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Il piccolo club delle sculacciate: le cronache
Epilogo

by Oneiros

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Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 23 Apr 2012


Un mese era trascorso dalla prima riunione a casa di Leo. Un evento che, imprevisto, cambiò radicalmente le loro vite. Quante novità, quante scoperte, quanti segreti venuti a galla!

Un mese era dunque passato, un mese ricco di sculacciate e avventure, in cui i ragazzini più piccoli, Leo, Nathan e Zack, avevano scoperto le gioie della masturbazione e quanto fosse complicato crescere. Vecchie amicizie si erano rinsaldate, nuove amicizie erano sorte, mentre altre sembravano volersi trasformare in qualcosa di diverso...

Trascorso un mese, tutti e sette i ragazzini si sono ritrovati a tirare le somme di quell'esperienza. E quale modo migliore di raccogliere i risultati se non con una nuova riunione?

L'idea, questa volta, venne a Robin. Fresco delle nuove esperienze provate con Leo, pensò bene che ripetere l'esperienza di un mese prima, che tanto aveva scombussolato il loro rapporto, fosse un modo interessante di dare una nuova spinta alle cose. Ne parlò dunque al biondino: entusiasta, rigirò l'argomento al migliore amico Nathan, il quale, a sua volta, condivise l'idea col compagno Scott. In breve, l'entusiasmo per la possibilità di una nuova riunione si era fatto vivace ed evidente, e Leo non poteva che prenderne atto.

Trovato un pomeriggio in cui, nuovamente, avrebbe avuto l'intera casa a disposizione, organizzò l'evento e fece circolare la voce. Tutti gli altri sei partecipanti non esitarono a confermare entusiasticamente la loro presenza. Ma cosa fare, questa volta? Al loro primo incontro avevano raccontato le loro prime sculacciate: e quando si era fatta l'atmosfera giusta, Leo aveva proposto un azzeccatissimo gioco, il cui risultato fu di annientare tutte le loro inibizioni. E adesso? Come avrebbe intrattenuto i suoi amici? Con cosa li avrebbe stuzzicati?

Leo passò dunque i giorni antecedenti all'evento facendo lavorare il cervello, applicandosi come mai aveva fatta. Alla fine, un paio di idee buone avevano preso forma; soprattutto, Leo aveva elaborato un gioco dal successo sicuro...

 

Il gran giorno è finalmente arrivato.

Uno dopo l'altro, puntuali, fanno la loro comparsa i ragazzini: Robin, che non aveva altro da fare che attraversare il pianerottolo, Zack, con la coppia di piccioncini – ormai non era più un mistero per nessuno la relazione tra Matt e Alan – e infine Nathan, con Scott al seguito.

Sono tutti felici di rincontrarsi nuovamente: non sembra affatto che sia passato un mese dal loro ultimo incontro collettivo, ma un giorno, tanto intatta è rimasta la loro intimità. Sono tutti entusiasti e curiosi, già eccitati: una decina di minuti di chiacchiere di circostanza sono abbastanza, e senza perdere altro tempo, uno dopo uno, i sette ragazzini prendono posto tra i divani del salotto, esattamente come un mese prima avevano fatto.

Leo, in quanto padrone di casa e organizzatore, si siede al centro del divano, tra Robin e Nathan, suoi braccio destro e sinistro.

“Allora, ragazzi, bentornati!” esordisce Leo, agitando un cucchiaio di legno per attirare l'attenzione.

“Ehi, ma quello è il cucchiaio dell'altra volta!” lo interrompe Zack. Il ragazzino ricorda giusto: è esattamente lo strumento che un mese prima avevano usato come microfono simbolico per raccontare le loro storie.

“Non perdiamo tempo e diamoci da fare, ho preparato tante belle cose!” riprende Leo. “Prima questione: sono felice che siete tornati tutti!”

“Dai, Leo, risparmiaci le sviolinate!” ridacchia Nathan. Leo lo ignora, e riprende.

“Quando ho organizzato la prima riunione, ecco... non immaginavo proprio che sarebbe andata a finire così!” alcune risate si fanno sentire. “E nemmeno voi ovviamente!” riprende. “Direi che a questo punto possiamo ufficializzare la cosa, e, insomma... possiamo dire che siamo a tutti gli effetti un club, no?”

“Un club... figo, sì!” esclama Scott.

“Ma allora dovremmo pensare a un nome, non vi pare?” propone Alan.

“E' esattamente dove volevo arrivare! Ci sono proposte?” chiede.

I ragazzini bisbigliano, incerti. Poi, si leva la voce di Robin. “Io propongo il piccolo club delle sculacciate! Semplice ma efficace! Che ne dite?” La proposta del ragazzo viene accompagnata da ulteriori mormorii.

“Sì, non è male...” commenta Leo. “Per me va bene. Tutti d'accordo?” Tutti d'accordo.

“Ok, e adesso? Non vorrai uscirtene con cose tipo statuti e regolamenti del club, vero?” chiede lamentoso Matt.

“Ma figurati, cosa siamo, il Fight Club?” Ridacchia Alan. Ma a parte i due adolescenti, nessuno dei presenti afferra il suo riferimento. Quindi ignorano la discussione, e Leo torna a parlare.

“No, nessuna regola, niente di niente!” chiarisce, e tutti si mostrano convinti. “Allora... per riprendere un po' la riunione precedente, ho pensato che potremmo, insomma, scaldare l'ambiente... raccontandoci le nostre ultime esperienze.”

