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La nuova vita di Riccardo
Capitolo 2

by CalidaManus

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Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 30 Oct 2017


Riccardo era davvero scosso: il rischio di essere cacciato via dallo studio, la sculacciata terribile, la masturbazione con quelle assurde modalità...e la vergogna che in lui continuava a mischiarsi a una sensazione di piacere che non era in grado di negare.

 

Dopo averlo ripulito, Giacomo gli disse: Hai un faccino proprio a terra, si vede che sei stanco. Hai bisogno di riposarti.
 

Al che Riccardo: Veramente io...

 

Richi, ti sei appena preso una sculacciata e insisti a contraddirmi? Ti ho detto che ora a te ci penso io. Adesso vai di là e prova a chiudere gli occhi rispose Giacomo indicandogli una porta.

Riccardo, nudo ed esitante, aprì la porta e si trovò in una piccola stanza con una scrivania, alcuni mobili da ufficio e un sofà.
 

Si stese ed effettivamente divenne consapevole della stanchezza che lo appesantiva, forse provocata anche dalle tante emozioni.E subito arrivò il sonno, agitato ma profondo.
 

Fu risvegliato da una voce: Forza svegliati. Hai dormito per un’ora. Era la voce di Magda! Magda lo stava guardando nudo sul divano nell’ufficio di Giacomo?
 

Riccardo, non con molta utilità si mise la mano a coprire l’uccello e disse: Ma lei che ci fa qui?

Capirai che essere assistente del dottor Ranieri vuol dire affiancarlo in tutto, comprese alcune faccende riservate. Il tuo pisellino non mi interessa, quindi coprilo o meno...ma penso che lo vedrò con una certa frequenza.
 

Riccardo avvampò.
 

Hai intenzione di far attendere ancora a lungo il dottore o ci sbrighiamo? continuò Magda.
 

Riccardo imbronciato si alzò, non rinunciando a coprirsi il sedere con una mano e il pisello con l’altra... l’esito di questo pudore era ovviamente piuttosto comico, ma lui senz’altro non rideva molto in quel momento.
 

Rientrato nella stanza principale, trovò una sorta di tavolo basso molto largo con sopra un grande asciugamano blu. Nei pressi, un catino d’acqua e una scatola.
 

Bene Richi, ora che sei riposato, direi di procedere gli disse Giacomo sorridendo.
 

Procedere? chiese Riccardo con una voce un po’ troppo squillante. Non erano successe già abbastanza cose?
 

Certo, la giornata non è finita e vorrei sistemare tutto il possibile. Stenditi su. E tieni presente che averti sculacciato un’ora fa non vuol dire che non possa ricapitare anche subito.
 

Stendendosi Riccardo rinunciò a coprirsi.

Ma lei deve stare qui? chiese, alludendo a Magda.

Non mi piace quel tono. Magda mi aiuterà anche ad occuparmi di te, quindi ti conviene rassegnarti. Dunque, per diverse ragioni, in primis di ordine igienico, ora ci occuperemo dei tuoi peli superflui.
 

Prego?!? reagì subito Riccardo.
 

Comportandoti da ragazzino, hai perso ogni diritto ad apparire come una persona più grande. Inoltre, visto che temo che le sculacciate non mancheranno, siccome francamente non sono un grande amante del pelo preferirei avere a che fare con un bel culetto liscio. Magda, la crema.
 

Subito fece Magda, iniziando a cospargerlo con una crema spumosa. Per la verità non ha molti peli, appena appena sotto le ascelle, qualcosa sulle gambe, il pube, un po’ sotto lo scroto...e in effetti qualcuno anche nel solco del culetto.
 

Purtroppo come se questa descrizione non fosse terribile per il fatto stesso di uscire dalle labbra di Magda, la donna via via lo stava toccando in tutte le zone che menzionava, incluso uccello, palle e sedere.
 

Grazie Magda. Ora gli tenga alzate le braccia disse Giacomo, iniziando a radergli le ascelle. Poi di dedicò velocemente alle gambe per passare subito dopo al pube.
 

Bene, ora mettiti a pancia in giù e alza bene il sedere chiese in seguito.
 

