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La nuova vita di Riccardo
Capitolo 1

by CalidaManus

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Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 24 Jun 2017


La sede di Marchetti & Associati, nel centro di Torino, era uno di quei posti in grado di trasmettere apparentemente senza gran sforzo ricchezza, eleganza e potere. Uno studio di consulenza finanziaria fondato circa trent’anni prima di questa storia, rapidamente consolidato nel settore fino ad essere riuscito a espandersi e a diventare la sede principale di un piccolo network europeo. Un posto ovviamente pieno di persone intelligenti, affascinanti, curate...d’altronde, il prestigio si accompagna con una certa naturalezza all’essere attraenti, e tra i 120 componenti della sede torinese, dai soci al custode, quasi nessuno risaltava per essere particolarmente brutto o fuori forma.

Ovviamente spiccare era meno facile: così Riccardo, un ragazzo di ventun’anni che al di fuori in diversi altri ambienti sarebbe stato considerato almeno carino, non riceveva molte seconde occhiate nel palazzo, e si sentiva piuttosto comune. O perlomeno, non si era mai reso conto di ricevere sguardi interessati. Ventun’anni, ma forse ne dimostrava di meno: complice una corporatura esile e una statura media, l’assenza di barba e un viso naturalmente pulito. Capelli mossi scuri tagliati corti si accompagnavano a occhi scuri e una carnagione abbastanza chiara. Riccardo era l’unico figlio di una famiglia pisana della media borghesia: suo padre, per una serie di relazioni era entrato in contatti amichevoli con un cliente tra i più importanti della Marchetti & Associati, e nel tempo questo rapporto era valso a Riccardo l’occasione di un tirocinio di sei mesi nello studio, proprio al secondo anno della sua laurea in Economia. Non era uno studente tra i più brillanti, ma si impegnava...e i suoi genitori erano stati molto chiari sull’importanza di non sprecare una chance rara come un primo passo in uno studio tra i più potenti e ricchi del Paese.

Così, con buona pace della poca ambizione di Riccardo, ragazzo relativamente timido e poco propenso alle avventure, era arrivato il momento di trasferirsi a Torino e iniziare questa esperienza.

In due settimane la sua vita era davvero finita sottosopra: condivideva un appartamento con due ragazzi anche loro in città per studiare, ma che non vedeva quasi mai visto che di giorno lui era al lavoro e alla sera loro erano spesso fuori. In più, abitando meno distanti da casa di lui, i weekend generalmente rientravano dalle famiglie. Per Riccardo quelle due settimane erano trascorse in un primo training ad opera di alcuni tutor: lui e gli altri quattro stagisti sarebbero poi stati assegnati ciascuno a un socio, anche se generalmente si trattava di personalità sempre impegnate che raramente avrebbero lavorato a stretto contatto con questi ultimi arrivati: generalmente, i ragazzi sarebbero stati passati a qualche collaboratore e inseriti via via in mansioni di relativa responsabilità per testarne le capacità e le attitudini.

Quel giorno di primavera Riccardo scelse il completo che gli sembrava stargli meglio tra quelli che aveva: certo, con quei benedetti completi si sentiva più un ragazzino a una cresima che un uomo al lavoro, ma quello era il dress code. L’incontro con Giacomo Ranieri, il socio a cui era destinato, era previsto nel tardo pomeriggio. Il ragazzo aveva saputo il nome solo il giorno prima, e quando gli era venuto in mente di cercarlo su internet aveva notato che non aveva nessun riferimento su social network, nessuna foto e le uniche menzioni rinviavano a occasioni professionali. L’ansia di quell’incontro importante era quindi accresciuta da un certo alone di mistero.