“Dove per esperienze intendi sculacciate, immagino...” dice Robin, sghignazzando.

“Io ci sto!” esclama Matt. “Sicuramente avrete tutti delle belle storie da raccontare!” ridacchia.

“Tutti d'accordo, allora?” riprende Leo. “Ok, immagino vogliate che cominci io...” Sei paia di occhi lo fissarono, eloquenti. “D'accordo, d'accordo.”

E così Leo, seduto comodamente tra i suoi due amici, il cucchiaio di legno stretto nel pugno, racconta la sua più recente sculacciata, edulcorandola di certi aspetti che, ovviamente, è meglio tenere nascosti... Mentre tutti gli altri lo ascoltano attentamente, limitando a pochi i commenti e le interruzioni, completamente rapiti dalla sua storia, Leo rievoca quel pomeriggio in cui lui e Nathan furono sculacciati dalla madre per aver fatto finta di studiare. Elimina, ovviamente, i dettagli di cosa avessero fatto, ma si dilunga tranquillamente in quelli della sculacciata: il riscaldamento con la mano sulle mutande, il corner time, e la sculacciata effettiva con la spazzola... include persino la sculacciata di ripasso subita dal padre, omettendo, ancora una volta, il particolare dello zenzero...

Finito il suo racconto ed esauriti i commenti di turno, tocca a Scott raccontare la sua sculacciata, che anche in quel caso ha visto il coinvolgimento di Nathan. L'episodio raccontato infuoca gli animi e ben presto una spontanea conversazione nasce sulle sculacciate fuori le mura domestiche. E' così che Alan prende la parola per raccontare la sua sculacciata scolastica, che è anche il racconto del suo primo vero incontro con Matt.

“Per rimanere in tema di sculacciate scolastiche... sapete chi sono riuscito a coinvolgere?” domanda ironico Leo, una volta terminato il racconto di Alan.

“No!” esclama Matt, che ha subito capito. “Non dirmelo!” esclama ancora, per poi scoppiare a ridere. Leo annuisce, divertito. “Bene, Zack, questa ce la devi proprio raccontare!”

Dopo Zack è il turno di Nathan, che narra come a sua volta aveva coinvolto, per sua sfortuna, Scott; quindi segue il racconto di Matt, con la doppia sculacciata, sua e di Zack, raccontata nei minimi particolari. A chiudere il giro di racconti è Robin: sbrigativo sulla punizione ricevuta dal padre – e Leo ricorda bene quanto fosse stata umiliante e spiacevole per l'amico, che era finito in lacrime –, non si è fatto scrupoli a raccontare per filo e per segno la sculacciata che ha avuto il piacere di impartire al Leo.

I racconti sono dunque finiti: si è creata nuovamente una certa atmosfera carica di curiosità ed eccitazioni. Sette erezioni si sono ripetutamente gonfiate, sgonfiate e rigonfiate nel susseguirsi dei racconti.

Terminata la parte “orale” dell'incontro, è tempo di passare a quella “pratica”. Ed è così che Leo, alzandosi in piedi e interrompendo il chiacchiericcio che si era inevitabilmente diffuso, annuncia l'inizio della seconda parte.

“Oh, dimmi che hai preparato un gioco!” esclama Matt, super eccitato.

“Esattamente!” urla di entusiasmo si propagano nel salone. “C'è solo un problema, ma ho pensato alla soluzione, non temete.”

“Cioè?” chiede Nathan.

“Siamo sette... e per questo gioco dobbiamo essere pari.”

“Ah...” qualche mormorio di delusione.

“Beh... ecco...” inizia Zack, titubante. “Posso tirarmi fuori?”

“Ecco!” esclama Leo, puntando il cucchiaio verso l'amico. “Mi aspettavo proprio questo!”

“Ma no, e dov'è il divertimento se non posso sculacciare mio cugino?” si lamenta Matt.

“E a te chi ti dice che lo sculaccerai? Magari sarai tu quello a finire sculacciato!” aggiunge Robin, sfidandolo.

“Ah! Ti piacerebbe!” replica il rosso.

“Non sai quanto!” ridacchia il ragazzino.

“Ok, ok, datevi una calmata!” li interrompe Leo. “Zack, non preoccuparti, una volta tanto sei libero di tirarti indietro.”

“Ok, mi tiro indietro.” Dice ovviamente il ragazzino.

“Perfetto!” riprende Leo. “Ovviamente potrai fare da spettatore, nonché da arbitro. Ora... silenzio, che vi illustro il gioco!” Leo si ritrova tutti gli occhi puntati addosso. Gli piace il potere di cui gode in momenti come questo. “Allora... si comincia sorteggiando tre coppie...” e lasciando tutti col fiato sospeso, si allontana per andare a prendere una ciotola con dei foglietti di carta piegati. Lo porge a Zack, per renderlo partecipe. “Adesso uno a uno andiamo a pescare il foglietto per l'estrazione...” Ovviamente Leo è il primo, tira fuori un foglietto, lo apre, e dice: “Io ho il numero 2!”

Quindi è il turno di Robin: “Numero 3!”.

“Io pure ho il numero 2!” dice Alan.

“Vuol dire che sei in coppia con me.” Risponde Leo.

“Io ho il numero 1.” Dice Scott.

“Numero 3!” dice Matt. “Ah-a! Sono in coppia con Robin!”

“Quindi, per eslcusione... io sarò il numero 1, con Scott.” Dice Nathan. “E infatti!” esclama, mostrando il foglietto.