Riccardo si ritrovò praticamente a pecora, conscio del fatto che il suo cazzo penzolava tranquillamente e il sedere era, diciamo, en plen air

.

Magda, gli tenga il pisello, così passo bene.
 

E Riccardo sentì la donna afferrargli la verga, mentre Giacomo passava con delicatezza lo scroto.
 

Non muoverti Richi... non vorrei eliminare qualcosa di troppo. Già non hai un gran pisellone, evitiamo di diminuirlo.
 

Riccardo arrossì, per essere stato sminuito o forse perchè sentiva tornare un’erezione. Quando Magda lo mollò, era infatti di nuovo eretto.
 

Come tutti i ragazzini, sempre eccitato commentò Giacomo. Ora, Magda, gli tenga ben aperto il culo.
 

Ed ecco Riccardo a culo ben aperto, con la rosellina dell’ano totalmente esposta al tocco pur gentile di Giacomo.
 

A operazione finita, Giacomo passo il panno umido sulle zone depilate, così da rimuovere i peli staccati e togliere la schiuma.
 

Poi prese per mano Riccardo e lo accompagnò allo specchio: Guardati, ora sembri davvero il ragazzino che sei.
 

Riccardo si guardò sconsolato, pensando che il pisello ci sembrava pure più piccolo.

Bene Magda, ora la visita. Faccia passare il dottore.
 

Subito fece la solerte segretaria, con il ghigno stampato in viso. Premette un bottone al telefono, intanto Riccardo chiedeva: Una visita?
 

Certo Riccardo, la salute è importante.
 

La porta un istante dopo si aprì ed entrò un uomo sulla quarantina, un bel tipo brizzolato, alto e con un pizzetto alla D’Artagnan.
 

Lui e Giacomo si salutarono con un bacio sulla guancia: Riccardo ebbe subito una sensazione di complicità che lo rese geloso.
 

Ed ecco qui il nostro Riccardo fece il dottore, con il tono fastidioso usaulmente riservato ai bambini.
 

Complimenti Giacomo, è carino.
 

In effetti sì, ma non è tutto oro quel che brilla! Ho dovuto sculacciarlo proprio questo pomeriggio.
 

Eh, che ci vuoi fare, con questi monelli è così. Del resto, sculacciare fa solo bene. Anche se forse Riccardo non la pensa così.
 

E Giacomo, Magda e il dottore si unirono in un’allegra risata, mentre Riccardo non si sentiva proprio dell’umore.
 

Bene bene, vediamo un po... disse il dottore avvicinandosi a Riccardo, in piedi al centro della stanza.
 

Gli controllò il battito cardiaco con lo stetoscopio, provò i riflessi, gli mise il bastoncino dall’uso misterioso sulla lingua e lo fece tossire.

Fin qui, pensava tra sé Riccardo, niente di strano.

Poi inizio a manipolargli un po’ i capezzoli, a tastarlo sui bicipiti, le cosce...e a Riccardo tornò ad alzarsi l’uccello.
 

Oh, qualcuno è eccitabile, eh? rise il dottore.
 

Riccardo, che figura mi fai fare col dottore! lo rimproverò Giacomo facendolo arrossire.
 

Non è colpa mia... piagnucolò Riccardo.
 

Non fa niente, per carità disse il dottore. Anzi, è un segno di sviluppo positivo. Certo, è un po’ piccolo, ma non fa nulla. Parlando così, gli tastava lo scroto e il perineo, facendogli allargare le cosce. Fate bene a tenerlo liscio, è più igienico e comodo commentò infine.

Poi condusse Riccardo al tavolo e gli disse: Ora mettiti a pancia in giù.
 

Per quanto ingenuo, Riccardo capì che lo cose non si mettevano benissimo.
 

Ora vediamo se c’è qualche problema di emorroidi disse il dottore mettendosi un guanto di lattice.
 

Non le ho, non le ho! disse Riccardo subito.
 

Non interferire, spetta al dottore vederlo replicò Giacomo.
 

Di colpò, Riccardo sentì un bruciore e l’invasione del dito medio del dottore entrargli nel buco del culo.
 

