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Ale & Alex

by Sherwin Miller

Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 29 May 2011


Dedicato a chi so io

Ale & Alex

Eccomi qua, sono le quattro del pomeriggio, e come tutti i giorni dal martedì al venerdì, e anche il lunedì quando necessario, sono a vedere gli allenamenti della mia squadra, nel centro sportivo vicinissimo allo stadio. Non so più da quanto tempo è che mi sono imposto questa routine, fatto sta che in tre anni ne avrò persi si e no dieci, non di più; ogni tanto ho persino l'impressione che i giocatori mi riconoscano, ma sicuramente è solo una mia illusione.

E poi, in ogni caso, a me basterebbe essere riconosciuto, salutato, ricevere il dono di un cenno personale da parte del mio idolo, del mio amore segreto, del ragazzo dei miei sogni, il centravanti e bomber della squadra, di colui che guida l'attacco ed è –nonostante i suoi soli ventuno anni, cinque più di me– il leader riconosciuto. Ha una personalità debordante, almeno nella parte di lui che conosco, il campo di gioco; è il primo ad arrivare, l'ultimo ad andare via, in partita è sempre presente, anche quando è stanco, anche al novantesimo, quando tutti sono distrutti lui cerca sempre il guizzo, la palla decisiva, l'attimo fuggente che trasforma un pareggio in vittoria o una sconfitta in pareggio; e allora lo stadio esplode in un boato che fa tremare tutta la struttura, lui corre felice sotto la curva, verso di noi, le mani al cielo, poi il pugno sul cuore e il bacio allo stemma della squadra sulla maglia.

Lui è uno di noi, nato qua, cresciuto qua, tutta la trafila delle giovanili e ora in prima squadra, dalla curva al campo di gioco, capocannoniere, futuro capitano ed è bellissimo, il più bel ragazzo del mondo, e si chiama come me, Alessandro.

Ma chi sono io per poter sperare, anzi per poter sognare che un giorno lui si accorga di me? E poi, prima di tutto, perché perdo tempo dietro ad uno che sarà circondato di squinzie h/24, uno a cui basta un cenno per far sdilinquire orde di fanciulle avvenenti... io sono solo un sedicenne gay malato di calcio e malato di amore per il bomber della mia squadra del cuore. Io sono uno tra tanti, lui è un intero sistema solare, io sono pulviscolo di qualche pianeta remoto, insignificante e inutile.

Sospiro, mentre lo guardo segnare il quinto gol della seduta di allenamento, una sforbiciata al volo di sinistro su un cross arrivato dalla destra, sembrava una palla persa e invece Alex lo ha trasformato in una traiettoria perfetta, che si abbassa al momento giusto e gonfia la rete. Applaudo, mi alzo in piedi persino (l'unico a farlo dei circa trecento sparsi sulle tribune), lui scambia un paio di cinque con Goran, il terzino destro titolare autore del cross.

Il mister fischia tre volte, fine della partitella e dell'allenamento; come un segnale per il cielo, che inizia ad eruttare pioggia a catinelle: i giocatori corrono verso gli spogliatoi, gli spettatori se la squagliano, io tiro su il cappuccio della felpa e quello del k-way e mi dirigo senza fretta verso l'uscita, voglio vederlo uscire con la macchina (un normalissimo e bellissimo maggiolino wolkswagen cabrio nero, non è il tipo che se la tira con suv o porche o chissà che) e non me ne frega niente di prendere l'acqua, non mi dà fastidio.

L'attesa dura almeno venti minuti, poi iniziano ad uscire i giocatori e tutto lo staff tecnico; li riconosco tutti, uno per uno, dal preparatore dei portieri all'ultima delle riserve; ci sono solo io sotto l'acqua a guardarli correre verso le proprie macchine e poi allontanarsi sotto la pioggia... Già penso al ritorno a casa, a piedi. Arriverò bagnato fradicio ma non mi importa.

A casa niente mi aspetta; i compiti sono fatti, sono uno stupido nerd che prima di uscire fa tutti i compiti, va bene a scuola e sfrutto questa abilità per essere libero di andare allo stadio, ogni tanto anche in trasferta, e non perdermi nemmeno un allenamento.

Ora piove più forte, sto per arrendermi e incamminarmi quando lo vedo uscire dalla porta, mi passa talmente vicino che mi si ferma il cuore nel vederlo: Dio mio quanto lo amo, Dio mio quanto è bello, Dio mio cosa farei per una sua carezza, un suo gesto, un suo sorriso.

Provate, allora, ad immaginarvi –ma è impossibile– cosa ho provato quando poche parole sono scese dal sole del suo volto e mi hanno colpito come meteoriti.

“Certo che sei proprio eroico ad aspettare tutto 'sto tempo sotto l'acqua... vieni che ti porto a casa, piove di brutto ora”

Che voce, che voce, che voce. Dal vivo è ancora più bella che in tv o alla radio, è dolce e suadente, sa di zucchero e di cose buone, sa di lui. So di essere solo ma è istintivo il girarsi per vedere chi è il destinatario di quelle parole, e questo gesto lo fa ridere.

“Si, dico a te, proprio a te. Tranquillo, non ti mangio mica!”

Sono stordito, confuso, felice, sorpreso, stupefatto e con il viso bagnato lo guardo, e sorrido anch'io, corriamo insieme verso la macchina, la apre con il telecomando e ci ritroviamo dentro gocciolanti pioggia, con i capelli appiccicati al volto.

“Cos'è, sei muto o hai perso la parola?”

Balbetto, sono troppo emozionato, poi faccio un respiro profondo e mi butto. Sto parlando con lui, sono nella sua macchina e mi sta per accompagnare a casa! Mi vengono in mente almeno quattro compagne di classe che sarebbero pronte ad uccidere per questo.

“No no non sono muto... ma tu hai idea di cosa posso pensare ora?”

“Che se non ti davo un passaggio tornavi a casa a nuoto? A proposito, dove abiti? Spero non dall'altra parte della città...”

“No, sto qua vicino, Viale delle Mimose, sai il quartiere detto dei Fiori?”

“Certo che so dov'è. Abito anch'io là, nella parte alta di Via dei Ciliegi”

“Ah, ho capito...”

Via dei Ciliegi è la parte posh del quartiere dei Fiori. Io abito in quella più middle-class, ma lui sta davvero in un posto stupendo.

Purtroppo il viaggio sarà breve, penso, e poi inizio a ringraziarlo.

“Grazie davvero, sai che sono un tuo fan assoluto, per me sei il miglior giocatore del mondo, se non ti danno il pallone d'oro quest'anno sono tutti scemi! E che bello l'ultimo gol che hai fatto oggi!”

“Guarda che non sono ceco... ti vedo a tutti gli allenamenti, ma proprio tutti! Tifosi come te sono da rispettare al massimo, perché siete la vera anima di questa squadra. E' da un pezzo che volevo ringraziarti e salutarti, e oggi ho preso l'occasione al volo”

Mi do un pizzicotto, perché sono sicuro che sto sognando; ma sento male, e Alex si è accorto di questo gesto perché ride, e incredibile, con la mano destra mi scompiglia i capelli bagnati. Quasi mi viene da piangere per la gioia che provo in questo momento.

Per fortuna, per fortuna c'è un traffico da urlo e quindi stiamo in macchina a parlare di calcio per più di mezz'ora, si vede che le mie domande e le mie affermazioni gli piacciono, perché si butta nella discussione, parliamo di schemi e di tattiche, di come fregare i difensori con l'astuzia più che con la forza, di quanto contano i suoi gol ma anche di quanto conta il gruppo, di come quest'anno sembra girare tutto per il verso giusto, delle aspettative; scopro il lato tifoso di Alex che ha la nostra maglia, i nostri colori cuciti addosso, esattamente come me; e credo che questo sia il momento più felice della mia vita e vorrei che non finisse mai.

Quando imbocca la strada di casa mia sento un tuffo al cuore, il magic moment sta per finire e come nelle fiabe tutto torna al suo posto: io, studentello sfigato e nerd, gay e innamorato, lui idolo della città e del pianeta, io nel mio appartamento e nel mio posto in curva, lui nella sua villa e al centro dell'attacco.

Ma il magic moment non finisce qua, anche se l'arrivo davanti al portone –glielo ho indicato con un gesto– sembra davvero recare con se una gigantesca scritta The End, come al cinema. Alex ferma la macchina, io sto per scendere quando arriva l'ennesima sorpresa di questo pomeriggio di sogno.

“Senti, dove ti piazzi allo stadio in genere?”

“In curva, sulla sinistra guardando la porta. Da lì mi godo tutti i nostri gol, i tuoi in particolare”

“E allora se domenica segno vengo da quella parte... tu sbracciati che ti saluto!”

Oh, mio Dio, mio Dio, non può essere.

“E scusami, non ti ho chiesto nemmeno come ti chiami!”

“Alessandro, come te”, rispondo e non posso fare a meno di arrossire

“Ma va? Davvero? Allora ti chiamerò Ale, così ci distinguiamo l'uno dall'altro!”

No, non ci sono le parole per descrivere questi attimi, questi istanti cosmici. E' impossibile.

Mi stringe la mano e non è una stretta formale, è decisa, mi guarda mentre la stringe, poi scappo aprendo la portiera, è davvero troppo e quelle che scendono dagli occhi sono lacrime, di gioia e di disperazione insieme. So già che è finita così, che lo rivedrò da lontano domenica e martedì agli allenamenti, che serberò per sempre il ricordo di questi 30 maledetti/benedetti minuti.

Entro in casa di corsa, saluto rapidamente i miei e volo in camera, chiudo la porta e mi tolgo di dosso i vestiti bagnati, mi butto sul letto a pancia sotto e do sfogo alle lacrime, ancora di gioia e di rabbia per quello che è successo e per quello che non succederà, lacrime perché sento che il mondo è ingiusto e il destino uno stronzo: mi ha fatto solo annusare il mio sogno per poi portarmelo via, ho una rabbia dentro che potrei davvero ammazzare qualcuno.

Per fortuna i miei capiscono che c'è qualcosa che non va, o che comunque ho bisogno di stare da solo; sono figlio unico, loro sanno perfettamente di me, rispettano la mia indipendenza e non mi stanno troppo addosso. Più tardi racconterò loro quello che è successo, ma ora ho bisogno di stare solo.

***

Prima di cena ho riacquistato un po' di stabilità e soprattutto di ottimismo. Mi convinco (più o meno) che devo godermi quello che è successo invece di piangermi addosso su quello che vorrei e non sarà: sono stato mezz'ora da solo con Alex, mi ha stretto la mano, mi ha promesso di dedicarmi un gol: cazzo, due terzi degli abitanti della città e qualche milione di bipedi sparsi per il pianeta mi invidierebbero a morte se sapessero la fortuna che ho avuto, e quindi voglio godermela: mi sistemo, mi stampo un sorriso a 32 denti e mi accingo a raccontare il mio momento di trionfo a mummy and daddy.

“Indovinate un po' chi mi ha accompagnato a casa sotto il diluvio”, dico entrando in cucina.

“Non saprei”, risponde mio padre. “Forse il Dr. House?”, aggiunge ironizzando su una delle mie passioni di teledipendente

“Nah. Sei fuori strada”

“L'importante è che qualcuno ti abbia accompagnato, Ale. Piove come Dio la manda”, dice mia madre.

“Non mi date nessuna soddisfazione voi due”, rispondo io facendo finta di mettere il broncio, poi un sorriso mi illumina il volto e lancio la bomba.

“Sono tornato a casa sul maggiolino nero di Alex” (Tutti, ma proprio tutti, anche quelli che del calcio se ne fottono, lo conoscono come Alex)

“Certo, come no. Cos'è, uno scherzo?”, fa mio padre scettico

“Assolutamente no. Mi ha visto là come un pulcino bagnato all'uscita degli allenamenti e mi ha offerto un passaggio, abita qui vicino, sai le ville in cima a via dei Ciliegi?”

“Ma dici davvero? Che carino!”, sospira quasi mia madre e la capisco. Alex strappa sorrisi a tutte le donne da 6 a 106 anni, e anche a diversi maschietti!

“Altro che carino... è bellissimo”, rettifico io e tra di noi passa uno sguardo di intesa e totale comprensione, ho davvero avuto una gran fortuna con i miei. Non li cambierei per niente al mondo.

“TI ha fatto l'autografo?”, chiede mio padre sogghignando.

“Meglio: uno, mi ha stretto la mano; due, abbiamo chiacchierato per mezz'ora ed è stato bellissimo; tre, mi ha chiesto dove mi metto di solito allo stadio e mi ha promesso di dedicarmi un gol domenica pomeriggio! Altro che autografo! Quello lo possono avere tutti, ma questo!”

“Non gli hai fatto nemmeno una foto con l'iphone?”

“Nah. Non ho bisogno di foto, ho tutto stampato qui”, rispondo io, e istintivamente mi tocco il cuore.

Mio padre mi sorprende, perché capisce e mi fa una carezza dolcissima, mi sarei aspettato questo gesto da mia madre ma non da lui. E'stato davvero un bel gesto da parte sua, e mi ha fatto un piacere immenso.

Quindi, ovviamente, le chiacchere a cena sono basate su quella mezz'ora e ai miei poveri genitori tocca sorbirsi tutto il racconto minuto per minuto di tutte le cose che abbiamo detto, e si che il calcio gli interessa davvero poco; però gli interessa che io sia felice, e stasera lo sono davvero.

***

Un altro, probabilmente, avrebbe tenuto una conferenza a scuola su quanto successo, ma io ero molto più discreto. Era una cosa che apparteneva solo a me e non avevo né voglia né bisogno di condividerlo con qualcuno. Dissi solo alla mia migliore amica e compagna di banco, Donatella detta Doni, che avevo conosciuto Alex, e i miei occhi scintillanti meritarono un tenero bacino sulla guancia da parte sua. Lei era invidiosa il giusto, più contenta per me che altro e non fece nessuna domanda stupida.

Era sabato, per fortuna, e la mattinata corse veloce. Naturalmente non vedevo l'ora che arrivasse domenica pomeriggio, volevo la vittoria e il primato in classifica, volevo un gol di Alex e la sua corsa sotto la curva per me, volevo tenermi questo delizioso segreto e godermelo; e affioravano anche le paure, cosa succede se non vinciamo, se non segna non mi vorrà più intorno perché penserà che porto sfiga, insomma fu un lungo pomeriggio da passare e ancora più lungo il sabato sera, a casa di amici con visione dell'anticipo in tv: giocava la nostra principale avversaria, in trasferta contro una squadra ostica e ero talmente teso per la partita che rispondevo a monosillabi e non mangiai praticamente niente. Mi sfottevano moderatamente perché sapevano della mia smisurata passione per la squadra della nostra città, anche se ignoravano (a parte uno di loro, Matteo) il mio amore impossibile. Ma nessuno sapeva del mio incontro ravvicinato del venerdì.

Esultai quando la squadra ostica si rivelò osticissima e segnò, esplosi quando raddoppiarono, tirai un grosso sospiro di sollievo quando la partita finì: ora avevamo davvero la possibilità di restare da soli in testa alla classifica.

Tolto il primo peso tornai ad essere l'amabile persona che sono, quindi ripresi colorito, voce e mi godetti la serata: anche perché era l'unico antidoto, se rimuginavo troppo o se stavo da solo avrei solo pensato ad Alex, e già sapevo che ci avrei pensato al momento di dormire, al mattino appena sveglio e tutta la mattina fino alle 15... quando sarei stato al mio posto.

Flirtai anche un po' con Matteo, che prendeva questa cosa come un gioco: ogni tanto mi veniva il sospetto che avrebbe fatto anche un po' di sesso con me se avessi insistito, ma non mi andava. E' un amico, e avevo paura di bruciarmelo.

***

Ecco, ora sono solo a letto, sono le 4 di mattina: sono tornato tardissimo, i miei non se ne sono accorti (meglio, perché non avevo voglia di essere sgridato, soprattutto sapendo di avere torto) e non riesco ancora a dormire. Rivedo gli occhi di Alex, i suoi sorrisi, sento la sua mano che mi scompiglia i capelli bagnati nell'auto, dichiaro il mio amore, me lo immagino come non lo vedrò mai in vita mia: nudo, e pronto per me, così come io sono pronto per lui. Chiudo gli occhi, mi abbandono alla fantasia, mi chino per fargli un meraviglioso pompino (sono inesperto ma prontissimo ad imparare), poi lui fa altrettanto, ci baciamo fino all'impossibile, e quasi grido quando erutto ansimando.