Alle 18, puntuali come di consueto nello Studio, i tutor terminarono l’ultima fase del training e indicarono ai ragazzi dove recarsi per i rispettivi appuntamenti con i soci. Per Riccardo, si trattò di salire di qualche piano, superare due anticamere e tre segretarie. L’ultima, che si presentò come Magda, era una bella donna sulla quarantina che lo fissò con una certa insistenza. Poi, con un sorriso impercettibile, gli disse: Il dottor Ranieri aspettava proprio te. Prego, da quella parte

Riccardo, con ansia crescente e uno sfarfallio allo stomaco, aprì la porta. Richiusala, attraversò un atrio, per svoltare e trovare un uomo impegnato in esercizi su attrezzo di palestra. Era alto, con i capelli molto scuri, zigomi alti, occhi verdi...sembrava giovane, sicuro di sé.

Appena vide Riccardo, si fermò e si riavviò un ciuffo ribelle. Riccardo, a sua volta, non aveva un’aria molto brillante: si era aspettato un’altra situazione ed era praticamente a bocca aperta. In quegli stessi secondi capì di essere attratto da quest’uomo, e questa consapevolezza innescò il processo che lo fece arrossire, sentire la lingua impastata e la fronte imperlata di sudore.

Riccardo non si era mai posto molte domande sul sesso, che non gli era interessato particolarmente: aveva avuto qualche ragazza e praticato del petting, ma anche con alcuni amici maschi in certe circostanze c’erano stati palpeggiamenti e situazioni border-line, sulle quali non si era però mai soffermato.

Ora però, di fronte a questa situazione, gli era chiarissimo che l’uomo gli piaceva e lo desiderava.

Benvenuto Riccardo! Scusami se mi faccio trovare così, ma non ho avuto tempo per gli esercizi e li stavo terminando ora. Benvenuto.

Riccardo registrò quella voce sicura e carismatica, come l’idiota che si sentiva esitò e rispose: Oh, si figuri dottor Ranieri, spero di non disturbare...

Macchè disturbo. Senti, lavoreremo insieme: chiamami Giacomo e dammi del tu...in fin dei conti sono il socio più giovane, ho solo trentadue anni

Ah, benissimo...Giacomo. Tante grazie per l’opportunità... rispose Riccardo, cercando di riprendersi e felice per il tono amichevole dell’interlocutore...e per i suoi muscoli, il suo torace così ampio, quella goccia di sudore sull’avambraccio...

Figurati, figurati... riprese Giacomo. Per prima cosa, è un po’ una sciocchezza e avrei dovuto dirti di vestirti più comodo ma...proveresti a sollevare quel pesoda trenta chili?

Riccardo lo guardò spaesato.

Una sciocchezza, ma se solevi quel peso vorrei poi dirti un mio pensiero sulle responsabilità che ogni tanto sembrano schiacciarci, è una riflessione che ha condiviso con me mio padre prima di ritirarsi e vorrei fare anche con te...togliti la giacca!

Il tono assertivo spronò Riccardo a restare in camicia e ad avvicinarsi al peso. Lui, che al massimo faceva un po’ di corsa, faticò ad alzarlo, e subito Giacomo riprese: Ecco, tienilo sollevato, non mollare. Senti la concentrazione del tuo corpo. Ora prova a incrociare le gambe, ti aiuto con l’equilibrio...

E, in tre secondi, Riccardo cercò di incrociare le gambe, si sentì afferrare le anche da Giacomo e...forse per una strana torsione, per il peso, per l’emozione...si sentì collassare e cadde a peso morto.

Riccardo, Riccardo ti senti bene...? e, riaprendo gli occhi, Riccardo vide il viso preoccupato di Giacomo guardarlo. Mi scusi tanto dottor Ranieri, sono uno stupido... disse con il pianto in gola.

Ma no, figurati...e poi sono Giacomo, te l’ho detto. Sono stato uno sconsiderato io a farti fare una cosa del genere all’improvviso, disse Giacomo aiutandolo a rialzarsi.

Essere toccato da quell’adone provocò a Riccardo un’immediata erezione e contribuì al suo imbarazzo.

