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Paolo e Matteo
Capitolo 4 – Sviluppi

by Sherwin Miller

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Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 14 Aug 2011


Paolo e Matteo – Sviluppi

 

“Allora, quale è il responso?” chiese Paolo mentre erano seduti tutti e sei a tavola, a casa di Matteo: i due ragazzi e i loro genitori.

“Quasi quasi vi teniamo ancora all'oscuro... dopotutto partiamo venerdì sera e oggi è solo martedì”, rispose suo padre.

“Si –fece eco il padre di Matteo– è più divertente visto quanto ci tenete...”

Entrambi i ragazzi alzarono gli occhi al cielo, platealmente, esprimendo tutta la loro frustrazione ma palesando anche la loro impazienza di sapere se sarebbero stati lasciati soli per un intero fine settimana mentre le due coppie di adulti erano a Roma.

“In effetti vi siete comportati bene ultimamente. Diciamo che avete buone possibilità”, disse il padre di Paolo.

“Naturalmente vi lasceremo un elenco di lavori da fare durante il fine settimana... tipo lavare tutte le finestre, ridipingere entrambe le case, lucidare tutti i mobili, lavatrici, stirare... insomma qualcosa per tenervi occupati!”, aggiunse il padre di Matteo pensando di essere preso sul serio.

“Schiavista”, gli disse suo figlio scrutandolo con finto disgusto

“Si, schiavisti. Sfruttatori. C'è sempre il telefono azzurro”, disse Paolo.

Risero tutti insieme, poi finalmente i due padri acconsentirono cercando di far cascare la cosa molto dall'alto.

“E va bene, va bene. Vi lasciamo soli. Vi impegnate a non fare cazzate, a non tornare più tardi di mezzanotte, a tenere in ordine la casa –anzi le case-, a comportarvi in modo impeccabile, a farci stare tranquilli. E' una prova di fiducia, superatela e magari la cosa si ripeterà”, fu il pistolotto del padre di Paolo; il quale dovette mordersi la lingua per non rispondere a tono e per non fare gestacci; si sforzò di annuire e lasciò che Matteo assumesse il ruolo a lui congeniale dell'angioletto.

“Ok, promettiamo tutto. Solennemente. Sabato forse andremo da Tommaso, quel ragazzo che abbiamo conosciuto al mare. Siamo ancora in vacanza, quindi scordatevi che studiamo, al massimo leggiamo un po'. Tutto il resto è per noi accettabile, vero Paolo?” rispose Matteo come se fosse ad una trattativa diplomatica.

“E cellulari sempre accesi e sempre a portata di mano, d'accordo?” aggiunse il padre di Paolo.

“OK”, risposero in coro i ragazzi. Erano felici, davvero felici. Due case e due giorni interi a disposizione, dal venerdì sera alla domenica sera...

Erano contenti non tanto e non solo per lo stare soli, ma anche per la prova di fiducia alla quale venivano messi dai loro genitori; si sentivano decisamente più grandi e più maturi e molto elettrizzati, eccitati, all'idea che per due giorni potevano fare quello che volevano (anche se nessuno dei due aveva idea, sul momento, di cosa volevano fare; Matteo aveva delle sensazioni ma non riusciva a definirle, figuriamoci ad esplicitarle).

***

E il gran giorno arrivò: venerdì pomeriggio alle quattro iniziò la litania delle raccomandazioni, delle spiegazioni, delle consegne; ai due ragazzi furono lasciati abbastanza soldi da campare per due settimane, figuriamoci due giorni; promesse sui cellulari sempre accesi, sugli orari, sul non fare disastri, eccetera eccetera eccetera... ma Paolo e Matteo avrebbero promesso anche di scalare l'Everest a mani nude pur di farli partire e restare soli.

E dopo mezz'ora di sermoni e istruzioni, finalmente, restarono soli, a casa di Paolo.

“Finalmente si sono tolti dalle palle”, disse Paolo mentre frugava in un cassetto della sua scrivania.

“Si, esatto. E ora che si fa?”, rispose Matteo, che si era stravaccato sul letto di Paolo e osservava il suo amico di spalle; la visione di Paolo un po' chino in avanti sulla scrivania, con il fondoschiena leggermente in fuori era sia una tentazione irresistibile per una sculacciata, sia portatore di sensazioni che mettevano un po' di timori nel ragazzo.

Si può resistere a tutto tranne che alle tentazioni, come tutti sanno, e quindi Matteo si alzò silenziosamente e si avvicinò a Paolo, gli dette una sculacciata abbastanza forte da farlo sobbalzare e contemporaneamente gli chiese “che sta cercando così affannosamente?”