Dio, quanto lo amo, quanto lo amo.

***

Sono le due e mezzo, sono allo stadio già da un ora e per fortuna l'attesa è finita. I ragazzi sono entrati in campo per il riscaldamento pre-partita in un atmosfera fantastica, un boato li ha accolti e sono partiti i cori, gli applausi, io ho lo stomaco chiuso, non ho toccato cibo in tutto il giorno, ho quasi fatto arrabbiare mia madre non facendo colazione, ma non ce la facevo davvero. Mi ha minacciato di non mandarmi più allo stadio se pensavo di fare così tutte le domeniche, ma non l'ho presa sul serio: sarei disposto a scappare di casa per una cosa del genere, e lei lo sa. E' che sono stato sempre il classico bravo ragazzo, mai sopra le righe, mai una preoccupazione, niente di niente, al massimo qualche sgridata delle quali nemmeno serbo memoria)

Due e tre quarti, ancora un quarto d'ora. Alex è lì che palleggia, fa qualche scatto, perfino da quassù lo vedo come se fosse accanto a me, è concentrato, non guarda da nessuna parte, solo davanti a sé. Forza Ragazzi, Forza, urlo dentro di me, stringo la sciarpa, sento il cuore che va a mille ed è solo il riscaldamento. Non so se sopravviverei ad una finale di Champions, o ad una partita decisiva per il titolo: questa è solo, per così dire, per il primato in classifica e siamo a settembre, ma chi se ne frega, Forza Ragazzi, e stavolta lo urlo con tutto il fiato che ho in gola!

***

Grazie a Dio inizia la partita, non ne potevo più. Attacchiamo verso l'altra porta, e lo preferisco sempre: è nel secondo tempo, quando attacchiamo verso la curva, che tiriamo fuori il meglio di noi stessi, dentro il campo e sugli spalti, e Alex lo sa, è una delle cose che ci siamo detti in macchina, io sono rimasto persino stupito di come questa cosa, che consideravo una mia fissazione, fosse in realtà una convinzione di tutta la squadra. Ricordo ancora le sue parole: 'Tu non ci crederai, ma il capitano quando vince alla monetina sceglie sempre di attaccare il primo tempo verso l'altra curva e il secondo tempo verso di voi. Non avete idea di quanta carica ci date, di quanto vi sentiamo dentro di noi', e mi commuovo a ripensare a quelle parole.

***

E' un primo tempo difficile, sono chiusi, strachiusi. Passavano per essere una squadra di attacco ma giocano con il 1-10, tutti dietro la linea della palla e zero ripartenze, noi non riusciamo a trovare gli spazi per attaccare, ci vuole un tocco di magia ma Alex ha poche palle da giocare: un paio di volte un difensore gli rimpalla il tiro, un'altra volta non arriva per un soffio in scivolata. 0-0 alla fine della prima metà.

***

IL CAPITANO!!! IL CAPITANO!!! Prima azione del secondo tempo, cross dalla destra del solito & solido Goran, e di testa il CAPITANO va lassù, dove non può arrivare nessuno, e la mette sotto la traversa, e lo stadio esplode letteralmente, mi ritrovo tre file più in giù abbracciato ad uno sconosciuto, vedo il grappolo di giocatori addosso al Capitano, Alex è tra loro, ricomincio a respirare. Ora 'sti stronzi dovranno aprirsi un po' e allora senza pietà li sfonderemo.

***

Partita tosta, parecchio tosta. Controlliamo il vantaggio, stiamo attenti dietro e a centrocampo, vorremmo il gol della sicurezza ma loro col cazzo che si sono aperti, continuano a stare chiusi come se temessero la goleada, o forse aspettano gli ultimi 15' per tentare l'assalto all'arma bianca, ed è quello che temo perché con l'1 a 0 un qualsiasi cazzo di rimpallo ti può condannare. Ecco il nostro portiere che rinvia con le mani, palla a centrocampo nei piedi sicuri di Valerio, che supera un avversario, apre sulla destra dove scende instancabile Goran, scambia con il capitano, scatta sulla fascia, riceve la palla e sulla pura corsa salta come un birillo il suo marcatore, cross forte e teso sul primo palo e ALEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEX!!! Di testa in tuffo!!! ALEEEEEEEEEEEEEEEEEEX AMORE MIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ALEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEX!!!, non capisco più niente, la curva è una bolgia, mi libero dalla folla e cerco lui, sta correndo verso la curva, mano sinistra in alto con l'indice puntato verso di noi, ma io so per chi è quell'indice, quella mano tesa, è per me, e urlo il suo nome fino a credere di morire, ecco cos'è la felicità, un gol bellissimo, una dedica incredibile fino a tre giorni prima, ora Alex è sommerso da tutti, comprese le riserve, ma ancora mentre rientra verso il campo si volta e guarda nella mia direzione, possibile che davvero cerchi ancora me? Non può essere vero, ma intanto mi godo questo gol meraviglioso, questa partita intensa e bellissima, il primato a punteggio pieno e l'ottavo gol di Alex in campionato, capocannoniere senza rigori, perché li tira il Capitano.

***

Finalmente è finita, e la squadra è a metà campo a salutare il pubblico che applaude impazzito di gioia, non se n'è andato nessuno, le bandiere e le sciarpe sono innumerevoli, tutto lo stadio salta e canta. Che nessuno osi svegliarmi, se questo è un sogno voglio arrivare fino in fondo, se non lo è... allora che il tempo scorra veloce, velocissimo, perché voglio vivere a mille all'ora.

***

Vi potete immaginare in che condizioni esco dallo stadio, ubriaco di gioia e felice, affamato e assetato. Ho già deciso di aspettare che escano i giocatori, anche se stavolta c'è il pulman che li aspetta per portarli alle macchine che sono nella sede del ritiro, come sempre nelle partite casalinghe; quindi non oso nemmeno sperare che Alex mi possa vedere, c'è il mondo là fuori che li aspetta per osannarli ancora una volta.

Infatti va come avevo previsto, il pullman esce dal parcheggio sotterraneo con già i giocatori sopra, che agitano maglie e sciarpe, rispondono ai saluti della folla; vedo Alex dentro che salta, non potrà mai vedermi da là e io non posso certo stendermi davanti al pullman, sempre ammesso che riesca ad arrivarci!

Così me ne torno a casa, troppo felice per la vittoria e per il gol di Alex e per la dedica, troppo felice per piangermi addosso sul fatto che non sono riuscito a vederlo, martedì ci sono gli allenamenti e lo rivedrò, farò la danza della pioggia così mi riporterà di nuovo a casa in macchina!

***

Cosa poteva succedere ancora dopo quel venerdì? Quali dei miei sogni poteva realizzarsi, quali delle mie fantasie tramutarsi in realtà? Presto detto, anche se ci vorrà un po' per raccontare tutto.

Martedì pomeriggio alle quattro sono al mio solito posto, dietro alla rete di recinzione del centro sportivo, c'è più gente della settimana prima perché il primato in classifica e la partita di domenica hanno attirato ragazzi e pensionati che non hanno altro da fare.

Entrano in campo i giocatori e i preparatori, con i sacchi di palloni e le pettorine, i birilli di plastica, le borracce, insomma tutto l'armamentario; riconosco via via tutti i ragazzi, parte l'applauso che cresce quando Alex in persona viene correndo con calma verso i tifosi, ma non proprio verso i tifosi: viene verso di me, mi ha visto e mi viene incontro sorridendo, mi tremano le gambe e sento il cuore debordante.

Arriva proprio a ridosso della rete, infila quello che passa della mano tra le maglie e io capisco che vuole stringere la mia, così afferro quelle quattro dita e le intreccio con le mie, non so che dire ma ci pensa lui. “Ciao Ale! Piaciuto il gol domenica? Mi hai visto esultare verso di te, vero? Era per te quella mano alzata!”

Lo sapevo di già, ma sentirselo dire così manca poco mi fa svenire.

“Certo che l'ho capito, ero pazzo di gioia, è stato un gol fantastico, mi sembrava di vederlo quasi al rallentatore!”

“Non scappare dopo gli allenamenti, se ti va ti porto a casa!”, mi dice, e dico subito di si con la testa e con la voce, allora lui sorride e torna verso gli altri ed inizia l'allenamento.

Mi sento più alto di un migliaio di metri, potrei anche dire che avverto gli sguardi di invidia alle mie spalle ma non me ne può fregare di meno, mi godo la partitella e cerco di capire le condizioni dei due o tre giocatori che han preso botte dagli scarponi che abbiamo battuto domenica. Goran, in particolare, non sembra al meglio, ogni volta che scatta si ferma scuotendo la testa, infatti poco dopo esce e ci saluta perché naturalmente lo applaudiamo.

Oggi dura meno la seduta con il pallone, quaranta minuti e tornano tutti dentro, probabilmente faranno la seduta tattica dentro gli spogliatoi rivedendo alcune fasi della partita di domenica. Mi aspetta una lunga attesa, ma aspetterei anche fino a notte.

Infatti è solo verso le sei e mezzo che i giocatori iniziano ad uscire e parte la caccia all'autografo ma non è che siamo rimasti in tanti. Quando esce Alex tutti i ragazzi e le ragazze corrono verso di lui, io osservo la scena da lontano e godo parecchio della mia esclusività. 'vi lascio tutti gli autografi che volete, perché io monto in macchina con lui e voi ve lo sognate'. So che non è bello fare gli sboroni così, ma non mi sente nessuno e non lo dico con cattiveria, ma solo perché sono felice.

E avrei dato un milione di dollari (che non ho) per poter fotografare le facce di tutti i presenti quando Alex è arrivato da me, mi ha messo un braccio sulla spalla e mi ha portato verso la sua macchina.

MI metto la cintura, lui mette in moto, accende la radio e partiamo.

“Hai il cellulare?”, mi chiede

“Certo!”, rispondo e prendo il mio Iphone dalla tasca.

“Allora fammi un trillo così memorizzo il tuo numero. Scusa se venerdì non te l'ho chiesto, domenica volevo chiamarti per trovarti dopo la partita, ma in mezzo a quel casino era impossibile. Mi dispiace davvero!”

“No, non è possibile. Mi devo dare un altro pizzicotto”, gli dico scuotendo la testa

“Cosa non è possibile? Non puoi darmi il tuo numero?”

“Certo che posso, è che mi sembra impossibile... hai presente che tu sei Alex, con tutto quello che comporta, e io sono uno sfigato 16enne di prima liceo classico, per di più anche secchione?”

“E questo che c'entra? Anch'io ero un secchione a scuola! E poi non sei uno sfigato 16enne, sei un tifoso impagabile e un ragazzo che si è fatto un mazzo così da anni a vedere tutti i giorni noi che ci alleniamo, stai solo raccogliendo tutto quello che hai seminato. Su, fai il mio numero: 3474199013”

'Tifoso impagabile', questa me la devo ricordare. E non ha idea di quanto ho voglia di saltargli addosso e baciarlo per ogni dove... questa è una cosa che non dovrà mai sapere, perché vorrebbe dire la fine della nostra amicizia.

Faccio il numero, sento la suoneria ed è Ricky Martin, un po' datato forse ma sempre carino; e sul momento non realizzo assolutamente che Alex, proprio Alex, ha come suoneria una canzone di Ricky Martin.

“Fatto e memorizzato!”

“Bravo. Ti va di vedere casa mia, poi ti riporto da te? Ti faccio vedere un po' di foto e ci beviamo qualcosa”

“Certo che mi va!”, ovvero ci vorrebbe la forza pubblica per tenermi lontano.

In macchina mi racconta di domenica sera, dell'atmosfera degli spogliatoi, gli chiedo di Goran e mi conferma che ha dei problemi al ginocchio ma spera di farcela per la prossima partita, che sarà di sabato sera in trasferta.

“La guarderai, vero?”

“Vuoi scherzare? Alle otto sono già sul divano a vedermi il prepartita, e non mangio fino a che non è finita”

“Io pure. Quando giochiamo alle tre non ne voglio sapere di mangiare, al massimo una barretta perché il medico mi costringe, ma non riesco proprio a sedermi a tavola, troppo teso”

“Si vede quando fate il riscaldamento. Sei sempre teso, guardi sempre avanti a te, concentrato al massimo”

E' chiaro che gli fa piacere che gli abbia detto questo, perché toglie la mano destra dal cambio e mi fa un pat-pat sulla gamba, e per un attimo indugia come se volesse tenercela sopra, ma ovviamente è una mia impressione.

“Così vai al classico, è bello il liceo. Io ho fatto lo scientifico, è stata dura finirlo ma sono contento di averlo fatto. Che ne so di cosa sarà la mia vita tra dieci anni?”

“Tra dieci anni sarai il Capitano, recordman di gol e di presenze, giocherai fisso in nazionale e tutto il mondo verrà qua ad ammirarti”

“Si, e magari invece tra due anni imbrocco la stagione sbagliata e finisco in quarta serie a sbattermi l'anima sui campi di patate della periferia”, ma lo dice ridendo.

“Comunque hai ragione sul liceo, mi piace parecchio. Te l'ho detto che sono un secchione, arrivo agli allenamenti solo dopo aver finito di studiare. Per fortuna non sono mai indietro e vado abbastanza bene, se non potrei fare il tifoso impagabile”

“Anch'io facevo il secchione, o meglio cercavo. Mi riusciva meglio giocare a calcio ma me la cavavo. Strappavo qualche sei un po' tirato ma in genere ho avuto sempre buone pagelle”

“Non credo siano tanti i calciatori come te da questo punto di vista, o sbaglio?”

“Beh, non sono tanti ma più di quelli che in genere si crede. Tutti ci vedono come buzzurri con un dono di natura, ma in realtà siamo comunque uno specchio del mondo nel quale viviamo, nel bene e nel male, e quindi ci sono tra di noi i buzzurri e i colti, i leali e gli sleali, i coraggiosi e i pavidi, insomma come nella vita”

Stavo quasi per dirgli 'allora ci sono anche i calciatori gay', ma non ce l'ho fatta.

Mi sento sempre come se stessi vivendo nel corpo di qualcun altro e stessi guardando quello che succede dall'alto, ma –non so nemmeno come– mi sforzo di considerare il tutto normale, o quasi.

Posso però dire che quando, dopo aver varcato il cancello, scendiamo dalla macchina ed entriamo nella casa, mi sento un po' fuori posto? Posso dire che c'era una parte di me che mi diceva 'cazzo ci fai qui, sfigato gay? Fila via!'. Poi passo davanti ad uno specchio, Alex accanto a me, mi guardo per puro caso e noto che non solo sono carino, ma che lui oltre ad essere carino, non è tanto più alto e più grosso di me, e allora finalmente lo vedo come quello che è, un ragazzo poco più grande di me, simpatico e aperto, che vuole essere mio amico perché apprezza la mia dedizione al suo ruolo di idolo delle folle, ma magari anche perché è semplicemente scattata una simpatia reciproca; e quando la sua immagine riflessa sorride mi rendo conto che sta sorridendo a me ed alla nostra immagine riflessa, che non è un sorriso di circostanza e allora sorrido anch'io. E chissà, magari oltre ad essere il miglior centravanti del mondo è anche capace di leggere nel pensiero perché mi fa: “Guarda che non devi sentirti come un garzone di stalla che visita il lord nel suo castello, sei solo entrato per la prima volta nella casa di un tuo amico, tutto qua. Non devi camminare sulle uova, non devi aver paura di disturbare o di rompere qualcosa, sono un ragazzo come te”

Arrossisco, ridacchio ma decisamente mi sento rassicurato. Anche perché l'attenzione è subito catturata da un altro evento che mi tocca nel profondo, Alex apre un cassetto di un mobile nell'ingresso e tira fuori una maglia piegata, me la lancia e mi dice:

“Ecco, questa è per te, volevo dartela domenica ma non c'è stata la possibilità. E' la maglia con la quale ho giocato domenica.... Naturalmente lavata!”

Sono senza parole, la stringo e la guardo, poi guardo lui con la bocca aperta, è un gesto che –se possibile– me lo fa amare ancora di più, se seguissi completamente il mio istinto gli salterei al collo e lo bacerei, ma naturalmente non lo faccio; è lui però che mi abbraccia e mi ringrazia, e io mi godo quel momento come un dono dal cielo.

