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Tommaso e Andrea
Part 2 – Sorprese

by Sherwin Miller

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Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 06 Feb 2011


Sorprese

 

Sabato pomeriggio, casa di Tommaso. Lui e Andrea sono soli, Mario è fuori per fare la spesa e i ragazzi prima hanno approfittato della casa libera per fare un po' di sesso, poi si sono piazzati davanti al televisore per godersi una importante partita della Premier League in diretta su Sky; peccato che il decoder non collaborasse e la sola cosa che diceva era 'Nessun Segnale dalla Parabola'.

Vari tentativi di staccare e riattaccare il cavo furono inutili; inutile anche provare a telefonare al call center, c'era sempre la voce registrata che ripeteva 'Operatori tutti occupati' eccetera.

“Basta, vado sul tetto a vedere se la parabola è a posto” disse Andrea quando tutte le cartucce a disposizione furono esaurite.

“Sei pazzo? Sul tetto? E' pericoloso”, gli fa subito Tommaso

“Starò attentissimo”, risponde Andrea

“Non dire cazzate, non puoi farlo. Oltretutto se torna papà e ti vede sul tetto sai bene come va a finire”

“Eh? Ma va, figurati” è la risposta noncurante di Andrea

“Lo sai benissimo che è fissato con la sicurezza. Te le suona e avrebbe ragione”

“No, non lo farebbe”

“Scommettiamo? Tanto il culo è il tuo. Te le darebbe con la cintura un'altra volta”

“Dubito, anzi sono sicuro di no”

“Non puoi farlo comunque, pensa a quante ne hai dette e date a me per la bici con la nebbia”

“Era diverso”, disse Andrea, e già erano arrivati in soffitta davanti al lucernario per l'accesso al tetto.

“Andre, non lo fare. Potrebbe essere interessante vedere che le prendi, ma preferisco dartele io”, disse Tommaso giocando l'ultima carta.

“Dai, cucciolo, stai tranquillo. Non son mica scemo”

“Scemo no. Stupido si se fai questa cosa”

“Nessuno lo saprà mai”, rispose Andrea arrampicandosi sul tetto.

Tommaso restò indietro, imbronciato e arrabbiato. Una parte di se sperava nel ritorno di suo padre proprio mentre Andrea era sul tetto, sicuramente si sarebbe arrabbiato tantissimo e, secondo lui, Andrea correva davvero il rischio di essere sculacciato.

'Peggio per lui', si disse Tommaso, ma non lo aiutò a cacciare la preoccupazione.

Andrea, intanto, avanzava carponi verso l'antenna. Ora che era lassù sentiva il vento sbattergli la felpa, e doveva ammettere che non si sentiva proprio al sicuro.

In ogni caso fu tempo perso perché la parabola non aveva niente, almeno a vederla così, che non andava. Il filo era attaccato bene, non c'erano segni di danni; poteva tornare indietro, non era servito a niente.

Proprio mentre tornava indietro udì un rumore, era lo sportello della macchina di Mario che si chiudeva; il vento aveva coperto il rumore del motore in arrivo, e Mario era là fuori. Non lo aveva visto, Andrea avrebbe anche avuto il tempo di rientrare... ma una tegola bizzosa gli giocò un brutto scherzo e produsse un rumore stridulo mentre lui la calpestava.

Il rumore della tegola richiamò ovviamente l'attenzione di Mario, che alzò la testa e sbiancò vedendo Andrea sul tetto. L'istinto fu quello di cacciare un urlo, ma riuscì a trattenersi per paura di spaventarlo; corse in casa, fece le scale a quattro a quattro e quando arrivò al lucernario vide Tommaso e le gambe di Andrea che iniziavano a rientrare.

Tommaso subito prese le distanze da quanto stava succedendo, perché aveva visto la faccia del padre e non era per niente felice.

“Io non c'entro niente, glielo avevo detto di non farlo!” disse Tommy, aiutando contemporaneamente Andrea a rientrare.

Appena fu dentro Mario vide che stava bene, era solo un po' scosso e abbastanza impacciato; Mario non perse tempo, lo afferrò per un braccio e gli piantò immediatamente due sculacciate fortissime, condite da un “Ma cosa ti è saltato in mente!!!!!!!!!” quasi gridato.

Andrea arrossì e dopo i due colpi portò le mani dietro per pararne altri, ma sembravano finiti. Dentro di se temeva però fosse solo l'inizio.

