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Samuel

by Werewolf

Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 20 Jul 2012


Sono un medico quaranticinquenne, non sposato, ed ho una relazione con una mia collega. Non so se un giorno ci sposeremo o se semplicemente continueremo ad amarci senza unirci in matrimonio, ma per adesso, nessuno dei due ci pensa, stiamo bene così. Direi molto volentieri di NON avere figli, e in effetti è così ma... con me, da circa quattro anni, vive il mio figlioccio, Samuel, figlio del mio più caro amico, purtroppo deceduto assieme alla moglie in un incidente d'auto, mentre l'unico danno riportato da Sam è un taglio sulla fronte, all'attaccatura dei capelli. Ormai ha dodici anni, ed è estremamente vivace. Troppo vivace. Ok... è una piaga, ma gli voglio bene come se fosse mio figlio, per cui... lo sopporto (ci provo) e metto in punizione ogni giorno praticamente. E parecchie gliele abbuono, altrimenti quando arriverà alla mia età sarà ancora in castigo.

 

Ma quel giorno...

 

In quattro anni che Sam viveva con me, non gli ho mai nemmeno dato un ceffone. Solo qualche scappellotto ogni tanto, sulla nuca, ma nulla di più. Le sculacciate hanno fatto parte, una buona parte, della mia formazione ed educazione, ma non ho mai pensato di impartire una sculacciata a Sam. Oggi invece, mentre sono al telefono e mi sento l'ennesima bravata della peste, decido che era ora di farlo.

< A mensa ha istigato gli altri studenti a usare i professori come bersagli, tirando contro di loro il cibo... > mi dice la segretaria. Ormai la sento talmente spesso che possiamo definirci amici.

< Va bene... la ringrazio... > mormoro sconsolato passandomi una mano sulla faccia, per poi riattaccare. Non è possibile. Ogni giorno una nuova... giuro che inizio a temere la mente malefica di quel ragazzino. E mentre sono sul divano, a guardare la tv, eccolo... lo sento rientrare e poco dopo arriva in sala. Lo guardo. Non è molto alto, e nemmeno massiccio. Più basso di me di una quarantina di centimetri buoni, è poco più che un bambino, all'apparenza innocuo. In realtà è un demonio travestito da angelo. Lo so, anche fin troppo bene.

< Ciao papà...> mi saluta con un sorrisone, avvicinandosi a me. Sorrido a quell'appellativo, mi fa piacere. Ed è stato lui stesso a chiedermi di potermi chiamare così.

< Ciao...> lo saluto di rimando, sorridendogli per allungare una mano ad arruffargli i capelli bronzei, guardandolo meglio. Torno serio, vedendo com'è vestito. O meglio, vedendo le condizioni dei suoi jeans. Sarò all'antica, ma i jeans strappati non li sopporto. <Sam... ma che ci trovi ad andare in giro vestito come un barbone?> gli domando, per l'ennesima volta. In tutta risposta lui sbuffa.

< mmmh...> fa mandando gli occhi al cielo, voltandosi per andare in camera sua. Mi alzo e lo seguo. In fin dei conti con lui non ho ancora finito. Lo vedo sedersi sul suo letto, poi lancio uno sguardo alla stanza. Incasinata. Tiro un respiro profondo.

<Hai intenzione di vivere in una specie di topaia ancora a lungo, o metti in ordine?> gli domando, poggiandomi allo stipite delle porta. Ho entrambe le mani in tasca, per ora. Lo osservo mentre si sfila una scarpa e poi mi guarda.

<Ehi... il mio disordine è ordinato... quanto meno... io mi ci trovo...> mi dice ridacchiando sotto ai baffi che nemmeno ha. Scuoto la testa, mezzo divertito e mezzo esasperato. Sempre lo stesso copione.

<Io No. Per cui... metti in ordine, per cortesia. O lo faccio io...> leggera minaccia. Se gliela metto io in ordine la stanza, un sacco di roba che NON approvo farebbe una brutta fine. E lui lo sa.

<Ok ok... lo faccio...> sbuffa, seccato. Ed è allora che vado a sedermi sul letto, accanto a lui. Lo guardo, è ancora scocciato per la storia dell'ordine. Decido di lasciar perdere e vado all'attacco.

<Allora... come è andata a scuola?> gli chiedo. Mi lancia un'occhiata perplessa, poi ride.

<Come se non sapessi che la segretaria ti telefona e ti informa di tutto quello che combino> mi dice scuotendo la testa, poi salta in piedi. <ma se ci tieni...> Lo guardo, perplesso. Ha un entusiasmo assurdo, anche nel raccontarmi cose di cui si dovrebbe solo vergognare. Non dico nulla, aspetto solo che inizi a parlare <oggi quello di matematica mi ha interrogato> e già li, mi aspetto una pessima notizia. Non che Sam faccia schifo in matematica, anzi è sempre stato piuttosto bravo, ma il suo professore è davvero stronzo e su questo concordo. Al colloquio non ci ho messo molto a capire che va a simpatia e antipatia... Sam purtroppo gli è estremamente antipatico. Ovvio che non concordo sul tirargli cibo addosso, passando stupidamente dalla parte del torto.

<Come è andata?> azzardo a chiedergli comunque. La speranza è l'ultima a morire in fondo.