Dovevo capire che sei un ragazzo delicato. Spero tu non abbia qualche distorsione. Senti, ora ti rimetto in sesto con un massaggio. Chiamerei il mio massaggiatore ma a quest’ora ha già finito disse calorosamente Giacomo.

No, no, davvero non serve... rispose Riccardo.

Stai buono e lasciami rimediare al mio errore. Aver messo a rischio la salute di un collaboratore è stato imperdonabile. Vieni, togliti la camicia e stenditi sul lettino

E Riccardo si ritrovò a togliersi con mani tremanti la camicia, stendendosi a pancia in giù sull’antistante lettino da massaggi.

Ho un olio essenziale che fa miracoli. So che sei teso, anche l’esperienza di tirocinante può mettere alla prova un carattere sensibile., diceva Giacomo, mentre iniziava a cospargergli la schiena con olio e manipolarlo. Continuò a chiacchierare in un monologo rassicurante mentre lo massaggiava, e Riccardo iniziò a rilassarsi e a godersi quella cura inaspettata finchè... Ti levo anche i pantaloni, che sennò con l’olio si rovinano

Senza nemmeno il tempo di protestare Riccardo si sentì levare le scarpe e i pantaloni. Nemmeno pensò di girarsi, conscio di un’erezione quasi dolorosa. Ora, in silenzio, Giacomo guardava quel corpo efebico steso sul lettino, con gli slip blu e le calze lunghe al polpaccio. Lo manipolò ancora un po’ e poi disse Girati

Riccardo pensò alla sua erezione ma non poteva evitare di obbedire. Si girò e chiuse gli occhi. Sentì le mani calde di Giacomo passargli sui pettorali e le cosce...si sorprese a gemere di piacere.

Lo so che ti piace.

E Giacomo continuò, fino a toccargli il pisello sotto gli slip.Non era molto lungo, ma era senz’altro in tiro.

R iccardo aprì gli occhi spaventato. Shhh, non preoccuparti. Cerchiamo di rendere questo incontro piacevole. Con una manò Giacomo stuzzicava il pene di Riccardo, con l’altra si avvicinò alla sua bocca. Riccardo si ritrovò a ciucciare il medio di Giacomo, che continuava a toccarlo con leggerezza sopra gli slip.

Ma nonostante la leggerezza, in breve Riccardo ebbe un orgasmo potente, che gli fece addirittura inarcare la schiena per il piacere.

Si ritrovò il bel viso di Giacomo davanti. Lo baciò con passione, e con una buona dose di lingua, e gli tenne il busto eretto. Bravo Richi. Finalmente ti sei rilassato, ma hai bagnato tutte le mutandine. Ora voglio che tu te le tolaga, le lasci per terra e ti rivesta. Poi vai a casa, lavati e dormi. Domani sarà una lunga giornata, piccolo

Lo baciò di nuovo e poi Giacomo uscì.

 

Ci sarebbe voluto un carattere molto più spavaldo rispetto a quello di Riccardo per restare indifferente dopo quell’episodio così inatteso e spiazzante. Le cose che Giacomo gli aveva detto, quelle che gli aveva fatto... ma soprattutto l’attrazione che aveva subito suscitato in lui, resero Riccardo quasi intontito mentre cercava di elaborarle,

I naspettatamente dopo la doccia fatta appena rientrato a casa, un velo nero calò su di lui e dormì come un sasso tutta la notte. Al risveglio, la mattina successiva, pensò a per qualche momento di andare a casa, ma poi si disse che non l’avrebbe fatto. Era per la determinazione a non giocarsi il futor lavorativo? O il desiderio di rivedere Giacomo? Se lo chiedeva lungo il percorso fino allo studio. Arrivato nella zona del dottor Ranieri riuscì a incedere fino alla scrivania di Magda. La donna lo esaminò con minor interesse del giorno prima, con un’aria tra la nonchalance e il fastido.