“Non funziona sky... ho pensato che fosse la parabola guasta” rispose un po' esitante

“E secondo te la parabola ti avrebbe detto dove era guasta e come fare a ripararla????”, fu la replica di Mario.

Davanti al lucernario, per sfortuna di Andrea, c'era una cassapanca; Mario si mise a sedere e sempre tenendo Andrea per un braccio se lo distese sulle ginocchia. Tommaso non potè fare a meno di pensare 'Lo sapevo', Andrea non potè fare a meno di pensare 'idiota che non sono altro', e le sculacciate cominciarono a piovere, forti e rapide.

Non che avesse fatto molta differenza, ma avere addosso solo un paio di pantaloncini corti facilitò a Mario il mettere a nudo il culetto di Andrea, e la sculacciata riprese con più vigore. Andrea si agitava, si lamentava e gridava che gli dispiaceva e non lo avrebbe rifatto, ma servì a poco; solo quando entrambe le natiche furono ben arrossate Mario rallentò il ritmo. Poi si fermò, Andrea pensò che avesse finito e iniziò ad alzarsi, ma Mario lo fermò e gli disse “Non ho ancora finito con te!”. Tommaso era in parte affascinato (inutile negarlo, si disse) e anche parecchio dispiaciuto, pur ammettendo che non solo lo aveva previsto, ma anche che erano decisamente meritate. Quando vide suo padre sfilarsi la cintura ebbe un fremito. Non fece però in tempo a dire niente, perché con estrema rapidità Mario dette due frustate con la cintura ripiegata, Andrea gridò e due segni ancora più rossi apparvero sulla pelle di Andrea.

Mario posò subito la cintura, ora era finita davvero. Carezzò la testa e la schiena di Andrea e lo aiutò a rialzarsi. L'arrabbiatura era passata e gli venne in mente che stavolta lo aveva davvero punito come un figlio, non c'era stato un 'accordo' come la volta precedente; ebbe quindi un momento di timore che Andrea potesse essere arrabbiato per il trattamento.

Il momento di timore passò immediatamente quando Andrea, appena messo in piedi, gli chiese scusa e lo abbracciò, con gli occhi rossi; Mario lo strinse forte senza dire niente.

“Sono stato un idiota, scusami, scusami” disse il ragazzo, e Mario rispose con una stretta più decisa e lo rassicurò.

“Mi hai fatto prendere uno spavento che non immagini nemmeno”

Andrea si rivestì e si massaggiò un po' il posteriore, poi si asciugò gli occhi. Non osava guardare Tommaso, ma Tommy fu abbastanza saggio da mettergli una mano sulle spalle e, con sua grande sorpresa, gli dette un bacino sulla guancia. Andrea fu deliziato da quel piccolo gesto di affetto, il solo che potevano permettersi davanti a Mario, ma che per loro voleva dire infinitamente di più.

Mario sorrise quando vide la scena, e pensò che aveva due ragazzi meravigliosi nonostante la loro capacità di mettersi, ogni tanto, in questo tipo di guai pur sapendo le conseguenze.

Tommaso, dal canto suo, non vedeva l'ora di essere solo con Andrea per consolarlo, nel modo tutto loro, per controllare i “danni”, come chiamavano i risultati delle sculacciate, ma anche per dirgli quello che pensava e dargli la sua parte di sculacciate, era abbastanza convinto che Andrea se le aspettava esattamente come lui si era aspettato e preso la parte di Andrea per la storia della bicicletta.

Andarono tutti e tre in salotto e, miracolosamente, c'era una scritta sul televisore: “ci scusiamo per l'inconveniente tecnico che sarà risolto quanto prima”, solita scritta bianca nella schermata celeste del canale satellitare.

“Ma guarda –fece Mario– sembra che il problema sia un po' più esteso della nostra parabola”, ma sorrideva.

“N-Non c'era quando siamo saliti”, rispose Andrea un po' a disagio. Non solo le aveva prese per niente, ma aveva anche corso un rischio completamente inutile.

Tommaso scosse la testa, guardando con aria strana Andrea; appena Mario andò per un attimo in cucina ne approfittò per mandare prima una minaccia con la mano, poi un bacio e infine un “ti amo”mormorato senza voce, che Andrea capì perfettamente così come gli altri due messaggi.

Mario portò noccioline e coca cola, elementi indispensabili per godersi la partita; e come per miracolo le immagini apparirono...

“Te lo avevo detto io che bastava aspettare”, disse Tommaso ad Andrea, e si ebbe in cambio un occhiataccia. Tommy rispose con un ghigno sardonico, come dire che lo aveva detto apposta e che non aveva alcuna intenzione di smettere di prenderlo in giro.