<Uno schifo... ma quello ce l'ha con me...> brontola il ragazzino, mettendo su un broncio infantile che mi fa sorridere, e ascolto il resto <Mi fa...> continua Sam <“se ti do un terzo di nove è anche tanto”> fa il verso al professore, usando un tono gradasso e insopportabile. <e allora...> qui sorride malignamente. Eccolo <a mensa, gli ho tirato addosso parte del mio pranzo, dicendogli “se le do un terzo della mia razione è anche troppo”> e mentre parla gesticola si muove, sorride. E racconta la sua malefatta con una tale naturalezza che a malapena mi ricordo quello che devo fare. <poi si sono uniti anche gli altri... Abbiamo fatto una guerra di cibo fantastica...> finisce di raccontarmi allargando le braccia e quasi saltellando sul posto. Il suo modo di fare mi fa ridere. Quasi non mi accorgo che si è tolto i pantaloni... Oh cielo!!! Mi legge nel pensiero adesso? Resto terrorizzato da quell'idea per qualche attimo, perché si... da quella peste ormai mi aspetto di tutto, poi realizzo che si sta semplicemente cambiando. Si mette il pantalone di una vecchia tuta, e una T-shirt, poi si leva le calze. Inutile dire che gli indumenti finiscono per terra. Sbuffo e mi alzo in piedi.

<Sam... tu e io dobbiamo parlare...> inizio serio, guardandolo in viso, incrociando le braccia al petto. Lui, forse non coglie la gravità della situazione, perché parte con la sua solita ironia.

<Di donne? Papà... ti aiuterei volentieri... ma ora ho da fare...> mi dice, abbozzando un sorrisetto. Stavolta non rido con lui. Da quando ha sentito quella battuta in televisione non fa che dirmela.

<Non ho bisogno di consigli sulle donne...> brontolo. <E non fare battute sulla mia compagna...> lo ammonisco puntandogli un dito contro al naso, serio. Non gli do il tempo di rispondere <Si, hai ragione. La segretaria mi ha telefonato e messo al corrente di quanto accaduto oggi. Hai omesso di aver istigato anche gli altri, contro gli altri proefssori...> gli faccio presente. E lui si stringe nelle spalle <Semplicemente perché io non ho detto niente. Mi hanno seguito a ruota quando ho colpito per sbaglio un mio compagno... E i professori... beh erano li anche loro, difficile non essere presi. Non so se è stato fatto apposta o meno ma se sono stati colpiti dagli altri... non è colpa mia. Se hanno una testa possono pure pensare da soli i miei compagni... o no?> mi spiega, brontolando in alcuni punti, sollevando le braccia come a dire “sono relativamente innocente”.

<Non ha importanza, Sam... sta di fatto che hai combinato l'ennesimo casino. Sei finito in presidenza?> gli domando sempre più serio, aggrottando le sopracciglia. Ovviamente so qualsiasi cosa, ma voglio che me lo dica lui.

<Si... sospeso per tre giorni...> mi dice, sospirando appena. Si aspetta una punizione, lo vedo dalle occhiate che mi lancia. Attende di sapere cosa gli tolgo questa volta.

<E cosa dovrei fare io, adesso, secondo te?> gli domando sbuffando. Come se non lo sapessi. <Sam... hai superato ogni limite. Ogni discorso che ti faccio, da un orecchio ti entra e dall'altro ti esce. Ti punisco, stai buono per cinque minuti e poi torni a fare esattamente quello che facevi prima, e siamo sempre punto e a capo. Ora BASTA> l'ultima parola la urlo. Lui mi guarda, tenendo la testa leggermente bassa. Si gioca la carta “occhi dolci”, ma stavolta gli va decisamente male, non mi faccio incantare. <Adesso basta Sam. Non vuoi cambiare? Benissimo. Cambio io... Visto che impedirti di uscire, non farti vedere la tv, levarti il computer, cellulare e varie ed eventuali non funziona, cambiamo tipologia di punizione> lo vedo guardarmi sempre più stranito. Non si aspettava un discorso simile, ma recupera un po' di spavalderia.

<E che vuoi fare? Sculacciarmi?> mi domanda, ironico, fissandomi dritto negli occhi, mentre alza la testa, con fare strafottente. Troppo. Gli afferro entrambe le braccia e lo tiro a me. Riesco a coglierlo di sorpresa, altrimenti acchiapparlo sarebbe stato molto difficile. È più sfuggevole di un'anguilla. E ancora mi trapassa il cervello l'idea che Sam legga nel pensiero.

<Esattamente, ragazzino...> gli dico, serissimo, mentre devo lottare per tenerlo fermo. La verità è che non voglio fargli male. Fortunatamente la mia corporatura robusta e decisamente superiore alla sua, mi permettono di spuntarla facilmente. Riesco a sedermi sul letto e a tirarlo in modo da farlo stendere sulle mie ginocchia, bloccandogli le spalle con una mano schiacciandolo contro il materasso, mentre il bacino è sulla mia gamba. Il suo sedere quindi è in posizione perfetta per essere bersagliato dalle sculacciate che di li a poco gli darò. Mi accorgo che non tocca terra coi piedi se non con le punte.

<ma sei impazzito?? Lasciami> mi dice. Ah. Lui fa i danni e il pazzo sono io? Ma senti un po' a questo. Continuo a forzare per tenerlo fermo, dato che continua a cercare di divincolarsi, anche con una certa violenza.

