz'ora e siamo di nuovo duri come il legno!”

In effetti io ero di nuovo già quasi eccitato, e mi bastò un occhiata verso il ventre di Ryan per capire che anche lui era a buon punto.

“Domani pomeriggio se Miles va da qualche parte possiamo anche sculacciarci ancora se ti va”, gli dico.

“Certo”, risponde Ryan e poi aggiunge “potremmo anche provare le cinture”

“Se non è troppo rosso di quelle prese stasera”

“Controlliamo un po”, mi risponde, e mi tocca leggermente per farmi stendere.

Ecco, stare sdraiato a pancia sotto, completamente nudo, con Ryan che mi osserva il fondoschiena contribuisce notevolmente a rimettermi in uno stato di considerevole eccitazione. Starei ore, mi rendo conto, a farmi guardare da Ryan e starei altrettante ore a guardare lui nello stesso modo.

“E' ancora molto rosso?”

“No, assolutamente no”, risponde lui e sembra, dal tono, quasi deluso; poi inizia a toccarlo, premendo e carezzando.

“Fa male?”

“No”, rispondo, e mi rilasso completamente mentre Ryan mi continua a carezzare. Non so cosa mi piace di più, se le carezze sul culetto o farmi sbattere davanti, e non so cosa mi piacerebbe di più fargli; so che se fossimo soli mi farei sculacciare da lui fino all'alba, e poi farei altrettanto.

Ma anche lui ha le sue esigenze, e ci piacciono le stesse cose; pur continuando a carezzarmi si stende al mio fianco, pancia sotto, un chiaro invito a rendergli il favore e non mi faccio certo pregare; una rapida occhiata a quel bellissimo fondoschiena, dal quale il rossore sembra quasi completamente sparito, e poi inizio ad imitare i suoi movimenti.

◊◊◊

Quando mi risveglio è notte fonda, Ryan dorme accanto a me. Lo guardo per un po' di tempo, lo sfioro sulla schiena e sul culetto, poi copro entrambi con il lenzuolo e mi rimetto anch'io a pancia sotto, cercando di stare il più vicino possibile a lui.

◊◊◊

“SVEGLIA DORMIGLIONI”, sento Miles che grida in corridoio. Sono sveglio da poco, Ryan dorme ancora e solo l'urlo di Miles lo desta. Mi guarda con aria assonnata, poi bofonchia qualcosa che non capisco. Una rapida occhiata mi consente di appurare che siamo abbastanza coperti da non creare imbarazzi inutili (che forse nemmeno ci sarebbero) e quando Miles entra in camera lo accolgo con un sorriso.

“Ma che ore sono”, gli chiedo

“Le dieci e piove come ai tempi di Noè e dell'arca”

Ryan è decisamente sveglio, perché non perde l'occasione. “Ah, te li ricordi ancora”

Ridacchio, e anche Miles. “Oh, si. A quei tempi chi faceva lo spiritoso con gli adulti correva seri rischi”, ci risponde mentre si siede sul letto, e subito parte un attacco di solletico ad entrambi che ci fa contorcere dalle risate.

“No no ci arrendiamo! Ci arrendiamo!”, grido, e siccome ci siamo (istintivamente?) girati a pancia sotto, mezzi scoperti, ci arrivano due sculacciate che ci fanno ridere più che gridare, poi altre due e infine un po' di grattini alla schiena, che fanno sempre piacere.

“Basta, teppistelli. Alzatevi che è ora di far colazione. Tanto in piscina non ci andate con questo tempo”

“Mi sa di no. Che facciamo allora, mettiamo la casa a ferro e fuoco?”, propone Ryan

“Anche no”, risponde Miles dalla porta, poi aggiunge “cinque minuti ed è tutto pronto”

Ci alziamo, siamo ancora nudi come vermi e gli occhi di Ryan scintillano, è chiaro cosa avrebbe voglia di fare e anche io ma sorridendo gli dico “Aspettiamo il pomeriggio... magari Miles esce e da soli ci divertiamo di più”

“Ok, ok.”. Poi aggiunge, un po' esitante, quasi arrossendo: “Ci rimettiamo anche otk?

