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Il piccolo club delle sculacciate: le cronache
Capitolo 6 – Matt

by Oneiros

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Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 22 Mar 2012


Matt aveva sempre saputo di essere diverso dagli altri. A quattordici anni, aveva ormai pienamente accettato la sua condizione, ed era perfettamente consapevole di cosa lo rendesse diverso. C'era qualcosa in lui che si scuoteva, una rabbia che gridava al mondo intero la sua fiera individualità.

Da bambino, erano i capelli rossi a farlo sentire diverso, diverso e ovviamente speciale. Matt era speciale, ne è sempre stato pienamente convinto. Non avrebbe scambiato per nulla al mondo i suoi speciali capelli rossi.

Crescendo, la sua individualità si è fortificata sotto i colpi della ribellione adolescenziale, così come aumentavano le sue stranezze, i suoi gusti diversi, particolari. A Matt piacevano i ragazzi. A Matt piacevano le sculacciate.

Anche a suo padre piacevano le sculacciate. O almeno, così sembrava, data la frequenza con cui già da piccolo se lo portava sulle ginocchia e via con gli sculaccioni sul suo culetto. Certo, quelli erano sempre momenti terribili. Ma c'era qualcosa in lui che lo costringeva a comportarsi in quel modo, a combinare danni, sapendo che si sarebbe beccato una sonora sculacciata.

Non era solo quello. Nei film, ma anche nei libri, nei fumetti, cercava sempre attentamente le scene, casuali o meno, di sculacciate. E non le dimenticava più.

Essere diversi, essere speciali è una condizione dolceamara: perché se sei speciale molto spesso sei anche solo. Matt stava bene con se stesso, ma, come tutti, aveva bisogno degli altri. La natura, per sua fortuna, gli aveva fornito un carisma tale da attrarre chiunque gli stesse intorno. La natura gli aveva riservato un altro dono: suo cugino Zack.

I due soli anni di differenza non si erano mai messi tra di loro. Quella di Zack era una presenza costante. E, per sfortuna del piccolo, Zack era diventato il bersaglio preferito di Matt, la sua valvola di sfogo, il compagno ideale di con il quale mettere in atto tutte le sue fantasie.

Matt voleva molto bene a Zack, non gli avrebbe mai fatto del male; eppure, non perdeva l'occasione di divertirsi e sculacciarlo. Del resto, il ragazzino non si era mai lamentato, mostrando un'infinita pazienza. Anche quella un fortunato dono della natura.

C'erano poi quelle volte che si cacciavano insieme nei guai. E questo rendeva tutto ancora più dolce.

 

Quel sabato pomeriggio, dunque, si presentava come uno dei soliti sabato pomeriggi. Il padre di Matt fuori, e lui lasciato a casa a badare – si fa per dire – al cuginetto. Ai due non dispiaceva mai passare del tempo insieme, e dunque i genitori del piccolo non esitavano a lasciarglielo in cura.

Era una bella giornata. Matt aveva protestato un po' quando suo padre gli disse dell'arrivo del cugino. Avrebbe voluto uscire, si sentiva iperattivo quel giorno. Ma sapeva di non avere possibilità di scelta, quindi fece un po' di scena e poi si adattò all'idea. Non vedeva Zack da un po', in effetti. Uno dei loro ultimi incontri era stato a caso del suo amico, Leo, quando la presenza di tutti quei ragazzini aveva dato i suoi frutti, tra sculacciate e sesso preadolescenziale. Quando si erano rivisti, lui e Zack, non ne avevano parlato. Eppure qualcosa era accaduto, quel pomeriggio. Aveva coinvolto il cugino nel suo rapporto con Alan, aveva scoperto con disappunto non fosse ancora sviluppato sessualmente... avrebbe rimediato, sollecitando un po' la natura a fare presto!

Così, quello che sembrava un pomeriggio noioso da trascorrere a casa a fare il baby-sitter, si trasformò in un'opportunità coi fiocchi per divertirsi col piccolo Zack.

Il biondino non si fece attendere: puntuale arrivò nel primo pomeriggio, i genitori entrarono giusto per un saluto e poi andarono via, lieti di aver scaricato, per l'ennesima volta, il ragazzino. Suo padre era ancora in casa. Per ingannare l'attesa, Matt piazzò Zack ai videogiochi, davanti il grande televisore del salone. Così il ragazzino sarebbe stato ben disposto nei suoi confronti.

Rimasti finalmente soli, Matt non sprecò un solo secondo. Iniziò con un approccio subdolo: mentre Zack continuava a giocare – uno stupido gioco platform, troppo infantile per i suoi gusti – prese il discorso.