Uhmmm disse il dottore facendo un po’ su e giù. Bello stretto. Avrei pensato che con qualche altre ragazzo...beh. E direi nessun problema di emorroidi concluse, estraendo il fastidioso invasore.
 

Ora, prendiamo la temperatura.
 

Riccardo fece per tirarsi su, pensando al classico termometro.
 

Oh, no, ai ragazzini c’è un modo più preciso per prendere la temperatura disse il dottore, facendolo rigirare.
 

Questa volta prese un po’ di vaselina e iniziò a muoversi intorno all’ano di Riccardo.

Dopo la prima sensazione di freddo, mentre il dito si limitava a muoversi in circolo intorno al buchino, per Riccardo era quasi piacevole.
 

Tanto che, impercettibilmente, iniziò quasi socchiudere e chiudere il suo orifizio in una specie di sconcio occhiolino. A quel punto il dottore tolse il dito e infilò un termometro con una punta lievemente arrotondata. Era forse meno grosso del medio infilato prima, ma anche più lungo. Il dottore lo faceva un po’ girare, così Riccardo non riusciva ad abituarsi alla sensazione. Ogni tanto anche la sua prostata era stimolata.
 

Non muoverti, birbante! fece il dottore, assestandogli uno sculaccione.
 

Dopo un paio di minuti, Riccardo sentì finalmente il termometro che veniva estratto.
 

Niente febbre, molto bene. Fece soddisfatto il dottore.
 

Ora alzati continuò poi. Uhmm, come immaginavo. Il pisello bello dritto e qualche gocciolina sulla cappella. Bene, così prendiamo un campione per le analisi.
 

E senza che Riccardo avesse il tempo di dire nulla, si sentì afferrare, mettere sulle ginocchia del dottore e prendere l’uccello.
 

Venne subito, e il dottore bagno con lo sperma un tampone.
 

Ora, farai la pipì in questo contenitore per me disse infine, indicandogli un sorta di scatola.
 

Ma non ci riesco se mi guardate disse Riccardo, un po’ petulante.
 

Spicciati o le prendi! lo redarguì Giacomo. Te lo tengo così non sgoccioli continuò, e afferrò il pisello di Riccardo. Imbarazzatissimo, ci mise in effetti qualche secondo ma poi riuscì a farla.
 

Molto bene, bravo Riccardo. Vi farò sapere se le analisi sono ok come penso. Tu comportati bene e cerca di essere ubbidiente disse il dottore.

 

Un altro bacetto con Giacomo, una strizzata d’occhio, e se n’era andato. Dopo quell’inconsulta visita dal dottore, anche Magda fu congedata.
 

Riccardo era lì: nudo, depilato e con tutte le sensazioni fisiche e psicologiche di quanto era appena accaduto. Se da un lato provava astio per Giacomo che gli aveva fatto subire tutte quelle cose assurde, dall’altro continuava a volerlo, e a desiderare di stargli vicino e di essere alla sua mercé.
 

E Giacomo, con il sorriso sfrontato che gli era proprio, gli si rivolse dicendo: Bravo, Richi. Sei stato più collaborativo di quanto pensassi, ne sono soddisfatto. Visto che tutto sommato hai dimostrato di capire quale sarà il tuo ruolo, ti meriti comunque la ricompensa di essere trattato almeno per un po’ come un ragazzo di ventun anni, anzichè il ragazzino che abbiamo visto questo pomeriggio. Per questo, stasera cenerai con me. Ho anche pensato che potresti passare qualche notte a casa mia, questo renderebbe più efficace il nostro percorso.
 

Riccardo prese atto con soddisfazione che avevano un percorso: Giacomo intendeva quello per cui lo avrebbe rieducato coi suoi metodi strani a una vita matura? Tutto sommato, poteva anche stargli bene. Quindi, rispondendo al tono assertivo di Giacomo, replicò: Ok, passo a prendere qualche cosa a casa mia?.
 

Non serve rispose Giacomo. Troverai tutto da me.
 

Così detto, fece rivestire Riccardo con gli abiti del lavoro e uscirono insieme.

Coerentemente con il suo ruolo, Giacomo aveva un bella auto sportiva e una casa fuori città, con un giardino recintato da un muro che garantiva tutta la discrezione desiderabile.

