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Il piccolo club delle sculacciate: le cronache
Capitolo 1 – Leo

by Oneiros

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ATTENZIONE: Questa serie segue le vicende della serie “La prima volta”.

 

Leo era un ragazzino come tanti, ribelle e tenace come solo i ragazzini di undici anni potevano essere. Sprizzava vitalità da tutti i pori, e, come quasi tutti i ragazzini della sua età, era pieno di energie; peccato che quelle energie venissero impiegate in modi non consoni ai dettami dei genitori...

Dal giorno dell'incontro con i suoi amici, Nathan, Robin, Zack e tutti gli altri, Leo non aveva mai dimenticato quanto aveva appreso grazie a Robin, e ogni giorno con costante tenacia aveva messo in pratica il suo insegnamento... Ci aveva provato e riprovato, sotto la doccia, chiuso in bagno fingendo altri impellenti bisogni, a letto sotto le coperte: ma per quanto si impegnasse, la natura era determinata a fare il suo corso indipendentemente dalla sua volontà.

In un certo senso la sua vita era cambiata, quel giorno non lontano: certo, lui e Nathan, il suo più fidato e stretto amico d'infanzia, avevano sempre condiviso ogni segreto e ogni intimità, ma la presenza di tutti quei ragazzini, fino a quel momento sconosciuti, e la scoperta di un mondo che aveva soltanto spiato o evitato, con divertito scetticismo e sospetto, quale quello del sesso, avevano lasciato in lui un segno indelebile. La malizia nei discorsi di Nathan, lo strano imbarazzo che a volte provava quando stava con lui... qualcosa era cambiato, difficile dire cosa, in effetti.

Nei giorni successivi a quell'evento, i due amici non avevano mancato di commentare quanto accaduto, rivivendo continuamente quelle situazioni: i racconti di tutti i partecipanti, il gioco con le sculacciate, il piacere misto a imbarazzo che avevano provato tutti nel condividere la propria nudità... fino a quel che aveva condiviso con Robin. Leo ci aveva messo del tempo a metabolizzarlo e a sentirsi in grado di parlarne a Nathan: e già questa sua riserva gli era sembrata sintomo di un cambiamento non ben qualificabile. Come spesso accadeva, era stato Nathan ad aprirsi per primo, raccontandogli la sua esperienza con Scott: a quel punto Leo aveva spezzato le sue riserve, e si era lasciato trascinare, per giorni e giorni e giorni, in conversazioni sulla masturbazione, non mancando, ovviamente, di confidare all'amico il suo piccolo segreto. Un segreto che era certo di condividere con Nathan.

Così, giorno dopo giorno, Leo si allenava a masturbarsi, confrontando poi la sua esperienza con quella dell'amico. Ben presto la cosa si era trasformata nell'ennesima gara infantile: a chi riusciva a venire prima!

Col passare del tempo, l'argomento finì col monopolizzare le loro conversazioni. Non erano più bambini che giocavano e parlavano di cose da bambini.

 

Anche quel pomeriggio, dunque, si ripropone il solito scenario: Leo ha invitato Nathan per il pomeriggio, avrebbero studiato insieme. Anche se non erano compagni di scuola, spesso e volentieri si ritrovavano per studiare insieme – ovviamente per un motivo o per un altro finivano sempre per fare ben altro!

Leo sta alla scrivania, svolge i suoi esercizi di matematica, mentre Nathan legge un libro di storia sdraiato sul suo letto, quando la porta della stanza si apre, rivelando la madre di Leo.

“Ragazzi, mi allontano per una commissione... mi raccomando, continuate a studiare, quando torno vi preparo la merenda! A dopo!”

I due ragazzini salutano la donna, e tornano a immergersi nei loro compiti. Un nanosecondo dopo che si sente sbattere la porta di casa, Leo chiude il quaderno e, muovendosi sulla sedia, si spinge indietro dalla scrivania, mentre Nathan chiude il suo libro e si rotola sul letto, stiracchiandosi.

“Ahhh! Ci voleva proprio una pausa, non ce la facevo più!” esordisce Leo.

“Già...” risponde Nathan, mettendosi a sedere sul letto. “Allora... novità?” chiede dunque. Leo sa benissimo a cosa allude, e si limita a scuotere il capo, quindi sbuffa. “Tu?”

“Niente... però sento che ci sono vicino!” Leo si avvicina all'amico, balzando sul letto. “L'altro giorno, ecco... ho sentito, non so, una strana sensazione, come qualcosa che mi tirava all'interno... non so se mi spiego...” Leo ascolta l'amico, seguendo i suoi tentativi di spiegarsi senza riuscire a trovare le giuste parole.