“Ok, ora che le coppie sono formate...” e di nuovo Leo si concede un momento di suspence, andando a prendere un'altra ciotolina con tre soli foglietti, questa volta. “Sorteggiamo gli strumenti!” Leo quindi prende il suo foglietto: “Ecco, vedete?” mostra il pezzetto di carta. “C'è scritto spazzola.”

“Ok, ora tocca a me per la mia squadra!” dice Robin, battendo sul tempo Matt. “Wow, la cintura!”

“Ah, io non ne sarei così entusiasta!” ridacchia Leo.

“A me resta dunque...” dice Nathan, aprendo il suo foglietto. “Il cucchiaio di legno.”

I ragazzini si rimettono composti sui divani, e Leo si sbarazza delle ciotole. Gli strumenti chiamati, intanto, sono stati posizionati sul tavolino tra i divani: il cucchiaio già usato da Leo, la spazzola usata da suo padre per le sculacciata, e la vecchia cintura già usata il loro primo incontro.

“Bene, tutto è pronto. Il gioco consiste in tre fasi: nella prima, le tre coppie si appartano e si sculacciano con lo strumento sorteggiato. Non a vicenda: si deve decidere chi viene sculacciato. Nella seconda fase, ci si ritrova tutti insieme: ogni coppia deve indovinare chi, delle altre coppie, è stato sculacciato. Quindi fatte le supposizioni, lo sculacciato della coppia fa vedere il proprio culo rosso. Terza fase: la coppia che ha più punti, cioè che ha vinto nella competizione di indovinare, ha un premio. O meglio, due premi, uno per ciascuno.”

“E immagino che anche questo premio sarà una sculacciata!” dice a quel punto Nathan, interrompendo per primo Leo, che annuisce.

“Hmmm...” mormora Matt. Tutti si voltano a guardarlo, sapendo che sta tramando qualcosa. “Perché non diamo un po' di pepe alla cosa?” sorride, un sorrisetto malizioso.

“Matt...” commenta Alan, lanciandogli un'occhiata.

“Sì, insomma, se no è troppo monotono!”

“Hai ragione, però ho esaurito le idee. Anzi mi sono inventato questo gioco...” replica Leo.

“Ok, ci sono.” Dice Robin. “Avete presente, quel gioco che vogliono sempre fare le ragazze... sette minuti in paradiso?”

“Oddio, per carità!” sbuffa Matt.

“Ecco, pensavo a qualcosa di simile. Ognuno dei due vincitori hanno sette minuti per fare quel che vogliono con una persona scelta. Che sia una sculacciata o... altro...”

“Beh, se la metti così si può fare!” replica Matt.

“Per me va bene.” Commenta Leo. “A meno che qualcuno non abbia altre idee.” Nell'assenso generale, l'idea di Robin viene approvata.

“Un'ultima cosa.” Riprende il ragazzino. “Regole per le sculacciate?”

“Già! I vestiti, per esempio!” aggiunge Scott.

“Beh, sul culo nudo, no?” ridacchia Matt.

“Per me va bene.” Commenta Robin. Non ci sono voti contrari: anche questa idea è approvata.

“Per il resto,” riprende Leo, “possiamo fissare, hmmm, dieci minuti per ogni sculacciata? Zack tiene il tempo.”

“Ok.” Mormora il ragazzino.

Tutto è finalmente pronto per il gioco, i ragazzini sono eccitati dopo i racconti e smaniano per metterli in pratica. Così si dividono: Leo e Alan prendono la camera da letto dei suoi genitori, Matt e Robin la cameretta di Leo. Nathan e Scott rimangono nel salone, con Zack a fare da spettatore.

“Sicuri che non volete che vi lasci soli?” chiede il ragazzino.

“No, dai, tranquillo.” Gli risponde Nathan, facendo spallucce. “In fondo non stai nemmeno giocando, non mi pare giusto.” Poi si rivolge a Scott. “Per te ci sono problemi?”

“Beh, veramente...” Dice insicuro. “Ma no, figurati.”

“Visto?” conclude Nathan.

“Ok. Io intanto faccio partire il cronometro... via, avete dieci minuti!” dice Zack, allontanandosi dal divano per lasciare almeno un po' di privacy, andando dunque a sedersi al tavolo dall'altra parte della sala.

“Allora, noi abbiamo il cucchiaio.” Inizia Nathan, prendendo in mano l'arnese. “Resta solo da decidere chi di noi due verrà sculacciato...”

“... Vuoi sculacciarmi tu?” mormora Scott.

“Sei sicuro? Per me possiamo fare cambio, è uguale.”

“Boh... non te le do forti, comunque!” dice Nathan.

“Davvero? Io te le avrei date forti!” Ridacchia.

“Ah!”

“Dai, abbiamo già perso abbastanza tempo.” Conclude Scott, iniziando a spogliarsi. Si toglie completamente i jeans, una volta rimasto in boxer si distende sulle gambe di Nathan e lascia che sia l'amico a scoprire il sedere. Nathan immediatamente esegue, dà qualche schiaffetto al culetto nudo del ragazzino, poi solleva il braccio, e...

SMACK! Il cucchiaio percuote la chiappa destra di Scott, che mugola qualcosa. Nathan si sistema meglio, quindi si prepara al secondo colpo...

SMACK!! Più forte e deciso, atterra sulla chiappa sinistra.