Si piazzarono davanti alla TV: Mario sul divano, Andrea un po' più in là e Tommaso, invece di sistemarsi anche lui a sedere insieme a loro si distese con la schiena contro il divano... esattamente in mezzo alle gambe di Andrea; il quale non resistette alla tentazione di carezzargli un attimo la testa. Poi ritrasse la mano. Tommy aveva capito e apprezzato il gesto. Speravano entrambi di restare soli il prima possibile, ce n'era di che parlare (e non solo)...

Mario, intanto, rifletteva e osservava i due ragazzi. C'era una parte di se che lo spingeva a chiedergli di aprirsi con lui e dirgli qualcosa, un altro che rispettava profondamente sia il loro sentimento (ormai era abbastanza sicuro che vi fosse qualcosa tra loro) sia i loro tempi; quello che poteva continuare a fare era sostenerli e non dare mai l'idea di essere preoccupato, nemmeno minimamente, di come il loro rapporto potesse evolversi.

Poi c'era un altro aspetto su cui riflettere. Ora era un po' pentito di aver reagito così bruscamente con Andrea, e di averlo sculacciato così severamente; lo vedeva tranquillo, ma aveva paura di aver esagerato e di aver ecceduto nel loro rapporto, e questo non lo faceva stare né bene né tranquillo.

Così, nell'intervallo della partita gli chiese se poteva accompagnarlo in cucina per portare via i resti dello spuntino, e Andrea si alzò immediatamente.

Per fortuna Tommy non li seguì, intento a fare zapping forsennato.

Una volta in cucina, Mario esitando iniziò a parlare ad Andrea.

“Senti, mi spiace per quello che è successo. Sono stato troppo brusco e non avevo alcun diritto di dartele. Spero tu non sia arrabbiato con me.”

Andrea lo guardò e scosse la testa, poi sorrise e mise una mano sulla spalla di Mario.

“Stai tranquillo, non sono minimamente arrabbiato. Casomai sono imbarazzato e dispiaciuto per aver fatto una così epica cazzata, davvero. E non mi spiace averle 'prese', come dice Tommy. Cioè, non fraintendere –aggiunse arrossendo– non voglio dire che mi è piaciuto, voglio dire che non sono né arrabbiato né turbato. Come Tommy, ho fatto una cazzata, le ho prese e ora è finita. E poi, se vuoi saperla tutta, mi sono sentito davvero... non so come dire... mi sono sentito 'a casa', capisci?”

Mario fu sollevato enormemente dalle frasi di Andrea, e sorrise.

“Ok –rispose rimettendo la cosa su un piano scherzoso, proprio come avrebbe fatto con Tommaso– vuol dire che la prossima volta te ne do di più!”

“Nah. Niente prossima volta. Basta e avanza questa...”, rispose Andrea massaggiandosi platealmente il fondoschiena.

Tornarono in salotto ridacchiando, e Tommy chiese subito cosa avessero da ridere.

“Papà, Andrea ti ha raccontato qualche barzelletta porno? A me non le racconta mai!”

“No. Ho solo detto a tuo padre che non è per niente giusto”, rispose Andrea con aria enigmatica

“Cosa non è giusto? Le sculacciate che hai preso?”, chiese Tommy

“No, figurati. Non è giusto che tu mi hai visto due volte prenderle e io mai!”

“Esatto!” esclamò Mario, e si diresse verso Tommaso, che fece finta di resistergli; se lo mise sulle ginocchia e gli dette due sculacciate scherzose, non forti, ridendo e facendo ridere entrambi i ragazzi.

“Io Bimbo buono, te l'ho già detto” disse Tommaso rialzandosi, evidentemente molto contento dell'atmosfera che c'era tra loro tre.

Si risistemarono come prima, e assistettero con vari commenti al secondo tempo della partita; verso la fine Mario fu un po' silenzioso, e quando finì sorprese davvero entrambi.

“Sentite, ho pensato una cosa. Andrea non può continuare a dormire nel lettino da campeggio, e non ha un posto dove tenere un po' di roba, se volesse; perché non facciamo un salto a prendere un letto come si deve, e poi Tommaso potresti fare un po' di spazio nell'armadio. Così, Andrea, se ti va, puoi lasciare qua dei vestiti...”

