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La nuova vita di Riccardo

by CalidaManus

Copyright on this story text belongs at all times to the original author only, whether stated explicitly in the text or not. The original date of posting to the MMSA was: 30 Oct 2017


Riccardo era davvero scosso: il rischio di essere cacciato via dallo studio, la sculacciata terribile, la masturbazione con quelle assurde modalità...e la vergogna che in lui continuava a mischiarsi a una sensazione di piacere che non era in grado di negare.

 

Dopo averlo ripulito, Giacomo gli disse: Hai un faccino proprio a terra, si vede che sei stanco. Hai bisogno di riposarti.
 

Al che Riccardo: Veramente io...

 

Richi, ti sei appena preso una sculacciata e insisti a contraddirmi? Ti ho detto che ora a te ci penso io. Adesso vai di là e prova a chiudere gli occhi rispose Giacomo indicandogli una porta.

Riccardo, nudo ed esitante, aprì la porta e si trovò in una piccola stanza con una scrivania, alcuni mobili da ufficio e un sofà.
 

Si stese ed effettivamente divenne consapevole della stanchezza che lo appesantiva, forse provocata anche dalle tante emozioni.E subito arrivò il sonno, agitato ma profondo.
 

Fu risvegliato da una voce: Forza svegliati. Hai dormito per un’ora. Era la voce di Magda! Magda lo stava guardando nudo sul divano nell’ufficio di Giacomo?
 

Riccardo, non con molta utilità si mise la mano a coprire l’uccello e disse: Ma lei che ci fa qui?

Capirai che essere assistente del dottor Ranieri vuol dire affiancarlo in tutto, comprese alcune faccende riservate. Il tuo pisellino non mi interessa, quindi coprilo o meno...ma penso che lo vedrò con una certa frequenza.
 

Riccardo avvampò.
 

Hai intenzione di far attendere ancora a lungo il dottore o ci sbrighiamo? continuò Magda.
 

Riccardo imbronciato si alzò, non rinunciando a coprirsi il sedere con una mano e il pisello con l’altra... l’esito di questo pudore era ovviamente piuttosto comico, ma lui senz’altro non rideva molto in quel momento.
 

Rientrato nella stanza principale, trovò una sorta di tavolo basso molto largo con sopra un grande asciugamano blu. Nei pressi, un catino d’acqua e una scatola.
 

Bene Richi, ora che sei riposato, direi di procedere gli disse Giacomo sorridendo.
 

Procedere? chiese Riccardo con una voce un po’ troppo squillante. Non erano successe già abbastanza cose?
 

Certo, la giornata non è finita e vorrei sistemare tutto il possibile. Stenditi su. E tieni presente che averti sculacciato un’ora fa non vuol dire che non possa ricapitare anche subito.
 

Stendendosi Riccardo rinunciò a coprirsi.

Ma lei deve stare qui? chiese, alludendo a Magda.

Non mi piace quel tono. Magda mi aiuterà anche ad occuparmi di te, quindi ti conviene rassegnarti. Dunque, per diverse ragioni, in primis di ordine igienico, ora ci occuperemo dei tuoi peli superflui.
 

Prego?!? reagì subito Riccardo.
 

Comportandoti da ragazzino, hai perso ogni diritto ad apparire come una persona più grande. Inoltre, visto che temo che le sculacciate non mancheranno, siccome francamente non sono un grande amante del pelo preferirei avere a che fare con un bel culetto liscio. Magda, la crema.
 

Subito fece Magda, iniziando a cospargerlo con una crema spumosa. Per la verità non ha molti peli, appena appena sotto le ascelle, qualcosa sulle gambe, il pube, un po’ sotto lo scroto...e in effetti qualcuno anche nel solco del culetto.
 

Purtroppo come se questa descrizione non fosse terribile per il fatto stesso di uscire dalle labbra di Magda, la donna via via lo stava toccando in tutte le zone che menzionava, incluso uccello, palle e sedere.
 

Grazie Magda. Ora gli tenga alzate le braccia disse Giacomo, iniziando a radergli le ascelle. Poi di dedicò velocemente alle gambe per passare subito dopo al pube.
 

Bene, ora mettiti a pancia in giù e alza bene il sedere chiese in seguito.
 

Riccardo si ritrovò praticamente a pecora, conscio del fatto che il suo cazzo penzolava tranquillamente e il sedere era, diciamo, en plen air

.

Magda, gli tenga il pisello, così passo bene.
 

E Riccardo sentì la donna afferrargli la verga, mentre Giacomo passava con delicatezza lo scroto.
 