<No. Non ti lascio e ora stai fermo, o te le suono fino a che non svieni!> lo minaccio. Non lo farei mai, ma magari in questa determinata situazione mi prende sul serio. Si. Smette di agitarsi, ma continua a parlare.

<Ok... ma... non possiamo parlarne con calma, prima?> mi domanda, voltando la testa, cercando di guardarmi, mentre continuo a tenerlo sulle gambe. Sospiro appena. Un po' mi spiace, ma non posso tornare indietro ormai. O non mi darebbe mai più ascolto. E già me ne da poco.

<No. Samuel...> inizio, rilassando appena la presa ma la rafforzo di nuovo sentendo l'ennesimo tentativo di alzarsi della peste. <Fermo!> esclamo, dandogli una pacca sul sedere, non molto forte, giusto un ammonimento. E per fortuna decide di starsene buono. Meglio per lui. <ora ne vuoi parlare con calma? E tutte le volte che io ti ho parlato con calma e tu te ne sei fregato, dove le metti?> gli domando guardandolo. Gli blocco le gambe con la mia destra, tanto per evitare ulteriori tentativi di fuga, mentre gli volto il viso verso di me, facendolo voltare un po' con il corpo. Lo vedo spaventato, probabilmente per la situazione nuova. Cerco di rassicurarlo. <Sam... non ti nascondo che farà male... sicuramente più a te che a me...> gli dico comprensivo. Ci sono stato anche io in quella posizione in fondo. <ma dovrà bruciarti parecchio per essere efficace...> gli spiego. Lui sgrana gli occhi.

<Bruciarmi?> domanda. Evidentemente non ha mai preso nemmeno uno sculaccione, dai suoi. Annuisco, mentre gli accarezzo i capelli spettinati, per poi... cambiargli un po' la posizione. Lo sposto da materasso in modo che stia appeso alla mia gamba. Lo vedo poggiare le mani a terra <p-papà...> balbetta cercando di guardarmi.

<Si, ragazzo mio... ti lascerò solo quando avrai il sedere in fiamme. Vedrai come ci penserai prima di combinarne una delle tue.> gli dico per poi aggiungere leggermente più severo <e sarà sempre così! Fai qualcosa? Ti ritrovi sulle mie ginocchia a prenderti una dose di sculacciate proporzionata alla tua colpa. Vediamo se capisci questo linguaggio. E... “papà” niente...> proseguo, sempre con tono alterato, ma non arrabbiato. <dal canto mio... m'impegno a non suonartele mai in un momento di rabbia. Devo farti capire i tuoi errori, non usarti come valvola di sfogo> gli dico, smettendo di accarezzarlo, mentre lui, compreso che tanto le prende si volta, nuovamente in avanti. Lo sento sospirare rassegnato e lo vedo piegarsi di più in avanti, andando ad esporre ancora di più il suo sederino, sul quale appoggio la mano destra

<Papà... è imbarazzante...> mi dice. Si volta a guardarmi nuovamente. Vedo che è arrossito leggermente. Sorrido.

<Ma dai... con la faccia di bronzo che ti ritrovi, ti vergogni di questa situazione? E lo so, che è imbarazzante...> gli domando dandogli qualche pacca leggera sul sedere, ancora protetto dagli indumenti. <E cosa dirai quando ti abbasserò i pantaloni e i boxer, figliolo?> gli domando. Li lo vedo sbiancare. Fa per sollevarsi, di nuovo, ma lo blocco prontamente <a cuccia...> gli dico, tenendogli una mano poggiata sul fondoschiena, mentre con l'altra faccio pressione tra le sue scapole per tenerlo giù.

<Come... come sarebbe?> mi domanda, agitato. Non pensavo di dovergli tenere un corso, prima di dargli quello che si merita. Prendo un respiro profondo prima di parlare.

<Allora... Una sculacciata per essere efficace, deve essere data sul sedere nudo, ragazzo mio...> gli dico, sfregando appena la mia mano sul tessuto della tuta, iniziando a scaldargli appena il sedere. <e le prenderai sul sedere nudo... visto che è la prima volta userò solo la mia mano... e ti darò una dozzina di colpi finali con una delle tue pantofole...> gli annuncio. Tanto vale che sappia quello a cui sta andando incontro. Ma solo perché è la prima volta. <se ti comporti bene durante la sculacciata, resteranno dodici... se ti comporti male beh... aumenteranno e deciderò IO> enfatizzo la parola <a quanto. Sono stato chiaro?> gli domando.

<Si...> mi dice. Lo sento tremare leggermente, poi lo vedo muoversi di nuovo, ma si sta solo sistemando meglio sulla mia gamba.

<Un'ultima cosa... Questa è la prima e ultima volta che ti dico esattamente cosa ti farò... dalla prossima in poi> perché sono sicurissimo che ci sarà una prossima volta <sarà una sorpresa>

<Carramba...> inizia a dire ironico. Una pacca più forte lo fa tacere.

