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punito dall'amata

by Vergani

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A scuola, durante la ricreazione, Laura si avvicinò a G.Maria e gli propose di recarsi da lei quel pomeriggio con la scusa di studiare assieme matematica.

“ho bisogno del tuo aiuto, sono rimasta indietro con le ultime lezioni della professoressa Baldini... le ho seguite a malapena,non ci sto con la testa ultimamente...”

G.Maria,sempre più innamorato di lei, si era mostrato felice e non si era fatto ripetere l'invito, né si era chiesto come mai dopo un lungo periodo in cui lei l'aveva sostanzialmente evitato ora gli proponesse di riprendere le frequentazioni misteriosamente interrotte.

Insomma, poche ore dopo, eccolo suonare il campanello di casa Menghini.

Nell'attesa che qualcuno aprisse la porta G.Maria aveva iniziato a ripetere dentro di sé una preghiera a mo' di mantra“fà che non apra la sorella, ti prego fà che non apra la sorella... ti prego fa che non apra Isabella...”

 

Indovina caro lettore chi aprì la porta accogliendo il ragazzo con un sorriso ricco di imbarazzanti sottintesi?

 

“Ciao G.Maria. Come va?”

G.Maria riconobbe il particolare tono di voce, pieno di sottintesi che aveva il potere di metterlo a disagio.

Un tono di voce che Isabella riservava ai ragazzi timidi e deboli come lui.Un tono di voce che sembrava dire:

pensa timido bambino dal grosso insolente sedere, cosa potrei farti se solo volessi, se solo ti trovassi minimamente attraente e degno di essere preso in considerazione come uomo...“

 

“Bene. Grazie” mormorò il giovinetto ad occhi bassi.

Isabella lo fissò per un lungo istante come percependo la sua sofferenza, e decisa a godere anche se solo per pochi secondi del suo imbarazzo.

“Entra pure. Laura ti sta aspettando.”

Isabella si fece da parte per permettere al ragazzo di passare.

La ragazza appariva agli occhi confusi del giovinetto più alta dell'ultima volta in cui l'aveva vista. Dolorosamente notò che calzava scarpe nere e lucide, dal tacco alto, che era snella ed elegante in gonna nera e camicetta bianca, che sembrava una donna vera, abituata a prendersi gioco dei ragazzini come lui, deboli, timidi, goffi ed impacciati da natiche formose e femminee.

 

G.Maria appena uscito di casa aveva immediatamente tirato fuori dai pantaloni la camicia a coprire come meglio poteva l'ingombrante sedere che era ormai divenuto il suo incubo. La madre, visto il clima,(si era in maggio), non gli aveva permesso di indossare la giacca.

“Ma cos'è questa fissazione della giacca adesso? Poi sudi e basta un colpo di vento per farti ammalare!”

Il ragazzo aveva ripiegato sull'ultima possibilità: tenere la camicia, anche se troppo attillata per i suoi gusti, fuori dai pantaloni, ma anche su questo la madre aveva trovato da ridire.

“che novità è questa. Che significa questa sciatteria? Ti sembra bello Andare a casa della gente presentandoti in questo modo? Vuoi che Laura pensi che sei un ragazzo trasandato?”

Insomma G.Maria eveva dovuto infilare la camicia nei pantaloni ripromettendosi di rimediare una volta fuori di casa,libero finalmente dal soffocante controllo materno.

Così ora che,come aveva temuto, avrebbe dovuto camminare davanti ad Isabella, poteva contare su di una seppur parziale dissimulazione delle sue appariscenti doti callipigie. Certo la giacca avrebbe assolto alla funzione in modo più soddisfacante anche se aveva dovuto riconoscere, nel corso delle lunghe prove (che ormai lo vedevano quotidianamente impegnato davanti allo specchio prima di scegliere cosa mettere per uscire) che la sua conformazione, complice la moda ingrata e la madre inflessibile era impossibile da nascondere completamente allo sguardo crudele del mondo.

La giacca, molto avvitata, sottolineava comunque, oltre ai cuscinetti di morbido grasso attorno alla parte alta dei fianchi, che preannunciavano ben altre rotondità,la pressione esercitata dietro, dall'ampio e prominente sedere.

Lo sventurato giovinetto aveva a lungo studiato, controllando allo specchio il suo rimarchevole arriere-train, l'effetto prodotto dalle diverse soluzioni.