Sì? chiese, puntandogli addosso uno sguardo da cobra.

Sono Riccardo Martini...ero qui ieri, volevo sapere cosa vuole che faccia il dottor Ranieri oggi. Lo trovo? chiese Riccardo, intimidito dal disappunto palpabile della megera.

Sarà lui a trovare te quando e se ne avrà bisogno. Il dottor Ranieri è all’estero per un viaggio di lavoro rispose lei secca. Riccardo ebbe subito una sensazione di delusione.

Mi ha lasciato comunque delle istruzioni a tuo riguardo. Avrò io del lavoro per te, vedrai che non avrai modo di annoiarti. Tanto per cominciare, voglio che studi il bilancio di un’azienda per valutare un’ acquisizione. Troverai il fascicolo sulla tua scrivania, nella stanza qui a fianco. Trovi anche un memorandum con dettagliate istruzioni: leggilo. Se non capisci qualcosa, rileggilo. A quel punto, potrai venire a farmi eventuali domande, qualora non fosse tutto chiaro

Va bene disse Riccardo già preoccupato per questo primo incarico.

Magda ignorò il suo assenso e proseguì: Potrai lavorare nello stanzino qui a fianco. Non ha la finestra ma ha un pregio, sei comunque sul piano del dottor Ranieri. Mi ha chiesto di dirti di comportarti bene

Riccardo arrossì. Comportarsi bene? Ma per chi lo prendevano?

Coraggio, ho molto da fare. E sarebbe bene che anche tu ti dessi una mossa concluse Magda.

E così Riccardo si avviò al suo bugigattolo. Oltre al fascicolo, c’era una busta un po’ voluminosa sulla scrivania, con scritto sopra a caratteri decisi per Riccardo. La aprì e trovò prima le sue mutande della sera prima, pulite e con odore di bucato, e poi uno slip della sua misura ma con una fantasia evidentemente da bambino, un disegno delle tartarughe ninja. L’accluso biglietto recitava: in caso le bagnassi di nuovo, tieni pure un paio di riserva nella scrivania. Seguiva la firma di Giacomo.

Riccardo, conscio del suo fastidio a essere preso in giro ma anche della sua erezione, si sedette e nascose il tutto in un cassetto.

 

Trascorsero dieci giorni durante i quali conobbe qualche altro abitante di quel piano. Passò indenne agli umori mutevoli di Magda, che periodicamente faceva delle verifiche sul suo lavoro e gliene dava dell’altro.

Dopo i primi giorni, in cui era sempre sul chi va là, iniziò ad abituarsi all’assenza di Giacomo, anche se non smetteva di pensarci di quando in quando. Ci pensava quando cercava invano di carpire degli indizi a Magda o agli altri sul suo rientro, quando leggeva la sua firma su qualche documento e soprattutto quando a casa, qualche sera, si toccava ricordando quello che era succcesso fra loro, arrivando a venire con molto godimento ma soddisfazione solo parziale.

L’undicesimo giorno, dopo qualche ora dal suo arrivo, Magda telefono al suo numero interno per comunicare seccamente: Puoi lasciar stare quello che stai facendo. Il dottor Ranieri ti vuole nel suo studio

Riccardo si alzò subito, contento ma anche ansioso, e si spostò nell’ufficio. Questa volta Giacomo non era in versione sportiva, ma con un abito elegante di fattura sartoriale. Lo trovò anche più bello di come lo ricordava, seduto alla sua scrivania con quell’aria autorevole.

Riccardo, ciao lo salutò Giacomo.

Buongiorno dottor... f ece per rispondere Riccardo.

Avevamo deciso per il tu, no?

Certo, scusa Giacomo...

Spero tutto sia andato bene in questi giorni. Magda mi ha mostrato le tue relazioni e le analisi finanziarie che ti ha chiesto. Vorrei condividere con te le mie impressioni sul tuo lavoro

Certo disse Riccardo, fiero del suo impegno per cui aspettava, se non i complimenti, una certa soddisfazione da Giacomo.