<Non è ora di fare lo scemo, Samuel> gli dico, portando una mano all'elastico dei pantaloni giocandoci appena. <Spero tu sia pronto...> è l'ultima cosa che gli dico, prima di abbassare gli occhi sul suo fondoschiena. È ora di punirlo. Non gli dico più niente, mi limito a carezzargli il fondoschiena, per qualche secondo, poi alzo la mano. Lo sento irrigidirsi, quando si accorge che sta per cominciare e poi PAFF! lascio cadere la mia mano con forza al centro esatto del sedere di Sam. Sento mio figlio agitarsi appena. Lo vedo che ha sollevato appena la testa, ma non ha emesso un lamento. Forse è stata più la sorpresa che il dolore, nonostante si aspettasse lo sculaccione. Risollevo la mano e continuo.

PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF PAFF

Gli assesto i primi novanta sculaccioni senza seguire nessuna precisa logica. Una serie di colpi prima sul centro del sedere, poi sulla chiappa destra, poi sulla sinistra, poi alterno destra e sinistra, poi ancora destra, centro, sinistra. Gli ultimi dieci glieli do a scendere, partendo dalla parte superiore delle natiche sotto le reni fino ad arrivare all'attaccatura delle cosce. Non dico niente per adesso. Sam sta zitto, subisce in silenzio. Conoscendolo, orgoglioso com'è, avrà deciso di cercare di fiatare il meno possibile, anche se il suo corpo che ogni tanto scatta nervoso sotto i miei colpi, tradisce le sue vere emozioni. Non riesco a vederlo in viso, vedo solo la sua nuca e le spalle muoversi nervose. Anche le gambe per quello che possono si muovono, ma le tengo ben ferme con la mia. Mi fermo qualche istante, lo sento rilassarsi mentre riprendo a carezzargli lievemente il fondoschiena. Gira appena la testa. È rosso in viso... probabilmente per lo sforzo di stare il più buono possibile. E non siamo nemmeno a metà dell'opera, anche se devo ammettere che è resistente. Alla sua età non credo siano molti i ragazzini in grado di reggere una sessione di sculacciate come quella senza dire una parola.

<Questi ora scendono...> gli dico, infilando le dita sotto l'elastico dei pantaloni e tirandoglieli giù. Non trovo alcuna difficoltà a farlo, e mi ritrovo davanti il suo fondoschiena ancora coperto dai boxer. Si vede anche un leggero rossore sull'attaccatura delle cosce. Non ho colpito molto quella zona, mi sono soffermato essenzialmente sul centro del sedere. Gli sollevo leggermente la maglietta, scoprendogli appena la schiena <Questo sarà peggio...> gli preannuncio. Lo vedo girare la testa verso di me e annuire nervoso.

<O-ok...> mi dice solamente, prima di tornare a guardare avanti a se.

Di nuovo gli ho poggiato la mano sul sedere, gli poggio l'altra sulla spalla.

<Stai fermo... se ti muovi mi vedrò costretto ad aumentare...> gli dico tranquillamente levandogli la mano dalla spalla, lasciandolo libero di muovere il busto come preferisce. Non dico altro. Con la mano sinistra afferro i boxer e li tiro, facendoli finire in parte nella linea mediana delle natiche, scoprendogliele appena. Li il rossore è più acceso di quello dell'attaccatura, ma rimedio immediatamente.

SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK

Una trentina e passa di sculaccioni sull'attaccatura delle cosce che ora è di un rosso decisamente più acceso, visto che gliele ho date praticamente sulla pelle nuda, anche se qualche colpo è caduto sul tessuto dei boxer. E qui, Sam ha iniziato a farsi sentire. <Ah... ahia... ahi...> ha iniziato a lamentarsi, agitandosi di più. Lo capisco... la pelle sensibilizzata dalla prima sessione di sculaccioni ora regge di meno, anche perché ha una protezione in meno. Non mi faccio intenerire dalle lamentele del ragazzo e proseguo. <Sam, fammi un favore...> gli dico, smettendo qualche istante di sculacciarlo <con la mano destra, tirati i boxer in modo che aderiscano al tuo sedere...> glielo metto sotto forma di favore ma è un ordine. Vedo che tentenna. <ma... perché?> azzarda a domandare senza obbedire.

<Perché> SMACK <lo> SMACK <dico> SMACK SMACK <io!> SMACK SMACK SMACK <Ora obbediscimi> SMACK SMACK SMACK E rafforzo queste parole con un'altra decina di sculaccioni dati rapidi e secchi senza permettergli di assorbire interamente un colpo, che già è arrivato l'altro. Lo sento trattenere il respiro, per non urlare forse <si si... ok...> si affretta a dire e finalmente, passando il braccio sotto la mia gamba sinistra, si afferra i boxer e tira, in modo che aderiscano perfettamente al suo fondoschiena.

<Non lasciare...> mi raccomando per poi ricominciare a colpirlo. <Devi> SMACK <capire che> SMACK SMACK SMACK <quando ti dico> SMACK SMACK SMACK <di fare una cosa> SMACK SMACK SMACK SMACK. Gli parlo mentre lo sculaccio. Sento le sue lamentele, sento il suo corpo irrigidito, si sta sforzando parecchio. Mi domando se cederà <ahhh...> si lascia sfuggire. Credo proprio che lo farà. Mi dispiace, ma merita una lezione esemplare. <devi OBBEDIRE> SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK. E dopo averlo sgridato, continuo a sculacciarlo in silenzio, colpendo tutta la superficie del sedere.