“Io ti giuro che non ce la faccio più ad aspettare!” esclama dunque Leo, lasciandosi ricadere sul letto. Rimangono così in silenzio per qualche istante, ognuno ad affogare nella propria frustrazione.

“Sai una cosa...” riprende Nathan, per rompere il silenzio.

“Cosa?”

“Magari è una cretinata...”

“Cosa cosa?”

“No, dai, niente. Fa' finta che non ho aperto bocca.”

“Nathan, non cominciamo!” Lo fa sempre, si diverte a stuzzicare la sua irrefrenabile e ingorda curiosità. “Avanti, dimmelo subito, o te ne pentirai!” Lo minaccia agitando le mani, come a volergli fare il solletico.

“Ok. Però è una cazzata, va bene? Allora... ho sentito dire a scuola, ecco... è una diceria di terza mano, quindi non so se ho capito bene...”

“Nathan!”

“Ok ok! Ho sentito uno che diceva a un amico che si è infilato un non so cosa nel culo. E poi ha schizzato.”

“Un... cosa?!”

“Eh.”

Un momento di silenzio e imbarazzo.

“E quindi ho pensato... che magari potrebbe funzionare...”

“Ma che cosa si è infilato esattamente?”

“Non l'ho capito. Ma credo non sia importante... secondo me una cosa vale l'altra. Anche...”, si alza dal letto e si dirige verso la scrivania, “Questo.” Dice, tenendo in mano un grosso pennarello.

“Nathan, smettila di prendermi per il culo!” ribatte Leo.

“Te lo giuro! E' quello che ho sentito. Possiamo provare... O per caso hai paura?” Ecco le paroline magiche.

“Io? Figurati! Va bene, che dobbiamo fare?”

“Comincia con lo spogliarti!”

Leo fissa per un momento Nathan, poi improvvisamente comincia a spogliarsi. Toglie la felpa, ma lascia la maglietta, quindi sfibbia la cintura, sbottona i jeans e li lascia ricadere a terra. Goffamente se ne libera, rimanendo in maglietta e mutandine, poi alza gli occhi e si accorge dello sguardo fisso di Nathan, in piedi accanto la scrivania, con in mano il pennarello.

“Un momento, perché lo devo fare io?”

“Perché l'idea è stata mia, no?”

“Ok. Lo faccio, ma solo se dopo tocca a te!”

“Certo, certo.”

“E quel pennarello... è troppo grosso. Prendine uno più piccolo.”

“Come vuoi...”

A quel punto, senza fare altre storie, tira giù le mutandine, scalciandole via. Quindi si dirige verso il letto, dove si distende a pancia sotto. Nathan lo raggiunge subito dopo, Leo sente il suo sguardo su di sé.

“Ah, quasi dimenticavo! Serve qualcosa tipo l'olio...”

“Hmmm... be', mio padre usava l'olio Johnson per mettermi le supposte... lo trovi in bagno.” Leo, che intanto ha nascosto il viso nel cuscino, sente uno spostamento d'aria vicino a sé; qualche istante più tardi, sente Nathan tornare.

“Preso.”

“Ok, e adesso?”

“Adesso lascia fare a me...” replica Nathan, salendo sul letto e posizionandosi dietro di lui. “E innanzitutto conviene che ti metti a quattro zampe!” Un po' riluttante, Leo obbedisce. Che situazione assurda, pensa. Non riesce a credere di essere nudo dalla vita in giù, a quattro zampe sul letto, con la faccia di Nathan davanti al suo culetto nudo.

“Adesso l'olio...” Leo sente l'amico trafficare con il barattolo, poi, improvvisamente, una mano gli afferra una chiappa, e subito dopo percepisce un tocco gelido e umido proprio sul suo buchino! “Freddooo!!!” esclama, sottraendosi al tocco e lasciandosi ricadere disteso sul letto.

“Leo, se cominci così non abbiamo dove andare... avanti, un po' di coraggio, che sarà mai!”

Riluttante, ma ferito nell'orgoglio, si rimette in posizione. Ed ecco nuovamente quel tocco gelido, il dito di Nathan che gli spalma l'olio sul buco del culo, una sensazione stranissima. “Non fare tutta questa scena, Leo! Pensa a me che ti sto spalmando 'sta roba sul buco del culo!”

“E' stata una tua idea, io non mi lamenterei se fossi in te...”

“Guarda che lo faccio per te!”