Invece, quest’ultimo si alzò e iniziò a parlare in tono piuttosto duro. Sono deluso. Certo, gran parte dei documenti è ben scritta, e alcune osservazioni sono anche acute

Riccardo lo guardava interdetto.

Ma l’analisi sul mercato immobiliare olandese è del tutto carente, non hai considerato le prossime norme della Commissione Europea né le acquisizioni della Banca Centrale. Così come hai trascurato l’andamento dell’inflazione nello studio sulle esportazioni agroalimentari canadesi

Riccardo deglutì nervosamente, era vero ed era stato superficiale da parte sua.

Come se questo non fosse abbastanza deludente, la cronologia del tuo pc (che hai firmato per rendere accessibile a me nella richiesta di tirocinio) fa risultare cinque accessi a facebook, uno a un sito di fumetti e tre su amazon

Seguì una paternale, al termine della quale concluse: Non è questo il modo in cui chiediamo di lavorare qui alla Marchetti & Associati. Forse dovresti tornare a casa e cercare qualcosa più adatto a te

Riccardo lo guardò con gli occhi velati di lacrime, al pensiero di deludere i suoi, di aver fallito...e di non vedere più Giacomo. Che però continuò: Riccardo, la verità è che non vorrei mandarti via, ma devo essere leale allo studio. Francamente, c’è un solo modo per darti ancora fiducia. Se vuoi restare, sarò io a prendermi la responsabilità della tua condotta e del tuo lavoro. Ma questo vorrà dire che farai come voglio io, senza esitazioni

A Riccardo non pareva vera questa possibilità. Certo, certo, lo farò

Pensaci bene, ci saranno anche cose che non ti andranno. Ho i miei metodi, e non intendo ammorbidirmi per te. Penso che quello di cui tu hai bisogno sia una guida sicura

Ok Giacomo, farò come dici

Ne sono contento, era quello che speravo. Togliti i pantaloni ora

Come? disse incredulo Riccardo.

Non ho intenzione di ripetere ogni cosa, Riccardo, ma voglio che tu capisca. Con le tue mancanze hai dimostrato di essere superficiale come un ragazzino immaturo, ed è su questo che andremo a intervenire, punendoti come si fa con un monello disobbediente. Ti farò il culo rosso. E ora spicciati con quei pantaloni, oppure esci da quella porta e non farmi perdere il mio tempo

Riccardo, di nuovo con le lacrime agli occhi al pensiero di quello che gli stava per capitare, si tolse scarpe, calzini e pantaloni. Era rimasto in camicia azzurra e boxer neri.

Giacomo si sedette in una larga poltrona.

Vieni qui

Riccardo si avvicinò: senza altre parole Giacomo lo prese e se lo mise sulle ginocchia a pancia in giù, nella classica posizione di un marmocchio che sta per essere punito. Riccardo iniziò a essere consapevole di avercelo di nuovo duro, e visto che il pisello premeva sulle cosce di Giacomo anche lui doveva rendersene conto. Sentì la mano di Giacomo passargli prima sulle cosce, poi sopra i glutei rotondi.

Cominciò poi una serie di schiaffoni che lo bersagliarono per un po’, lasciandolo in un primo momento stupito per il bruciore. Allo stupore si mescolò presto la vergogna per essere in quella situazione. Cosa avrebbe pensato Giacomo di lui? Voleva piacergli e invece si ritrovava a essere punito sulle sue ginocchia.

I colpi continuavano e ormai gli bruciavano.

Vedi in che situazione ti sei messo Richi? Tutto per non esserti comportato da adulto. Ma se vuoi fare il birbante, te ne farò passare io la voglia

E Riccardo sentì all’improvviso che Giacomo gli abbassava le mutande.

No, ti prego, non sul sedere nudo!