SMACK!!! Il cucchiaio torna sulla chiappa destra, con un suono e un impatto più forte. Ora che ha perfezionato la traiettoria, Nathan ci va giù col cucchiaio, percuotendo divertito il sedere di Scott. Inizialmente il povero ragazzino si limita a mugolare e sussultare, ma dopo una dozzina di colpi reagisce in modo più evidente, agitando un po' le gambe e scuotendosi dalla sua posizione. Nathan quindi si ferma, gli concede un momento per riprendersi, carezza dolcemente il sedere che comincia ad esser arrossato.

“Ma quanti colpi mi devi dare?” chiede a un tratto Scott. “Non l'ha mica detto, Leo...”

“E' vero, non ci abbiamo pensato...” mormora Nathan. “Mah, io direi abbastanza finché diventa rosso!”

Scott borbotta in risposta e non aggiunge altro. La sculacciata può riprendere.

SMACK!!! SMACK!!! SMACK!!! Nathan ora ci ha preso veramente gusto, percuote l'amico con colpi veloci, che cadono a caso sulle sue chiappe, a turno, mentre osserva affascinato come il rossore si fa più evidente ad ogni colpo. Scott ricomincia a scuotersi, agita la testa, spostandola da un lato all'altro. Vedendo l'amico in difficoltà, sposta la mano, che teneva Scott fermo per la schiena, e la allunga fino a incontrare una mano del ragazzino, che prontamente l'afferra e stringe.

Un paio di minuti dopo Nathan si ferma, soddisfatto. Scott ansima sonoramente, ha il sedere abbastanza rosso. Nathan può scorgere le macchie più scure al centro delle sue chiappe. Con entrambi le mani gli massaggia il sedere, poi tira su le mutande e gli ricopre il sedere. Scott esita un istante, quindi si alza, leggermente rosso in viso.

“Ce l'hai duro...” sussurra Nathan, divertito.

“Anche tu!” ribatte l'altro. Scoppiano a ridere. “Sai che ti dico? Rimango in mutande!”

“Ah sì? Allora anch'io!” ribatte Nathan, che balza in piedi e comincia a spogliarsi. “Ehi, Zack, vieni un po' qua!” Dice poi.

“Ehm, no...” mormora il ragazzino. “Il tempo sta per scadere... vado a vedere a che punto sono gli altri!”

 

Nel mentre, Leo aveva guidato Alan verso la camera dei suoi genitori.

“Allora... che vogliamo fare?” chiede il ragazzo più grande, sedendosi sul letto.

“Mi sculacci tu?” replica Leo, prendendo posto accanto ad Alan.

“Guarda che nessuna ti obbliga... posso anche farmi sculacciare io, se vuoi.” Dice il ragazzo.

“No, dai... tanto è solo con la spazzola...” ribatte Leo, rialzandosi, e portando le mani alla cintura, che comincia a slacciare.

“Sicuro?”

“Sì, sì, tranquillo.” Continua Leo, che ora sbottona i jeans. “E poi... insomma, mi sentirei un po' strano a sculacciarti!”

Alan ridacchia. “E sculacciata sia, allora! Tranquillo, ci andrò piano. Ma quanti colpi ti devo dare?”

“Abbastanza da farmi il culo rosso!” replica Leo, arrossendo. “Insomma... si deve riuscire a capire che sono stato sculacciato, ecco.” Aggiunge, mentre scalcia per togliere completamente i jeans. E' rimasto in slip, in piedi davanti ad Alan. Abbassa lo sguardo un po' imbarazzato, ma non può negare di sentirsi anche un po' eccitato.

“Coraggio, allora!” sorride Alan. “Vieni sulle mie gambe!”

Senza esitare, Leo si accomoda sulle gambe del ragazzo, che, una volta sistematosi, provvede ad abbassargli gli slip quel tanto che basta a scoprire il sedere. Così, comincia finalmente la sculacciata.

SPANK! Un colpo deciso, di media intensità, si abbatte al centro del sedere. Leo sussulta per la sorpresa.

SPANK! Alan lo sculaccia sulla chiappa destra... SPANK! Quindi, colpisce anche quella sinistra.

SPANK! SPANK! Due rapidi colpi, anch'essi di media intensità.

Le sculacciate di Alan sono da manuale, metodiche, ma non fanno molto male, anche il suono prodotto è piuttosto basso. Il ritmo è costante, e ogni tanto tra una sculacciata e l'altra Alan gli concede una carezza.

SPANK! SPANK! Nel continuare ad alternare le sculacciate sui glutei, Alan sembra colpire tutte le zone, così da ottenere un risultato omogeneo.

Ci vuole un po' prima che Leo cominci a percepire un calore e un bruciore persistente. I colpi saranno anche stati leggeri, ma con quella costanza il risultato sarà comunque un culetto ben arrossato.

Passati diversi minuti, Leo comincia a sospirare, poi ad ansimare.

“Non dirmi che ti sto facendo male!” dice Alan, spezzando il silenzio.

“No no, figurati!” ribatte prontamente Leo. In realtà la sculacciata risulta quasi piacevole: comincia ad avere un'erezione.

“Vorrei ben dire!” ridacchia Alan. “Comunque, sta venendo ben rosso, sai?”

SPANK!! SPANK!! Improvvisamente, i colpi si fanno più forti. Forse Alan si è stancato di andarci piano, pensa Leo. Accetta comunque il cambiamento, limitandosi a reagire alle sculacciate con dei sussulti e dei mugugni, nulla di più.