“Certo”, rispondo, e gli allungo una rapida sculacciata, quasi una carezza.

◊◊◊

La mattinata scorre veloce, aiutiamo Miles in un po' di faccende di casa. Per fortuna piove, in un certo senso, altrimenti ci avrebbe messo al lavoro anche in giardino.

Subito dopo pranzo il nostro desiderio viene esaudito.

“Ragazzi, io vado in ufficio, ho un po' di cose da fare. Voi che pensate di fare?”

“Restiamo a casa”, rispondo io, e Ryan annuisce.

“Ok. Stasera tornano i tuoi, Ryan. Andiamo tutti insieme a cena al Rose & Crown, vi va bene?”

“Ci puoi giurare. A che ora tornano i vecchi?”

“Alle otto più o meno. Io sarò a casa per le sette e mezzo, non credo prima. Posso stare tranquillo o date fuoco alla casa?”

“Certo che puoi stare tranquillo. Nel caso noi stiamo in giardino al sicuro”, rispondo prontamente.

Bratty boy, se ti vedo solo con un fiammifero in casa ti rinchiudo nella Torre di Londra”

“Se se se, vorrei vederti. Resisteresti due ore senza di me, poi saresti un uomo finito”.

Miles sorride, mi scompiglia i capelli e poi ammette con finta riluttanza: “Mi sa anche a me. Forse nemmeno due ore...”

◊◊◊

Eccoci soli e sento la tensione (non riesco a definirla meglio) che cresce. Siamo in salotto, seduti sul divano fianco a fianco, sappiamo bene entrambi cosa vogliamo ma esitiamo tutti e due a dire la prima parola, o a fare la prima mossa. Ci guardiamo sorridendo, poi faccio un respiro e passo all'azione: afferro Ryan per un braccio, me lo stendo sulle ginocchia e la resistenza che offre è puramente simbolica, anzi mi aiuta a sistemarlo meglio e quando alza un po' il culetto non mi faccio certo pregare, inizio a sculacciarlo rapidamente, sui pantaloncini leggeri che ancora indossa. Scopro con sorpresa che le sculacciate date così consentono alla mano di esplorare le forme del culo, di esplorare la fessura in mezzo; sono piacevoli e divertenti, non quanto quelle bare bottom ma abbastanza da farle durare più di quello che avrei immaginato. E, inoltre, mi piace anche prolungare l'attesa del momento in cui io deciderò quando abbassare i pantaloni, e poi i boxer, e godermi la scena del fondoschiena di Ryan che diventa rosso.

Intanto lui emette qualche gemito, si muove come a dirmi 'spogliami! Spogliami!', ma io resisto e continuo a sculacciarlo così.

Poi, dopo un po', non resisto più. Armeggio con le mani davanti, trovo il bottone dei pantaloni, lo sgancio, abbasso anche la cerniera, Ryan collabora, i pantaloni vanno giù e quando vedo le due natiche coperte solo dai boxer mi pare di toccare il cielo con un dito.

Qualche carezza, una piccola pausa, poi ricomincio: di nuovo la sensazione piacevole delle mani che vedono il culetto di Ryan, come se il tatto sostituisse la vista; di nuovo lui che implora silenziosamente di essere messo a nudo, di nuovo io che prolungo; ma scopro anche che sono ansioso di essere io al suo posto e provare quella stessa sensazione dal polo opposto, avvertire io la voglia di essere spogliato, godermi l'attesa.

Quando proprio non resisto più abbasso anche i boxer, e per un attimo sono persino preoccupato di avergliele date troppo forte, da quanto appare rosso il culo di Ryan; ma da come si è spostato per farsi abbassare i boxer, e da come si rimette subito in posizione con il fondoschiena arcuato verso l'alto, e da come è eccitato davanti, capisco che vuole che continui e la preoccupazione passa.