“Allora Zacky, come va ultimamente?” Chiese, disteso lungo tutto il divano, a pancia sotto. Zack stava seduto, gambe incrociate, sul tappeto.

“Bene. Al solito.” Rispose sintetico l'altro, evidentemente troppo impegnato nel gioco.

“Nessuna novità?”

“Hmmm...” mormorò Zack. “Sono stato dal dentista, sai?” No, non era quello che voleva sentire...

“Figo.” Replicò, affrettandosi a cambiare discorso. “Che dice il tuo amico Leo?” chiese, direttamente. Meglio tentare con un approccio diverso.

“Uh?”

“Si chiama Leo, no? Quello che ci ha invitati, quella volta...”

“Oh sì.” Replicò. “E' sempre il solito.” Fece spallucce.

“E' un bel tipino... non pensavi avessi amici del genere!” esclamò Matt, sentendo di essere sulla strada giusta.

“Beh, sì... con lui di certo non ci si annoia mai!” Puoi ben dirlo!, pensò Matt.

“Certo è che è anche un impiastro, certe volte...”

“Non avevo dubbi! Che ha combinato?”

Ecco. L'aveva in pugno: Zack aveva messo pausa al gioco e si era voltato. “Guarda... ogni volta finisco coinvolto nei suoi casini...”

“Ovvero? Dai, racconta al cuginone!” gli sorrise.

“Ma niente... un casino a scuola...” fece l'evasivo.

“... E per caso vi siete ritrovati con le braghe calate e il culetto rosso?” tentò.

Zack rimase stupito un istante. “Beh... sì.”

“Ma non mi dire!” esclamò, esaltato. “Dai dai! Voglio tutti i dettagli!”

“Beh, insomma... abbiamo saltato un'ora e siamo stati scoperti. E il preside ci ha sculacciato.”

“Complimenti! Sono davvero orgoglioso di te, Zacky! La tua prima sculacciata scolastica!”

“Umpf.” Sbuffò. “Ne avrei fatto volentieri a meno...”

Matt fece il passo successivo. Si spostò dal divano e raggiunse il cugino, sul tappeto.

“E' stata dura?”

“Abbastanza... ma almeno con me il preside è stato clemente e mi ha ridotto la punizione.”

“Te le ha date sul culo nudo?”

Zack arrossì e abbassò lo sguardo.

“Ah-a!” esclamò. “E bravo Zack...” allungò una mano e gli scompigliò i capelli. “Stai diventando un ometto!”

Zack non replicò, in compenso si alzò e spense il videogioco, ormai l'aveva completamente distratto e evidentemente non aveva più voglia.

A quel punto pensò bene di stuzzicarlo. “Però, così gracilino... secondo me hai fatto tante piagnistei da bambino piccolo!”

“Non è vero! E'... è che non ci sono abituato!” replicò il ragazzino. “E non sono più un bambino!”

“Tu dici?” lo provocò. “Ma se posso sollevarti con un dito!”

“Tsk! Non è vero!” ribatté l'altro.

“Scommettiamo?” sorrise perfido. E senza preavviso gli si buttò addosso, sollevandolo, anche se non senza difficoltà.

“Wooha! Mettimi giù!” disse Zack, mentre Matt cercava di caricarselo sulla spalla.

“Come vuoi!” Disse, e lo fece ricadere malamente sul tappeto.

“Ah sì? Ti faccio vedere io!” esclamò a quel punto Zack, lanciandosi contro di lui.

“Forza, fammi vedere che sai fare!” lo incitò. Zack gli piombò addosso con una notevole forza, perse l'equilibro e insieme finirono a terra. Rotolarono sul tappeto, giocando. Cominciarono a imitare i lottatori di wrestling. Ovviamente Matt era più grosso e più forte del cugino, ma cercava di dosare la sua forza e di abbassarsi al livello del ragazzino, per una lotta più o meno pari.

Mentre lottavano, avvinghiati sul tappeto, Matt non esitò a sferrargli qualche sculacciata.

“Waaah!” esclamò il ragazzino, divincolandosi.

“Ti prendo!” Zack gli sfuggì e Matt lo inseguì.

Si rincorsero per la casa.

Arrivati in cucina, Matt si lanciò su Zack, ma questi riuscì nuovamente a sfuggirgli. Subito scattò in piedi, pronto a riprendere l'inseguimento, di nuovo verso il salotto.