La casa era elegante e signorile, spaziosa senza essere enorme. Un mobilio raffinato dava il tono appropriato ad ogni stanza.
 

Sentiti libero e non avere soggezione disse Giacomo. Lo accompagnò più avanti e gli indicò il bagno dove avrebbe potuto farsi una doccia e una stanza a fianco dove avrebbe trovato un cambio.
 

Riccardo si lavò, contento di essere a più vicino alla sfera intima di Giacomo: portarlo a casa sua era stato un segnale di ulteriore consolidamento del loro legame, no? Pensava a questo mentre si avvolgeva in uno spumoso accappatoio blu e si apprestava a entrare nella stanza a fianco.

La camera attigua era sostanzialmente, per quanto ben arredata, una di quelle anonime camere degli ospiti senza segni di particolare personalizzazione. Sul letto, un paio di slip bianchi, dei jeans e una polo azzurra.

 

Riccardo si vestì, si diede un’occhiata anche soddisfatta allo specchio, e andò a cercare Giacomo nel salotto all’ingresso. Passarono alcune ore davvero piacevoli: un aperitivo in giardino, poi Giacomo si mise ai fornelli per preparare una cena che sarebbe stata semplice ma gustosa. Riccardo si sentiva lusingato da quell’attenzione e dal poter prendere parte a una conversazione che sembrava finalmente tra pari. Forse tra i due fu Riccardo a rivelarsi maggiormente: Giacomo sembrava essere più propenso a fargli domande e ad ascoltare le risposte, che riguardavano la famiglia di Riccardo, i suoi amici, gli studi e, in generale, la sua vita.
 

Al termine della cena, si spostarono in salotto per bere un amaro, seduti fianco a fianco. La conversazione sembrava essersi esaurita, ma non era un silenzio imbarazzato quello fra loro, quanto piuttosto l’attesa di una prossima svolta nel loro essere insieme. Senza dire nulla, Giacomo portò una mano sulla coscia di Riccardo, accarezzandolo lievemente. Riccardo si sentì felice e abbandonò la sua testa sulla spalla di Giacomo. Giacomo allora spostò la mano verso la nuca del ragazzo e la passò per qualche minuto fra i suoi capelli.
 

E’ stata una bella serata fece Giacomo. Quello che accadrà ora non dev’essere una mia imposizione: faremo solo quello che entrambi vogliamo continuò, fissandolo dritto negli occhi.

 

Riccardo gli si avvicinò emozionato e lo baciò, un lungo contatto fra le loro labbra, mentre le loro lingue senza parole si raccontavano il reciproco desiderio.
 

Io voglio essere tuo trovò il coraggio di dire Riccardo.
 

Si baciarono ancora, poi Giacomo lo prese per mano: Andiamo di là.
 

Lo guidò a una grande stanza con un letto matrimoniale. Si spogliarono fino agli indumenti intimi: Riccardo con lo slip bianco che gli fasciava il bel sedere e lasciava anche percepire l’uccello eretto, mentre Giacomo aveva dei boxer neri che, per quanto più discretamente, segnalavano senz’altro la verga dura da un lato e due glutei tonici dall’altro.
 

Giacomo se li tolse, e Riccardo gli guardò il pene circonciso, di proporzioni rispettabili senza essere anormali. Rimirò il corpo muscoloso di Giacomo, con il cespuglio di peli sul pube, peli che si diradavano ma sottolineavano anche la virilità di gambe, petto e bicipiti.
 

A sua volta Giacomo si sedette sul letto e, presolo per le anche, avvicinò a sé Riccardo. Gli passò le mani sul culo e abbassò lentamente le mutandine bianche. Lo divorò con gli occhi, apprezzandone la carnagione rosea e fresca, le guance arrossate, i capezzoli forse più larghi della media, la pancia piatta e quel pube che lui stesso aveva fatto rendere così liscio, così come il pisello da efebo e le palle.
 