<BASTA PAPÀ> urla a un certo punto. Non ce la fa più a trattenersi. Lascia i boxer e cerca di mettersi una mano a protezione del fondoschiena. Prontamente gli afferro il polso e gli piego il braccio dietro la schiena

<Pessima mossa ragazzo...> gli dico, tenendo la mano sospesa sopra al suo fondoschiena ormai rosso come un pomodoro, sicuramente, ma dovrò essere più severo. Glielo avevo detto che lo avrei fatto. <scusa piccolo... è per il tuo bene> mormoro, o forse lo penso soltanto. Sam sicuramente non mi ha sentito, impegnato com'è ad agitarsi e supplicarmi

<No... basta. Ti prego, papà... basta!! Mi brucia da morire...> mi dice cercando di alzarsi e mi vedo costretto ad aumentare la pressione sulla sua schiena per tenerlo giù. Alzo ancora di più la mano e poi la lascio cadere sul suo sedere ancora difeso dai boxer. SMACK!!! Decisamente più forte dei precedenti. <ZITTO!!> gli intimo <Adesso conta fino a dieci... se sbagli te ne prendi due aggiuntivi> poi attendo che lui dia il numero.

<U-uno...> dice e SMACK. Uno sculaccione al centro del sedere.

<Duee...> sculaccione sulla natica destra. Poi gli abbasso parzialmente i boxer, scoprendogli metà fondoschiena. Noto che la pelle si presenta di un bel rosso acceso. Lo sento singhiozzare appena a quel gesto.

<Ahia... tre...> dice. Ha uno strano tono di voce. Sta per piangere. Se non lo fa adesso lo farà quando gli tirerò giù del tutto le mutande. E uno sculaccione gli colpisce di nuovo la parte inferiore della natica destra.

<Q-quattro...> mormora, lasciandosi poi sfuggire un verso di dolore a denti stretti quando lo colpisco alla natica sinistra

< ... 'nque...> fa, incomprensibile e come promesso, due forti sculaccioni assestati al centro del sedere.

<Riconta... che non ho sentito...> gli dico, rimettendogli su le mutande, giocando con quell'indumento come più mi aggrada. So quanto è fastidioso.

<Cinque... cinque...> addirittura due volte. Cerco di evitare di ridergli in faccia e lo sculaccio sulla parte alta delle natiche.

<ahia... sei...> gli colpisco la natica sinistra <basta... ti prego...> mi dice, e altri due sculaccioni extra ricadono sul suo fondoschiena. <conta...> gli ripeto calmo.

<aaah...> si lamenta, agitandosi <s-sette...> dice contorcendosi. Allento un po' la presa al suo braccio per evitare che si faccia seriamente male. Lo sento tirare su con il naso, prima di colpirlo di nuovo. Lo sento deglutire prima di dire il prossimo numero.

<otto> mi stupisco della fermezza della voce stavolta. Ha aspettato un po' per imporsi la calma, chissà quanto dura. Il solito testone orgoglioso. Altro colpo stavolta sulla parte bassa delle natiche. Vedo la sua testa andare leggermente all'indietro.

<nove> stavolta parla a denti stretti, forse si morde anche il labbro inferiore. Altro sculaccione forte e poi sollevo la mano ulteriormente. Aspetto il numero.

<dieci> dice mio figlio e la mia mano lo colpisce con forza al centro del sedere. Lo sento quasi saltare sulla mia gamba. Smetto di sculacciarlo, gli carezzo il fondoschiena.

<Alzati...> gli dico, liberandogli il braccio e le gambe. Mi obbedisce, ha la faccia puntata verso terra, non mi guarda. Ma io si. Vedo il viso arrossato, gli occhi lucidi, le guance leggermente bagnate. Qualche lacrima l'ha versata. E ancora non abbiamo finito. Smetterei volentieri, vorrei solo abbracciarlo forte, ma non posso interrompere il castigo. Se lo faccio ora, dovrò farlo tutte le volte seguenti. <fermo...> gli dico, notando che stava per sollevarsi nuovamente i pantaloni della tuta. <levali completamente... e poi va a metterti faccia al muro...> gli dico restando seduto.

<si, papà...> è la risposta. Lo vedo piegarsi per sfilarsi i pantaloni e poi mi da le spalle. Il rossore sulle cosce è più acceso adesso. Quando finirò probabilmente sarà viola. Mi alzo e gli vado dietro, dandogli un colpo sulle mani non appena vedo che tenta di sfregarsi le natiche.

<No... lo farai quando ti darò il permesso... anzi... le mani mettile sopra la testa su...> lo incalzo. Obbedisce subito. Non so se è perché ha il sedere bollente, o perchè forse ha cominciato a capire che deve fare il bravo. Vedo che mi guarda, come se volesse dirmi qualcosa <si, Samuel... parla, figliolo> gli dico, tranquillo poggiandomi al muro accanto a lui.

<A-abbiamo finito?> domanda a bassa voce. Respiro profondamente. Solo io so, quanto mi costa dirgli di no, specialmente se mi parla con quel tono esausto e mi guarda in quella maniera.