Paolo riprese l'equilibrio e si voltò, sorridendo, per niente arrabbiato per il colpo ricevuto a tradimento; mostrò quello che aveva trovato, cioè un vecchio pacchetto di sigarette.

“Queste!”

Matteo lo guardò perplesso.

“Dai, non fare quella faccia. Una sigaretta ci vuole”

“Ok, ok. Non faccio facce. Però scordati che passi due giorni a fumare di continuo”

“Ma va, figurati. Tu però ricordami di nasconderle bene, perché sarebbe una mezza tragedia se ci beccano”

Ci? Se Ti beccano, vorrai dire. Io non fumo!”

“Vorresti dire che mi lasceresti da solo a prendere la sculacciata più tosta della mia vita?”, chiese Paolo con una voce così dolce che Matteo si sciolse immediatamente.

“Mai e poi mai, my friend. Lo giuro”, rispose Matteo sorridendo e mettendo entrambe le mani sulle spalle di Paolo, il quale prima sogghignò come a dire 'vedi? Lo sapevo!', poi però trasformò il sogghigno in un sorriso che gli illuminò il volto.

“Mi è venuta un idea”, disse poi Paolo lasciando il pacchetto di sigarette sulla scrivania.

“Sentiamo...”

“Giochiamo a nascondino!”

“Eh? A nascondino? Cos'è, nostalgia dell'infanzia?”

“No, no. A nascondino al buio!”

“Uhm... perché no”, rispose Matteo intrigato dalla cosa. Pensava che sarebbe finito con una bella seduta di lotta, e poi si sarebbero probabilmente sculacciati a vicenda, e poi... e poi sarebbe arrivato il 'dopo'. Solo il pensarci dette a Matteo una scossa elettrica dietro la nuca e avvertì l'impulso di saltare addosso al suo amico.

“E allora non stare là impalato, chiudiamo tutte le finestre!”, disse Paolo tirando per un braccio Matteo.

Chiusero tutte le tapparelle, fino in fondo; spostarono tavolini e altri oggetti inutili che erano nel mezzo delle stanze, per creare spazio per muoversi ed eliminare eventuali rischi di farsi male o di rompere qualcosa; il buio non era proprio assoluto, dall'alto delle finestre traspariva qualche fievolissimo raggio di luce.

“Allora, inizi tu a nasconderti?” chiese Paolo quando fu tutto pronto.

“Ok. Ti riesce contare fino a 1000 senza calcolatrice?”

“Scemo”, rispose Paolo ridendo. “Diciamo che conto fino a cento?”

“Centocinquanta. Dammi tempo di ambientarmi al buio, è casa tua e non la conosco certo come la conosci tu”

“Ok, 150. Vai!”, disse Paolo e si voltò appoggiandosi al muro per non vedere dove Matteo si dirigeva.

***

Paolo contava ad alta voce, lentamente, e Matteo cercò di orizzontarsi. Si diresse poi verso camera di Paolo, la stanza che conosceva meglio, e pensò che l'armadio fosse un buon posto dove nascondersi.

Aprì silenziosamente lo sportello, e intanto Paolo era arrivato a 35; doveva spicciarsi, stava per entrare quando ebbe un idea pazza, assurda, temeraria, assolutamente fuori dai suoi schemi ma, per una volta, si lasciò completamente andare: prima di nascondersi tra i pantaloni appesi, si spogliò completamente e cacciò pantaloni, maglietta, boxer e calze sotto il letto, ben nascosti. Aveva il cuore che gli batteva all'impazzata: come avrebbe reagito Paolo? Stava forse rischiando di stupirlo in senso negativo?

'Che vuoi che sia', si disse. 'Ci vediamo nudi tutti i giorni, ci masturbiamo a vicenda, facciamo i nostri giochi... vedrai che l'idea gli piace, sarà stupito'

Così, nudo come un verme, si cacciò dentro l'armadio e tutta la situazione era intrigante, eccitante e curiosa. Non fu stupito quando, accucciato sul fondo del mobile, si rese conto di avere un erezione monumentale.

“Centocinquanta! Vengo!”, sentì la voce di Paolo annunciare dal corridoio.

'Tra un po' anch'io', pensò Matteo tra se e arrossì solo al pensiero ma non per questo si smontò la sua eccitazione, anzi...

***

Nel frattempo, Paolo, finito il noioso compito di contare fino a centocinquanta (con un altro avrebbe barato, ma con Matteo non gli passò nemmeno per l'anticamera del cervello) iniziò a muoversi con molta circospezione, nel massimo silenzio possibile.