Non muoverti Richi... non vorrei eliminare qualcosa di troppo. Già non hai un gran pisellone, evitiamo di diminuirlo.
 

Riccardo arrossì, per essere stato sminuito o forse perchè sentiva tornare un’erezione. Quando Magda lo mollò, era infatti di nuovo eretto.
 

Come tutti i ragazzini, sempre eccitato commentò Giacomo. Ora, Magda, gli tenga ben aperto il culo.
 

Ed ecco Riccardo a culo ben aperto, con la rosellina dell’ano totalmente esposta al tocco pur gentile di Giacomo.
 

A operazione finita, Giacomo passo il panno umido sulle zone depilate, così da rimuovere i peli staccati e togliere la schiuma.
 

Poi prese per mano Riccardo e lo accompagnò allo specchio: Guardati, ora sembri davvero il ragazzino che sei.
 

Riccardo si guardò sconsolato, pensando che il pisello ci sembrava pure più piccolo.

Bene Magda, ora la visita. Faccia passare il dottore.
 

Subito fece la solerte segretaria, con il ghigno stampato in viso. Premette un bottone al telefono, intanto Riccardo chiedeva: Una visita?
 

Certo Riccardo, la salute è importante.
 

La porta un istante dopo si aprì ed entrò un uomo sulla quarantina, un bel tipo brizzolato, alto e con un pizzetto alla D’Artagnan.
 

Lui e Giacomo si salutarono con un bacio sulla guancia: Riccardo ebbe subito una sensazione di complicità che lo rese geloso.
 

Ed ecco qui il nostro Riccardo fece il dottore, con il tono fastidioso usaulmente riservato ai bambini.
 

Complimenti Giacomo, è carino.
 

In effetti sì, ma non è tutto oro quel che brilla! Ho dovuto sculacciarlo proprio questo pomeriggio.
 

Eh, che ci vuoi fare, con questi monelli è così. Del resto, sculacciare fa solo bene. Anche se forse Riccardo non la pensa così.
 

E Giacomo, Magda e il dottore si unirono in un’allegra risata, mentre Riccardo non si sentiva proprio dell’umore.
 

Bene bene, vediamo un po... disse il dottore avvicinandosi a Riccardo, in piedi al centro della stanza.
 

Gli controllò il battito cardiaco con lo stetoscopio, provò i riflessi, gli mise il bastoncino dall’uso misterioso sulla lingua e lo fece tossire.

Fin qui, pensava tra sé Riccardo, niente di strano.

Poi inizio a manipolargli un po’ i capezzoli, a tastarlo sui bicipiti, le cosce...e a Riccardo tornò ad alzarsi l’uccello.
 

Oh, qualcuno è eccitabile, eh? rise il dottore.
 

Riccardo, che figura mi fai fare col dottore! lo rimproverò Giacomo facendolo arrossire.
 

Non è colpa mia... piagnucolò Riccardo.
 

Non fa niente, per carità disse il dottore. Anzi, è un segno di sviluppo positivo. Certo, è un po’ piccolo, ma non fa nulla. Parlando così, gli tastava lo scroto e il perineo, facendogli allargare le cosce. Fate bene a tenerlo liscio, è più igienico e comodo commentò infine.

Poi condusse Riccardo al tavolo e gli disse: Ora mettiti a pancia in giù.
 

Per quanto ingenuo, Riccardo capì che lo cose non si mettevano benissimo.
 

Ora vediamo se c’è qualche problema di emorroidi disse il dottore mettendosi un guanto di lattice.
 

Non le ho, non le ho! disse Riccardo subito.
 

Non interferire, spetta al dottore vederlo replicò Giacomo.
 

Di colpò, Riccardo sentì un bruciore e l’invasione del dito medio del dottore entrargli nel buco del culo.
 

Uhmmm disse il dottore facendo un po’ su e giù. Bello stretto. Avrei pensato che con qualche altre ragazzo...beh. E direi nessun problema di emorroidi concluse, estraendo il fastidioso invasore.
 

Ora, prendiamo la temperatura.
 

Riccardo fece per tirarsi su, pensando al classico termometro.
 

Oh, no, ai ragazzini c’è un modo più preciso per prendere la temperatura disse il dottore, facendolo rigirare.
 

Questa volta prese un po’ di vaselina e iniziò a muoversi intorno all’ano di Riccardo.

Dopo la prima sensazione di freddo, mentre il dito si limitava a muoversi in circolo intorno al buchino, per Riccardo era quasi piacevole.
 