Lo fece sedere sulle sue ginocchia, rivolto verso di lui, e lo baciò ancora, mentre lo stingeva a sé e sentiva le mani di Riccardo cingergli le spalle. Con i loro cazzi duri a contatto, Giacomo fece in modo di girarsi e abbassò Riccardo, stendendolo sul letto a pancia in giù. Gli percorse il petto baciandolo e scese dall’ombelico al pube, iniziando a leccargli l’asta del pene e le palle, andando in certi momenti fino al perineo.
 

Riccardo gemeva debolmente per quel piacere mai gustato Ah! Grazie, sì!.
 

Dopo un po’ di quel leccare, Giacomo iniziò a succhiare la punta del pisello di Riccardo, mentre con le dita gli stimolava i capezzoli, che sentiva duri ed eccitati. Si fermò però prima che Riccardo arrivasse al punto di non ritorno.
 

Bravo Riccardo, non venire ancora, non abbiamo finito disse Giacomo.
 

Aiutò Riccardo a mettersi a pancia in giù e gli carezzò bramoso quelle cosce, risalendo poi al culo così armonioso. Passò l’indice sul solco tra i glutei, su e giù, con lentezza e pazienza.

Riccardo, inconsapevolmente, cominciò a contrarre le chiappe, mostrando e nascondendo via via l’ano.

Giacomo gli aprì le cosce e cominciò a fare dei circoli intorno al buchino, che mandavano brividi di piacere lungo il corpo di Riccardo. Cominciò poi a penetrarlo pian piano, stimolandogli la prostata con leggerezza.

Poi tolse il dito e iniziò a baciare prima le chiappe e poi quella rosellina inviolata, penetrandola a colpi di lingua.

Riccardo gemeva forte, incapace di articolare parole. Dopo qualche minuto, Giacomo lo girò di nuovo. Guardò il viso arrossato di Riccardo, i suoi occhi lucidi. Guardò quel pisello con qualche goccia sulla punta.

 

Richi, è ora di farti sentire cosa vuol dire essere mio. Preparati, apri bene per me quel culetto.
 

Gli divaricò le cosce tenendogli le ginocchia e appoggiò la punta del pene sul buco. Iniziò poi a spingere, non forte ma con decisione.
 

Ah! Giacomo! Com’è duro! Ah! gridò Riccardo.
 

Pazienta piccolo, ti piacerà rispose Giacomo, molto eccitato.
 

E iniziò a fare su e giù a ritmo convinto. Intanto con le mani gli percorreva prima le cosce, poi le natiche. Poi tornò a carezzargli il petto e i capezzoli. Riccardo teneva gli occhi chiusi, sovraccarico di sensazioni, per quanto senz’altro la predominante fosse quella pena piacevole data dalla carne di un altro uomo dentro di lui. Poi Giacomo gli toccò il pisello, e Riccardo si sentì venire come mai prima, mandando anche un grido per la sorpresa del piacere che provava. Giacomo allora uscì da lui, lo voltò a pecorina, e riprese a penetrarlo, dandogli qualche schiaffetto sulle natiche.
 

Riccardo era stupito, il piacere dell’orgasmo in qualche modo continuava tramite la penetrazione di Giacomo, che iniziò a dirgli Sei stato un piccolo porcellino, sapevo che ti sarebbe piaciuto. Quel buchino aveva proprio bisogno di un bel uccello, vedrai che anche il tuo pisellino con me sarà sempre duro.
 

Dicendo così, anche Giacomo venne nel culetto di Riccardo, mentre da dietro lo abbracciava forte.

Riccardo sentì il cazzo bagnato di Giacomo uscire da lui, e si voltò a guardarlo. Ancora un bacio, e poi respirarono in silenzio a fianco nel letto.

 

********************************************************************************
 

Il giorno dopo Riccardo si risvegliò, col buchino un po’ dolorante ma nel complesso felice per quella notte di passione. A canto a sé non c’era Giacomo, che si era già alzato evidentemente.

Riccardo si concesse un momento di sogni ad occhi aperti: era stato con uomo bello, intelligente, ricco e potente. Era stato con qualcuno che aveva dimostrato di desiderarlo. Poteva essere una manna per la sua autostima, per quanto bisognasse considerare anche che era stato sculacciato, depilato, costretto a cose incredibili... cos’avrebbe voluto ancora da lui Giacomo?
 