Lo sculaccio ancora per un bel po', lui non ha emesso un solo suono, mi stringe forte le caviglie e muove il bacino, sento il suo pisello durissimo contro le mie gambe; ora accelero, perché voglio fare il cambio, e tutto avviene rapidissimamente:

“Ora tocca a me”, gli dico, giusto prima di farlo alzare gli carezzo dolcemente il culetto, voglio sentire il calore che emana; poi lui si alza, si spoglia completamente ed è veramente eccitatissimo, anch'io sento duro davanti; si siede, mi afferra, mi ritrovo a vedere il pavimento e subito arrivano sculacciate abbastanza forti da farmi sobbalzare e scopro con piacere che la sensazione di prenderle vestito è esattamente quella che avevo pensato poco fa: avverto la mano di Ryan che si adatta, colpendolo, alla forma del mio culo e anche lui 'gioca' a trovare con la mano la spaccatura delle due natiche, colpendo sempre zone diverse.

Lui, però, non ha la mia pazienza e la mia costanza e passa meno tempo –almeno così sembra a me– prima che mi sganci i pantaloni e me li tolga completamente, poi mi toglie anche la maglietta; lo aiuto, anche lui è completamente nudo e attraverso i boxer sento la sua eccitazione; ricomincia a sculacciarmi sui boxer, io provo a immaginarmi la scena e ha ragione Miles, sono davvero esibizionista: mi piace da matti farmi vedere così, con addosso solo i boxer, vorrei contemporaneamente restare così e farmeli togliere.

Di nuovo, Ryan ha più fretta di me e mi toglie anche i boxer, ora siamo entrambi nudi e non so più a quale sensazione dare retta, se a quella delle sculacciate dietro o a quella davanti, con i nostri due cazzi eccitati che si toccano come se avessero vita propria.

Ryan va avanti un bel pezzo, sento il culo in fiamme, dalla parte più alta vicino alla schiena fino al sit spot e lì sono le più dolorose. Mi agito, emano suoni strani che sono a metà tra il sospiro di piacere e il mugugno di dolore; vorrei quasi venire mentre sono così ma mi trattengo, voglio far durare tutto il più possibile.

Dopo quella che mi è sembrata un eternità Ryan smette di sculacciarmi e inizia invece a carezzarmi dal collo fino alle cosce, e questo sì che mi piace; però non posso fare altrettanto, quindi mi alzo e sorridendo gli dico “Andiamo in camera mia”, e mi segue. Mi piace camminare nudo per casa, provo un sentimento molto animalesco di possesso del territorio, e mi piace sentire lo sguardo di Ryan fisso sul mio culetto.

Quando arriviamo in camera ci buttiamo sul letto, e non ho esitazioni nell'afferrare il cazzo di Ryan e iniziare a masturbarlo; lui fa altrettanto, mentre con l'altra mano ci carezziamo dove possibile, non ci vergogniamo quando i nostri sguardi si incrociano, anzi ridacchiamo.

Lui scoppia per primo, accompagnando l'eruzione vulcanica con movimenti del bacino e suoni di piacere, ma non smette di muovere la sua mano intorno al mio cazzo, anch'io inizio a gemere e muovere il bacino fino a che, lanciando addirittura un grido, non riempio l'aria, la mia pancia, il lenzuolo e chissà cosa altro con un getto prepotente, dopodiché mi accascio sul letto ansimando.

***

“Wow!”, dice Ryan dopo qualche istante.

“Altro che wow... Cazzo!”, aggiungo. Noto che le nostre mani non hanno abbandonato la postazione, giocherelliamo con i reciproci ciuffi di peli alla base del pube, e nonostante quello che è appena successo siamo entrambi ancora abbastanza eccitati.

“Girati”, mi dice Ryan.

“Aspetta