Tanto che, impercettibilmente, iniziò quasi socchiudere e chiudere il suo orifizio in una specie di sconcio occhiolino. A quel punto il dottore tolse il dito e infilò un termometro con una punta lievemente arrotondata. Era forse meno grosso del medio infilato prima, ma anche più lungo. Il dottore lo faceva un po’ girare, così Riccardo non riusciva ad abituarsi alla sensazione. Ogni tanto anche la sua prostata era stimolata.
 

Non muoverti, birbante! fece il dottore, assestandogli uno sculaccione.
 

Dopo un paio di minuti, Riccardo sentì finalmente il termometro che veniva estratto.
 

Niente febbre, molto bene. Fece soddisfatto il dottore.
 

Ora alzati continuò poi. Uhmm, come immaginavo. Il pisello bello dritto e qualche gocciolina sulla cappella. Bene, così prendiamo un campione per le analisi.
 

E senza che Riccardo avesse il tempo di dire nulla, si sentì afferrare, mettere sulle ginocchia del dottore e prendere l’uccello.
 

Venne subito, e il dottore bagno con lo sperma un tampone.
 

Ora, farai la pipì in questo contenitore per me disse infine, indicandogli un sorta di scatola.
 

Ma non ci riesco se mi guardate disse Riccardo, un po’ petulante.
 

Spicciati o le prendi! lo redarguì Giacomo. Te lo tengo così non sgoccioli continuò, e afferrò il pisello di Riccardo. Imbarazzatissimo, ci mise in effetti qualche secondo ma poi riuscì a farla.
 

Molto bene, bravo Riccardo. Vi farò sapere se le analisi sono ok come penso. Tu comportati bene e cerca di essere ubbidiente disse il dottore.

 

Un altro bacetto con Giacomo, una strizzata d’occhio, e se n’era andato. Dopo quell’inconsulta visita dal dottore, anche Magda fu congedata.
 

Riccardo era lì: nudo, depilato e con tutte le sensazioni fisiche e psicologiche di quanto era appena accaduto. Se da un lato provava astio per Giacomo che gli aveva fatto subire tutte quelle cose assurde, dall’altro continuava a volerlo, e a desiderare di stargli vicino e di essere alla sua mercé.
 

E Giacomo, con il sorriso sfrontato che gli era proprio, gli si rivolse dicendo: Bravo, Richi. Sei stato più collaborativo di quanto pensassi, ne sono soddisfatto. Visto che tutto sommato hai dimostrato di capire quale sarà il tuo ruolo, ti meriti comunque la ricompensa di essere trattato almeno per un po’ come un ragazzo di ventun anni, anzichè il ragazzino che abbiamo visto questo pomeriggio. Per questo, stasera cenerai con me. Ho anche pensato che potresti passare qualche notte a casa mia, questo renderebbe più efficace il nostro percorso.
 

Riccardo prese atto con soddisfazione che avevano un percorso: Giacomo intendeva quello per cui lo avrebbe rieducato coi suoi metodi strani a una vita matura? Tutto sommato, poteva anche stargli bene. Quindi, rispondendo al tono assertivo di Giacomo, replicò: Ok, passo a prendere qualche cosa a casa mia?.
 

Non serve rispose Giacomo. Troverai tutto da me.
 

Così detto, fece rivestire Riccardo con gli abiti del lavoro e uscirono insieme.

Coerentemente con il suo ruolo, Giacomo aveva un bella auto sportiva e una casa fuori città, con un giardino recintato da un muro che garantiva tutta la discrezione desiderabile.

La casa era elegante e signorile, spaziosa senza essere enorme. Un mobilio raffinato dava il tono appropriato ad ogni stanza.
 

Sentiti libero e non avere soggezione disse Giacomo. Lo accompagnò più avanti e gli indicò il bagno dove avrebbe potuto farsi una doccia e una stanza a fianco dove avrebbe trovato un cambio.
 

Riccardo si lavò, contento di essere a più vicino alla sfera intima di Giacomo: portarlo a casa sua era stato un segnale di ulteriore consolidamento del loro legame, no? Pensava a questo mentre si avvolgeva in uno spumoso accappatoio blu e si apprestava a entrare nella stanza a fianco.

La camera attigua era sostanzialmente, per quanto ben arredata, una di quelle anonime camere degli ospiti senza segni di particolare personalizzazione. Sul letto, un paio di slip bianchi, dei jeans e una polo azzurra.