“Tu ringrazi me? Sono io che ringrazio te, non solo per la maglia, ma per tutto. Figurati che prima di conoscerti ero pronto a fare a pugni con chiunque ti criticasse, figurati ora!”

Alex ride, andiamo verso il salotto, cerco di guardare come è la casa ma ci capisco il giusto, dal poco che vedo mi pare molto normale e per niente da ricchi, anche qualcosa in disordine come camera mia.

Passiamo due ore davvero divertenti, guardando foto e trofei, ci beviamo un paio di succhi di frutta, lui è è davvero atleta, niente birra o alcoolici. Alex mi racconta la sua carriera vista dal suo lato, le difficoltà e i primi trionfi, l'amore assoluto per la città e per la maglia, io mi commuovo ad ascoltarlo, se tutti quelli che vanno allo stadio e che lo scorso anno lo criticavano potessero ascoltarlo e vederlo ora!, ma poi mi ritrovo anche a pensare che non voglio condividere con nessuno questi momenti, che appartengono solo a me. Che me ne frega di farmi grosso con amici e conoscenti dicendo che sono stato a casa di Alex, a parlare con Alex, che ho avuto in regalo la maglia di Alex? Lo sappiamo io e lui, e questo basta e avanza.

Ridiamo anche parecchio guardando le foto di quando era più piccolo, e già a 13 anni era carino come ora, e avverto un senso di invidia per tutti i suoi compagni di squadra di tutti i tempi che se lo sono visti nello spogliatoio, che hanno fatto la doccia con lui.

Sono le otto quando mi rendo conto che devo andare a casa, che è tardi, e arriva l'ennesima sorpresa della giornata.

“Dai che ti accompagno a piedi, ti va?”

“Certo che mi va.” E poi aggiungo, istintivamente: “Senti, ti va di venire a cena da me con i miei? Ma non mi offendo se non vuoi, parola!”

“No no, mi va eccome, ma non voglio portare scompiglio in casa tua.”

“Nessuno scompiglio, tanto è una cosa a sorpresa qundi non ci sarà tempo di creare scompiglio... a mia mamma verrà un colpo, le piaci parecchio!”

Afferro il telefono, e rapidamente annuncio a casa: “Sto arrivando a cena con un amico, apparecchiate per 4. Scusate il ritardo, tra un quarto d'ora siamo là. No, non lo conoscete”, e trattengo una risata.

“Andiamo!”, gli dico, e quasi lo trascino fuori. In effetti, facendo la strada a piedi mi rendo conto di quanto abitiamo vicini e di quanto tranquilla sia la parte alta del quartiere dei Fiori, praticamente non troviamo nessuno per la strada, quando arriviamo al portone apro la porta con la chiave e la tengo aperta per Alex, mi batte il cuore non solo per la corsa ma anche perché continua la sensazione del sogno, Alex a cena a casa mia, figuriamoci! Spero che camera mia sia abbastanza in ordine, e comunque dopo aver visto la normalità di casa sua –a parte il fatto che è una villetta– sono più tranquillo.

Mia madre è la prima a riconoscerlo, ed esclama un “Mio Dio”, mio padre alza le sopracciglia e gli tende la mano.

“Beh, questa si che è una sorpresa, in ogni caso benvenuto. Ale ha una vera adorazione per lei, immagino lo abbia scoperto”

“Grazie –risponde Alex stringendogli la mano– ma per favore non mi dia del lei, mi chiami Alex come fanno tutti”

Poi anche mia madre lo saluta stringendogli la mano e sogghigno vedendo che lo ammira in tutto il suo splendore, poi inizia la classica litania di tutte le madri “Se avessi saputo prima... è solo una cena normalissima... bla bla bla bla”, la interrompo dicendo che qualsiasi cosa andrà bene, che mi dispiace per il poco preavviso, che ho fame, anzi che abbiamo fame, ma sono elettrizzato, eccitato, ed è difficile starmi dietro.

Poi mi ricordo della maglia, la mostro e dico ai miei che è quella di domenica, però è stata lavata, e mi scappa spontaneamente da dire ad Alex: “La prossima la voglio non lavata!”, e subito divento rosso, vi pare una cosa da dire? Cosa avrà pensato? Ma scoppia a ridere e promette di si.

Porto Alex di peso in sala da pranzo, lo faccio sedere poi corro ad aiutare mia madre, lo avrei fatto comunque ma mi pare ancora più giusto farlo ora.

***

All'inizio della cena mi sono detto più volte 'ma chi cazzo me l'ha fatto fare', però le mie paure si sono rilevate infondate. E' stata una serata assolutamente normale e piacevole, ho avuto la conferma che Alex non se la tira per niente, è un ragazzo normalissimo e simpatico, non ci sono stati –come temevo– attimi di imbarazzato silenzio per la presenza della star in casa nostra, tutt'altro; abbiamo parlato tutti parecchio, di calcio e non solo, Alex mi ha lodato davanti ai miei e ha raccontato come ci siamo conosciuti, di come mi aveva notato da “diverso tempo” (mi piacerebbe sapere quanto, mi sono detto) sempre lì agli allenamenti, e anche quando non parlavamo di calcio Alex non aveva problemi ad esprimere opinioni ed interessi che, nella media, difficilmente sono accostati ai calciatori: film, libri, viaggi, cultura; nessuno ha parlato di ragazze, e questo un po' mi ha stupito. In effetti, da quando lo frequento, non gli ho mai visto attorno una ragazza, né una foto in casa, né sentito dire da lui qualcosa di minimamente avvicinabile ad una 'femmina'.

'Diacciati', mi ripetevo, è solo frutto dei tuoi desideri. Vai tranquillo che lui esce di qua e si va a rintanare in qualche posto con una squinzia qualsiasi, che spreco!

E' solo verso mezzanotte che mi sono reso conto che il tempo è volato e che la mattina dopo la sveglia alle sette non la potevo certo scansare, e con grande dolore ho dovuto dire che per me era meglio andare a dormire. Alex si è subito scusato per avermi fatto fare così tardi, e io non sapevo che dire, tutte queste attenzioni e questo affetto mi ubriacavano, mi innalzavano a vette sublimi e mi precipitavano in abissi profondi.

“'Notte Ale, domani ricordati che gli allenamenti sono a porte chiuse, ma se ti fai trovare all'uscita verso le sei ti do uno strappo, ok?”

“Ci puoi scommettere. Sabato trasferta dura, quindi mi raccomando domani. Prova gli anticipi, e i colpi di testa, quel mollaccione di Fred (uno dei due centrali della squadra avversaria di sabato sera) è lento come un caterpillar”

“Si, ma è anche solido come un caterpillar. Lo scorso anno ci ho sbattuto contro ed ero convinto di aver preso un muro”, risponde Alex ridendo.

Ci scambiamo una stretta di mano, poi lui mi dà anche un colpetto sulla spalla. “Grazie della cena di stasera, Ale. Sono stato benissimo, davvero. E grazie anche a lei, Signora”, dice rivolgendosi a mia madre, che abbozza un “ma va, non c'è di che, torna quando vuoi, ecc ecc ecc.”

***

Ecco, lui è andato via e io sono solo in camera, a letto, dovrei dormire e non riesco, ho la testa piena di lui e rivivo tutta la giornata, la maglia è sotto il cuscino come se fosse un peluche, lo so che ho 16 anni e dovrei essere 'grande' per queste cose ma non me ne fotte una strabenedetta minchia. La tengo dove voglio, la tocco quando e quanto voglio, la bacio ogni volta che mi va e non l'abbandonerò mai.

***

Beh, mercoledì e giovedì sono volati, allenamenti, giratina in macchina, casa di Alex, partitina alla playstation (almeno su quel fronte posso giocare alla pari), cene rapide con i miei, chattatina veloce con Matteo e qualcun altro che mi chiedono dove sono sparito, ma non ho intenzione di dirgli alcunché. Tanto da venerdì a domenica e anche oltre son di nuovo libero, se così si può dire, perché la squadra parte venerdì per la trasferta e Alex tornerà a notte fonda sabato, non credo che domenica avrà tempo di chiamami, mi ha promesso di dedicarmi un gol e di sentirsi, anzi mi ha detto lui di mandargli pure un messaggino ogni tanto che gli farà piacere, ma io non so, ho paura di stargli troppo addosso e di venirgli a noia come un giocattolo usato, e dopo aver annusato quest'aria sono già drogato, non posso farne a meno.

***

Sabato sera, partita. Ho rifiutato tutti gli inviti, me la guardo a casa da solo con mio padre, cena rimandata a dopo la partita dopo lunghe battaglie, tanto se ... ... (non oso nemmeno pensarlo, figurati scriverlo) col cazzo che mangio, mi chiudo in camera a piangere.

Ma contro il destino, contro il fato, contro gli astri non c'è scaramanzia che tenga. Caterpillar avevo detto e caterpillar è stato, 26 secondi dal calcio di avvio, Alex si beve il paracarro travestito da centrale difensivo e becca l'angolo lontano, portiere lento a reagire e subito in vantaggio, vi potete immaginare il mio urlo e il mio salto sul divano? E la telecamera cerca Alex per riprendere l'esultanza, è già sommerso dai compagni, ma quando si libera dalla montagna umana è lui che trova la telecamera, punta l'indice e annuisce, guardando dentro l'obiettivo e rivolgendosi, chiaramente, a me. “Oddio, oddio, oddio, l'ha fatto davvero!!! Mi ha dedicato il gol!!! Hai visto mamma, hai visto!!!! Mi ha dedicato il gol!!!”

Fischia la fine, arbitro stronzo, fischia la fine. Come faccio a passare 90' minuti così, ma non c'è proprio niente di cui aver paura: controlliamo la partita alla grande, poco prima dell'intervallo raddoppio del Capitano e partita in ghiaccio, sono così felice e rilassato che mi faccio fuori 2 panini nell'intervallo, e quando Alex triplica al quarto d'ora della ripresa, di testa su angolo di Goran, dalla mia bocca esce un “E ANDIAMOOOOOOOOOO” che si sente in tutto il palazzo.

***

Sono sfinito, come se avessi giocato io. Finita la partita ho una fame da lupi, mia madre non fa in tempo a riempirmi il piatto che l'ho vuotato e quando mi arrendo mi sento pesante e sazio, vorrei solo che fosse già martedì per rivedere Alex, poi mi torna in mente che posso mandargli un messaggio, anzi devo mandargli un messaggio e allora mi fiondo in camera.

(Tempo dopo, diciamo x mesi, ho saputo cosa si sono detti i miei mollati a tavola da soli senza nemmeno dire ciao, comportamento assolutamente nuovo per me. Cosa si dissero non posso dirlo ora per non rovinare il racconto, ma ricordatemi di dirvelo alla fine)

In camera prendo il telefono, mi sparo sul letto e dopo un attimo di raccoglimento inizio a scrivere:

“IMMENSI IMMENSI IMMENSI e tu sei stato FANTASTICO vi adoro siete il mio orgoglio! Grazie della dedica, Alex, sei unico! Ricordati la maglia, se possibile! Ho registrato la partita, stanotte la rivedrò fino a scoppiare, e che ti avevo detto di Fred? Grande Capitano, come sempre!”

'Figurati se risponde, sarà presisissimo', dalla tv in camera mia osservo il post partita per non perdermi eventualmente la sua intervista, dopo le brevi battute alla fine come uomo partita.

Non passano nemmeno tre minuti e arriva la risposta.

“Come LA dedica? Io te ne ho dedicati due! Non mi dire che il secondo non si è visto! Maglia già in valigia, è sporca e puzzolente come la volevi tu :D, Capitano è il migliore di noi, martedì te lo presento. Vado sotto la doccia poi partiamo, ti mando sms quando atterriamo x”

DUE dediche? DUE??? E come sarà stata la seconda? Darei un anno di vita per saperlo, domani su youtube inizierò ricerca affannosa, e poi che vuol dire quella x alla fine? X può voler dire tutto (un bacio, ma è I M P O S S I B I L E), un tasto premuto x sbaglio, una frase non finita, NON LO SO NON LO SO NON LO SO AIUTO AIUTO AIUTO, sto sclerando davvero, DUE DEDICHE, ma allora non sono un giocattolo nuovo, sono un suo amico, ci tiene a me, devo fare qualcosa o impazzisco.

Torno di là, i miei sono lì che chiacchierano e si interrompono quando arrivo ma non ci faccio caso, mi risiedo e faccio un respiro.

“Sapete che mi ha dedicato anche il secondo gol ma non si è visto in tv? Che merda di regista”

Sguardo che passa tra loro due.

Si vede che vorrebbero dirmi qualcosa ma esitano, e anch'io non sono sicuro di volere sentire i pompieri in azione, detto con il massimo rispetto. Quindi li rassicuro, così provo a darmi una calmata.

“No, state tranquilli, non perdo la testa. Lunedì vado a scuola e non scappo di casa per andare a vivere davanti a casa sua come facevano quelli della vostra generazione davanti a casa dei Beatles, non corro dietro ai sogni impossibili (bugia), non faccio castelli in aria (bugia), ma è comunque un ragazzo simpatico e se siamo amici, cioè se davvero diventiamo amici non c'è niente di male, no?”

“Assolutamente”, risponde mio padre, e mi stringe la mano, ed è il suo solito tocco confortante di tutta la vita.

“Ale, tesoro, ci sono le interviste”, dice mia madre indicando la Tv, io mi alzo per andare sul divano e passandogli accanto mi viene istintivo di abbracciarla, penso che abbiano capito molto più di quello che ho detto e che mi abbiano detto, nel loro modo gentile, che sono al mio fianco come sempre.

Alex si presenta con i capelli bagnati, la divisa sociale con la cravatta annodata un po' così, gli ride anche il culo da come è felice, ringrazia e ripete le solite cose da intervista, no non ci montiamo la testa, viviamo alla giornata, il campionato è ancora lunghissimo, la palla è rotonda, gli avversari sono tutti tosti, arriveranno i momenti bui, eccetera eccetera eccetera.

Poi un secchio di benzina sul fuoco della mia passione impossibile, hai voglia a buttarci sopra cumuli di ghiaccio ma è una battaglia persa.

Gli domanda il tipo della tv (peraltro simpaticissimo, uno di quelli che preferisco): “In mano hai la maglietta della partita, è un regalo per qualcuno?”

“Si, un amico speciale”

“Gli vuoi dire qualcosa?”

“No, solo fargliela vedere, sono sicuro che è alla tv”, e la mostra così come è uscita dal campo: segni di erba, del gesso delle linee, un paio di macchie da pallonata, sgualcita, sudata, vittoriosa e MIA.

***

E chi dorme più, ora, chi dorme più? Leggo, mi stiro, mi rigiro, vado al pc, torno a letto, rileggo anche le cose per me più rilassanti, come l'ultimo capitolo de Il ritorno del Re, con la struggente partenza di Frodo e Gandalf dai Porti Grigi, ma non funziona niente. Il telefono a portata di mano, so che mi manderà un messaggino all'atterraggio e aspetto solo quello.

***

Sono le due passate quando sento finalmente il timido beep del telefono, lo afferro e lo leggo, lo divoro.

“Ciao Ale! Appena atterrato, dimmi che hai visto l'intervista! :D Domani, cioè oggi, ore 12.30, sei convocato a casa mia per festa post partita, non puoi mancare. Abbigliamento informale, mi raccomando, è una cosa semplice, niente di che, così ti do la maglia anzi te la faccio indossare subito e la tieni tutto il giorno! A dopo, e riposati un po' che devi essere in forma domani, cioè oggi, insomma hai capito!”

Festa? Da lui? Ma ci sarà un sacco di gente, e io che speravo –Dio solo sa perché, anzi lo sappiamo io e lui– di essere soli, ragiona, cazzo, ragiona, stupido che non sei altro, ti ha invitato ad una festa, che vuoi di più? Ti vergogni di come sei davanti ai suoi amici, o ai suoi compagni di squadra, della tua squadra? Mi insulto per un bel po, finalmente riesco ad addormentarmi ma è un sonno agitato.

***

Dio se sono stanco, per un attimo mi è presa la tentazione di non andare tirando fuori una scusa, ma sono bastati quattro schiaffi –metaforici– che mi sono dato appena uscito dalla doccia per convincermi a non fare lo stronzo, dico ai miei che vado a casa di Alex come se fosse la cosa più normale del mondo.