Qualche minuto dopo, Alan si ferma. “Ok, direi che può bastare.” Comincia a carezzargli il sedere, e Leo mugola manifestando il suo piacere. La sua erezione cresce, quando l'imbarazzo è troppo si alza repentinamente e si affretta a rivestirsi. Incontra il sorrisetto divertito di Alan, che sicuramente ha notato l'evidente gonfiore nelle sue mutande...

“Bene, posso dire di essere pienamente soddisfatto, quando ottengo un culetto rosso e una bella erezione!” esclama, ridacchiando. Leo arrossisce fino alla punta dei piedi, e si risiede sul letto.

“Lo fai... spesso?” chiede, prendendo il ragazzo alla sprovvista. “Intendo... con Matt. Giusto?”

Alan lo fissa pensieroso. “In effetti sì.” Ammette, sorridendo.

“Siete carini, insieme.” Il silenzio cala a coprire l'imbarazzo di entrambi, ma Leo si prende di coraggio e riprende. “Tu, beh, sei grande, certamente hai più esperienza in certe cose...”

“... Certamente.”

“Mi chiedevo... come fai a capire, ecco, di volere bene a qualcuno come Matt?”

Alan gli sorride, un sorriso quasi paterno, gli passa un braccia sulle spalle, lo stringe a sé. “Ahhh, Leo... sono così tante le cose che ancora devo capire! Non sei ancora un po' piccolo per farti queste domande? Vedi... non c'è un modo sicuro, non è uguale per tutti... semplicemente, a un certo punto, te ne accorgi. Lo senti dentro di te. Quando accadrà lo capirai subito, vedrai!”

Leo gli sorride, in risposta. Ha tante domande, ma non sa davvero come trovare le parole. Improvvisamente, la porta della stanza si apre, rivelando Zack. Il loro tempo è scaduto.

 

Quanto a Matt e Robin, le cose si sono infuocate sin da subito.

Chiusa la porta della cameretta di Leo, Matt spinge Robin sul letto e gli si butta addosso.

“Ah! Non potevo chiedere di meglio, finire in coppia con te e sculacciarti per benino!” ridacchia malvagiamente, mentre il tredicenne cerca di liberarsi dalla sua presa.

“E chi ti dice che sarai tu a sculacciarmi e non il contrario?”

“Vuoi farmi ridere? E' ovvio che ti sculaccerò!”

Matt lo inchioda sul letto, Robin cerca di divincolarsi, fanno un po' di wrestling sul letto.

“Ok, stiamo sprecando minuti preziosi!” dice poi Robin, arrendendosi.

“Infatti!” ribatte Matt, che subito ne approfitta per allungare le mani verso la cinta di Robin.

“Aspetta un momento. Un momento solo!” dice Robin. Matt si lagna, ma glielo concede. “Capisco che tu sia accecato dalla voglia di mettere le tue manacce sul mio culetto, ma hai pensato a come vincere la sfida?”

“Hmm?”

“Io sì. Ascolta. Tutti sanno che mi volevi sculacciare. Leo sicuramente si farà sculacciare da Alan, non avrà il coraggio di fare al contrario. Quanto agli altri due, Nathan e Scott, abbiamo cinquanta e cinquanta di probabilità... L'unico modo per vincere, è prendere di sorpresa tutti quanti.”

“E come?”

“Sarò io a sculacciare te!”

“Tsk! Ok, ci hai provato, e hai fallito!” ribatte Matt, facendo schioccare la cintura del padre di Leo, che aveva immediatamente afferrato dopo il sorteggio.

“Aspetta, aspetta!” lo blocca di nuovo Robin. “Nessuno se lo aspetta, capisci? Pensa ai vantaggi, poi!”

“Spiegati.”

“Se noi vinciamo – e, credimi, noi vinceremo se faremo come dico! –, abbiamo un premio ciascuno. Tu potrai usare il tuo per sculacciarmi, ed io, beh... saprò cosa farci. Tu finisci comunque con lo sculacciarmi, ma in questo modo ci guadagniamo entrambi.”

“Ammetto che il tuo ragionamento fila. E se poi perdiamo?”

“Non perdiamo. Te l'assicuro.” Matt lo fissa per qualche istante, Robin abbassa lo sguardo, a disagio. “Ok. Se perdiamo... ti darò il permesso di punirmi. Ok?”

“Affare fatto!” dice dunque Matt, che senza perdere altro tempo consegna la cintura al ragazzino, quindi balza in piedi, tira giù pantaloni e mutande, senza alcun imbarazzo, e poi si distende sul letto. “Mi raccomando: non esagerare!”

“Vuoi dirmi che uno grande e grosso come te teme le mie sculacciate?”

“Tsk!” ribatte Matt. “Avanti, abbiamo perso fin troppo tempo, muoviti!” E Robin esegue, obbediente.

SLAP!!! La cintura schiocca, percuotendo fortemente il sedere nudo di Matt, che sussulta. Non se l'aspettava.

SLAP!!! Robin sferra un altro colpo, esaltato, ma la cintura colpisce solo la chiappa destra. Deve concentrarsi.

SLAP!!! Una scudisciata ben centrata, che fa sospirare Matt.

SLAP!!! SLAP!!! Due colpi ravvicinati, che colpiscono zone diverse del sedere di Matt. “Waah!” esclama il ragazzo. Robin sogghigna, e fa tuonare ancora la cintura.