La camicia lasciata fuori dai pantaloni lungi dal mascherare la troppa,non richiesta, grazia elargitagli, poteva perlomeno servire a mitigare l'effetto sfacciataggine di quelle arroganti carnose,prominenti, colline. Con un sedere come il suo portare la camicia dentro ai pantaloni voleva dire esibire sfrontatamente ciò che andava prudentemente celato. Ora la scelta si rivelava benedetta e forse gli avrebbe permesso di affrontare lo sguardo di Isabella senza svenire dalla vergogna.

 

G. Maria si fece avanti. Cosa avrebbe potuto fare se non rassegnarsi ad offrire allo sguardo motteggiatore della ragazza lo spettacolo delle sue rotondità posteriori in movimento? Davanti all'ironia evidente nello sguardo di lei,avrebbe forse potuto esitare, invitandola tacitamente a fargli strada? Ammettendo così l'imbarazzo che provava e richiamando ulteriormente l'attenzione sull'ingombrante parte della sua anatomia che stava diventando la sua ossessione?

Dal canto suo Isabella percepì immediatamente, leggendo alcuni inequivocabili segnali nel comportamento impacciato del ragazzo che qualcosa era avvenuto. Il timido giovinetto aveva preso coscienza delle dimensioni del didietro che si portava appresso esposizione.

“Povero G.Maria hai pensato che quel fragile pezzetto di stoffa potesse rendere meno arrogante quel tuo prosperoso mappamondo di carne...”

Mentre lo seguiva lungo il corridoio si meravigliò del turbamento che quel grosso insolente sedere di giovane maschio le procurava, mentre non riusciva a staccare gli occhi dal roteare di quelle prominenti abbondanti sfere carnose che mettevano a dura prova le cuciture dei leggeri attillati pantaloni di cotone, si sorprese a pensare che avrebbe voluto punire quella carne arrogante,umiliare quell'uomo in boccio, dominare quel debole carattere colpendo,sferzando sculacciando quelle grosse indecenti natiche.

G.Maria camminava lungo un corridoio che gli appariva interminabile, conscio della pressione che il suo sedere esercitava sulla stoffa leggera dei pantaloni e del rumore che le cosce sfregandosi tra loro producevano. Sentiva lo sguardo di Isabella attraversargli i vestiti, sapeva che la camicia non copriva gran che e che la parte bassa,più prominente e abbondante del suo sedere era come nuda sotto il suo sguardo crudele. Se Dio volle arrivò dinnanzi alla porta della stanza di Laura e fu allora che Isabella gli disse: “ti trovo in forma... sei il ritratto della salute...”

G.Maria arrossì e si voltò evitando di guardare negli occhi la ragazza che gli sorrideva maliziosa

 

In quel momento la porta si aprì e Laura comparve sulla soglia.

“Ciao G.Maria”

G.Maria si voltò e si trovò davanti ad una Laura molto diversa da quella che vedeva ogni giorno a scuola:

La ragazza si era truccata in un modo che la faceva sembrare molto più grande ed era vestita come se si fosse preparata per una festa più che per un pomeriggio di studio. La gonna era stretta sui fianchi snelli e portava i tacchi alti. Entrambe le ragazze erano così più alte di lui.

Laura,inoltre, lo guardava con un sorriso ed una luce nuova,inquietante nello sguardo. Il ragazzo abbassò gli occhi confuso,anche Isabella lo fissava e lui si sentì perduto sotto il fuoco incrociato di quei quattro occhi femminili.

“Ti piace come mi sono vestita?”

“Stai benissimo...” balbettò lui “come mai....?”

“Mi andava... vieni dentro...come mai porti la camicia fuori? Eppoi così stazzonata... non ti ho mai visto così trasandato...”

G.Maria sorrise imbarazzato :

“Niente così...... mi sembrava...”

“Ma no ci stai malissimo, dài mettila dentro.”

Incalzò Isabella alle sue spalle

G.Maria rosso come un peperone cercò disperatamente un motivo valido per evitare di seguire quello che sembrava solo un innocente amichevole consiglio.

“Beh adesso... qui... dovrei tirare giù i pantaloni”

“Eh sì sono piuttosto stretti, non può infilare la camicia senza tirarli giù e non mi sembra un'operazione facile...” Disse Isabella rivolta alla sorella.

“Puoi sempre andare in camera di Isabella, dài... con noi vestite così non puoi fare lo sciattone...”

Al povero G.Maria non restò che dirigersi verso la porta opposta a quella della stanza di Laura sentendosi sul sedere che danzava gli occhi roventi delle ragazze

Una volta entrato si vide riflesso nello specchio dell'armadio di Isabella.