Beh, devo dire che la passeggiata fino alla zona posh del quartiere dei fiori è salutare, riacquisto fiducia in me stesso e gioia nel pensare che tra poco rivedo Alex, spero di arrivare per primo in modo da godermelo almeno qualche istante da solo, penso già al momento in cui mi darà la maglia e poi mi viene in mente che la devo indossare, questo vuol dire togliersi quella che ho addosso e questo mi eccita subito, quel bastardo che porto in mezzo alle gambe sembra che viva di vita propria!

Suono il campanello, è quasi istantaneo il click che lo apre, pochi passi nel giardino ed entro in casa.

Eccolo lì, bello come il sole, con addosso un paio di vecchi jeans tagliati appena sopra il ginocchio e una maglietta, sorridente con i capelli arruffati, altro che sole, non esiste niente di così bello al mondo.

***

Non è il solito “Ciao Ale!” che mi accoglie, ma un abbraccio con giravolta, inizia una danza mentre Alex canta a squarciagola un coro della curva, uno dei miei preferiti: Quando scendono in campo i ragazzi il cuore mi batte perché hanno 11 maglie viola, il colore più bello che c'è, Inizia la nostra battaglia, ragazzi nessuna pietà alziamo le mani nel cielo e la curva comincia a cantar. Mica dubiterete che NON mi sono unito al coro? Urlo e canto più forte di lui, sempre ballando e agitando i pugni al cielo, poi ci abbracciamo ancora, può esserci chi volete, 100 persone o 10, non me ne frega un cazzo, Alex ha voluto ME per festeggiare.

Una volta più calmi e salutati per bene, mi guardo intorno e mi rendo conto che sono davvero il primo.

“Sono arrivato troppo presto? Sono il primo?”

“Si, e anche l'ultimo. E' una festa per pochissimi invitati, diciamo due: io e te!”

E chi mi trattiene, ora! Ricomincio a cantare, a saltargli intorno, mi porta in salotto e diamo inizio alle danze, accende lo stereo e inizia a scorrere la musica, distinguo poco ma sento i Queen sullo sfondo: datati, vecchi, tutto quello che vi pare ma sempre fantastici.

***

Quando Freddy inizia ad intonare I want to break free è come se... no, non c'è niente che possa descrivere quello che avviene se non la mera cronaca, le semplici parole. Mettetevi comodi.

Cantando e mimando Freddy con le mani che racchiudono un immaginario microfono, anzi con la sola sinistra, Alex inizia sotto i miei occhi lo spettacolo che, evidentemente, ha pensato apposta per l'occasione.

Non credo ai miei occhi, eppure non riesco a togliergli gli occhi di dosso: si sta togliendo la maglietta, e con una mano sola non è facile ma ci riesce, poi la fa roteare sopra la sua testa e infine la fionda diretta in un angolo, penserete sia finita qua? Ma nemmeno per sogno, dopo la maglietta è la volta dei pantaloni, con movimenti che più sensuali non si potrebbe.

Siccome è –oltre che bello– anche fatto bene, ed è pure un calciatore, riesce a palleggiare un paio di volte con i jeans un po' appallottolati, poi con il destro, prima che tocchino terra li tira in avanti, mi passano vicini ma io ho occhi solo per lui, con addosso solo i boxer.

La canzone sembra infinita, ora oltre che cantare fa chiari gesti che devo fare la stessa cosa, ho forse una frazione di secondo per decidermi, ma non ci penso su nemmeno quella: inizio a cantare anch'io, mi avvicino, e cerco di imitarlo in tutto e per tutto, la maglietta va via con fatica, i pantaloni cadono giù prima che possa raccoglierli, li prendo a calci finchè non si allontanano, siamo tutti e due con solo i boxer addosso e ora è impossibile, IMPOSSIBILE, impossibile non accorgersi che se io sono eccitato, e Dio se lo sono, lui non è da meno, il gonfiore dei boxer davanti è lampante: non smette di cantare, I want to break free è seguita da un altro capolavoro, una canzone che adoro, It's a Hard Life, e siamo sempre più vicini, ora Alex ha messo giù il microfono immaginario e mi prende le mani, mi avvicina ancora di più e mi dà un leggero bacio, sulle labbra, e mi sento cedere le ginocchia, ma lui mi sostiene, ora ci abbracciamo davvero, ci baciamo davvero, e non c'è niente che impedisca ai nostri due cazzi di trovarsi a contatto, ho il cervello pieno di luci, di frasi, di domande, ma c'è una sola risposta, e sono le braccia forti di Alex che mi accolgono e le dolci labbra di Alex che mi baciano, poi sento la sua lingua che mi apre la bocca, e io la apro, la cerco con la mia, si trovano, chiudo gli occhi e mi lascio portare su per le vette, sento le sue mani che mi accarezzano ovunque, finchè non trovano l'elastico dei boxer e iniziano lentissimamente ad abbassarli, e capisco al volo, istintivamente, almeno due cose: che va piano perché non vuole in nessun modo forzarmi a niente, e che siamo alla pari in tutto, non siamo il principe e cenerentola, non siamo l'idolo e il tifoso, siamo due ragazzi e basta, e quindi siamo alla pari, devo sentirmi alla pari, voglio sentirmi alla pari, e quindi anch'io faccio la stessa cosa, non è davvero più l'oggetto dei miei sogni, è un ragazzo in carne ed ossa che sente le mie mani sui suoi boxer e ce li togliamo insieme, all'unisono, sempre baciandosi e guardandosi, senza dire niente e ascoltando Freddy che ci benedice e ci incita, ci dà la forza, scalciamo insieme per toglierceli completamente, ora siamo nudi e come faccio a resistere, voglio vederlo, e anche lui vuole vedermi, gli piaccio, gli piaccio davvero, finiamo rotoloni sul divano, escono le prime parole dalla sua bocca dopo aver cantato e sono parole che non lasciano dubbi: “Finalmente, Ale, finalmente... ora non ti mollo più...”

***

Quando riacquistiamo il ben dell'intelletto e l'uso della parola è passato un po' di tempo, forse mezz'ora, forse un ora, non lo so, siamo nel letto in camera di Alex e ignoro completamente come ci siamo arrivati, quello che so è che non c'è un centimetro dei nostri corpi che non abbiamo visto vicendevolmente, che non abbiamo baciato, so che per la prima volta ho preso in bocca il cazzo di un altro ragazzo e che mi è piaciuto, che per la prima volta ho sentito la bocca di un altro ragazzo stringersi e muoversi attorno al mio, la lingua in azione, le mani e le dita che mi fanno provare sensazioni mai nemmeno immaginate, quello che so è che Alex ha un corpo meraviglioso e che gli piace il mio corpo, e questo ancora mi sconvolge, siamo abbracciati e con gli occhi aperti, ci carezziamo ed ora è il momento di dire qualcosa, di dirci qualcosa.

“Dio, quanto sei bello, sapevo che lo eri ma non immaginavo così tanto”, e non sono io che lo dico a lui, è lui che lo dice a me.

“E tu sei la cosa più bella che io abbia mai visto”, gli rispondo con le lacrime agli occhi dalla gioia, lui le vede e le asciuga con il dito indice, poi bacia delicatamente il dito bagnato e me lo passa sulle palpebre, come a sigillarle.

“Sai che è da un anno che ti ho notato, ma mi sembrava impossibile che tu fossi come me?”

“E io che dovrei dire? È da quando ti vedo nella primavera che muoio dietro di te, e figurati quanto a me sembrava impossibile”

“Quel giorno sotto la pioggia ho deciso di buttarmi perché non ne potevo più, ti volevo conoscere, ma ancora non immaginavo...”

“Io avevo una paura da matti, pensavo tu capissi subito come sono e che tu non volessi.... Insomma, avevo davvero paura”

“Non credere che non ti capisca... per quello oggi mi sono buttato... sapevo che avevi paura, e anch'io ne avevo... però c'era qualcosa che mi diceva che tu eri quello giusto, quello che cercavo, e ora lo so

Un altro bacio, e ci stava proprio.

“Io... io... sognavo di te in continuazione, mi sei piaciuto subito, ma eri solo un sogno, come potevo solo pensare a tutto questo... e già ero felice perché stavamo diventando amici, che dovrei dire ora, spero solo di essere alla tua altezza, di non deluderti mai...”

“Tesoro mio, sono io che spero di non deluderti, che spero di poterti meritare sempre... tu pensi che io possa tutto perché sono il centravanti della nostra squadra, perché rappresento una montagna di cose per te... ma io sono anche un ragazzo normalissimo, che vive in un mondo dove non è proprio facile dire 'sono gay, questo è il mio ragazzo'... sono io che spero di non deluderti, credimi, perché non sarà facile per nessuno dei due... ma voglio sperare, voglio credere che ce la possiamo fare perché avverto con te delle sensazioni mai provate prima, tu sei quello che cercavo, non un ragazzo che brama di venire a letto con me, ma un ragazzo pronto a stare con me per crescere insieme, per affrontare insieme tutte le complicazioni, e ce ne saranno tante, che ci arriveranno tra capo e collo... ho bisogno di te per sentirmi più forte, per sentirmi amato oltre che venerato, ho bisogno della tua purezza, del tuo enorme affetto, della tua sincerità”, e ora è Alex che ha i lucciconi, tocca a me quel piccolo magico rito di asciugargliele con il dito, baciarlo e sigillargli gli occhi.

“Tu hai smesso di essere il mio idolo quando mi hai abbracciato e baciato la prima volta, da quel momento in poi sei Alex e basta, quello che mi ha trovato e mi ha aperto se stesso, che mi ha fatto entrare e mi tiene con se, non sei più soltanto il colpo di fortuna che mi regala le maglie, sei la persona con cui voglio crescere, è bellissimo solo pensarlo, sei la persona che mi aiuterà e che vorrà essere aiutato da me, e lo so che sarà difficile, difficilissimo, ma sono pronto ad affrontare qualsiasi cosa con te, qualsiasi”

“Se non ti spaventi ti dico una cosa”, mi dice guardandomi ancora più intensamente

“Non mi spaventa niente quando sono con te”

“Sono innamorato cotto di te”

“Sono innamorato cotto di te”, gli rispondo, e ci tuffiamo ancora nel nostro mare.

***

Altro tempo passato, forse ci siamo anche appisolati un attimo –stanchi e appagati-, ma sempre abbracciati.

“Posso affermare che sei il mio ragazzo?”, mi dice ad un certo punto Alex.

“Si, lo puoi gridare. Io posso dirlo?”

“Si, senza alcun dubbio.”

“Ma questo resterà tra noi per un bel po, vero?”

“Si, tesoro, mi sa di si. Ti dispiace?”

“No. So che è così, ed è giusto così. Magari giusto no, però è così, ma non mi importa.”

“Ma non ti monterai la testa ad essere il mio ragazzo?”

“No, prometto”

“Continuerai ad essere il mio primo tifoso?”

“Ci mancherebbe, e il primo che parla male di te lo stendo”

“Niente risse, però. Se qualcuno ti sfiora potrei ucciderlo”

Ridacchio, ora siamo tornati anche ad un po' di battute dopo tanti discorsi seri, ed è troppo divertente Alex, davvero. Io scopro una vena umoristica in me che non sospettavo.

“Continuerò ad andare a scuola e fare il secchione, ma non più sfigato”

“Certo che continui ad andare a scuola. E se porti a casa un insufficienza lo vedi!”

“Mmmh... Cos'è, una minaccia o una promessa?”

“Entrambe. Ti do tante di quelle sculacciate che non ti siedi per tre giorni”

“Sarà difficile prendere le sculacciate per la scuola. Mai presa un insufficienza in vita mia”

“Meglio così”, risponde lui, e mentre lo dice mi carezza il culo, e saranno le carezze, saranno queste frasi ma l'idea che Alex me le suona mi fa eccitare, non avrei mai pensato che parlare di sculacciate potesse avere un connotato così, però mi rendo conto che mi piace l'idea e decido di prolungare il discorso.

“Dovrai trovare altri motivi per sculacciarmi, mi sa”

“Non sarà facile, temo”

“Per niente: non mi interessa fumare, non credo che mi vedrai mai brillo, non dico bugie, sono pulito fino al maniacale e mi ci vedi a prenderti la macchina di nascosto e graffiartela mentre parcheggio a lisca di pesce in centro?”

“Per niente”

“Né arriverei in ritardo, ammesso che questo meriti le sculacciate”

“Ho proprio trovato un ragazzo d'oro”

“Eh si, e non resta che un modo per farmi il culo rosso”

“E sarebbe?”

“Potresti sculacciarmi solo perché ci va”, e carezzandolo laggiù sento che è eccitato anche lui.

“Perché no?”

“ma non ti credere che ti lasci fare così comodamente...”

Non so da dove mi viene l'idea, però so che sarà eccitante, anzi è eccitante pensare di ritrovarmi steso sulle ginocchia di Alex e di prendere qualche sculacciata da lui, è strano perché non ho alcuna esperienza in merito, nessuno mi ha mai sfiorato con un dito, però non sono così ingenuo e so che le sculacciate hanno un impatto erotico e forse è questo che mi attira, anzi che ci attira perché Alex è tutt'altro che indifferente, si vede benissimo!

“Che intendi dire, che ti devo inseguire?”

“Inseguire non proprio, però sarebbe divertente se mi lasci un po' di vantaggio, poi inizi a cercarmi strepitando perché ho fatto chissà che –ti devi inventare tu qualcosa– e poi in qualche modo mi devi acchiappare. E io non sono quel paracarro di Fred, quindi ti dovrai dare da fare!”

“Mmmmm... questo gioco già mi piace... però voglio un bacio prima”, risponde Alex e mi stringe a se.

“Anch'io lo voglio...”

Ci baciamo a lungo, poi mi “libera” e mi fa: “Vai, muoviti che ho proprio voglia di vedere che succede!”

Mi alzo dal letto e vado al piano di sotto, mi metto tranquillamente in salotto a vedere la tv, dopo pochi minuti sento Alex che inizia ad urlare.

“Dove sei, piccolo teppista, dove sei?? Come cazzo hai fatto a rompere il vaso cinese in sala? Ti avevo detto che non si gioca a pallone in casa! Lo vedi appena ti acchiappo!”

“Non l'ho mica fatto apposta!”, rispondo io sempre urlando, e continuando candidamente a guardare la tv.

Poi, ispirato, aggiungo: “Dovevo giocare la semifinale di coppa di Germania a Gelsenkirchen e lì lo stadio è coperto, mica potevo giocare fuori! Colpa tua che non hai il tetto retrattile in giardino!”

Alex intanto è arrivato giù, nudo anche lui come un verme, già abbastanza eccitato, e la mia spiegazione gli fa scappare una risatina subito soffocata per tornare nel ruolo.

“Te lo do io il tetto retrattile! Vieni qua a prenderti una bella dose di sculacciate, e senza discutere!”

“Non ci penso nemmeno! Che ci posso fare se quelle robe fragili sono sempre nel posto sbagliato! E poi di vasi cinesi è pieno il mondo, cazzo! Un miliardo e mezzo di cinesi sai quanti vasi hanno prodotto!”, però dicendolo mi alzo e mi porto dall'altro lato del divano, ora inizia davvero ad essere divertente; Alex si avvicina, cerca di prendermi, io scappo e iniziamo a correre intorno al divano, poi intorno al tavolo, ci viene da ridere a tutti e due; corro verso la cucina ma Alex mi frega perché conosce la casa meglio, ad un certo punto me lo trovo davanti anziché dietro e praticamente gli finisco addosso.

“Ora vedi cosa ci hai guadagnato a scappare!”, mi dice trascinandomi verso il divano, io faccio resistenza ma fino ad un certo punto se no la cosa non potrebbe funzionare.

“No! No! No! Non voglio essere sculacciato!”

“Dovevi pensarci prima!”, e una volta arrivati sul divano in un attimo mi ritrovo sdraiato sulle ginocchia di Alex che si è seduto sul letto, e continuo a divincolarmi ma più per agitarmi che per cercare di scappare, lui mi aggiusta meglio e mi aspetto che inizi subito a sculacciarmi, sono curioso e un po' spaventato, è davvero una prima volta anche questa; però capisco anche perché questa cosa è divertente, innanzitutto perché mi piace stare in questa posizione con lui, poi perché dopo un piccolo movimento mi rendo conto che i nostri due cazzi sono allegramente in contatto e sono di nuovo duri ed eccitati.