Pochi colpi, e già i primi segni cominciano a comparire. Robin osserva soddisfatto il sedere del ragazzo, quindi torna a far calare la cintura.

SLAP!!! La cintura è arrivata vicino le cosce del ragazzo, che sussulta e poi esclama: “Ehi, fai attenzione!”

“Scusa!” sogghigna Robin. Ha avuto davvero una bella pensata, è riuscito a convincere il rosso ed è sicuro di vincere. Continua a percuotere le natiche del ragazzo, pregustando il momento della vittoria: sa già come reclamare il suo premio...

Qualche minuto più tardi Matt comincia a lamentare e a reagire sonoramente ai colpi, mentre il suo sedere è già in fiamme. La cintura non perdona nessuno!

SLAP!!! “Ok, credo che sia abbastanza, adesso!” esclama Matt. Ma Robin non si ferma.

SLAP!!! “Dacci un taglio, Robin!” riprova.

“Ma come! Proprio ora che sto iniziando a divertirmi!” ribatte Robin, sferrando un'altra scudisciata ben centrata.

“Basta così!” dice Matt, che a quel punto si ribella e si solleva sulle ginocchia.

“Uffaaa!” Protesta il ragazzino.

“Non lamentarti, hai avuto la tua occasione, fattela bastare.” Ribatte Matt, in ginocchio, mentre si sfrega il sedere.

“Fammi dare un'occhiata, almeno.” Gli dice, posando sul letto la cintura e avvicinandosi. Matt si distende nuovamente.

“Com'è?” chiede.

“Non rossissimo... ma si vede che ti sei preso una sculacciata!” ridacchia Robin. “Un bell'intrico di strisce.”

“Bene, è sufficiente.” Conclude, mettendosi in piedi. Si rialza le mutande, lamentandosi per il bruciore. “Vabbé, rimango in mutande. Tanto non sarò l'unico, ne sono certo!” ridacchia. Si stiracchia, poi si accorge dello sguardo basso, fisso, di Robin, evidentemente attratto da un certo gonfiore malcelato dalle mutande. “Vedi qualcosa di tuo gradimento?” Sghignazza, mentre Robin arrossisce.

“Beh, a questo punto devo spogliarmi anch'io.” Dice, per sviare il discorso. “Altrimenti capiranno tutti che sei stato sculacciato, e addio premio!” Anche lui, dunque, toglie i pantaloni, abbandonandoli sul letto, e rimane in boxer.

A quel punto, prendendolo di sorpresa, Matt lo spinge sul letto. “Allora... che ne dici di dirmi come spenderai il tuo premio?” Ma prima che Robin possa rispondere, Zack fa il suo ingresso nella stanza. Anche per loro il tempo è scaduto.

 

Ritrovatisi nel salone, Leo e Alan notano e commentano la sorpresa di trovare tutti gli altri, tranne Zack, senza pantaloni.

“Beh, togliamoli anche noi, a questo punto, no?” dice Alan, slacciando la cintura senza attendere la risposta del biondino.

“Ma sì...” risponde, cominciando a sbottonarsi i pantaloni a sua volta. “Anzi, è pure meglio per il gioco.”

“Allora, Leo, come si procede?” Chiede dunque Robin, una volta che tutti si sono accomodati sui divani.

“Cominciamo col chiamare la prima coppia, Nathan e Scott. Su, mettetevi lì in piedi, ma di spalle.” I due ragazzini si alzano ed eseguono l'ordine, mettendosi uno di fianco all'altro, rivolti in modo che tutti gli altri ne vedano la schiena, o, per meglio dire, il sedere.

“Adesso dobbiamo fare le puntate... Voi due,” dice rivolgendosi a Robin e Matt, “decidete chi dei due è stato sculacciato.” Poi si rivolge a Alan, che lo raggiunge.

“Che ne dici? Nathan è tuo amico, lo conosci bene.” Dice Alan, bisbigliando. Anche l'altra coppia sta bisbigliando.

“Mah... io dico che è stato sculacciato Nathan. Sarebbe troppo ovvio il contrario.”

“Mi fido.”

“Siete pronti, voi?” dice rivolgendosi all'altra coppia. “Noi votiamo Nathan!”

“Noi invece Scott!” dice Robin.

“Ok, adesso entrambi vi abbassate le mutande... così dal confronto vediamo chi realmente è stato sculacciato!”

Nathan ridacchia, quindi comincia ad abbassarsi le mutande, lentamente, seguito rapidamente da Scott. Cinque paia di occhi seguono attentamente il lento abbassarsi delle mutande... finché il sedere arrossato di Nathan decreta il vincitore.

“Vince la squadra 3!” dice Zack. “Un punto per Robin e Matt.” I due esultano, Leo sbuffa.

“Dai, ci rifaremo!” gli sorride Alan.

“Squadra 2... Leo e Alan!” dice di nuovo Zack. I due si alzano e prendono posizione. Dietro di sé Leo sente le due coppie bisbigliare. Gli fa uno strano effetto stare lì, in piedi, in mutande.

“Noi votiamo Leo!” dice Scott.

“Anche noi!” Aggiunge Matt.

Leo cerca di contenere la sua reazione di delusione, si profila la sconfitta, ma Alan gli rivolge l'ennesimo sorriso cordiale e insieme si abbassano le mutande, finché la vista del suo sedere sculacciato fa esplodere urla di entusiasmo.

“Vincono entrambe le squadre!” Esclama Zack. “La squadra 1 ha un punto, la squadra 3 ne ha due! Con l'ultimo turno la sfida si fa seria!” aggiunge, entusiasta anche lui.