Vide la sua figura intera. Di fronte. Il suo bel volto delicato, rosso e sudato, i fianchi che gli parevano sempre più larghi e femminei, le braccia e le spalle da ragazza... dov'era l'eroe che sognava di essere?

Sbottonò i pantaloni e come sempre sperimentò la fatica che gli costava quotidianamente far superare loro l'ostacolo costituito dai ragguardevoli promontori posteriori, distese la camicia sul ventre morbido e le cosce tornite, poi tirò su nuovamente i pantaloni e chiuse la lampo.

Si girò rassegnato a guardare l'effetto che produceva la sua vista posteriore ed inorridì.

I pantaloni serravano talmente le grosse natiche da dettagliarne oscenamente le forme esuberanti, tanto valeva uscire dalla stanza col sedere nudo offerto al sacrificio officiato dalle due crudeli sorelle. Cosa gli riservava il pomeriggio? L'insistenza con cui le due ragazze lo avevano consigliato di eliminare l'ultimo fragile diaframma tra i loro sguardi e il suo appariscente retrotreno non prometteva niente di buono. C'era qualcosa di inquietante nell'aria, Laura gli sembrava strana, perversa, insolitamente ironica e crudele, con quel rossetto rosso quelle scarpe dai tacchi alti... quella gonna che sottolineava i fianchi stretti esaltando le spalle piuttosto larghe per una ragazza. Le due sorelle erano delle sportive, praticavano nuoto ed equitazione. Due pantere pronte a lanciarsi su di una preda succulenta. Tornò a guardare tristemente le sue ricchezze callipigie e si sentì quanto mai fragile ed indifeso. Studiò comicamente alcune posture che riducessero l'ampiezza del suo posteriore.Contrasse i muscoli glutei seppelliti in profondità sotto quella massa compatta di sano adipe adolescenziale ma ottenne solo di aumentarne il già formidabile aggetto senza effetti apprezzabili sull'ampiezza.C'era poco da fare: solo un miracolo poteva liberarlo da quell'insolente abbondanza.

 

Si costrinse ad uscire e affrontò l'esame scherzoso delle due sorelle.

“Ecco vedi che stai meglio?”

Disse subito Laura.

“Girati. Fà vedere”

Gli ordinò Isabella con voce improvvisamente diversa, bassa, un po' roca, ma decisa.

Il giovinetto obbedì rassegnato tentando pateticamente di ridurre il volume di ciò che stava per esporre alla vista della ragazza. Spostava continuamente il peso da una gamba all'altra sperando di evitare che i due prosperosi globi gemelli unendosi stabilmente in un'unica massa compatta enfatizzassero le loro scandalose dimensioni.

Anche Laura si spostò per conquistare una posizione più favorevole dietro l'imbarazzatissimo giovinetto..

“Certo che sono stretti questi pantaloni sembrano sul punto di scoppiare... io credo che G.Maria sia un po' ingrassato.

“Non sono ingrassato. Sono pantaloni chiari, molto attillati...” obiettò il povero fanciullo in preda alla disperazione.

“Un po' sei ingrassato. Soprattutto qui..”

Laura sfiorò con le sue dita affusolate una delle grosse natiche del ragazzo che arrossì' e si voltò a guardarla meravigliato ed insieme scosso dal suo gesto.

“Perché porti i pantaloni così attillati? Non ti da fastidio sentirti così imprigionato nella stoffa?” Chiese Laura.

La ragazza aveva la voce un po' impastata, come se fosse brilla.

“Forse è fiero di esibire la sua prestanza.....posteriore”

Scherzò Isabella.

G.Maria cominciò a desiderare di non aver accettato l'invito di Laura. Amava la ragazza, ma aveva la sensazione di essere caduto in una trappola. Le due sorelle sembravano determinate ad umiliarlo e lui sapeva che non avrebbe avuto la forza di ribellarsi.

“Ed allora se il nostro eroe è così sfrontato da andarsene in giro dentro pantaloni così attillati deve avere il coraggio di mostrarcelo nudo, ora ,qui, il suo grosso sedere....vogliamo vederle libere, finalmente, queste floride natiche, è una vera crudeltà imprigionarle in quel modo..”

“No!” Urlò G.Maria preso dal panico.

“Ok facciamolo subito così dopo studiamo. Dài G.maria togli i pantaloni.” ordinò Laura freddamente.