Proprio mentre ci pensava, Giacomo entrò con un vassoio della colazione. Ciao dormiglione. Meno male che sei già sveglio, fai colazione che tra un po’ dobbiamo andare in ufficio. Ti ho appoggiato lì qualcosa da metterti disse, indicandogli dei vestiti. Sono in bagno a prepararmi, chiamami quando hai mangiato concluse, uscendo.
 

Riccardo fece colazione, un po’ infastidito al pensiero di rientrare in quell’ufficio dove Giacomo gli aveva combinato di tutto. Poi si avviò al bagno dov’era stato la sera precedente: gli pareva ci fosse dentro qualcuno, evidentemente Giacomo, e bussò: e fu proprio lui ad aprirgli, a torso nudo. Si era evidentemente fatto la barba.
 

Entra pure, spogliati che ti do una lavata gli disse Giacomo.
 

Mi dai una lavata? chiese interdetto Riccardo.
 

Sì, so che dei ragazzini non ci si può fidare. Cerchiamo di iniziare bene la giornata, non cominciare coi capricci fu la replica di Giacomo.
 

Riccardo decise di non impuntarsi, proprio per evitare che il ricordo della sera prima sbiadisse iniziando subito a litigare... o peggio nel beccarsi qualche punizione. Si levò la maglietta, i pantaloni del pigiama e gli slip restando nudo.
 

Oh, non è stato difficile, visto? disse Giacomo. Poi gli diede un pacca giocosa sul culo Dai, in doccia, ho già acceso l’acqua tiepida.
 

Riccardo entrò. Fischiettando Giacomo prese lo shampoo e iniziò a frizionargli i capelli Chiudi gli occhi, che non entri lo shampoo diceva, mentre gli massaggiava il cuoio cappelluto. Riccardò inevitabilmente si rilassò, mentre via sentiva le mani di Giacomo insaponargli le spalle, le braccia, il petto e la pancia. Poi passò alle gambe e risalì via via alle cosce; ovviamente a questo punto il pisello di Riccardo era già duro. Giacomo però non fece commenti, e si limitò a insaponargli prima l’interno delle cosce, poi il pube, la verga e le palle. Lo fece poi girare e passo prima il sapone sui glutei, soffermandosi sul solco e poi infilando per qualche secondo il dito anche nel buchino di Riccardo, che gemette.
 

Su, su. Non c’è tempo per giocare ora, non serve eccitarsi tanto, lo placò bonariamente Giacomo. Naturalmente Riccardo si vergognava, ma era bello essere curati così, pensava mentre Giacomo lo sciacquava.

Bene, ora lavati i denti, vestiti ed esci. Mi finisco anche io di vestire e ti aspetto fuori gli disse poi Riccardo.

Dopo il viaggio in auto, entrati in ufficio Giacomo si rivolse a Riccardo dicendogli: Oggi avrò una serie di cose da fare e non potrò seguirti, ma sono già d’accordo con Magda. Segui quindi le sue istruzioni e tieni presente che ha la completa autorizzazione per qualsiasi punizione. Quando ritorno mi riferirà com’è andata, ti avviso che se mi dicesse che non le hai ubbidito come faresti con me saranno guai.
 

Riccardo cercò di opporsi: Ma scusa, devo proprio lavorare con lei? Non potrei...
 

Insomma, devo arrabbiarmi o fai come dico? taglio corto Giacomo.
 

Ok, va bene si risolse ad accettare Riccardo.
 

Bravo. Sai che se sarò soddisfatto, troverò il modo per ringraziare anche te. Buon lavoro conluse Giacomo. Gli diede un bacio veloce sulla guancia e uscì.
 

Riccardo si avviò quindi da Magda, che lo accolse con un voluminoso faldone.

C’è qui il bilancio di una società da revisionare. Si tratta di un lavoro urgente, da terminare nel pomeriggio. Massima concentrazione e nessuna pausa, intesi? Potrai lavorare in questa stanza con me, come vedi il dottor Ranieri ha fatto mettere qui una scrivania.
 

Va bene disse Riccardo. La mole di lavoro era veramente tanta, ma ci avrebbe provato. Era pur sempre un modo per riuscire magari a impressionare Giacomo.
 