Leo e Alan prendono posto, e automaticamente Robin e Matt si alzano e si mettono in posizione.

“Uffa, abbiamo perso...” dice Leo, sapendo di essere fuori gioco con il vantaggio dei due ragazzi.

“Poco importa, l'importante è giocare, no?” dice Alan. “Dai, questa è facile. Matt moriva dalla voglia di sculacciare Robin.”

“Noi votiamo Robin!” dice Nathan. Subito dopo Leo aggiunge la sua scelta.

E che sorpresa quando, una volta scoperti i sederi, Matt presenta il suo sedere ben arrossato, con i visibili segni della cinta!

“Perdono entrambe le squadre!” urla Zack, cercando di farsi sentire sopra le urla degli altri. “Vince la squadra 2, Robin e Matt possono reclamare il loro premio!”

“Evvai!” esclama Matt, che inaspettatamente batte il cinque con Robin.

“E chi l'avrebbe mai detto...” dice Alan, divertito. “Proprio tu ti sei fatto fare il culo, eh!” dice rivolgendosi a Matt.

“Ti ho stupito, eh?” Sghignazza.

“Ok, complimenti ai vincitori!” dice Leo, cercando di attirare l'attenzione. Tutti i ragazzini sono in piedi, fanno casino, si mostrano a vicenda le loro ferite di guerra... “Adesso potete reclamare i vostri premi. Sette minuti in... Paradiso,” dice titubante.

“Ovviamente io prendo questo qui!” dice Matt, avvinghiando Robin. “Mi deve una sculacciata!” Tutti ridacchiano, persino Robin, che non si ribella. E se lo trascina via, verso la cameretta di Leo.

 

“Eccoci di nuovo qui!” dice Matt, raggiante, mentre chiude la porta. Senza esitare – non vuole sprecare un solo secondo di quei sette minuti a disposizione, cronometrati ancora una volta da Zack – si siede sul bordo del letto e fa cenno al ragazzino di avvicinarsi. Robin gli si para davanti, permettendogli di abbassargli le mutande, il pene semi-eretto che balza fuori. Poi lo aiuta a distendersi.

Matt sceglie la posizione che spesso suo padre utilizza: fa piegare Robin su una sua gamba, disteso per la parte superiore del corpo sul letto, quindi lo ancora tra le gambe, per tenerlo fermo, e con una mano lo tiene fermo per la schiena. L'altra impugna la cintura, e finalmente inizia.

SLAP!!! Matt parte subito in quarta, facendo ben schioccare la cintura sul sedere nudo del ragazzino, che sussulta.

SLAP!!! Presa bene la mira, sferra un colpo ancora più forte, che centra perfettamente il sedere.

SLAP!!! SLAP!!! SLAP!!! Comincia una pioggia di colpi, forti e potenti, e ben presto Robin prende ad agitarsi, anche se la stretta di Matt non gli permette di muovere un muscolo.

SLAP!!! SLAP!!! SLAP!!! Matt lo percuote, divertito, il sedere si fa già rosso, e per Robin è già tutto un bruciore.

SLAP!!! “Ouch!” SLAP!!! “Dai Matt...” SLAP!!! “Ahi! Matt!” SLAP!!! “Matt, per favore, non così!” SLAP!!! SLAP!!! “Dai, mi fai troppo male!” Ma Matt lo ignora, continuando a sculacciarlo, come in trance. “Dai, Matt!” SLAP!!! “Così non è nemmeno più divertente...” sospira. Finalmente Matt allenta la presa e rallenta il ritmo.

“Scusa... mi sono lasciato prendere dalla foga!”

“Non avevo – Ah! – dubbi.”

Matt si ferma un momento, ha il fiatone, lo sforzo si fa sentire. Robin rilassa i muscoli, sospira sonoramente. “E' già ben rosso!” sogghigna Matt. Robin non risponde, tiene il viso premuto contro le lenzuola. Matt cerca di tirarlo su, gli massaggia le chiappe, e Robin sospira. “E' così che ti sculaccia tuo padre?”

“Sì...” mormora Robin.

“Anche il mio.” Sorride, anche se Robin non lo può vedere. “Non pensarci... dev'essere un divertimento, il nostro, altrimenti è brutto!”

“Già...” risponde Robin.

“Ok, te le do con la mano, va bene? Basta con la cintura.”

“Grazie...” mormora.

“Eggià, mi sto rammollendo...” dice a se stesso. Robin volta la testa, gli rivolge un sorriso. Si ricomincia.

SPANK!!! La mano colpisce la chiappa destra di Robin, che emette un urletto divertito.

SPANK!!! Tocca alla sinistra, stessa reazione di Robin. Matt sorride soddisfatto. Anche senza la cintura può divertirsi, anzi, con la mano è persino più piacevole. Gli piace il contatto fisico diretto, gli piace così tanto che sferra tre rapidi sculaccioni che fanno sobbalzare Robin.

SPANK!!! SPANK!!! Cercando di mantenere un ritmo costante e una intensità accettabile, continua a sculacciarlo,stando ben attento alle reazioni del ragazzino. E quando Robin comincia ad ansimare e a strofinare ritmicamente il bacino sulle lenzuola, capisce che un'erezione ha fatto capolino... pari a quella che preme nelle mutande di Matt.