Con la mano sinistra mi tiene fermi entrambi i polsi ma è una messa in scena venuta bene, non sta facendo assolutamente forza come per rassicurarmi, e con la destra inizia prima a carezzarmi il culo (cazzo quanto mi piace!) e poi arriva la prima sculacciata, e non fa nemmeno poi tanto male.

“Ahia, ahia! No, no, no, non voglio”, urlo mentre arriva la seconda, e anche questa non è niente di che, lui si dà da fare e pur colpendo piano ogni tanto qualche colpetto più forte arriva, ma nel complesso niente di tremendo, anzi, mi piace davvero, credo che se continua così potrei venire nel giro di pochi secondi.

“Te lo insegno io a fare queste imprese, caro il mio campione!”, e giù altre cinque o sei sculacciate, poi ci facciamo silenziosi, ora le carezze si alternano alle sculacciate e io mi agito in maniera diversa, sento che anche Alex muove il bacino in un modo inconfondibile, facciamo appena in tempo a buttarci giù dal divano ed abbracciarci l'uno contro l'altro, guardandoci negli occhi che raggiungiamo ancora una volta in quel lungo pomeriggio la vetta della montagna.

Restiamo abbracciati e appiccicati a lungo, senza parlare, solo sorridendo e godendo l'uno dell'altro.

“Wow...” dice Alex

“Si, wow... è stato davvero forte... e non me lo sarei immaginato”

“Nemmeno io, però mi è piaciuto davvero. Ti ho fatto male?”

“No, anzi. Ero già pronto con un 'Tutto qui?' da dirti al momento giusto, ma non c'è stato modo...”

Alex ride.

“Bene, prossima volta stai tranquillo che le sentirai di più!”

“Non pensavo che le sculacciate fossero così divertenti però”

“Perché è un gioco”, risponde

“E perché lo abbiamo fatto noi”, aggiungo.

“Yep. Ma come ti è venuta l'idea?”

“Non lo so assolutamente, so che quando hai detto quella cosa che mi avresti sculacciato se avessi portato dei brutti voti mi sono sentito intrigato dentro, non so come spiegare, ma l'idea non mi dispiaceva, e da lì a tramutarlo in gioco è stato facile”

“Beh, tanto te ne sarai accorto, io ho sempre sentito un po' il fascino di questi giochi, se non ti arrabbi ti dico che è diverso tempo che avevo voglia di metterti otk

“Arrabbiarmi? Ma figurati, anzi. Ma Otk che vuol dire?”

Over-the-knee cioè steso sulle ginocchia come sei stato tu prima”, risponde Alex sogghignando.

“Mmmm... guarda che non stavo male, mi è piaciuto che eravamo nudi tutti e due, eravamo, come dire, in contatto in diversi punti!”, e riesco a dirlo senza arrossire.

“Mamma mia come sei carino, Ale, come sei carino... possibile che ti abbiano lasciato libero per me?”

“Si... possibile e vero”, gli rispondo, ed arriva l'ennesimo bacio del pomeriggio.

***

Poi, quando ci stacchiamo, ci rendiamo conto che siamo davvero stanchi e affamati, ma prima di mangiare ci concediamo una bella lunga e calda doccia, ovviamente insieme; ci divertiamo parecchio ad insaponarci a vicenda, io ammiro molto il suo corpo: le gambe sono ovviamente muscolose, ma ha un bel culetto piccolo come il mio, mi fa impazzire, e poi la tartaruga sul davanti, e le spalle larghe senza essere esagerate, proprio un atleta. Io non è che sfiguro, anzi, naturalmente non ho gli stessi muscoli che ha lui ma mi difendo; tutti e due glabri, tutti e due con i capelli abbastanza lunghi, io più chiari dei suoi, i miei occhi castani e i suoi verde scuro. Misuro a lungo il suo pisello circonciso, mentre io non lo sono, lui è effettivamente più dotato ma quando siamo entrambi eccitati non si vede granchè la differenza.

Soprattutto gli piace tenermi stretto abbracciato, riempirmi di coccole, e poi ha una venerazione per il mio culo, io sarei pronto anche a scopare in modo completo ma lui mi ha già detto di non avere fretta, che non ci corre dietro nessuno, che arriverà il momento e che vorrà, come ogni cosa, farlo entrambi, ovvero che io potrò scoparlo esattamente come lui scoperà me. Alex in questo è davvero grande, nel senso che fin da subito vuole impostare la nostra relazione alla pari, non mi considera e non mi considererà mai un ragazzino mentre lui è quello più grande, ci vede tutti e due come due ragazzi innamorati che fanno le scelte insieme. Mi dico, per la milionesima volta, che sono il ragazzo più fortunato del mondo.

Ci vestiamo per mangiare qualcosa, ma dire 'ci vestiamo' è un eufemismo: io mi infilo una maglietta di Alex, lui la mia camicia e andiamo in cucina.

“Se vuoi ti faccio la pasta, io mi faccio un po' di carne rossa e verdura, sai ho un po' di limitazioni sul cibo”.

“Io mangio quello che mangi tu. Carne e verdure vanno benissimo”

“Ok, amorino. TI piace amorino?”

“Si, tanto.”

Avrei un milione di domande, ma non so da dove iniziare. Vorrei sapere quando ha dato il primo bacio, chi sa di lui, se è mai stato con un calciatore, chi è il ragazzo con cui è stato più a lungo, ma non voglio fare l'impiccione. Preferirei che fosse lui a raccontarlo quando ne avrà voglia. Conta il presente, solo il presente, e tanto futuro.

Lui ha molti meno dubbi di me e inizia a sparare domande mentre mangiamo.

“Ti va di dirmi quando hai capito di essere gay, quando hai dato il primo bacio, insomma di dirmi un po' di te?”

“Certo che mi va... non che ci sia molto da dire”, rispondo mentre lui riempie i bicchieri di tè freddo.

“Allora, è stato verso i 13 anni, 13 anni e mezzo. Non ci ho messo molto, non sono stato in crisi, è stata una cosa molto naturale. Ovviamente mi piaceva un compagno di classe, ma figurati se mi facevo avanti; dopo pochi mesi ne ho parlato con i miei, che non si sono fatti né in qua né in là, erano anzi molto contenti che ne avevo parlato con loro prima di tutto. Mi sono stati vicini, e te ne sarai accorto l'altra sera: non sono asfissianti come sono tanti genitori, si fidano molto di me e mi sostengono in ogni modo possibile.”

“Si –mi interrompe Alex– l'ho visto l'altra sera, sono davvero persone in gamba. E visto che ci siamo hai avuto una grande idea a portarmi a cena là, mi sono reso conto quella sera che eri proprio te che cercavo; mi ricordo di essermi addormentato tardi, pensando a te e sperando che non fosse una mia fantasia immaginarti gay”

“E io sono andato a letto pensando a te, con la tua maglia sotto il cuscino...”

Mi stringe la mano e mi manda un bacio.

“E il primo bacio?”, mi chiede poi

Divento rosso, esito ma poi gli rispondo.

“Beh... vuoi proprio saperlo?”

“Certo!”

“un anno fa ho baciato un ragazzo ad una festa, e poi basta. Per me il primo bacio è stato il tuo oggi”

“Anche per me, in un certo senso”, dice Alex sorprendendomi. Ero convinto che fosse sempre stato così per lui, cioè circondato di qualcuno da baciare e con cui fare sesso.

“Davvero?”, mi scappa detto.

“Si, giuro, ma nel senso che oggi per la prima volta ho sentito che c'era parecchio di più dietro il baciarsi e ehm.. il resto, finora erano state cose molto passeggere e volanti, niente di minimamente impegnativo. Con te è un'altra cosa e lo so fin dal primo momento”

Non resisto, mi alzo dal mio posto e gli vado a sedere sulle ginocchia, gli prendo la testa tra le mani e lo bacio con furore, con altrettanto furore lui risponde al mio bacio.

***

Sparecchiamo, carichiamo la lavapiatti, stanchi appagati felici. Sono le quattro e mezzo, l'ora giusta per un po' di coccole tranquille sul divano davanti alla tv, ovviamente guardiamo le partite in corso nel pomeriggio, i rivali in classifica vincono a fatica ma vincono, questo –dice Alex– sarà un grande stimolo per noi, averli lì subito dietro ci rende più forti. Quello che resta inespresso è il desiderio di tutti, e lui per primo: riportare lo scudetto dopo anni e anni e anni di delusioni.

E' bello star lì sul divano distesi, abbracciati, con addosso la sua maglia, farsi coccolare da lui e coccolarlo, carezzarlo, sfiorargli il sesso con la punta delle dita e poi stringerlo, è come scoprire un giocattolo nuovo, è come esplorare qualcosa di conosciuto e sconosciuto al tempo stesso, ed è bellissimo sentirlo ripetere i miei gesti su di me e io ripetere i suoi su di lui.

“Ma secondo te è strano che mi è piaciuto farmi sculacciare da te?”, gli chiedo.

“No, non proprio... si vede che era una cosa che ti piaceva fare ma non avevi mai avuto l'occasione. Non l'avevi mai presa una sculacciata da piccolo?”

“No, mai. Tu? E le avevi mai date?”

“Beh, si, una volta –una sola– le ho prese di brutto, mi beccarono a fumare una sigaretta di un amico e mio padre mi dette una ripassata gigante, me la ricordo ancora. Avevo 14 anni e mi sentivo furioso con lui, umiliato e super imbarazzato”

“Ci credo, comunque te le eri meritate!”, gli rispondo con un ghigno un po' perverso.

“Si, senza dubbio. Ci ho messo una settimana a capirlo, mi ricordo che non gli parlai per tutti quei giorni e alla fine però gli detti ragione, facemmo la pace e ovviamente non ho più toccato sigarette in vita mia.”

“Povero amore mio, però. Un conto è prenderle per gioco dal tuo ragazzo... ma così è tremendo”, e stavolta sono molto più dolce.

“Quindi sai cosa ti aspetta se tu provassi a fumare!”

“No, no, non ci penso nemmeno. Ora poi che sto con te la cosa non è proprio possibile”

“Tutti soldi risparmiati tra l'altro!”, e ridacchiamo.

“Per finire la risposta, era la prima volta che le davo anche se mi ero immaginato molte volte tutta la scena, certo mai con un protagonista del tuo calibro... farlo con te è stato fantastico”

“Grazie, tesoro. E' stato un onore per me”, gli rispondo facendo una faccia buffa che mi fa meritare un bel bacio.

Poi, alla faccia della mia timidezza, proseguo. “E a me è piaciuto tanto anche il resto... tutto questo pomeriggio è stato pieno di cose fantastiche, fin da quando sono entrato; ma se devo scegliere un momento, beh... quando hai iniziato a cantare I want to break free e a spogliarti, cazzo, quello si che mi ha steso”

Alex ride.

“Ci credo che ti ha steso. Io avevo ancora una paura boia che tu scappassi, anche se ero davvero sicuro, da l'altra sera a casa tua, e non mi chiedere perché ma ero sicuro. Ma avevo lo stesso paura, e quando anche tu hai iniziato a spogliarti è stato come segnare venti gol in una partita”

“Nah, non valgo venti gol!”

“Nah lo dico io, i gol passano e tu resti. E poi mi è piaciuto un sacco che non c'è stato bisogno di dire niente, facevamo quello che volevamo fare entrambi, mi è piaciuto subito il tuo cazzo e il tuo fantastico culetto, mi è piaciuto subito il tuo corpo, il tuo odore, il tuo profumo”

Mi ubriaco di queste parole, mi ubriaco letteralmente. “A me sono piaciuti subito i tuoi muscoli, e come sei fatto, e si, anche a me è piaciuto subito il tuo cazzo (lieve esitazione nel dire questo ad alta voce) e la tartaruga che hai davanti (divento rosso) e prendertelo in bocca, ma sono impazzito quando tu hai fatto altrettanto”

Vorrei proseguire ma non riesco, ci abbracciamo in un modo così intenso e così stretto che sento gli occhi lucidi, lo amo pazzamente e mi sento amato pazzamente, sarà una relazione difficile, sarà tutto quello che volete ma sono, anzi siamo, innamorati cotti.

“Ti amo”, gli sussurro piano piano ma è come se urlassi a squarciagola.

“Ti amo”, mi risponde nello stesso modo.

***

Mi sono messo disteso lungo il divano, Alex è seduto con le gambe posate sul puff; mi sistemo con la testa sul suo grembo e lascio che mi carezzi la testa e il volto, non mi stanco mai di guardarlo e di stare in contatto con lui, forse cerco ancora di convincermi che non sto sognando.

“Stasera sono a cena dai miei”, mi dice Alex mentre con un dito mi carezza il lobo di un orecchio.

Per un attimo avverto una fitta di gelosia e di dispiacere perché non staremo insieme, ma poi subito mi rendo conto che i giorni che ci aspettano sono infinitamente di più di una singola serata, e invece mi interessa e mi incuriosisce sentirlo parlare di lui.

“I tuoi sanno di te”, gli chiedo.

“Si, anche mia sorella. Però non sono proprio come i tuoi, lei non ha problemi con me ma i miei genitori qualche imbarazzo lo avvertono, diciamo che hanno accettato la cosa ma con qualche paturnia in più. In ogni caso mi interessa il giusto, vivo da solo da due anni ormai.”

“Io studierò un po' dopocena, domattina ho un compito di greco. Non credo ci saranno problemi ma meglio se rileggo qualcosa”

“Ci mandiamo messaggini stupidi e teneri?”

“Certo. Domani niente allenamenti, vero?”

“No, domani riposo, per così dire. Riprendiamo martedì.”

Ecco che avanzano le insicurezze. Ma come facciamo quando non ci sono gli allenamenti? Gli devo chiedere 'quando ci vediamo' o no? Non so se resisterei un giorno senza vederlo e senza toccarlo.

“A che ora esci da scuola?”, mi chiede Alex

“il lunedì sempre a mezzogiorno e mezzo, ho solo 4 ore”

“E quanto hai da studiare domani pome?”

“Uhm... fammi pensare... diciamo fino alle quattro, più o meno”

“Allora senti che facciamo, se ti va: ti vengo a prendere a scuola, ti porto a casa, tu studi e a un quarto alle quattro ti fai trovare giù al portone e andiamo all'inaugurazione del negozio nuovo di sport in centro, ho promesso al mio agente che avrei fatto una 'comparsata', come le chiama lui. Il brand del negozio è uno dei miei sponsor”

Resto un attimo interdetto.

“Fammi capire... vuoi venire a prendermi a scuola e poi andiamo insieme in centro in un negozio?”

“Si, che c'è di strano?”

“Amore, a parte che sarebbero due cose meravigliose, ma non credi che... insomma, farci vedere insieme...”, non so come spiegare meglio che ho paura di metterlo in imbarazzo, non ho paura per me ma per lui.

“No, ascolta, ascoltami bene: non mi faccio fermare, non ti prendo per mano mentre passeggiamo in negozio, non ti bacio davanti a tutti anche se darei il braccio sinistro per poterlo fare, ma col cazzo che mi vieto e mi proibisco di avere uno straccio di vita normale con il mio ragazzo. Per il resto del mondo sei un mio amico, ma per me e per te domani è la nostra prima uscita pubblica, tutto qua. Non me ne fotte niente di quello che pensano, e poi guarda che la gente crede a quel che vuole credere: tu sei semplicemente un tifoso e un mio amico, stop.”

Poi aggiunge con voce un po' più incerta “Oppure a te non va di uscire con me?”

Gli volo addosso e lo stringo forte. “Non lo pensare mai nemmeno per scherzo, se esitavo è perché non voglio metterti in imbarazzo, assolutamente. Sono così felice di quello che hai detto che non so come dirti grazie, certo che voglio uscire con te, certo che godrò come un porco quando domani ti vedo all'uscita di scuola con la batmobile, certo che andiamo in quel negozio.”

E, illuminato, aggiungo “E poi puoi sempre dire che sono il tuo nuovo body guard!”, e questo lo fa scoppiare a ridere, ci abbracciamo ancora, felici di aver capito che siamo fieri l'uno dell'altro e che nonostante tutti i casini derivanti dal particolare lavoro di Alex, siamo pronti ad iniziare ad affrontare il mondo.

batmobile? Il mio maggiolino?”

“Si, mi ricorda la batmobile. Ti piace?”