“Questo è tutto da vedere... ahi!” Sul più bello, mentre è distratto a parlare, Nathan gli infila il dito dentro, lasciandolo lì per qualche istante. Dopo aver sentito quel tocco gelido, Leo adesso sente un'inspiegabile calore, sente quel corpo estraneo dentro il suo culo, gli sembra caldissimo, lì dentro. Poi, finalmente, lo tira fuori, lentamente. Che sensazione stranissima. Ed è solo un dito! Figuriamoci un pennarello...

“Allora?”

“Allora cosa?”

“Come ti è sembrato il mio dito dentro di te?” dice Nathan, ridacchiando.

“Finiscila di ridacchiare!” replica Leo. “E' una sensazione stranissima, non saprei dirti...”

“Bene, perché ora tocca al pennarello!”

Leo stringe i pugni e chiude gli occhi, concentrando tutte le sue sensazioni su quella minuta parte del suo intero corpo. Una leggera pressione, la punta del pennarello che preme, sente il suo buchetto che fa un po' di resistenza e poi, improvvisamente, balza dentro, liscio, appunto, come l'olio.

“Wow! E' entrato d'un botto!” esclama Nathan. “Vediamo quanto può andare dentro...” e comincia a spingere il pennarello, che poco a poco avanza. Leo stringe i denti e non fiata. “Tutto bene?” Per risposta arriva un mugugno, Leo non sa rispondere alla domanda, è una sensazione strana, ma non gli fa male. “Ok, ora lo muovo un po'...” riprende Nathan, iniziando a spingere dentro e fuori il pennarello. “Oh...” sospira Leo, cominciando ad ansimare. E le reazioni del suo corpo non si fanno aspettare: inaspettatamente, comincia a sorgere la sua erezione... “Mi sta venendo duro!”

“Ma dai?”

“Sì... non smettere... però vai piano!”

Nathan continua il movimento con un ritmo lento ma costante, e altrettanta costante è la crescita dell'erezione di Leo. Ogni volta che Nathan spinge il pennarello in profondità, Leo sente il suo pene pulsare, alzarsi ancora più in alto. Poco a poco il fastidio va scemando del tutto, e comincia a farsi strada in lui il piacere.

I due rimangono per tutto quel tempo in silenzio, Nathan perso nel suo ritmo costante, Leo nelle sensazioni che sente; nessuno dei due si accorge, così, della porta di casa che si apre e richiude, ed è una bella sorpresa quando la porta della camera si apre di botto, insieme alla voce della madre di Leo che annuncia il suo ritorno.

Leo sgrana gli occhi e si volta di scatto, incontrando lo sguardo sbigottito della madre; un istante dopo, Nathan tira fuori il pennarello dal suo ano, con un gesto troppo veloce che gli fa scappare un gridolino. La porta si chiude con un botto. I due rimangono fermi, come congelati, per qualche istante; poi, in silenzio, Leo si alza dal letto e cerca i propri vestiti, mentre Nathan fa sparire gli oggetti incriminati, la bottiglietta di olio e il pennarello oliato.

Leo si sta rimettendo le mutande, quando si sente, al di là della porta chiusa, la voce della madre: “Ricomponetevi, tra due minuti entro. E, Leo, non disturbarti a rimetterti i pantaloni. Rimani in mutande. Questo vale per entrambi.” Insomma, si sono appena guadagnati una sculacciata.

“E adesso? Cosa facciamo?” Mormora Nathan, guardandosi intorno, impaurito.

“Zitto e fa' come ha detto mia madre!” sibila Leo. “Magari ce la caviamo soltanto con qualche sculacciata!”

Nathan comincia dunque a spogliarsi, lentamente. Leo è pronto in maglietta e mutandine, e solo ora sente un certo fastidio all'ano, percepisce l'umido residuo dell'olio sul suo buchetto. Si affretta a cercare un fazzoletto e a darsi una ripulita, poi si dirige verso il letto, dove si siede, presto affiancato da Nathan.

“Siamo nei casini, siamo nei casini!” mormora Leo, fissando la porta chiusa.

“Calmati, dai...”

“Non dirmi di calmarmi, Nath! Questa è tutta colpa tua, come sempre!” sibila, senza però riuscire a guardarlo.

Nathan si appresta a rispondergli, ma la porta finalmente si apre. Il letto, ora, gli sembra rimpicciolirsi, mentre si fa sempre più grande la figura di sua madre, sull'uscio.

“Inutile dire che sono profondamente delusa, da voi due. Sì, delusa, per l'ennesima volta, perché ancora, non so perché, non ho perso fiducia in voi. E dire che trovate sempre il modo di sorprendermi e farmi sempre più dispiacere!” La sua voce sembra tuonare nella stanza. “Vi siete... ricomposti?”

“S-sì...” mormora Leo.