L'eccitazione sale a ogni colpo, e presto Matt decide di fermarsi, non vuole spingersi oltre. Robin si allunga e stiracchia, accettando con piacere le carezze sul suo sedere notevolmente caldo e rosso.

“Piaciuto?” chiede Matt.

“Di sicuro è piaciuto più a te che a me!” ridacchia Robin, che si rialza. Le mutande, intanto, gli sono scivolate via dalle gambe. La sua erezione è evidente ad entrambi. I due si sorridono, lievemente imbarazzati, mentre Robin si rimette le mutande.

“Spero tu non abbia intenzione di sculacciarmi di nuovo...” riprende Matt. Robin lo guarda perplesso. “Parlo del tuo premio.”

“Oh.” Mormora in risposta. “No, no... tranquillo, non è te che mi interessa.”

“E allora di chi si tratta?” chiede Matt, sfoderando ancora il suo celebre sorrisetto malizioso. Robin lo fissa pensoso, quindi si siede sul letto accanto a lui. “... Leo.”

“Ah-a!” esclama Matt, battendo le mani. “Cos'è, la sculacciata che gli hai dato qualche giorno fa non ti è bastata?”

“Ma no... beh, insomma...” arrossisce, mentre Matt sghignazza. Poi si fa serio. “C'è dell'altro, è vero?”

Robin annuisce. “Ehhh, i giovani d'oggi...” sospira, distendendosi sulla schiena.

“Guarda che io ho solo un anno meno di te!” ribatte Robin.

“Parlavo di Leo... può già schizzare?”

“Sì.” Risponde brevemente, meglio omettere i particolari.

“Allora non c'è problema.” Dice Matt tranquillo.

“Se lo dici tu...”

E prima che la conversazione possa scendere nei dettagli, la porta si apre, rivelando Zack e Alan.

“Robin, è il tuo turno.” Dice Zack.

“E tu, invece, vieni con me!” dice Alan, rivolgendosi a Matt con un gran sorriso.

 

Qualche minuto più tardi, Robin torna, per la terza volta, nella cameretta. Questa volta, a fargli compagnia è proprio Leo.

Robin torna a sedersi sul letto, prende la cintura, precedentemente dimenticata lì, e la passa e ripassa tra le mani, pensoso.

“N-non vorrai darmele con la cintura, spero!” esclama Leo, preoccupato a vedere comparire il tremendo strumento di implacabili sculacciate.

“Cosa?” dice Robin, sussultando soprappensiero. “Oh, no.” Lancia via la cintura. “Dai, distenditi qui.” Gli dice, poi, alzandosi e facendogli posto. Il biondino esegue, mettendosi comodo sul suo letto, con ancora le mutande addosso, le gambe leggermente divaricate.

“Me le dai... con la mano allora?”

“No.” Replica brevemente Robin, che intanto si posiziona in piedi alla fine del letto. Si allunga verso Leo, quindi, senza aggiungere altro, afferra il bordo degli slip e comincia a scoprire lentamente il sedere dell'amico, di un leggero rosso diffuso. Appoggia il palmo della mano, è tiepido. Indugia qualche istante su quel contatto, quindi con un gesto rapido e improvviso sfila via gli slip.

“Allora? Si può sapere che hai in mente?” chiede Leo, impaziente.

Robin sospira, quindi risponde: “Tranquillo, non ho intenzione di sculacciarti.” Leo rimane in silenzio per qualche istante, quindi Robin riprende. “Ti spiace, forse?” ridacchia nervoso.

“No no, figurati!”

Intanto Leo giace nudo dalla vita in giù sul letto, il sedere arrossato in bella visione. Robin, agendo d'istinto, allunga le mani e comincia a carezzarlo, massaggiando. Il biondino non si oppone al contatto, anzi, sospira di piacere. Robin strofina il palmo sul sedere del ragazzino, seguendo la forma tondeggiante dei suoi glutei, scende lentamente, giunge fino alla coscia, quindi risale.

Dopo aver ripetuto il movimento diverse volte, smette, quindi decide di cambiare. Con una leggera pressione delle dita gli fa allargare le gambe, quindi ricomincia a carezzargli il sedere, inizialmente con movimenti casuali, poi si sposta sempre di più verso il centro, sfiorando l'ano. Robin osserva attentamente le reazioni di Leo, che non mutano, quindi si convince e porta un paio di dita sul buchino, inizia a strofinarlo, a massaggiare tutta la zona intorno. Poi, senza preavviso, appoggia il polpastrello dell'indice allo sfintere e inizia a spingere per entrare. Leo sussulta, ma non dice niente, quindi Robin continua. Entrare però non è facile, il biondino contrae i glutei, Robin spinge ancora di più e Leo scatta in avanti, sottraendosi al suo tocco.

“Scusa.” Mormora Robin. Leo non risponde, e allora riprova a spingere, ma si ripete la stessa scena.

“Scusa, Robin, non mi va.” Dice allora Leo. “Lasciamo perdere.”

“D'accordo...” mormora Robin. “Che facciamo?”

“Boh.” Ribatte l'altro. “Ci facciamo una sega?”

“Ma ci saranno rimasti pochi minuti...”

“Vuoi sculacciarmi, allora?”

“Tu vuoi proprio essere sculacciato, eh?” ridacchia Robin, sferrandogli qualche schiaffetto sul sedere.

“Se sei tu va bene, Robin.” Gli dice, voltandosi e sorridendogli. Robin si sente sciogliere, come quel sorriso si posa su di lui. “Però immagino c