Si tolse le scarpe, perché facevano rumore; si tolse le calze, perché gli piaceva camminare a piedi nudi; e mentre si toglieva le calze ebbe un idea, e nel giro di pochi secondi era nudo come il giorno in cui era nato e i vestiti ammonticchiati in un angolo del corridoio.

'Bene', ghignò pensando alla faccia di Matteo quando lo avrebbe scoperto. 'Così la cosa si fa ancora più divertente'.

Anche lui, come Matteo, pensava che una volta scoperto ci sarebbe stata una corsa fino alla tana e poi un po' di lotta, questo avrebbe condotto senz'altro ai loro personalissimi giochi e bastò questo pensiero per farlo eccitare. Aveva voglia di toccarsi, ma resistette. Voleva restare così fino alla fine, sapeva che era una cosa da pazzi ma era sicuro che Matteo avrebbe gradito la sorpresa...

Lasciò passare un minuto e forse più, cercando di abituarsi il più possibile al buio; quando si sentì abbastanza sicuro da muoversi iniziò l'esplorazione della casa.

'sicuro come l'oro è andato in camera mia, è la stanza che conosce meglio', pensò Paolo mentre si avvicinava alla cucina e si poneva in ascolto: era convinto che sarebbe riuscito a sentire il respiro di Matteo, o forse –nel silenzio assoluto che regnava– avrebbe percepito anche il minimo movimento; in cucina, tuttavia, non c'erano posti dove nascondersi completamente, i mobili erano troppo piccoli e troppo pieni per infilarcisi dentro.

Stessa cosa per il salotto: al limite nello spazio tra divano e finestra, magari dietro le tende, ma sarebbe stato in trappola perché c'era una sola uscita. Comunque Paolo andò in salotto, si avvicinò di soppiatto al divano e scostò la tenda con un colpo brusco, ma non c'era nessuno.

'Non c'è fretta, non c'è fretta', si disse.

Passò poi a camera dei suoi: qui c'erano almeno due possibilità, sotto al grande letto e nell'armadio guardaroba di fronte al letto stesso. Guardò sotto il letto, niente; pose l'orecchio su tutti gli sportelli dell'armadio ma non udì niente.

'E allora andiamo a beccarlo in camera...'

La tapparella di camera sua non chiudeva fino all'ultimo scatto, quindi in alto c'erano 2-3 fessure che lasciavano passare un filo sottilissimo di luce: quanto bastava per orizzontarsi.

Paolo iniziò dal letto, ma era deserto; tastando trovò dei vestiti, non si ricordava di averceli messi ma non gli dette importanza; guardò sotto la scrivania, e alla fine era rimasto solo il suo armadio.

Si avvicinò allo sportello, e qui commise un errore: invece di porsi dal lato dell'apertura, si mise dalla parte opposta per mettere l'orecchio e quindi si prese in piena testa la sportellata che gli dette Matteo quando, sentito Paolo avvicinarsi, pensò di avere quell'unica chance per arrivare alla tana e vincere la partita.

Ma Paolo era non solo sveglio, ma anche rapido; afferrò Matteo per il braccio e insieme rotolarono in terra.

E nello stesso momento si resero conto che avevano avuto la stessa idea...

“Ma sei nudo!”, dissero entrambi nello stesso momento, e scoppiarono a ridere fino alle lacrime.

Le risate continuarono anche mentre lottavano tra loro, riuscivano a vedersi bene in faccia anche al buio; ma fare la lotta in quelle condizioni, entrambi eccitati e nudi, li portò ben presto in una situazione nuova, non prevista e non cercata (almeno intenzionalmente). Paolo era sotto, Matteo sopra di lui che gli teneva ferme le braccia; i due corpi sovrapposti, a contatto, provocarono un contatto tra i due sessi che li sorprese.

A quel punto tanti si sarebbero divisi e sarebbero rimasti un po' imbarazzati, ma loro non ci pensarono nemmeno. Paolo smise di lottare, e Matteo di stringere forte le braccia di Paolo. Entrambi fecero movimenti impercettibili con il bacino per vedere se l'altro assecondava, e naturalmente lo fece; ora Matteo guardava Paolo negli occhi, lo vedeva, e sentiva il cuore che andava all'impazzata.

Poi, istintivamente, senza pensarci sopra, seguì quello che il cuore, in quel momento, gli diceva: portò la testa in avanti, lentamente, e poi sfiorò le labbra di Paolo con le sue e lo baciò sulla bocca così, lievemente e spontaneamente.