“Si, direi che ormai è ribattezzata”

Mi ridistendo sul divano, ho ancora voglia di qualche coccola e c'è ancora un po' di tempo, poi d'improvviso mi giro a pancia sotto e mi allungo sulle sue ginocchia, fino a mettermi in quella posizione che prima Alex ha chiamato in quel modo strano, otk. Con il culo coperto solo dalla maglietta penso sia molto intrigante per lui.

“Mmm... c'è forse qui un bel ragazzo che vuole qualche sculacciata?”

“potrebbe darsi... però c'è qui un bel ragazzo che è capace di dargli qualche sculacciata vera?”

“Forse qualcuno disponibile c'è”

“Lo prenderò in considerazione allora”, e dicendo questo gli stringo forte i polpacci, voglio davvero un po' di sculacciate più forti di quelle di prima, voglio vedere se quella sensazione che ho provato prima si ripete, e poi so che gli fa piacere e per lui farei questo ed altro.

Mi carezza a lungo la schiena e il culo coperto dalla maglietta, poi lentamente la solleva e, ennesima scoperta, questo gesto mi piace da impazzire. Forse, penso, c'è qualcosa che non va nei miei neuroni: mi piace stare in quella posizione sapendo benissimo che sto per sentire male al culo, ma non so che farci. E' eccitante in un modo incredibile, meglio di prima quando ero già nudo come un verme per le prime sculacciate.

E devo dire che non ero il solo ad essere eccitato, sentivo chiari movimenti là sotto!

Un attimo dopo, arriva la prima sculacciata e questa cazzo se la sento, era veramente forte e mi immagino persino la forma della mano di Alex sul mio fondoschiena, non ho molto tempo peraltro per rimuginarci perché subito ne arrivano almeno altre quattro altrettanto forti prima che il mio amore si interrompa un attimo e mi carezzi dolcemente lo stesso posto dove pochi istanti prima ha lasciato cadere tutta (penso) la forza del suo braccio destro.

“Abbastanza vere, amorino?” mi chiede Alex e mi volto per vedere che sorride.

“Si, torturatore! Non parlerò! Non dirò mai dove è nascosto il tesoro!”, aggiungo stringendo più forte i suoi polpacci e inavvertitamente? alzando un po' il culo per offrire il bersaglio. Come mi sono venute in mente quelle cazzate divertenti Dio solo lo sa.

“E invece scommetto che parlerai prima della fine! Il tesoro è mio!”, risponde Alex che è perfettamente calato nella parte; e a proposito di calare, sono sculacciate belle forti e toste quelle che calano sul mio bel culetto, deve davvero essere rosso ora!

Sono anche eccitato, senza dubbio, nonostante tutta l'attività pomeridiana e apprezzo tantissimo quando la mano sinistra di Alex si insinua tra le mie e le sue cosce e raggiunge il mio cazzo bello duro e inizia a muoverlo in su e in giù mentre la destra alterna sculacciate e carezze, ha quasi preso un ritmo: ogni due o tre colpi ne da una bella tosta, poi mi carezza immediatamente, poi altre due o tre soft, poi una o due più forti, io inizio a gemere ma non è un gemito di dolore, tutt'altro, e alzo ancora il culo come a dire 'Ancora! Ancora!', e penso di essere pazzo.

***

Quanto Alex si ferma sono rosso come non so che, non solo sul posteriore, ma anche in faccia, per l'eccitazione e per lo sforzo di non cacciare fuori grida inconsulte ogni tanto.

Mi volto a guardare il mio amore e sorrido, perché anche lui è rossisissimo in volto; mi sta carezzando il culo e la schiena ora e mi guarda ammirato.

“Amore mio”, mormora, e io mi giro per abbracciarlo.

“Queste erano sculacciate vere, vero?”

“Si, proprio vere. Ti ho fatto troppo male?”

“No, cioè si, ma per quanto possa essere una follia mi sono piaciute”

“Ho notato”, risponde Alex riprendendo in mano il mio affaticato e turgido pisellone, sempre ritto come un antenna.

“Fammi notare anche a me”, ed in effetti è una bella notazione. Anche lui è ipereccitato, ho perso il conto di quante volte abbiamo raggiunto l'orgasmo in un pomeriggio e quindi –dall'alto della mia vasta esperienza– mi pare normale che stavolta restiamo a secco; ma questo non ci impedisce di masturbarci a vicenda e scambiarci baci e leccate proprio lì per un altro po', e poi stenderci quieti quieti sul divano.

“Sai cosa mi ha fatto impazzire?”

“Dimmi”

“Quando mi hai alzato la maglietta per scoprire il culo”

“Taci. Non credo di aver mai visto qualcosa di più bello”

“Mi sa che lo vedrai talmente spesso da fartelo venire a noia”

“I-m-p-o-s-s-i-b-i-l-e”

“Allora la prossima volta proveremo con i boxer da abbassare, sei d'accordo?”

“Si, senza dubbio. Sto facendo di te un esperto di spanking

Spanking? Sarebbe sculacciate in inglese?”

“Esatto.”

“Mmm.. interessante, magari faccio qualche ricerca su internet”

“Mmm... se ti becco da solo a vedere siti di spanking ti prendo a sculacciate”, dice Alex ridendo

“Vuol dire che dobbiamo vederli insieme e poi prendo comunque le sculacciate?”, replico sfrontatamente

“Si. Tu però intanto cercali così arrivi preparato... E sai cosa è piaciuto a me, oltre alla maglietta da alzare?”

“Dimmi, dimmi”

“Quando alzavi il culo verso di me, come dire che ne volevi ancora, tu non puoi vederti ma ti assicuro che era... no, non ci sono definizioni”

***

Bene, questa è praticamente la cronaca della prima giornata, scusate se vi ho annoiato, se mi sono ripetuto o se sono andato sul patetico o sul triviale, ma avevo proprio voglia di rivivere quel pomeriggio minuto per minuto, e rileggendo mi rendo conto che ho scritto forse un decimo delle sensazioni che ho provato e che traspare solo parte del folle innamoramento che ha preso entrambi in pochissimo tempo.

La serata si concluse con un ultimo bacio sulla porta di casa, io per tornare dai miei e lui per andare dai suoi; gli avevo chiesto se potevo dirlo ai miei, e lui subito aveva detto di si. Non ci fu bisogno di aggiungere che, tolti i miei, nessuno doveva saperlo.

Avrei dovuto sentirmi un po' così per non poter andare in giro dicendo “sono il ragazzo di Alex”, ma non me ne fregava assolutamente niente. Era una delle cose che aveva capito al volo di me e che lo avevano fatto innamorare di me, figuratevi se me la bruciavo per fare la stronza con qualcuno. Temevo solo la Doni, lei era capace di capire tutto ma l'avrei saputa gestire.

E così, stanco e felice, arrivo a casa verso le sette e mezzo, entro e vedo mia madre in cucina che sta preparando la cena, le vado vicino e l'abbraccio, senza dire niente, e lei ovviamente capisce e mi stringe forte, io rido, la faccio ballare, il baccano attira mio padre che ci raggiunge, mi vede felice e sorride.

“Che ti avevo detto”, dice subito mia madre

“Che intendi dire”, risponde lui perplesso

“Non vedi come è felice Ale?”

“Per forza, è stato ad una festa con il suo idolo”

Lei scuote la testa come a dire 'Ah, gli uomini, non capiscono mai niente'

“Forza Ale, racconta, così tuo padre scende dalle nuvole”

Io divento un po rosso, poi lascio cadere la bomba.

“Mi sono messo con Alex”

Eh si, mia mamma non è per niente stupita, aveva capito davvero. Oh, santi numi, quanti punti ha guadagnato! Mio padre è stupefatto.

“Ci prendi per il culo?”

“Parola d'onore”

“Oh mio Dio”, dice lui.

“Oh, mamma, sono così felice! E anche lui! Ancora non riesco a crederci, mi pare tutto un sogno!”

“Sai –dice lei– ora è facile dire 'l'avevo detto', ma davvero l'altra sera mi pareva che ti guardasse in un certo modo, tant'è che lo detto a tuo padre, vero?”

“Si, si, vero”, risponde mio padre, che si è avvicinato e mi ha stretto la spalla con la mano, abbraccio anche lui che mi pare il più scioccato di tutti noi.

Naturalmente non potevo raccontargli tutto, anzi non potevo raccontargli niente, se non che eravamo abbastanza cotti l'uno dell'altro, che Alex è un ragazzo normalissimo e non è un divo superficiale, che certo questa cosa è appena nata, con tutti i se e i ma di questo mondo ma si parte comunque dal fatto che siamo innamorati, punto.

I miei sono felici, ma traspare (soprattutto in mio padre) un po' di preoccupazione, ripensandoci ora mi pare comprensibile e naturale, ma certo sul momento mi dette un po' di fastidio. Aveva chiaramente paura che questa storia fosse troppo grande per me, mi vedeva ancora come il suo 'bimbo' che doveva essere protetto, e Alex era, in un certo senso, una mina vagante ma soprattutto uno sconosciuto (ovviamente ai loro occhi).

“Ma quanti anni ha più di te, 6, 7?”, chiede mio padre.

“No, papà, solo 5, ne ha 21. Io sono nato a giugno, lui a settembre.”

“Uhm... Non è troppo grande per te?”

“No che non lo è!”, rispondo subito, e quasi lo grido, poi aggiungo subito “Mi sa che facevo meglio a non dirvi niente”

“No, Ale, no. Scusami se faccio la parte del guastafeste ma dovrai ammettere che è successo tutto così in fretta”

“Lo so, papà, lo so, anch'io sono sottosopra ma potete stare sicuri di una cosa, Alex è una persona a posto e non è il tipo a caccia di avventure facili, mi rispetta, oltre che amarmi, dovete avere un minimo di fiducia. Io posso anche aver avuto la cotta per il calciatore sconosciuto, ma c'è una bella differenza tra una cotta per un idolo da stadio ed essere innamorato, ricambiato, di una persona in carne ed ossa. E' che voi lo vedete solo come immagine televisiva, io non più.”

Wow! Alex sarebbe fiero di me per questo discorsetto!

“Ok, ok. Intanto vediamo che sei felice, e questo è tanto”, mi dice mio padre sorridendo, e aggiunge “Magari hai ragione, per noi è il divo delle folle e per te è, adesso, anche Alex il vicino di casa, ed è vero che sei maturo da un pezzo per innamorarti e vivere la tua vita da adulto, nessun dubbio; basta però che continui tu ad avere fiducia in noi, qualsiasi cosa avvenga, ok?”

Mia madre annuisce, io capisco il senso del discorso: vai pure, via libera, decolla dal nido ma il nido resta aperto e se ti succede qualcosa alle penne o alle piume torna qua che le rimettiamo insieme. Ecco, il succo ornitologico è questo.

“Ok, Ok. Non cambia nulla con voi, e prometto di stare attento a tutto (chiaro riferimento, molto discreto e molto soft al safe sex only) e prometto anche di darvi la possibilità di conoscerlo meglio, se vi va”

“Certo che ci va, tesoro. Guarda che l'altra sera non mi ha colpito solo perché ti guardava con aria adorante, ma anche perché è un ragazzo intelligente e sensibile”, dice mia madre, per poi –dopo una brevissima pausa– aggiungere sorridendo: “Ed è abbastanza intelligente da sapere sicuramente che se ti fa del male gli tronco le zampine in 4 o 5 punti”, e lo dice in modo così soave e così chiaro che non oso replicare. E' il suo atteggiamento da leonessa che ha sempre avuto, e non vedo l'ora di riferire ad Alex queste parole.

“Vado a stendermi 5' in camera e a fare la cartella per domani. Tra quanto si cena?”, chiedo.

“Mezz'ora più o meno”

“Ok. Sono affamato”, ed è vero. Lo spuntino pomeridiano con Alex non mi ha tolto l'appetito e mi sento talmente gasato da mangiare per tre.

***

In realtà voglio andare in camera per fare un paio di cose private: prima di tutto mi infilo nel mio bagno personale e mi tiro giù pantaloni e boxer, voglio vedere se ho il culo rosso: meno di quello che pensavo, comunque abbastanza colorato. Me lo carezzo a lungo, ripenso a tutta l'ultima dose di sculacciate e ottengo l'effetto immediato sul lato opposto, ma non voglio farmi una sega ora, voglio provare a trattenermi almeno fino a domani. Sarà dura, perché mi è sempre piaciuto parecchio toccarmi e masturbarmi. Nello specchio vedo davvero un signor culo, ne sono particolarmente fiero soprattutto ora che ho trovato uno che lo apprezza, e come se lo apprezza.

Mi rivesto dopo un ultima carezza e inizio a preparare la cartella, poi sento il cellulare che vibra. Sms in arrivo, spero sia di Alex ed è proprio così.

Ciao amorino. Non è nemmeno un ora che ci siamo salutati e già sento la tua mancanza. Come è andata con i tuoi? :x :x :x :x

Metto subito al lavoro il mio iphone e gli rispondo all'istante.

Tesoro! Anch'io sento già la tua mancanza, non oso pensare a domattina a scuola come farò a far passare il tempo. Con i miei bene, mia madre sostiene che lo aveva capito fin dall'altra sera, mio padre un po' scioccato, però tutto ok. Lì come butta?

In attesa della risposta finisco la cartella, poi vedo il pc e mi viene un idea.

Avendo collezionato foto e video di Alex da anni, ho una discreta raccolta. Inizio a censire le foto, voglio fargli un piccolo regalino a sorpresa fatto con le mie mani. Rivedere quelle foto ora, dopo che per mesi e mesi me le ero studiate sognando, mi fa davvero effetto. Sapere che so cosa c'è sotto quei pantaloncini, e sapere che so come parla e come respira, e come odora, mi dà dei brividi incredibili.

Cellulare vibra.

Domattina a scuola tu stai attento e stop, altro che passare il tempo! :D tua madre ha l'occhio lungo... qui due palle fino a terra, ma sopravviverò. Ora andiamo a tavola. Ci sentiamo dopo. Ti Amo.

Sento i lucciconi di gioia che arrivano, mi rileggo il messaggio un milione di volte poi vado a cena con i miei sorpresi e stupefatti genitori.

***

Beh, certo che quella giornata meritava un racconto dettagliato. Da quel momento in poi, e sono passati due anni, io e Alex siamo rimasti insieme, sempre innamorati e sempre più legati, esponendoci lentamente e con molta discrezione anche al mondo esterno. Ci sono tante cose di questi due anni che potrei e vorrei raccontarvi, ma tutto è impossibile, quindi accontentatevi di qualche flash.

***

Ci fu quella volta che Alex mi stupì rendendomi partecipe di un segreto che diventò fondamentale per il nostro rapporto.

Eravamo sul divano di casa sua, lui si fece serio e iniziò a parlarmi.

“Ale, ci sono delle cose che è giusto tu sappia ora”

Mi voltai verso di lui, curioso, e mi misi ad ascoltare.

“Nella squadra non sono il solo gay”

“Stai scherzando?”

“No, assolutamente. Sono gay anche Lorenzo, Francesco e Damiano”

“Non ci credo”

“Credimi. E c'è dell'altro”

“Cioè?”

“Il mister sa di noi, la dirigenza sa di noi e ci protegge in tutti i modi possibili. I nostri compagni di squadra sanno di noi e non c'è mai stato il minimo problema, ma sappiamo benissimo che è una bomba potenziale”

“E stanno con qualcuno? Hanno dei ragazzi fissi?”

“Si, tutti e tre. Io sono stato l'ultimo a trovare the love of my life, e non vedono l'ora di conoscerti, gli ho parlato di te”

“Quando vuoi, amore, quando vuoi. Sono così felice che tu abbia avuto fiducia in me e me l'abbia raccontato!”

“Damiano mi ha anche cazziato perché non gliel'ho detto prima, figurati!”

“Loro sono più grandi di te, tutti. Damiano addirittura ha 33 anni. Vivono con i loro partner?”

“Si, tutti e tre. Infatti, se hai voglia, stasera andiamo a cena da Damiano, ci saranno anche Lorenzo e Francesco con i rispettivi boyfriend

“Figurati se non mi va... e lì ci potremo tenere per mano liberamente... Certo che mi va, cazzo”, gli dico abbracciandolo.

Fu una grande serata, mi ci volle un po' per scrollarmi la timidezza di dosso, ma furono tutti adorabili con me. Ovviamente parlammo molto di calcio, ma non solo, e fu solo l'inizio di una bella amicizia.

***

Ci fu quella volta che feci un bello scherzetto ad Alex.