“Ti prego Laura... perché non studiamo? Non sono venuto per giocare al dottore... dài pensiamo a studiare, non volevi che ti spiegassi matematica? Ma cos'hai oggi? Sei strana.”

“Guarda che se non fai come ti diciamo te li togliamo noi i pantaloni eppoi ti puniamo anche per non aver collaborato”

“Che vuol dire punire? Ma siete matte?”

“Ti sculacceremo. Così la prossima volta ci pensi prima di fare il ragazzino.”

Disse con voce cattiva Isabella.

G.Maria si sentì quasi mancare alle parole della ragazza, poi capì che non si trattava di minacce scherzose, che,inaspettatamente le due sorelle si erano coalizzate contro di lui per sottoporlo a qualche perversa umiliazione.

Si sentì fragile indifeso con quel grosso sedere inguainato in quei ridicoli pantaloni.Tentò di fuggire ma le sorelle gli furono addosso, agili e forti. Molto più di lui. Si trovò a terra a pancia sotto mentre le mani di Isabella,frugandogli sotto la pancia, iniziavano a tirare giù la chiusura lampo dei pantaloni. Certo non era facile sfilare pantaloni così attillati e le due sorelle faticarono a farli scendere sino alla sommità delle natiche poi,per superare il punto di massimo aggetto dell'enorme mappamondo carnoso furono costrette a tirare con forza trascinando giù anche le esigue mutandine di cotone.

Si fermarono ansanti e mute dinnazi allo spettacolo di quel glorioso deretano bianco e liscio, dalle natiche mirabilmente tonde e prominenti, affascinate dalla profondità misteriosa del solco mediano. Laura lo costringeva a terra standogli seduta sulle cosce.

Isabella,accoccolata al suo fianco esaminava comodamente tentando di contenere l'eccitazione,quanto era stato messo a nudo: notò una piccola, pallida cicatrice.

“Cosa ti è successo qui?” La ragazza sfiorò delicatamente la cicatrice che sembrava maliziosamente attirare lo sguardo proprio sulla vetta della rotonda collina carnosa.

G.Maria singhiozzava annientato dalla vergogna.

“Un foruncolo..”

“e chi te lo ha inciso?”

“l'infermiera della dottoressa Quarenghi.” piagnucolò il giovinetto ormai disfatto dall'umiliazione.

Le due sorelle si guardarono.

“Vuoi dire che una ragazza ti ha visto... sì insomma il...... questo... nudo?”

G.Maria continuò a singhiozzare senza rispondere.

“Deve essere stato umiliante... Vero?”

Isabella colpì la grossa natica sinistra con un energico sculaccione che fece sobbalzare a lungo la carne abbondante ed elastica.

“Dì... è stato umiliante?”

“Sì.”

Rispose con un gemito G.Maria.

“E magari questa Tiziana è giovane e carina.”

G.Maria annuì in silenzio.

“E tu hai dovuto offrire il tuo grosso sedere al suo sguardo?”

“Sì”

“Dillo.”

“cosa?”

“Che hai un grosso sedere.”

G.Maria tentò di sottrarsi alla presa delle due sorelle ma la sua posizione era svantaggiosa e le ragazze molto forti,così si afflosciò sul tappeto ed il sedere aumentò la propria ampiezza anche se le grosse natiche mantennero comunque un aggetto formidabile calamitando gli sguardi avidi delle due ragazze.

“Tu lo sai che hai un sedere indecente. E' stata questa Tiziana ad aprirti gli occhi eh?”

G.Maria continuò a tacere tentando di concentrarsi su qualcos'altro, come era solito fare quando un pensiero doloroso lo aggrediva all'improvviso, decise di impedire alla situazione nella quale si trovava di annientarlo completamente,di difendersi dalle parole taglienti di Isabella che facevano scempio del suo orgoglio di giovane maschio.

“Lo devi dire qui davanti a noi mentre te lo stiamo guardando, che hai un grosso sedere insolente.”

Isabella prese a sculacciare energicamente il grosso mappamondo che iniziò una danza di carni tale che le ragazze non riuscirono a trattenersi dal ridere.

G.Maria gemeva tentando di trattenere le lacrime per non rendere ancora più umiliante la sua triste condizione. Oddio,lo stavano sculacciando sul sedere nudo. La ragazza che amava e sua sorella ridevano per come le sue grosse natiche ondeggiavano sotto i colpi...

“Dillo sennò usiamo il frustino con cui sferziamo le groppe dei nostri cavalli.”

G.Maria rico