<No. Mancano ancora il sedere nudo e la pantofola...> gli ricordo guardandolo. Lo vedo respirare profondamente e abbassare lo sguardo. Poi lo sento deglutire <Sam... sarà ancora più doloroso... e riceverai la pantofola per l'intera sessione...> gli annuncio. Mi guarda come se gli avessi detto che ho intenzione di squartarlo. <ma...> inizia, solo che sollevo al volo una mano zittendolo subito <per quello che è successo coi boxer. Se ti do un ordine, specie se ti sto sculacciando, devi eseguirlo fino a che io non dico “basta”.> meglio stabilire le gerarchie, almeno durante le punizioni. <altrimenti mi costringi ad essere più severo di quanto non voglia. Ti ho detto prima che le punizioni saranno proporzionali alle tue colpe. Una sospensione di tre giorni è una cosa grave, Sam... e ti sei aggravato il castigo in maniera stupida...> lo sgrido appena. Dalla faccia che ha credo vorrebbe sbattere la testa contro il muro. Non dico altro, mi limito ad allontanarmi per prendere una delle sue pantofole da terra. Me la batto un paio di volte sulla mano. Non lo guardo, gli do semplicemente un ordine. <Vieni qui...>ed eccolo, si gira e si avvicina, tremolante, mentre fissa la sua pantofola nelle mie mani, sicuramente chiedendosi quanto gli farà male. È davanti a me, mi guarda negli occhi per qualche istante, poi abbassa lo sguardo. Singhiozza, e ben presto piangerà, lo so. Lo prendo per un braccio e lo tiro a me mentre mi siedo stavolta sulla sedia in camera sua, mettendolo alla mia destra.

<dai...> gli dico battendomi la mano libera sul grembo per farlo stendere. Obbedisce subito, per poi sistemarsi quanto più comodo riesce. Lo vedo afferrare i piedi della sedia, incurvandosi ed esponendo ancora di più il bersaglio in quella maniera. Gli poggio una mano sulla spalla destra, sia per tenerlo buono che per rassicurarlo. Poi poggio la pantofola sulla sua schiena e infilo le dita sotto l'elastico dei boxer. Posso già sentire la pelle ancora bollente e, molto lentamente, gli abbasso anche quelli, portandoglieli fino alle ginocchia. Mi ritrovo davanti il suo sedere denudato e di un colore molto simile a quello dei pomodori.

<p-papà... ti prego...> dice lui una volta che le sue mutande sono praticamente sotto le natiche <senza... senza boxer No...> è una supplica. Immagino la sensazione di vergogna che prova, ma è fondamentale per quella punizione. Lo ignoro, per quanto mi spiaccia sentirlo parlare con quel tono.

<Bene Sam...> gli dico passandogli lentamente la mano sul sedere <vediamo di finire di scaldarti il culetto, ok?> lo prendo un po' in giro, per farlo vergognare ancora di più. Mi do da solo dello “stronzo” ma adesso capisco anche le motivazioni dei miei genitori quando mi trovavo sulle loro ginocchia. Magari gli passa la voglia di trovarsi in quella situazione e ho aspettato di scoprirgli le natiche apposta. <Dimmi, figliolo... non ti vergogni a prendere le sculacciate, sul sederino tutto nudo, come un bimbetto di cinque anni?> gli domando, prendendo la pantofola e passandogli quella sulle natiche adesso. Lo sento irrigidirsi. <Dimmi una cosa Sam... lo sai che voglio sentirle da te le cose... perché ti sto sculacciando?> gli domando, tanto per vedere se ha capito.

<Perché... sono stato sospeso...> mi risponde. Lo sento nervoso, non è divertente stare con il sedere all'aria come è lui in questo momento, in attesa. <e perché... ti ho disobbedito prima... e anche perché... non ti ascolto mai e... ti... ti ho portato a questo punto...> aggiunge. Sorrido, tanto non mi vede. Si è meritato dei colpi in meno, ma non glielo dico e torno serio.

<Bene... Sam...> dico soltanto prima di iniziare a sculacciarlo di nuovo. SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK. La suola della pantofola fa un bel po' di rumore contro la pelle nuda di mio figlio

<Aaah...> si lamenta fin da primo colpo. Resiste per altri tre poi, esplode <NO! BASTA... TI PREGO SMETTILA...> urla, agitandosi. Devo sforzarmi per tenerlo fermo. Non lo ascolto e continuo SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK. <TI SUPPLICO PAPY... BASTAAAAA!!!> urla ancora il mio campione. Sta piangendo, singhiozza forte, agita le gambe, ma i boxer attorno alle ginocchia gli bloccano i movimenti, anche perché agitando le gambe scendono progressivamente verso le caviglie. non ho ancora finito con lui. SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK. <AHIAHIAHIAAAAA... TI PREGO... MI BRUCIAAAAA...> continua a lamentarsi. Serro la presa alla sua spalla destra, ma non mi fermo, nemmeno gli dico niente. SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK <NO NO... BASTA... MI FAI MALE> SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK <TI PREGO TI PREGO TI PREGOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO>

SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK SPANK.

<AHIAAAAAAAA!!! BASTA BASTA... TI SCONGIURO... NON REGGO PIU'!!!!!!! PAPAAAAA'!!! NO!! SMETTILA!!!> le urla del ragazzo mi perforano le orecchie. Guardo il sedere di mio figlio. È di un rosso molto acceso, in netto contrasto con la pelle chiara delle zone non colpite. Lascio cadere la pantofola a terra e gli metto una mano tra i capelli a carezzargli la testa, mentre ancora si dispera.