Fu allora che accadde il fattaccio: e come tutti i fattacci, Matt lo vide quasi al rallentatore. Zack che entra nel salone, si volta, Matt riesce ad afferrarlo per un braccio, lo tira, Zack gli sfugge, perde l'equilibro, e va a finire contro un mobile, il forte impatto, il grosso vaso che vi stava sopra che vacilla, vacilla, e infine cade a terra, rompendosi in mille pezzi.

“CAZZO!” Urlò qualche istante dopo. Zack stava a terra, i frammenti del vaso tutti attorno a sé. “Cazzo cazzo cazzo!” riprese Matt, immobilizzato. Poi abbassò lo sguardo, vide Zack. “Ti sei fatto male? Zack?” Si chinò rapidamente su di lui, che scosse la testa.

“Ops...” disse Zack, guardandosi attorno, i frammenti del vaso sparsi a terra. Lo aiutò a rialzarsi.

“Puliamo... poi ci pensiamo.” Disse infine Matt, dirigendosi verso la cucina per prendere scopa e paletta.

“Ci pensiamo... a cosa?” chiese Zack.

“A quel che ti spetta quando lo saprà mio padre.”

“Che mi spetta?”

“Sì, che ti spetta. Sei stato tu a urtare il mobile.”

“Ma... ma... no, è anche colpa tua!”

“Non direi proprio!” ribatté Matt. “Avanti, dammi una mano, tienimi almeno la paletta.”

Ripulirono in silenzio i cocci sparsi, poi si ritrovarono in cucina, per pensare al da farsi. Matt sapeva quanto opinabile fosse la sua affermazione, e cioè che la colpa era esclusivamente di Zack. La colpa materiale certamente era del cugino. Ma il danno l'avevano originato insieme, giocando e correndo per casa, cosa che suo padre gli aveva detto milioni di volte di non fare.

Non aveva intenzione però di cedere al pessimismo. Ancora una volta, cercò di vedere i lati positivi della cosa, di ottenere esclusivamente vantaggi dall'incresciosa situazione.

“Allora.” Esordì, richiamando l'attenzione di Zack che si era afflosciato sul tavolo della cucina. Lui stava in piedi davanti al tavolo. “L'unica cosa certa è che ti beccherai una sculacciata da mio padre.” Zack sgranò gli occhi, deglutì, visivamente preoccupato. “Se ci va bene, eh. Se va male, ti sculaccerà, lo dirà ai tuoi genitori, e metterà in punizione me perché è successo tutto mentre eri sotto la mia attenzione.”

“Non c'è scampo...” mormorò Zack.

“Possiamo però risolvere la cosa in questo modo: visto che tu in un modo o nell'altro ti beccherai una sculacciata... sarò io a sculacciarti.”

“Cosa?”

“Esattamente. Preferisci che a sculacciarti sia io o mio padre?”

“Beh... tu ovviamente.”

“Ecco.”

“Ma è proprio necessario?”

“Te l'ho detto: tu le prendi sicuro, al cento percento.”

“Ok...”

“Quanto al vaso, perché sicuramente se ne accorgerà... ci penserò io a mio padre. M'inventerò qualcosa.”

“E se poi mi sculaccia lo stesso?”

“Non lo farà. Fidati di me, Zacky.”

Non pienamente convinto, il piccolo accettò la sua idea. Matt non era nemmeno pienamente convinto... ma innanzitutto si sarebbe goduto la sculacciata del cuginetto. Poi, beh... si sarebbe inventato qualcosa.

Matt spedì dunque suo cugino nella sua stanza, poi pensò agli strumenti da utilizzare. Prese la spazzola e la paletta. Non voleva esagerare.

Matt aveva sculacciato il ragazzino diverse volte, ma fondamentalmente per gioco. Questa volta era diverso, sarebbe stata una punizione a tutti gli effetti, ed erano poi soli in tutta la casa! Nonostante ciò, chiuse la porta della sua stanza. Zack lo aspettava, seduto sul suo letto. Posò gli strumenti sul comodino, quindi prese posto sul letto, e aiutò il cugino a sistemarsi sulle sue gambe.

“Sei pronto, Zack?”

“Sì, dai...” rispose il ragazzino.

Matt si godette un momento quella situazione: il cugino disteso sulle sue gambe, gli strumenti lì vicino. Carezzò Zack, i capelli, la schiena, poi il sedere, dove indugiò ancora qualche istante, palpando il suo culetto sodo fasciato dai jeans aderenti. Poi, finalmente, sollevò la mano...