“Bene.” Finalmente entra dentro la stanza, avvicinandosi ai due; esattamente come Leo si aspetta, prende una sedia e la pone al centro della stanza, quindi si siede, incollando ai due il suo sguardo. Leo tiene lo sguardo basso, così come l'amico; il silenzio si carica di tensione, e intanto pensa al destino che ora gli spetta. Cerca di riflettere lucidamente: sua madre non ha portato con sé degli strumenti, sembra un buon segno.

“Leo, sulle mie ginocchia.” Dice finalmente, dopo un momento di silenzio che sembrava infinito. “Nathan, tu aspetterai il tuo turno in quell'angolo lì, faccia al muro.” I due non esitano, e subito eseguono gli ordini. Leo si dirige, a testa bassa, verso il grembo materno, mentre Nathan si allontana. Almeno non guarderà questo triste spettacolo, pensa.

SPANK!!! Subito arriva il primo colpo, piuttosto forte, ben centrato sulle sue chiappe. Sua madre è partita in quarta, non gli ha concesso il consueto momento di sistemarsi sulle su ginocchia, mentre lei gli carezza il culetto. SPANK!!! Leo sussulta, si muove sulle gambe della madre, sta scomodo e il culo già gli fa male.

SPANK! SPANK!! SPANK!!! I colpi della madre di abbattono sulle sue chiappe, alternati, mentre l'intensità e il ritmo vanno salendo. Leo tiene gli occhi chiusi, si sente infuocato, tanto al volto quanto al sedere. E mentre gli sculaccioni si susseguono sulle sue natiche, comincia a farsi sentire un certo bruciore proveniente dal suo buchino. Leo ripensa alle sensazioni provate con il pennarello, ora prova un feroce senso di imbarazzo e di vergogna, che si aggiunge al dolore sempre più forte per le sculacciate inferte.

SPANK!! SPANK!! I colpi continuano, dirigendosi adesso nella parte più basse del sedere, Leo comincia a muoversi e a mugugnare. Stringe i pugni per combattere il bisogno di tirare indietro un braccio, proteggere il sedere, sa benissimo che è un gesto inutile, se non dannoso, capace di peggiorare la situazione.

Quando Leo comincia a sospirare sonoramente, rispondendo ad ogni colpo, sua madre rallenta il ritmo, per poi fermarsi. Leo riapre gli occhi, allenta i pugni, rilassa i muscoli, mentre sente sua madre ansimare. Rimane per qualche istante sulle sue gambe: finché, con un certo sconforto, sente l'elastico delle mutande che viene tirato fino a scoprire completamente il suo sedere.

“No!” si lascia sfuggire, insieme a una mano, prontamente fermata. Sua madre lo blocca saldamente, riprende ad abbassargli le mutandine, fino a incastrarne l'orlo sotto i glutei, lasciando le mutande ancorate all'inizio delle cosce. Poi, sorprendentemente, lo fa rialzare. Almeno di davanti è coperto: magra consolazione.

“Leo, cambiati di posto con Nathan.” Scandisce sua madre. “Non toccare le mutande. Mettiti all'angolo, con le mani sopra la testa.”

Nell'attraversare la stanza Leo tiene lo sguardo basso, cercando di evitare a tutti i costi quello di Nathan. In un istante si sono scambiati di posto: nasconde il volto nell'angolo del muro, le mani incrociate sulla testa, il sedere in fiamme. Alle sue spalle sente Nathan sistemarsi sulle gambe di sua madre: e subito comincia la sculacciata.

Dal suono dei colpi, comunque attutito dalle mutande, Leo può ben dire che sua madre con Nathan ci sta andando piano. Non che sia la prima volta che si ritrova a sculacciarlo. Così come a Leo è già capitato di essere stato sculacciato dal padre di Nathan. Tra i rispettivi genitori c'è sempre stato, per loro sfortuna, un accordo: liberi di sculacciare chiunque sotto il loro tetto. Almeno sua madre, però, ci andava piano: si trattava pur sempre di un figlio non suo.

Quando il suono dei colpi aumenta, Leo riesce a distinguere chiaramente i mugugni di Nathan. La sculacciata presto arriverà al termine. Ma sarà davvero finita? Leo teme il secondo round: il suo sedere è stato scoperto per una ragione.

I colpi cessano, cala il silenzio. Nathan sembra ancora sul grembo di sua madre. “Nathan, Leo, scambiatevi di nuovo. Nathan, valgono le stesse condizioni di Leo.”

I due ragazzini si incrociano nuovamente, e nuovamente evitano reciprocamente lo sguardo. Con la coda dell'occhio, Leo vede il culetto dell'amico,