Andrea arrossì, perché era felicissimo di quella proposta e perché sapeva che il letto era inutile; ma non solo non voleva rifiutarlo, gli pareva una delle cose più belle che gli fossero state dette nella sua vita. Cercò le parole giuste, ma non gli vennero, così fece solo un sorriso radioso, da un orecchio all'altro e disse: “Non so cosa dire, a parte grazie... e se Tommy è d'accordo, a me va più che bene... ma non ho problemi con il lettino, davvero!”

Tommaso era solo e soltanto contento, senza se e senza ma. Anche lui pensava che il letto fosse inutile, ma era abbastanza intelligente e maturo da capire che era un gesto importante da parte di suo padre; Andrea era, anche per lui, qualcosa di più di un semplice 'amico' del figlio (e infinitamente di più di un impiegato della ditta); l'idea che quella diventasse camera loro lo eccitava da morire, lo faceva felice e lo dimostrò saltando letteralmente addosso a Mario e coprendolo di baci, senza alcuna vergogna.

Mario fu sommerso dal figlio, e si godette la sua riconoscenza appieno. Se aveva dei dubbi su come Tommaso potesse accettare di dividere la sua camera con un'altra persona, sia pure part-time, beh, questi dubbi erano svaniti come nebbia al sole.

“Su, su. Mettetevi qualcosa addosso e andiamo. C'è da fare anche un po' di spesa, venite con me?”

“Certo”, rispose Andrea.

“Certo”, gli fece il verso Tommaso, poi aggiunse “giacchè ci siamo potresti anche comprarci un televisore al plasma da 56 pollici da mettere in camera”

“Scordatelo”, rispose Mario. “Piuttosto sulla parete di camera ci appendo un battipanni!”

“Al plasma?” chiese Tommaso

Andrea pensò che Tommy aveva davvero voglia di una sculacciata, ma avrebbe dovuto aspettare... sperò, un po' egoisticamente, che Mario trovasse un motivo per uscire la sera mentre loro sarebbero rimasti a casa.

Gli dei furono benigni e fecero squillare il cellulare di Mario.

Si allontanò per parlare, i due ragazzi rimasero soli e si dettero anche un veloce bacino sulle labbra.

“Sei contento, amore mio?” chiese Tommaso sottovoce

“Come non mai in vita mia, cucciolo”

“Anch'io. Così alterneremo i letti...”

“Si, il tuo iniziava a odorare cattivo”

“Per forza, i tuoi piedi sanno di pesce marcio”

“Ma per favore, casomai sei tu che odori come Smeagol”

“E tu come Gollum, ma ti amo anche per questo”

“Stanotte ti metto i piedi in faccia così li annusi anche dormendo”

“Piedi in faccia... dunque, vuol dire che avresti pisellino in bocca... si può fare!”

Andrea rise, lo abbracciò per un attimo e si staccò appena sentirono i passi nel corridoio.

“Tommy, era lo zio Ugo”

“Bleah!” rispose Tommaso facendo una faccia schifata

“Beh, dai non è poi così male”

“Peggio. Che voleva?”

“CI ha invitati a cena stasera”

“Non se ne parla nemmeno!”

“Sicuro? Io penso di andare, è tanto che non lo vedo e pare che voglia anche presentarmi un paio di persone per il lavoro”

“Noi preferiremmo restare qua”, rispose Tommaso

“Ma tu preferiresti che veniamo con te?” chiese Andrea, e Tommaso saltò su.

“Tu non conosci lo zio Ugo, è una roba terribile!”

“Dai, Tommaso, non esagerare. E' un po' pesante, si... Comunque no, Andrea, va bene così. Vado da solo, in effetti non mi sembra giusto trascinarvi ad una cosa che sarà divertente quanto una coda alla posta. Però ora andiamo a fare le nostre spesucce, va. Ok?”

“Okki Pa'. CI mettiamo qualcosa addosso e andiamo”

Tommy e Andrea andarono in camera, dovevano fare presto ma appena dentro si gettarono uno nelle braccia dell'altro e si baciarono appassionatamente, Tommy mise le mani sul culetto di Andrea e lo massaggiò dolcemente.

“Fa ancora male?”

“No, cucciolo, no.”

“Allora dopo ti sculaccio anch'io”

“Tutto quello che vuoi, tanto poi io ti sculaccio lo stesso”

“Vorrei vedere! Dobbiamo procurarci un battipanni!”

“Scordatelo”

“Perché?”

“Ma ti pare il caso?”

“Sono curioso!”

“Io sono innamorato cotto”

“Io di più, non ce la fai con me”

“Non ce la voglio fare”

SI baciarono ancora, poi