SPANK! Con un gesto deciso, ma non molto forte, lo colpì a mano aperta su entrambe le chiappe. Zack non fece una piega. Ma presto avrebbe reagito diversamente: quello era solo il riscaldamento.

SPANK! Una sculacciata sulla chiappa destra. SPANK! E poi su quella sinistra...

Matt prese a sculacciarlo con ritmo costante, mediamente lento, ma i colpi erano decisi e si facevano sentire. Dopo un po' Zack cominciò a sussultare in risposta alle sculacciate, ma quella fu la massima sua reazione. Per il momento.

Intanto almeno una quindicina di colpi erano andati. La cosa stava diventando monotona. Cominciò allora a sperimentare: anziché colpirlo con il palmo contro il sedere, la classica sculacciata con la mano, provò combinazioni diverse. Provò qualche sculacciata inferta con le dita unite, poi passò alla parte più bassa del sedere, colpendola con un movimento che andava dal basso verso l'alto, infine si concentrò sui lati dei glutei. Quei cambiamenti avevano avuto i loro effetti: Zack cominciò ben presto ad agitarsi e a sospirare saltuariamente.

Quando ne ebbe abbastanza, e già il sedere di Zack gli sembrava ben caldo attraverso i jeans, si fermò. Cominciò a carezzarlo, per fargli capire che era finita, e Zack apprezzò, rilassando i muscoli e sospirando.

“Bene. Il riscaldamento è finito.” Disse qualche istante dopo.

“Come il riscaldamento?!”

“E certo, cosa pensavi, che fosse tutto qui?” ribatté. “Va bene che ovviamente la mia sculacciata è più leggera di quella di mio padre, ma così esageriamo! Mio padre ti avrebbe già sculacciato sul culo nudo, per esempio!”

“Uffa...” sbuffò il ragazzino. Ma non si mosse, accettando ragionevolmente la sua posizione.

“Bravo. Allora... cosa preferisci? Spazzola o paletta da ping-pong?”

Zack esitò un momento. “Hmmm... spazzola.”

“Ok. Spazzola sia. Quel che non potrai scegliere è, ovviamente, di toglierti i pantaloni...” Zack sbuffò, ma non si oppose. Matt lasciò che si alzasse e sbottonasse i pantaloni. Una volta scesi alle caviglie, tornò sulle sue gambe. Matt impugnò la spazzola e ammirò il culetto del cugino, protetto, anche se ancora per poco, dalle mutandine colorate. Poi si preparò: fece qualche prova ad alzare e abbassare il braccio armato di spazzola, aggiustò la traiettoria, quindi iniziò.

SPANK!

Il suono non era più forte di quello della mano sui jeans. La superficie dura e spessa del legno produceva un suono basso, attutito dalle mutande. Ma l'effetto era decisamente diverso: Matt poteva sentirlo benissimo, poteva ben percepire la pelle di Zack piegarsi sotto il peso della spazzola. Anche per il ragazzino era diverso: già dall'inizio sussultava ad ogni colpo.

Dopo qualche colpo di riscaldamento, di media forza e velocità, inferto al centro di ogni chiappa, Matt pensò nuovamente di divertirsi a sperimentare. Scoprì dunque come cambiava il suono al cambiare delle zone colpite. E cambiava anche la reazione di Zack: più scendeva verso le cosce e più forte doveva apparire il dolore, perché Zack sospirava e ansimava in risposta a quelle sculacciate.

Quando Zack cominciò a contrarre ritmicamente i glutei, ad agitare lievemente le gambe, Matt si fermò. Gli concesse qualche carezza e un momento per riprendersi. Osservò attentamente il sedere al centro del suo campo visivo: la forma tonda che traspariva dagli slip, il colore rosso sfumato che usciva fuori dai margini... con le sculacciate gli slip si erano scombinati: tirò bene l'elastico di sopra, oltrepassando la spaccatura dei glutei, poi fece scorrere le dita sotto gli orli laterali degli slip, tendendo il tessuto, scendendo poi verso il basso. Il suo sedere ora appariva ancora più delizioso!

SPANK!! Con un colpo di spazzola inatteso Matt riprese la sculacciata. Zack soffocò un urletto di sorpresa: pensava fosse finita? Era solo una pausa! Zack poteva reggere ancora, Matt lo sapeva, quindi voleva spingersi fino in fondo. Ma già dopo un paio di colpo il ragazzino aveva ricominciato, a contrarre i glutei e scuotere le cosce. Matt insistette ancora un po', qualche altro colpo, magari nella parte superiore dei glutei, così che gli faceva meno male, e con due ultimi colpi in rapida se