E perchè no? chiese Giacomo. È così che si puniscono i ragazzini viziati come te

La sculacciata continuava, colpo su colpo, e le chiappette sode di Riccardo erano sempre più rosse. Bruciavano davvero!

Guarda che bel culetto disse ancora Giacomo Peccato che debba essere ancora più rosso, ma te la sei cercata tu. E continuò. Ora Riccardo ogni tanto cercava di divincolarsi e emetteva qualche urletto, senza con questo smetterla di avere il pisello duro.

Poi Giacomo all’improvviso lo alzò e prendendolo per l’orecchio lo portò alla scrivania, dove lo fece reclinare sul tavolo.

Abbiamo quasi finito. Mancano solo dieci colpi con il righello

Nooo Giacomo, non il righello supplicò Riccardo, Farà troppo male, non ce la faccio

Giacomo gli carezzò una guancia e rispose: Cerca di dimostrarmi che sei un uomo, su. Uno!

Il colpo era davvero secco, e Riccardo sentiva come se il culo già dolorante dovesse prendergli davvero fuoco.

Due, tre, quattro. Riccardo iniziò a non riuscire a trattenere le lacrime.

Cinque, sei. Ora singhiozzava senza ritegno,

Sette, otto, nove e dieci

Frignava davvero come un ragazzino. Dopo qualche secondo Giacomo lo fece alzare e disse: Basta con questo piagnucolare. Ora vai nell’angolo, voglio che ti ciucci il pollice finchè non ti dirò di smettere

Riccardo, ancora piangendo per la vergogna e il dolore, ubbidì. Con l’altra mano si trovò a strofinarsi il sedere.

Quella mano sulla testa! Se te la vedo sul culo ne prendi ancora! abbaiò Giacomo.

Mentre Riccardò si calmava, Giacomo lo guardò. Guardò quel piccolo e sporgente sedere rosso, che ogni tanto si contraeva lasciando quasi intravedere il buchino. Guardò le mutande acciambellate alle caviglie di Riccardo.

Richi, vieni qui. Inginocchiati. Ora basta con questo pollice, ti darò qualcos’altro così potrai anche ringraziarmi

E Riccardò si trovò davanti un bel pisellone, di dimensioni congrue e con due palle adeguate: senza ulteriori incoraggiamenti, ma stupendosi di se stesso mentre lo faceva, iniziò a ciucciare con gusto quella verga, passando ogni tanto la lingua sulla cappella senza averne mai abbastanza. Poi Giacomo venne, e tenne a Riccardo la bocca chiusa. Lui capì ciò che l’altro si aspettava e inghiottì tutto.

Riccardo lo guardava dal basso e Giacomo sorrideva.

Bravo Richi, sei stato bravo. Ora però dobbiamo pensare anche a te

Si sedette sulla poltrona e chiamò a sé Riccardo. Lo fece sedere sulle sue ginocchia, rivolto verso di lui.

Questo povero sederino rosso, commentò ironico, massaggiandolo lievemente.

Ma ho sentito che ti sei eccitato molto mentre ti punivo. Quel bel pisellino era tutto duro, no?

Riccardò si sentì avvampare. Pisellino?

Giacomo se lo accoccolò nell’incavo del braccio.

Lo guardava negli occhi mentre con una mano gli accarezzava i capezzoli, e con l’altra gli accarrezzava il suo pube con il ciuffetti di peli.

Poi andò più giù.

Questo pisellino tutto eccitato. Vediamo se ti va di fare un po’ di cremina per me

Riccardo non resse all’umiliazione e al piacere, e venne con più getti di sperma.

Ecco, ecco, ora stai meglio senz’altro disse Giacomo.

Si alzò, deponendolo sulla poltrona, andò alla scrivania e ne tornò con dei fazzolettini assorbenti. Lo pulì sul pene e sul petto imbrattato di sborra Sei proprio un pasticcione, ma mi prenderò io cura di te

 
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