Mi presento da lui un lunedì pomeriggio verso le tre, con la faccia triste e gli occhi lacrimosi, immediatamente lui si preoccupa e mi porta sul divano, mi abbraccia vuole sapere cosa è successo, io faccio solo cenno di no con la testa, lui insiste, alla fine gli consegno un foglio che tiro fuori dalla tasca ed è la mia pagella.

Peccato che non è la pagella vera, anzi per fortuna non è la pagella vera: ci ho messo 2 ore a farla al computer, è la pagella di un fantomatico Istituto per ragazzi discoli, le materie sono identiche a quelle vere e ci ho messo però dei voti terrificanti, tra cui un cinque in condotta e un tre in italiano, il massimo è un sei a ginnastica.

Lui non capisce lo scherzo e pensa sia vera, mi guarda stupefatto.

“Ma come è possibile??? E tutti i voti buoni delle interrogazioni?”

Io mormoro qualcosa tipo “non lo so, non lo so”, e chino la testa.

“Cazzo Ale, cazzo. E ora che succede?”

“Mi sculaccerai, vero? Me ne darai tante da non sedermi per tre giorni!”, dico cercando di non ridere e facendo la faccia afflitta.

“Ale, non stiamo giocando, questa è una cosa seria!”

“Ma avevi promesso di suonarmele se portavo brutti voti!”

“Eh si, come no, le sculacciate ti portano i buoni voti? Lo sai che rischi di perdere l'anno! E poi non posso sculacciarti sul serio per una cosa vera, dai!”

“Se non mi sculacci tu non lo farà nessuno e lo merito!”

Rilegge la pagella per la terza volta, scuote la testa, poi legge meglio l'intestazione e finalmente capisce.

“Brutto disgraziato! Mi fai morire di paura! Ora lo vedi che succede a fare questi scherzetti!”

Non perde tempo, il mio campione. Mi afferra per un braccio, mi mette steso sulle sue ginocchia e inizia a sculacciarmi, pochi colpi di riscaldamento prima di abbassarmi i pantaloni, qualche altra sculacciata sui boxer e poi vanno giù anche quelli, e dopodiché inizia a darmele davvero 'di santa ragione', come usava dire un tempo. E mentre mi sculacciava senza pietà continuava a rimproverarmi, ma ora era completamente preso nel gioco, e io altrettanto: mi agitavo, gridavo, piangevo (per finta) e sempre per finta cercavo di liberarmi, in realtà facevo il solito movimento che a lui (e a me) piaceva tanto, offrivo sempre il culo ad ogni colpo, a forza di dimenarmi e con l'aiuto di Alex ero completamente nudo a parte le calze.

Poi cessarono i rimproveri, il ritmo si calmò, le carezze si alternarono a sculacciate più calme e la mano sinistra di Alex trovò e strinse il mio sesso durissimo, io chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare, carezzandogli le gambe e lasciando che mi portasse all'orgasmo. Poi fu il mio turno, una volta alzatomi, di spogliarlo furiosamente e completamente e ricompensarlo con un pompino che lo fece gridare come un ossesso.

Quando tutto fu finito ed eravamo abbracciati sul tappeto, ammirò a lungo il mio culo rosso e mi chiese “quando arriva la pagella del secondo quadrimestre?”

***

Ci fu quella volta che Alex fu squalificato per una giornata per somma di ammonizioni, e quando arrivò la notizia Alex precipitò in uno stato di nervosismo palpabile, la partita era sabato pomeriggio e sarebbe stata la prima che saltava dopo molto tempo.

Il venerdì pomeriggio eravamo da lui, io stavo studiacchiando le ultime cose e lui, nervoso e teso, faceva uno zapping furioso, si vedeva che era incazzato nero e io non sapevo bene cosa fare e cosa dirgli, fu –credo– la prima volta che pensai che forse non mi voleva tra i piedi.

Dopo mezz'ora di silenzio ne ebbi abbastanza, però, e qualcosa dentro di me mi disse 'fai qualcosa, coglione'.

Andai in cucina, preparai due bicchieri del suo succo di frutta preferito e glielo portai di là, lui lo prese senza nemmeno guardarmi e bofonchiò un grazie stentato.

“Alzati, andiamo”, gli dissi prendendolo per mano.

“Dove? Non ho voglia di fare niente”

“Trovala. Ti devi sfogare, così non va bene un cazzo”

Brontolando si alzò e lo portai nella stanza che aveva attrezzato a palestra, con attrezzi e ammennicoli vari; c'erano, tra gli altri, due tapis roulant, una cyclette e altra roba che ogni tanto usavamo.

“Forza, facciamoci una bella corsa in parallelo. Ti sfoghi e ti togli un po' di scorie da dentro perché così non va”

Scuote la testa, ma mi da retta. Ci mettiamo in maglietta e boxer e iniziamo a correre, è una specie di sfida a chi molla per primo: io perché non ho certo il suo fiato o lui perché 'rompe' il diaframma di nervoso che lo sta attanagliando e si sfoga?

Dopo 10 minuti ho le gambe indolenzite, ma il fiato va abbastanza bene, lui non dà segno di cedimenti e io col cazzo che gliela do vinta, così il tempo passa in silenzio, siamo sudati fradici ora e io inizio a respirare peggio, però non mollo, non mollo; lo osservo e vedo che questa cosa gli sta facendo bene, perché è meno teso, sta aggredendo il tapis roulant come se fosse un difensore, accelera a più non posso e io non riesco più a stargli dietro, ci provo ma finisco per crollare a terra ansimando, e come se si fosse rotto un incantesimo lui si rende conto che mi stavo sacrificando per lui, in un certo senso, e torna l'Alex normale.

“Ale, Ale, scusami” mi dice correndomi incontro e sostenendomi mentre mi rialzo, forse ho fatto un po' di scena ma ha funzionato, ora è più calmo anche se sempre triste; ci abbracciamo sudaticci, lui si siede sul tapis roulant e io mi attacco a lui.

“puzziamo come due cammelli nel deserto sotto il sole”, gli dico con un timido sorriso

“Oppure odoriamo come due stupidi che si sono sfidati senza dirlo”, risponde Alex carezzandomi la guancia

“non ne potevo più di vederti in quel modo e mi stavi facendo incazzare”

“Ma ti rendi conto che sabato non gioco ed è una partita decisiva?”

“Certo che me ne rendo conto, ma così non serve a niente, non cancelli la squalifica deprimendoti. Tu domani raggiungi la squadra in ritiro, stai con loro e patisci come me a vedere la partita da fuori, dopodiché pensi alla partita successiva e stop. Basta piangersi addosso, amore mio, e non ti devi rimproverare più di tanto. Hai preso 4 ammonizioni, due per gioco scorretto, una per proteste –sacrosante– e una per aver ritardato un fallo laterale nel recupero, ovvero tutte cose sulle quali non potevi farci un cazzo, e nell'arco di un campionato ci stanno eccome. Tu non sei uno dei coglioni che si tolgono la maglietta dopo un gol scordandosi di essere in diffida o già ammoniti, quindi basta flagellarsi. Reagire, reagire. Claro?”

Spero di non essermi spinto troppo in là, chi sono io per dirgli cosa deve pensare? Ma la scelta che ho fatto è stata giusta, lo avrei rifatto e ora la reazione di Alex mi premia completamente.

“Hai ragione su tutta la linea, e se volevo la conferma che sei la persona che volevo ora ce l'ho. Tu mi capisci, tu sai come scuotermi. E scusami per le giornate depresse che ti ho inflitto, me la sono rifatta con te e tu sei proprio l'ultimissima persona con cui devo rifarmi, tu sei il mio ragazzo e l'uomo della mia vita”, e dice tutto ciò abbracciandomi.

Sotto la doccia, insieme, è un altro Alex, ha rialzato la testa e drizzato le spalle.

Come finì quella storia? Che il giorno dopo andò in ritiro con la squadra, seguì la partita dalla tribuna soffrendo come un orso in gabbia, si allenò come un matto per tutta la settimana e la partita dopo segnò una tripletta fantastica, che ovviamente mi dedicò in diretta tv con i nostri gesti, mi portò il pallone firmato da tutti e mi disse, quando fummo soli, che avevo reso un servizio a lui e alla squadra impagabile, e che quando il mister gli aveva chiesto chi lo aveva scosso così bene e rimesso in carreggiata lui gli aveva risposto semplicemente 'Ale', sorridendo, il mister aveva capito e gli aveva detto che ero stato bravo e che 'la prossima occasione presentamelo'.

***

Ci fu quella volta che Ale mi volle in trasferta con lui, presi l'aereo la domenica mattina e arrivai allo stadio con il passi della società, mi sistemai in tribuna e c'era il compagno di Damiano che mi aspettava e al quale Alex aveva detto di starmi vicino, fu un esperienza strana perché il pubblico attorno certo non era il nostro, anzi molto ostile e per me era una sofferenza non poter gridare, non poter esibire la sciarpa, non poter esultare quando Alex mi dette l'ennesima soddisfazione di quella stagione segnando al 93esimo il gol vincente, ci fu solo una fortissima stretta del ragazzo di Damiano e poi il fischio finale, con il nostro passi raggiungiamo la cosiddetta zona mista e aspettiamo i ragazzi, là sotto finalmente possiamo esultare anche se passa qualcuno che ci guarda male. Ma si possono fottere, tutti dal primo all'ultimo. Siamo in testa, 5 punti di vantaggio e Alex è in cima alla classifica dei marcatori, e quindi possono guardare male finchè vogliono.

***

Ci furono quelle tante volte che Alex venne a cena da me, imparando a conoscere i miei e facendosi conoscere e apprezzare, e i miei impararono a volergli bene.

***

Ci fu quella volta in cui presi un muro con la macchina rompendo il paraurti anteriore e tutti e due i fanalini, e mi presentai davanti ad Alex per le sculacciate che avevo meritato, ma stavolta non ci fu verso di restare seri: quando gli dissi “ho avuto un incidente con la macchina”, e gli mostrai il modellino in metallo identico alla batmobile che avevo trovato in un negozio e picchiato nel muro del salotto, Alex scoppiò a ridere e io dietro di lui, poi continuammo a ridere mentre mi spogliava e mentre mi dava un bel po' di sculacciate più amorevoli che altro.

***

Ci fu quella volta in cui Alex mi dette le chiavi di casa sua, non per una cosa occasionale ma per tenerle, era il mio mazzo di chiavi, e quella sera festeggiammo a lungo perché fu anche la prima sera che rimasi a dormire da lui. Che sabato perfetto, fu quello, vittoria nel pomeriggio con rigore del Capitano proprio sotto la curva, poi la consegna delle chiavi e la prima notte insieme nel suo lettone, il risveglio al mattino e la colazione insieme, la doccia, tanto sesso e tante coccole, tante risate e i compiti fatti da lui mentre si riposava, e io che una volta finiti mi presento completamente nudo in camera e lo sveglio con i baci.

***

Ci furono quelle poche volte in cui dovemmo consolarci a vicenda dopo una sconfitta e se la prima volta fu difficile imparammo presto che entrambi vivevamo malissimo quei momenti ma che dovevamo cercare conforto e forza l'uno nell'altro, non potevamo chiuderci in noi stessi e annegare da soli, e scoprimmo che la migliore medicina era stare semplicemente abbracciati sul divano a vedere un film in silenzio, solo stringendoci forte finchè la giornata non passava e il giorno dopo portava già la prospettiva della rivincita e della partita successiva, perché c'è sempre una partita successiva.

***

Ci fu quella volta in cui Alex volle per forza che seguissi la partita dalla tribuna con il pass che mi aveva fatto fare dalla società, in pratica era un accesso libero ovunque volevo e quando volevo, ma io non me la sentivo di lasciare il mio posto in curva, era troppo dentro di me, e Alex si offese, andò in campo nervoso, fu una partita difficile ed eravamo sotto di un gol fino a un quarto d'ora dalla fine, io mi sentivo in colpa perché non lo avevo accontentato, poi i soliti dieci minuti di fuoco, prima una punizione di Damiano che prende in pieno l'incrocio dei pali ma Francesco è pronto proprio sotto la porta e ribatte in rete, è Alex che corre a prendere il pallone in porta e corre verso il centrocampo, ed è Alex che cinque minuti dopo, di testa, sfonda la porta e ci regala un'altra vittoria, corre verso la curva, verso di me, con il dito puntato come quel primo gol di tanto tempo fa, urla qualcosa ma io non capisco, so solo che in quel momento ci stiamo parlando e lui mi sta dicendo 'avevi ragione Ale, avevi ragione', e quando arrivo nel ventre dello stadio e aspetto che esca passano prima il mister e il Capitano, che mi sorridono e mi abbracciano, poi arriva Alex e mi solleva con entrambe le mani, mormorando “tu dalla curva non ti muovi più fino alla fine del campionato!”

***

Ci fu quella volta che mostrai ad Alex qualche sito di spanking che avevo trovato, all'inizio con un po' di imbarazzo e poi l'umorismo del quale per nostra fortuna eravamo ampiamente dotati ci spinse a ridere e ad apprezzare il giusto quelle cose, però riconosco che alcune idee che poi avremmo messo in pratica nel corso del tempo le prendemmo proprio da un sito di storie, malespank.net che è proprio quello dove voi state leggendo questa storia.

Ah, per la cronaca, naturalmente Alex fece all'improvviso la faccia seria e si ricordò che aveva promesso di sculacciarmi se guardavo i siti porno, e quindi mi sculacciò nonostante le mie proteste che l'avevo fatto per noi.

***

Ci fu quella volta in cui Alex si arrabbiò davvero con me, e i miei pure, insomma li ebbi tutti contro.

Il giovedì di una settimana che doveva terminare con la partita casalinga la domenica pomeriggio (partita importante, ovviamente, dal momento che per me erano tutte importanti) penso bene di beccarmi una bella influenza, febbre a 38.5, vomito, eccetera eccetera eccetera, debolezza estrema e incubi notturni, insomma una roba seria.

Visita del dottore, ovviamente niente scuola e certificato fino al lunedì con divieto assoluto di lasciare il letto, bere come un cammello assetato e prendere tutte le medicine, comprese tre punture che non avevo alcuna voglia di fare.

Comunque anche da malato resto il solito ragazzo obbediente e calmo di sempre, quindi passo tre giorni buono buono nel mio lettino, a leggere e dormire, guardare film e scambiare messaggi con Alex. Il sabato mattina rapida visita del mio amore che mi porta dvd, un gioco per la playstation e soprattutto la sua presenza.

“Domani scappo due ore e vengo allo stadio”, gli dico mentre è seduto sul letto e mi carezza le gambe.

“Tu non fai ASSOLUTAMENTE niente del genere, ci siamo capiti? Fuori ci sono 3 gradi, fa un freddo cane e rischi di prenderti una polmonite, altro che stadio. Te la guardi in tv e io vengo qui appena finita”

“Non ho saltato una partita da 3 anni!”

“Ale, tesoro, non se ne parla nemmeno. Non farmi stare in pensiero, non sei così stupido e lo sappiamo entrambi”

Annuisco, lo faccio andare via tranquillo, ci scambiamo baci casti perché l'ultima cosa che voglio è passargli il mio virus.

La domenica metto in atto il mio piano, non è facile ma ci riesco. Dichiaro che voglio dormire, non me la sento di guardare la partita in salotto e la guarderò in camera, chiudo bene la porta, mi infilo strati su strati di vestiti e muovendomi come un ladro riesco ad uscire di casa mentre i miei sono in salotto.

Fuori mi rendo conto del freddo che fa e tremo, ci metto 40 minuti ad arrivare allo stadio (quando in genere me ne bastano 10 o 15) e quando arrivo la partita è iniziata da un paio di minuti, guadagno il mio posto in curva e inizio a sentirmi debolissimo, la partita non me la godo per niente anche perché è bruttina, vinciamo senza gloria grazie ad un autogol ed un rimpallo fortunoso di Lorenzo sottoporta.

Il cellulare ovviamente l'ho lasciato a casa per non dover rispondere, penso che in quel momento i miei se ne saranno accorti, mi sento in colpa in un modo tremendo e vorrei volare a casa, ma riesco a fatica a camminare, sono uno zombie e praticamente mi guardano tutti mentre a fatica scendo le scale e mi avvio all'uscita.

Non arrivo nemmeno al cancello, perché svengo prima come un sacco di patate.