<E' finita Sammy... tranquillo ora...> gli dico, continuando a tenerlo steso sulle gambe. Sulla scrivania incasinata vedo un pacchetto di fazzoletti. Lo prendo, ma non glielo do ancora. <Alzati, Sam...> mi obbedisce subito. Si rimette in piedi, ancora singhiozzante. E' stata dura per entrambi. Mi alzo anche io <seguimi... e resta con i boxer abbassati> gli dico per poi voltarmi e andare in cucina. Lo sento camminare dietro di me, a piedi nudi. <mettiti qui... di faccia al muro e mani sopra la testa...> si mette nella stessa posa di prima, più o meno, sull'attenti e con il fondoschiena porpora in bella mostra. Lo lascio li, mentre mi adopero per preparare la cena ad entrambi. Ogni tanto lo guardo, sembra essersi calmato, anche se continua a tirare su con il naso. Dopo dieci minuti mi riavvicino a lui. Resta immobile, come se non se ne fosse accorto.

<Basta così, Sam... rilassati ora...> gli dico <è finita dai...> così dicendo vado ad afferrare l'orlo dei suoi boxer ancora alle caviglie e glieli tiro su. Lo vedo sobbalzare appena al contatto con la stoffa, poi gli metto il pacchetto di fazzoletti sotto al naso. <qui ci vuole ancora un po'... datti una sistemata, poi...> sorrido appena <ti faccio contento e ne parliamo con calma>

Lo osservo sospirare chiudendo gli occhi, poi quando mi guarda resta in silenzio per qualche secondo.

<Oh...> inizia, offeso <ma vaffanculo> praticamente mi ci manda. Lo fisso storto.

<Ehi... vuoi farti un altro giro sulle mie ginocchia?> gli domando afferrandogli un braccio e tirandolo a me. In tutta risposta mi fa una pernacchia, mettendo su il solito broncio infantile. Scuoto la testa lo giro e gli do uno sculaccione sui boxer <Ouch!!> fa lui al colpo. <Sparisci... e sbrigati... che è quasi pronto...> lo spedisco a risistemarsi, ridacchiando. Ammetto di essermelo meritato il “vaffanculo”, dopo avergliele date, rincaro la dose anche sfottendolo, ma non deve permettersi queste uscite. Mi spiace davvero ma dovrò dargli una ripassatina dopo cena. Lo sento armeggiare in bagno, sicuramente ora è seduto sul bidet pieno di acqua gelata.

<immagino che in questo momento ti senti in paradiso...> non resisto e continuo a prenderlo in giro <ma qui è pronto...> ridacchio, mentre finisco di sistemare la tavola. Ed eccolo che arriva dopo qualche minuto, imbronciato per la presa in giro, ma passa in secondo piano alla vista della cena. Immagino sia affamato, e lo è talmente tanto che si siede senza stare a pensare al suo sedere indolenzito, tanto che fa un salto assurdo sulla sedia.

<ahiaaa...> si lamenta alzandosi in piedi, mentre io scoppio a ridere, osservandolo mentre si sfrega il sedere.

<Cielo Sam... sei una sagoma...> e rido, divertito. Ma non lo sento fare altrettanto.

<Eh... papparapà...> canticchia sarcastico una specie di fanfara, per poi guardare la sedia <Oh... qui ho un problema... come faccio a sedermi?> domanda sbuffando

<E perché lo chiedi a me?> gli domando andando a intrecciare le dita, guardandolo divertito.

<Perché il culo me lo hai gonfiato tu magari?> brontola incrociando le braccia al petto.

<Beh... puoi anche stare in piedi... fino a che non ti passa...> gli suggerisco ridacchiando, mentre mangio un boccone. Non sento la replica, quindi gli lancio un'occhiata. Mi fissa leggermente scocciato poi sospiro <Prendi uno dei cuscini del divano e sieditici sopra...> gli dico poi. Nemmeno finisco di parlare che già è tornato con un cuscino. Si siede, fa una smorfia, ma riesce a stare seduto e a mangiare. Lo osservo, non mi guarda e mangia come se non vedesse cibo da un mese. Una volta che abbiamo finito, sparecchio. Lui sta per andarsene in camera ma lo blocco <Fermo la, siediti. Dobbiamo parlare> gli dico. E lui torna a sedersi, annuendo <si papà...> risponde, attendendomi.

<Sam...> inizio, sedendomi davanti a lui. Lui in tutta risposta solleva solo lo sguardo. Non dice niente però. <è il caso che tu abbia chiare un po' di cose. Prima di tutto, d'ora in poi le sculacciate per te saranno la regola se non cambi atteggiamento.> lo vedo sgranare gli occhi e deglutire rapidamente.

<Cosa? Ma... papà...> inizia ma lo interrompo, sollevando una mano, facendogli cenno di tacere.