Matteo fu pietrificato: stava per alzarsi, ma Paolo glielo impedì.

“Scusa... scusa...” mormorò Matteo, ma Paolo gli disse solo “shh” per farlo tacere; da sotto ora era lui che lo teneva fermo, e fu lui che avvicinò la testa e rese il bacio a Matteo; e allora presero coraggio, si baciarono con più forza, e al terzo o quarto contatto delle due bocche Paolo con la lingua cercò di aprire la bocca di Matteo, che resistette al primo assalto ma non al secondo.

Fu puro istinto, nessuno dei due aveva mai baciato qualcun altro prima d'ora ma impararono subito, e si abbracciarono sempre più stretti, continuando a baciarsi e a strusciare i loro piselli eccitati fino a scoppiare, fino a che con un gemito Paolo si accorse che aveva raggiunto la soglia e stava eruttando, si mosse più in fretta assecondando il suo corpo, che ora sembrava aver preso il controllo totale; e Matteo lo tenne sempre più stretto, seguendone i movimenti e raggiungendolo pochi istanti dopo in una esplosione che nessuno dei due, ne erano certi, avrebbero mai dimenticato.

Restarono abbracciati ancora un po', le due teste una accanto all'altra; volevano guardarsi e non avevano il coraggio, provavano entrambi vergogna, curiosità, felicità, ansietà... e tutto insieme.

Poi, lentamente, si girarono su un fianco.

Matteo avrebbe voluto parlare, dire qualcosa, ma non sapeva cosa dire. Aveva ancora paura che Paolo fosse scioccato e disgustato, non riusciva a realizzare che non c'era niente di quello che avevano fatto che il suo amico non avesse voluto fare; aveva però realizzato che era quello che lui voleva, che aveva sempre voluto; e adesso avrebbe voluto luce, per guardare con occhi nuovi Paolo, per osservarlo da vicino e ammirarlo, guardarlo negli occhi e capire (o provare a) se anche lui provava quello che provava lui.

Quindi, quando Paolo si alzò senza dire niente, Matteo fu quasi scioccato e avvertì di nuovo quella sensazione di vergogna, quella paura di aver “rotto” qualcosa in modo irreparabile; avvertì un nodo in gola e si rannicchiò seduto sul tappeto, le braccia conserti a racchiudere le gambe, la testa china sulle ginocchia.

Gli parve un eternità ma in realtà passò pochissimo tempo: ebbe un'altra scossa quando sentì Paolo che si era seduto dietro di lui, con le gambe allargate per tenerlo a sé e lo abbracciava da dietro, posando la testa sulla sua spalla.

“Scusami...” mormorò Paolo. “Mi scappava la pipì in un modo impressionante”

Matteo non disse niente, si godeva l'abbraccio e l'odore di entrambi nelle narici, voltò leggermente la testa per poter baciare Paolo sulla fronte e sulle guance.

“Facciamo un po' di luce...”, disse Matteo, e Paolo annuendo si alzò e tirò su la tapparella, tanto c'erano le tende a nascondere l'interno (e comunque le case erano abbastanza distanti).

Paolo sorrise tornando dal suo amico, e Matteo si sentì sciogliere. Paolo si sedette davanti a lui, le gambe intrecciate tra di loro, poi iniziarono di nuovo a toccarsi ed esplorarsi; timidamente Matteo si avvicinò di più e baciò ancora Paolo, che non si fece pregare per rispondere.

Poi si guardarono ancora, stupiti e in preda a sensazioni talmente nuove che non sapevano né cosa dire né come dirlo.

Per fortuna che Paolo c'è... e c'è il suo spirito dissacrante.

“Mica resterai incinta, vero?” chiese ghignando

“Io? Casomai tu. Eri tu sotto”, rispose Matteo ridacchiando.

“Ah, vabbè. Allora prossima volta stai tu sotto...”

“Tutto quello che vuoi. Sei sorpreso?”

“Beh... si e no.... Era da quest'estate al mare che pensavo potesse succedere ma non sapevo come fare. Ero abbastanza sicuro che lo volevi anche tu, ma avevo paura, Mat.”

“Sapessi io... Anch'io ci pensavo, o meglio capivo che stava cambiando qualcosa ma nemmeno io sapevo cosa dire, figurati cosa fare”

“Però...”

“Dimmi”

“Mi ricordo che ogni tanto al mare ti perdevi a fissarmi. Pensavi a questo?”

Matteo diventò tutto