Quando riprendo i sensi sono nell'infermeria dello stadio, ci sono il medico della squadra, Alex con una faccia bianca come il lenzuolo sul lettino su cui sono steso, mia madre preoccupatissima e mio padre con una faccia che non gli ho mai visto, metà tra il preoccupato e l'incazzato nero.

Cos'era successo? Facile, una volta scoperta la fuga mio padre ha cercato subito Alex sul cellulare, ovviamente lui ha visto i messaggi appena finita la partita e tornato negli spogliatoi e ha spedito immediatamente steward e vari addetti dello stadio alla mia ricerca, mi hanno trovato facilmente perché ero l'unico coglione svenuto e febbricitante in tutto lo stadio.

“Ale, Ale! Ma cosa hai combinato??? Hai idea di quanto siamo stati in pensiero????”, sono le prime parole di mia madre che mi stringe la mano, tento un debole sorriso ma non funziona, le loro facce sono sempre più preoccupate e arrabbiate, Alex incluso. Penso che se fossimo soli e stessi meglio mi prenderebbe a frustate in questo momento!

Il dottore li tranquillizza, mi si è solo rialzata la febbre e lo svenimento è dovuto alla debolezza, ora la cosa migliore è tornare a letto e riposare.

“Porto la macchina nel parcheggio sotterraneo e lo carichiamo lì”, dice Alex a mio padre che annuisce, poi mentre sta per uscire lo rincorre per un attimo e lo vedo che gli stringe una spalla e lo ringrazia, Alex scuote la testa e gli risponde qualcosa tipo 'ci mancherebbe altro', poi va via.

Poi mi arriva la prima minaccia della mia vita da parte di mio padre, e un po' di effetto me lo fa.

“Aspetta che sei guarito e lo vedi, sei stato di un irresponsabile incredibile”.

Nella stanza ora vedo che c'è anche il mister, tento di sorridere anche a lui poi lo saluto con un cenno del braccio, spero che almeno da parte sua ci sia un po' di sostegno; il quale sostegno però consiste nell'avvicinarsi, carezzarmi dolcemente la spalla e dire che avevo fatto una bella cazzata e che mi era andata bene. Capisco che anche lui mi farebbe un cazziatone di prim'ordine se dipendesse da lui, vorrei tranquillizzarlo che di cazziatoni me ne arriveranno fino alla nausea e forse mi converrebbe stare malato finché non passa l'incazzatura a tutti.

Alex è di ritorno, il lettino è dotato di ruote e vengo scortato fino alla macchina, per fortuna è un percorso deserto e nessuno ci vede. Alex ne approfitta per stringermi la mano e darmi un occhiata fulminante, sarà dura affrontarlo ma non ho paura, almeno non tanta.

Vabbè, in qualche modo entriamo nella batmobile tutti e quattro, io dietro con mia madre e mio padre nel “mio” posto accanto ad Alex, viaggio rapido fino a casa e vengo scortato fino in camera mia, ora penso che faranno una lotta per chi mi aiuta a mettermi a letto ma mia madre e mio padre sono così saggi e dolci da lasciare che sia Alex ad occuparsi di me, e questo atteggiamento da parte loro mi fa sentire ancora più in colpa, vorrei chiedergli scusa ma mi costa fatica tutto, riesco solo a dirgli “scusatemi tanto tutti e due, davvero”, poi cedo alle braccia di Alex che mi sostiene.

Una volta soli mi toglie tutti gli strati di vestiti finché non resto in pigiama, che è fradicio di sudore; Alex mi sorprende perché assume decisamente il controllo delle operazioni, fruga nei cassetti e ne trova uno pulito, senza cerimonie (ma con una dolcezza che mi commuove) mi spoglia e mi mette quello pulito, poi mi chiede se devo andare in bagno, annuisco e mi accompagna anche lì, mi sostiene mentre faccio la pipì e mi lava le mani, mi riporta in camera e mi sento sia un bimbo indifeso sia il suo uomo curato dal suo uomo, lo guardo e oltre all'arrabbiatura vedo anche amore, amore infinito.

Resta con me finché non mi addormento, spossato.

Quattro giorni dopo, quando ormai ero guarito e tornato alla vita di prima, Alex mi raccontò il resto della serata, era rimasto a cena con i miei e chiese a loro di perdonarlo perché si sentiva in colpa, i miei dicevano che assolutamente lui non aveva colpe, anzi erano colpiti da come si era prodigato per me e come era preoccupato, se mai avevano avuto bisogno di una prova che la nostra era una cosa seria ora ce l'avevano; erano arrabbiati con me, parecchio arrabbiati, e mio padre gli disse che per la prima volta in 17 anni aveva avvertito la voglia di prendermi a schiaffi, ma che non l'avrebbe mai fatto. Tutto ciò Alex me lo raccontò anche per farmi sentire un po' in colpa, e ci riuscì.

Dovevamo anche rimetterci in pari in quanto a coccole e baci, che erano mancati ad entrambi, io mi aspettavo anche una bella sculacciata ma non arrivò, perché non c'entrava niente con i nostri giochi, e lo capivo. Non sarebbe stata la stessa cosa, anche se c'era una parte di me, molto sottomessa, che le voleva prendere belle sode.

***

Ci fu quella volta che (e con la speranza che sia solo il primo) vincemmo lo scudetto, con Alex capocannoniere, e l'ultima partita in casa in cui bastava un punto, e invece arrivò la vittoria più bella, un 4-0 senza se, senza ma e senza storia, con Alex che segna il quarto gol e mi abbraccia in campo, perché io sono li insieme ai fotografi ed altri imbucati (ma chissenefrega), perché ho lasciato il posto in curva ad un quarto d'ora dalla fine per festeggiare in campo insieme al mio ragazzo e insieme alla mia squadra, e non è possibile trovare le parole per quel pomeriggio, per quel gol, per quell'abbraccio davanti a tutto il mondo, piangevamo entrambi come bambini, e vennero tutti addosso a noi, il Capitano che mi bacia in fronte, poi dopo pochi minuti finisce la partita ed è il tripudio più totale, potrei morire tra 150 anni e ancora ricorderei tutto di quel pomeriggio e quella sera, lo spumante negli spogliatoi insieme alla squadra, e non ero solo, perché c'era anche il compagno di Damiano, e quello di Lorenzo, e quello di Francesco, e la doccia tutti insieme, Alex che mi bacia davanti a tutti perché il mondo era rimasto fuori, Alex che mi mette al collo la sua medaglia, Alex che si fa fotografare insieme a me e alla coppa data in premio alla vincitrice del campionato, Damiano, Lorenzo e Francesco che mi fanno saltare in mezzo a loro, e poi il giro in pulmann, stavolta davvero lascio la prima fila ma sono ad un passo dietro ad Alex, ogni tanto la sua mano stringe la mia e ci sorridiamo, la nostra festa inizierà più tardi, il giorno dopo a scuola è una forca autorizzata e nessun ragazzo della città ci andrà, tutti a festeggiare stanotte, SIAMO NOI SIAMO NOI I CAMPIONI DELL'ITALIA SIAMO NOI, non smettiamo di cantare, la città è un delirio di clacson, trombe, bandiere, sciarpe, donne, uomini, bambini, ragazzi, sembra che tutti siano lungo il percorso del pullman, e poi la cena in un locale del centro, ci siamo proprio tutti, Alex è il protagonista, balla sui tavoli con il mister, si concede spumante e vino come mai ha fatto prima ma stasera è un giorno speciale, anch'io sono talmente brillo che non mi rendo conto che ci sono persone sconosciute tipo le mogli degli altri giocatori che si chiederanno chi è mai quel bel ragazzo accanto ad Alex, qualcuno magari le illuminerà ma non mi può fregare di meno di niente, abbiamo vinto lo scudetto, lo scudetto, lo scudetto, non c'è niente che possa dipingere questo affresco, non basteranno video e foto, ci sarà il cuore a ricordare tutto.

***

Ci fu quella volta che arrivai a casa di Alex un pomeriggio di aprile, apro con le mie chiavi e trovo un biglietto sullo specchio davanti alla porta, su c'è scritto solo “Ciao Amore, spogliati completamente e vieni in salotto con gli occhi chiusi e NON BARARE!”, io in tre secondi sono nudo come un verme e a tastoni trovo il salotto, qui trovo anche Alex che mi prende per mano e mi bacia, tasto davanti a me e anche lui è nudo, mi copre gli occhi con la mano e mi guida al tavolo, mi posa le mani su un robo che sembra un libro e dice:

“Forza, indovina cos'è”

“Un libro?”

“Si, ma che libro?”

“E che ne so, aiutami”

La risposta è una sculacciata soft. “Niente aiuti, devi indovinare”.

Provo a tastare la superficie, dentro il libro c'è una busta, la apro e sono dei fogli di carta che sembrano normalissimi, non ho alcun indizio ma voglio fare quel gioco che già mi piace.

“La divina commedia e nella busta un ritratto di Dante”

Altra sculacciata.

“L'odissea e dentro la busta la foto del cazzo di polifemo”

Due sculacciate.

“La costituzione degli stati uniti e nella busta l'originale della dichiarazione di indipendenza”

Altre due sculacciate, poi non reggo più, mi volto e bacio Alex, apro gli occhi e vinco la sua resistenza, guardo la busta e sono due biglietti aerei + noleggio auto, destinazione Berlino, data 11 giugno cioè il giorno che finisce la scuola, il libro è una guida di Berlino.

Mi batte il cuore a mille, non può essere quello che vedo.

“Ma cos'è?”

“Cosa sono, cioè i nostri biglietti per la nostra vacanza, tu l'undici mattina finisci la scuola e alle tre c'è l'aereo per Berlino, macchina a noleggio e tre settimane a zonzo in Germania o dove ci va, Amsterdam, Parigi, dove vuoi tu e dove vogliamo noi”

Tre minuti buoni di bacio a cavatappi, poi facciamo all'amore dolcemente come preferiamo noi, trattenendoci il più possibile per farlo durare di più, e dopodiché partono studi, chiacchere e ricerche su cosa fare e cosa vedere.

Finalmente chiedo: “A parte che è una scelta che approvo, ma perché proprio Berlino?”

“Perché là possiamo camminare in mezzo di strada per mano senza che nessuno si senta offeso, indignato o in dovere di chiamare la polizia”

“E' il posto che fa per noi”

“Esatto. E prendiamo una casa là, non un albergo. Ti piace l'idea?”

“Si, tantissimo, siamo molto più liberi così.”

“Certo. Dobbiamo solo scoprire come si dice sculacciata in tedesco”, dice Alex ridacchiando.

“Uhm... sculacciaten, secondo me”, dico con un ghigno.

“Se ti avvicini ti do un po' di sculacciaten in tedesco, allora”, dice Alex, e non mi faccio pregare.

***

Ci fu quella volta a giugno che arrivò il mio compleanno, il primo da festeggiare insieme, e lo festeggiammo prima tutti insieme a casa mia con i miei, poi a casa di Damiano, poi da soli a casa di Alex e ci fu il primo birthday spanking della mia vita, lo avevamo letto in qualche storia e l'idea ci era piaciuta, e Alex mi regalò diverse cose, ma il regalo più bello era festeggiarlo con lui.

***

Ci fu quella volta che gli portai il mio primo regalo, ricordate? Avevo fatto un collage di 24 foto sue particolarmente belle, fatto stampare e incorniciare e impacchettare e mi presentai con il pacchetto da lui, rimase prima sorpreso e poi colpito come un piccione da un pallino di piombo, lo appese subito in salotto e quella parete diventò, con il tempo, la nostra parete.

***

Ci furono quelle tante volte che mi trovai otk perché mi ci ero messo io, o perché mi aveva afferrato lui all'improvviso quando non me lo aspettavo, o perché improvvisavamo un qualche gioco stupido ma divertente tipo quello della pagella o della macchina. A volte erano sculacciate forti e a volte meno, ma sempre spontanee e giocose.

Mi sono ritrovato a volte con il culo così rosso da farlo preoccupare, ma io ero tranquillissimo anche se dolorante, e a volte erano molto più tranquille e soft, probabilmente perché la cosa che più ci piaceva era quel contatto fisico e quell'accordo di amore puro che il gioco trasmetteva, e ad entrambi piaceva la parte rituale: il mettersi in posizione, le carezze di Alex, l'alzare la maglietta o abbassare i jeans o i pantaloncini e i boxer, io che alzo il culo, che gli stringo la mano sinistra al centro della mia schiena, io che emetto gemiti quando contemporaneamente mi stringe il cazzo e mi porta all'orgasmo, le coccole infinite che arrivano dopo.

Soprattutto ci divertiamo quando mi faccio inseguire da Alex in casa, giocando la parte del discolo che cerca di scansare le sculacciate e lui quella dell'arrabbiato che costi quel che costi deve dare una ripassata al ragazzo che gli ha combinato chissà cosa.

Come quella volta che ho comprato un vaso orribile in un mercatino, l'ho portato da Alex quando lui non c'era e l'ho piazzato in salotto, quando poi il giorno dopo eravamo tutti e due lì l'ho fracassato con una pallonata gridando contemporaneamente Gooool come se avessi segnato, e come sempre lui ci mette un attimo a capire, ma capisce tutto e parte l'inseguimento e le minacce, quella volta mi ricordo che gli passai anche sotto le gambe con un tuffo e poi mi acchiappò sulla porta della nostra camera ed eravamo così eccitati che fu una delle volte in cui me le dette più toste, ma anche la prima volta nella quale siamo venuti insieme, io mentre le prendevo e lui mentre me le dava, e fu così tenero dopo nel carezzarmi il culo e mi mise la mia mano per farmi sentire come era caldo, mi portò uno specchio per farmi vedere come era rosso, lui era quasi dispiaciuto ma io per niente, proprio per niente.

***

Ci fu quella volta che, per la prima volta, facemmo all'amore mettendocelo dentro a vicenda, e fu una cosa lunga, all'inizio dolorosa per entrambi ma di una dolcezza infinita, furono le mie insistenze e il mio mettermi subito in posizione prona sul letto, con il culetto all'aria, e lui che era eccitatissimo e con una fifa boia ma ci amiamo troppo per non farlo e ci amiamo troppo per non provare delle sensazioni uniche, che chi avrebbero accompagnato per sempre. Lui sarà stato più esperto, senza dubbio, ma fu la prima volta vera e seria anche per lui.

***

Bene, siamo arrivati alla fine della storia. Non perché non ci sia altro da raccontare, anzi, ma il tempo a disposizione è scaduto.

Dove sono, vi state chiedendo. Presto detto.

In un albergo del centro della città siamo dietro ad un tavolo io, Alex, Francesco e Marco, Lorenzo e Giulio, Damiano e Mathieu, il Presidente, il Mister e il Capitano, insomma tutto lo stato maggiore della squadra e davanti a noi giornalisti di tutto il mondo e pubblico fin dove c'è posto, e in un angolo anche i miei genitori che mi sorridono e mi fanno cenni di incoraggiamento.

Ho compiuto 18 anni da un mesetto, siamo prossimi al ritiro per la stagione successiva e i quattro giocatori gay della squadra, Alex, Francesco, Lorenzo e Damiano hanno deciso di uscire allo scoperto e di fare del loro coming out una battaglia di civiltà. La squadra e la società è al loro, anzi al nostro fianco e abbiamo deciso, tutti insieme, di far scoppiare la bomba.

E' il Capitano che prende la parola per primo, ringrazia il presidente e il mister e poi dice poche parole.

“Tutti voi conoscete Alex, Damiano, Francesco e Lorenzo, sono miei compagni di squadra da anni e li avete visti giocare con noi e per noi per tanto tempo. Vi presento allora quattro ragazzi che non conoscete: Ale, Marco, Giulio e Mathieu. Sono i loro compagni, i loro partner. E siamo qui oggi per dire che siamo fieri di averli come amici e come tifosi, di volergli bene e di stare bene in loro compagnia. E adesso siamo tutti pronti a rispondere alle vostre domande.”

Ci fu un attimo di silenzio, si poteva davvero sentire una mosca volare, poi si scatenò un diluvio. Ma non di domande, di applausi. Io mi guardavo intorno perché credevo di sognare, e invece era vero. Il pubblico, non solo i giornalisti ma tutti, proprio tutti, sono in piedi ad applaudire. Prendo la mano di Alex e la stringo davanti a tutti.

Abbiamo fatto gooooooooooooooooooool

 

Fine


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