<“Ma papà” niente. Lo hai detto tu stesso prima. A questo punto mi hai portato tu. Sta a te, adesso, vedere come comportarti. Ogni tua mancanza o comportamento che giudicherò inopportuno saranno puniti con una sculacciata.> certo, non ho intenzione di fare il dittatore con lui. Non voglio farne un soldatino, ma un uomo. Infatti lo rassicuro subito <non ti preoccupare... non le prenderai per ogni virgola fuori posto e avrai un tot di avvertimenti preventivi. A te capire le antifone, figliolo.> lo guardo in viso. Sembra... sconvolto. Tanto da essersi azzittito. Miracolo. E siccome non parla io proseguo. <Secondo. Oggi era la prima volta che le hai prese. Hai urlato, ti sei agitato... questo non dovrà accadere MAI più, altrimenti raddoppio la dose, chiaro?> la risposta è un semplice cenno affermativo della testa. E ora... indurisco il tono. Mi alzo e mi avvicino a lui, mettendo una mano sul tavolo e l'altra sulla spalliera della sedia di Sam, chinandomi su di lui <terzo. In piedi. Adesso!> gli dico, serio, severo. Quel “vaffanculo” di prima non può restare impunito, anche se me lo sono meritato. Vero anche che se ci avessi provato io con mio padre, non ci avrebbe pensato su due volte a suonarmele ancora e pure toste, sedutastante. Osservo Sam, mi fissa con gli occhi sgranati.

<Ma... che...> mormora.

<Perché> dico mentre sposto la mano dalla spalliera della sedia al collo della maglietta che indossa tirandolo su <ora ti mostro cosa succede ai bambini cattivi, che, nonostante siano appena stati sculacciati osano mandare a fare in culo il proprio padre> gli dico. Dalla faccia che fa intuisco che ha capito che sta per riprenderle, infatti inizia a supplicarmi.

<No... ti... ti prego papà, no. No. Non farlo...> dice attaccandosi al petto della mia maglia, stringendola, tirandola appena <ti scongiuro... non darmele ancora... ti supplico.> scuoto la testa e gli faccio una carezza sui capelli con la mano libera. Non gli dico niente però, continuo a carezzargli la testa, in silenzio per qualche istante, mentre il ragazzo continua a supplicarmi solo con lo sguardo.

<Spiacente piccolo. Questo, t'insegnerà a tenere la lingua a posto le prossime volte> e lo vedo, sgranare gli occhi impaurito, probabilmente. <Piegati sul tavolo>

<P-papà...> dice lui, esitando. E io sospiro per poi fissarlo duramente.

<Cosa ti ho detto riguardo ai miei ordini durante le punizioni?> gli chiedo senza lasciarlo, fissandolo dritto in viso. E il mio campione abbassa la testa, come mortificato.

<Di eseguire senza discutere... scusa papà... è che...> lo zittisco mettendogli due dita sulle labbra.

<Me lo dirai dopo. Obbedisci adesso, altrimenti ti faccio piegare io, ma poi sarà decisamente peggio> gli do un'ultima possibilità di obbedire senza aumenti della pena. Lo vedo sospirare, rassegnato e poi piegarsi sul tavolo, poggiandosi sui gomiti. Gli sollevo un po' la maglietta e gli abbasso nuovamente i boxer. Lo sento singhiozzare a quel gesto. Prima di sculacciarlo ancora, passo la mano sul sedere arrossato di mio figlio. è molto caldo e presto lo sarà ancora di più.

<Ascolta Sam... se starai fermo e ti comporterai bene, te la caverai solo con dodici colpi. Hai capito?> gli dico, senza ancora fargli nulla se non accarezzargli il sedere.

<Si, chiaro...> risponde lui senza guardarmi, poi abbassa la testa fino a poggiare la fronte sulle braccia. Gli metto una mano sulla schiena, in mezzo alle scapole, per tenerlo giù, poi dopo qualche altra carezza al culetto di Sam, inizio a sculacciarlo con la sola mano sul sederino nudo.

SPANK SPANK SPANK, i primi tre in rapida successione al centro del sedere. <mmmmmh...> si lamenta già il ragazzo, ma resta fermo. Proseguo, senza fermarmi, per porre finalmente fine a questa sessione di sculacciate a cui ho sottoposto mio figlio. SPANK SPANK SPANK <ahioooo... papà ti preeego...> mi supplica la peste.

<Silenzio Sam. Fa silenzio...> gli intimo, fermandomi un attimo, prima di riprendere a sculacciarlo. Non gli piacerà ma farà finire tutto più in fretta. Gli do gli ultimi sei sculaccioni in rapida successione, senza dargli il tempo di percepire il dolore che già è arrivata l'altra.

SPANK, al centro del culetto.

SPANK, sulla natica destra.

SPANK, sulla natica sinistra

SPANK SPANK SPANK. Gli ultimi tre, il primo sulla natica sinistra, il secondo sulla destra il terzo al centro del culetto, di nuovo, tutti sulla parte bassa del sedere, all'attaccatura con le cosce. Sam singhiozza, le sue spalle sussultano, probabilmente sta piangendo di nuovo. Gli accarezzo i capelli sulla nuca.

<Sammy coraggio... è finita... alzati...> lo aiuto a rimettersi dritto e gli sollevo di nuovo i boxer. Non mi guarda, ha il viso rosso e lucido di lacrime, lo sguardo basso. <vieni qui...> finalmente posso abbracciarlo forte, come dico io. Lo sento affondare il viso nel mio petto e stringersi a me. <è finita Sammy... è finita...> gli dico, accarezzandogli la schiena, poi mi stacco. Gli tengo le mani sulle spalle, lo fisso negli occhi, ci provo almeno. Il ragazzino piange, ma mi guarda.

<fi-finito davvero?> mi domanda. Annuisco. Con quella faccetta mi fa una tenerezza estrema.

<Certo... adesso, datti una risistema