 

Riccardo si vestì, si diede un’occhiata anche soddisfatta allo specchio, e andò a cercare Giacomo nel salotto all’ingresso. Passarono alcune ore davvero piacevoli: un aperitivo in giardino, poi Giacomo si mise ai fornelli per preparare una cena che sarebbe stata semplice ma gustosa. Riccardo si sentiva lusingato da quell’attenzione e dal poter prendere parte a una conversazione che sembrava finalmente tra pari. Forse tra i due fu Riccardo a rivelarsi maggiormente: Giacomo sembrava essere più propenso a fargli domande e ad ascoltare le risposte, che riguardavano la famiglia di Riccardo, i suoi amici, gli studi e, in generale, la sua vita.
 

Al termine della cena, si spostarono in salotto per bere un amaro, seduti fianco a fianco. La conversazione sembrava essersi esaurita, ma non era un silenzio imbarazzato quello fra loro, quanto piuttosto l’attesa di una prossima svolta nel loro essere insieme. Senza dire nulla, Giacomo portò una mano sulla coscia di Riccardo, accarezzandolo lievemente. Riccardo si sentì felice e abbandonò la sua testa sulla spalla di Giacomo. Giacomo allora spostò la mano verso la nuca del ragazzo e la passò per qualche minuto fra i suoi capelli.
 

E’ stata una bella serata fece Giacomo. Quello che accadrà ora non dev’essere una mia imposizione: faremo solo quello che entrambi vogliamo continuò, fissandolo dritto negli occhi.

 

Riccardo gli si avvicinò emozionato e lo baciò, un lungo contatto fra le loro labbra, mentre le loro lingue senza parole si raccontavano il reciproco desiderio.
 

Io voglio essere tuo trovò il coraggio di dire Riccardo.
 

Si baciarono ancora, poi Giacomo lo prese per mano: Andiamo di là.
 

Lo guidò a una grande stanza con un letto matrimoniale. Si spogliarono fino agli indumenti intimi: Riccardo con lo slip bianco che gli fasciava il bel sedere e lasciava anche percepire l’uccello eretto, mentre Giacomo aveva dei boxer neri che, per quanto più discretamente, segnalavano senz’altro la verga dura da un lato e due glutei tonici dall’altro.
 

Giacomo se li tolse, e Riccardo gli guardò il pene circonciso, di proporzioni rispettabili senza essere anormali. Rimirò il corpo muscoloso di Giacomo, con il cespuglio di peli sul pube, peli che si diradavano ma sottolineavano anche la virilità di gambe, petto e bicipiti.
 

A sua volta Giacomo si sedette sul letto e, presolo per le anche, avvicinò a sé Riccardo. Gli passò le mani sul culo e abbassò lentamente le mutandine bianche. Lo divorò con gli occhi, apprezzandone la carnagione rosea e fresca, le guance arrossate, i capezzoli forse più larghi della media, la pancia piatta e quel pube che lui stesso aveva fatto rendere così liscio, così come il pisello da efebo e le palle.
 

Lo fece sedere sulle sue ginocchia, rivolto verso di lui, e lo baciò ancora, mentre lo stingeva a sé e sentiva le mani di Riccardo cingergli le spalle. Con i loro cazzi duri a contatto, Giacomo fece in modo di girarsi e abbassò Riccardo, stendendolo sul letto a pancia in giù. Gli percorse il petto baciandolo e scese dall’ombelico al pube, iniziando a leccargli l’asta del pene e le palle, andando in certi momenti fino al perineo.
 

Riccardo gemeva debolmente per quel piacere mai gustato Ah! Grazie, sì!.
 

Dopo un po’ di quel leccare, Giacomo iniziò a succhiare la punta del pisello di Riccardo, mentre con le dita gli stimolava i capezzoli, che sentiva duri ed eccitati. Si fermò però prima che Riccardo arrivasse al punto di non ritorno.
 

Bravo Riccardo, non venire ancora, non abbiamo finito disse Giacomo.
 

Aiutò Riccardo a mettersi a pancia in giù e gli carezzò bramoso quelle cosce, risalendo poi al culo così armonioso. Passò l’indice sul solco tra i glutei, su e giù, con lentezza e pazienza.

Riccardo, inconsapevolmente, cominciò a contrarre le chiappe, mostrando e nascondendo via via l’ano.

Giacomo gli aprì le cosce e cominciò a fare dei circoli intorno al buchino, che mandavano brividi di piacere lungo il corpo di Riccardo. Cominciò poi a penetrarlo pian piano, stimolandogli la prostata con leggerezza.

Poi tolse il dito e iniziò a baciare prima le chiappe e poi quella rosellina inviolata, penetrandola a