Passarono alcune ore, verso le due Magda telefonò e fece portare un vassoio con il pranzo per Riccardo così da evitare perdite del tempo. Riccardo ormai era preso dal lavoro perciò non ne fu infastidito. Si chiede eventualmente di cosa si nutrisse Magda visto che non aveva mangiato nulla, ma trovò la cosa solo una conferma che forse era un cyborg, ho comunque non umana.
 

Verso le tre, realizzò che dalla mattina non era mai andato in bagno, e che gli scappava. Si alzò e andò alla toilette, ma la trovò chiusa. Si girò verso Magda e disse Scusi, può far aprire il bagno?
 

Lei lo guardò, inarcando il sopracciglio: Certo che posso, ma non lo farò. Hai un lavoro da finire, nessuna pausa.
 

Rosso di rabbia, Riccardo tornò a sedere maledicendo in cuor suo la donna, ma immaginando che forse comunque una condizione imposta da Giacomo. Beh, avrebbe portato pazienza.

Passò un’ora, e cominciò ad avvertire qualche crampo. Dovette fermarsi, visto che non riusciva più nemmeno a concentrarsi bene. Si risolse ad alzarsi di colpo per andare alla porta e scendere a cercare un bagno al piano di sotto. Avrebbe ignorato Magda e se la sarebbe poi vista con Giacomo,

l’avrebbe fatto ragionare.
 

Ma arrivato alla maniglia, vide che la porta non si apriva.
 

Ragazzino, siamo chiusi dentro. Per aprire serve che il sensore digitale riconosca l’impronta mia o del dottor Ranieri. Non penserai di poter fare come credi?
 

Non riesco a capire, sto lavorando da stamattina e non posso andare in bagno? Ma che senso ha? sbottò Riccardo, con la voce un po’ più alta del solito e gli occhi lucidi.
 

Alla tua età bisogna saper controllare il proprio corpo. E’ questa la vera responsabilità che ti è stata affidata oggi. Siediti e datti da fare.
 

Riccardo si sedette, ma non riusciva a concludere granchè. Si sentiva scoppiare, si trovò a stringere le gambe come un bambinetto, cercando di guadagnare tempo comprimendo la vescica.

Passò un’altra mezz’ora, ma a un certo punto avvenne l’inevitabile...

...come in uno zampillio di fontana, Riccardo sentì uno spruzzo di pipì...riuscì quasi ad arrestarlo per un secondo, ma riprese. Senz’accorgersene, Riccardo gemette.
 

Non ci posso credere disse Magda avvicinandosi. Un ragazzo della tua età che si riduce così al lavoro.
 

Riccardo aveva un gran voglia di controbattere, ma sapeva che era inutile ed era troppo avvilito per l’accaduto.
 

Si sentì alzare dalla sedia da Magda che lo tirava per la manica. Ora mettiti qui nell’angolo, non voglio sentire una parola fin quando non ti sarà chiesto.
 

E Riccardo si ritrovò a fissare l’angolo di un muro... come se non bastasse, sentì Magda che gli abbassava alle caviglie i pantaloni, lasciandolo con le mutande e le calze bagnate di pipì.
 

Dopo un quarto d’ora, sentì aprirsi la porta: era Giacomo, che subito andò verso di lui.

Non ci posso credere. Ma Riccardo, non sei stato capace di contenerti? Guarda sotto la tua scrivania, c’è una pozzanghera di pipì. E hai bagnato mutande, pantaloni e calze!.
 

E’ stata lei che non mi ha lasciato andare in bagno! Non è mia la colpa! si provò a difendere Riccardo.
 

Riccardo, alla tua età dovresti farcela a tener duro per un po. Basta con le scuse, ora vieni nel mio ufficio .
 

Lo condusse nella stanza attigua lasciando un’imperturbabile Magda alla scrivania.

Insomma, ci mancava la pipì addosso. Riccardo, non posso fare finta di niente. Guardati, tutto bagnato!
 

Mi spiace... disse Riccardo con la voce strozzata.
 

Lo credo bene, e vedrai adesso rispose Giacomo.
 

Si sedette su una poltrona e lo fece venire verso di lui. Dammi la tua giacca, la metto sulle gambe che non voglio rovinarmi i pantaloni per la tua pipì.
 

Fatto ciò, gli disse di levarsi i pantaloni. Poi se lo mise in grembo proprio come con un bambino: Riccardo si ritrovò a guardare il pavimento mentre sentiva le gambe alzarsi da terra e il suo sedere era a perfetta portata di mano per Giacomo.
 

Vergognati! Bagnare le mutande alla tua età gli disse Giacomo, iniziando a far piovere dei manrovesci decisi sulle mutande di Riccardo. Avresti dovuto imparare da tempo a tenere la pipì continuò, senza rallentare il ritmo. Ma visto che insisti così, tu punirò io.
 

E via di grancassa sul culetto del povero Riccardo.
 

Dopo un po’ il bruciore divenne notevole. Basta, ti prego, scusami!.
 

Basta? Richi, chi si piscia nei pantaloni qui non riceve compassione replicò Giacomo.
 

Abbassò poi le mutande umide di Riccardo e continuò a sculacciarlo: passava dalla parte alta delle cosce alle chiappe, che ormai erano porpora.
 

Con suo orrore Riccardo realizzò che oltre al dolore sentiva di nuovo lo stimolo a fare pipì.
 

Fammi andare in bagno, mi scappa ancora implorò.
 

Adesso è tardi per il bagno, devi ricevere la tua punizione rispose Giacomo.
 

Dopo un po’ Riccardo non si tenne più e, frignando come un bimbo, sentì altra pipì che iniziava a scorrere. Ovviamente pochi istanti dopo anche Giacomo la sentì sulle sue stesse gambe.

Non ci credo! Sporcaccione! Hai fatto la pipì anche mentre ti stavo sculacciando? Oh, ma ci penso io, visto che ti comporti come un bambino disse Giacomo in tono irritato, dandogli ancora una decina di schiaffi. Lo prese per mano e lo fece stendere sulla scrivania. Riccardo stava appena iniziando a smettere di piangere. Giacomo prese nei fazzoletti umidificati e cominciò a pulirlo piuttosto rudemente. Strofinava l’inguine, il pube, le palle, il pisello, il sedere e l’interno cosce.
 

Sei veramente un monello, non mi aspettavo questo. Ma se pensi che non sappia trattare con i mascalzoni come te ti sbagli disse.
 

Riccardo incredibilmente sentì che quelle parole lo eccitavano.
 

Ah, maialino, vedo che ti piace sentirti dire quello che sei. Non ti meriti nessuna soddisfazione però adesso disse Giacomo, tirandolo su a sedere. Adesso ti infilerai queste disse, tirando fuori da un cassetto delle mutandine di spugna azzurre con un coniglietto ricamato sul davanti.
 

Ma...non voglio, sono per bambini disse Riccardo.
 

Quello che hai dimostrato di essere bagnandoti della tua stessa pipì gli fece presente Giacomo. Spicciati o te le do con la cintura adesso minacciò.
 

Riccardo di nuovo con le lacrime agli occhi si infilò quelle mutandine, che con il loro tessuto spugnoso gli solleticavano il pisello. Erano molto corte, dietro sentiva che il fondo del sedere era scoperto.

Poi Giacomo gli infilò dei pantaloncini molto corti e dalle gambe larghe, color blu, perfetti con la maglietta a strisce bianche e blu che completava l’opera. Giacomo condusse Riccardo nella stanza di Magda.

E’ riuscita a fare quella telefonata? chiese Giacomo.
 

Certo, la aspettano rispose lei.
 

Bene, andiamo a prendere quello che fa per te disse Giacomo a Riccardo.
 

Vuoi che io esca vestito così? Ma sembro un bambinetto! disse Riccardo.
 

Infatti i bambinetti si fanno la pipì addosso tagliò corto Giacomo. E poi non sembra ti dispiaccia molto questo abbigliamento proseguì, dandogli una tastata al pisello che in effetti sporgeva sugli stretti pantaloncini lasciando intravedere l’erezione di Riccardo.
 

La pipì addosso comporta delle conseguenze, Richi: presto le scoprirai concluse Giacomo.

 
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